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Nome: MICHELE PAPARELLA

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mercoledì, 01 luglio 2009

I vizi capitali 4

Come preannunciato, ecco il quarto volume dedicato ai "vizi capitali", riguardante questa volta "L'accidia" ovvero la pigrizia, e la mia interpretazione del tema.L

 DOLCE FAR NIENTE

Non c’è nulla di più piacevole del restare a letto fino a tardi, nelle mattine festive, a godersi il tepore delle lenzuola, il silenzio della casa deserta, e la libertà di poter dimenticare programmi, orari e preoccupazioni.

Talvolta però, mentre mi attardo in questa profonda beatitudine, mi accade di restare vittima di allucinazioni ricorrenti, da cui temo che non mi libererò mai, in grado di irrompere in modo brutale a turbare quel dolce far niente a cui consacro ogni domenica mattina: improvvisamente avverto ancora nelle orecchie, forte e perentoria come un tempo, la voce tonante di mio padre, che spalancando la porta della camera dove io e mio fratello dormivamo da ragazzi, ci strappava bruscamente al mondo dei sogni, incurante del fatto che il calendario segnasse una ricorrenza festiva.

“Sveglia! Chi dorme non piglia pesci!”

“Che si fa qui, si dorme? Ma se il mattino ha l’oro in bocca!”

“Pigroni, il caldo delle lenzuola non fa bollir la pentola!”

Dio solo sa quanto ho odiato quei maledetti proverbi, e che nessuno si azzardi mai più a sostenere in mia presenza che esprimono la saggezza dei popoli, come sosteneva il mio sussidiario alla scuola elementare.

Mio padre sembrava conoscerne di adatti ad ogni situazione, ed era orgoglioso di sfoderarne sempre uno al momento giusto, cosa che mia madre accoglieva con un sorrisetto rassegnato, avendo ormai rinunciato da tempo a cercare debellare quella mania del coniuge, mentre noi figli non potevamo che brontolare alle sue spalle.

Quelli declamati al mattino presto, però, erano particolarmente insopportabili, anche perché dopo certe irruzioni ogni tentativo di ritrovare la pace perduta e riaddormentarsi risultava davvero impossibile.

Quanto entusiasmo sprecato, pover’uomo, nel tentativo di comunicarmi almeno in parte la sua energia e la sua incontenibile vitalità: io, raggiunta l’età dell’emancipazione e la possibilità di sottrarmi finalmente alle sue gioviali imposizioni, ho stabilito di rinunciare per sempre a qualsiasi progetto di catturare pesci o di ritrovarmi oro in bocca, cosa del resto piuttosto improbabile, visto che dalle mie parti non mi risulta esistano giacimenti del prezioso metallo, per assecondare senza rimorsi i miei pigri ritmi esistenziali, secondo il mio personalissimo motto “massima comodità con il minimo sforzo”.

Terminati gli studi, trovato un buon lavoro e trasferitomi a vivere da solo in un piccolo appartamento vicinissimo all’ufficio, sono stato finalmente libero di organizzarmi un’esistenza tranquilla lontano dalle interferenze paterne, e per diversi anni mi sono adagiato magnificamente nelle mie comodità, fino a pensare che, un giorno o l’altro, sarei arrivato persino a dimenticarmi di tutti quegli incitamenti ad essere sempre attivo e scattante che mi avevano angustiato per anni: a che scopo affannarsi tanto, dal momento che la mia vita trascorreva serena anche ad un ritmo più lento di quello proposto dagli stereotipi pubblicitari?

Sono assolutamente convinto che al mondo non importi poi granché, se io passo la domenica mattina a letto, se non mi scalmano per ore in palestra come certi miei colleghi, e se prendo l’ascensore invece di farmi le scale a piedi.

Il segreto sta solo nell’astenersi dal frequentare troppo a lungo quelle persone nevrotiche e iper-attive che sembrano avere come unico scopo della vita quello di strapparti alle tue comodità per coinvolgerti in estenuanti programmi d’attività sportive ad oltranza, e non parliamo poi di innamorarsi di una di quelle donne virago, fanatiche del culto del corpo e devote frequentatrici dei santuari della fitness!

Per anni sono transitato indenne fra avvenenti fanciulle con le quali non mi sarebbe dispiaciuto intrattenere relazioni più approfondite, ma dalle quali mi sono allontanato non appena le ho viste circolare in tuta e scarpette dal mattino alla sera, mai sprovviste dei tipici borsoni da palestra.

Claudia mi aveva illuso, in principio, perché appariva veramente diversa.

Lei era una di quelle eleganti, ricercate, che non si portano appresso la borsa sportiva ovunque, e che normalmente se ne vanno in giro in tailleur e tacchi alti, che bevono aperitivi mangiucchiando salatini senza sproloquiare a proposito di manie salutiste e diete dimagranti, e che aspettano l’ascensore senza voler salire a tutti i costi tre piani di scale a piedi, anche se ammettono di frequentare la palestra.

Bella, simpatica e intelligente…forse la donna perfetta.

Ma è bastato il primo fine settimana trascorso insieme a spezzare l’incantesimo, quel sabato in cui aveva accettato di fermarsi a dormire da me, quando la domenica mattina alle sette la sua voce trillante mi ha fatto sobbalzare nel letto:

“Buongiorno, non sarai mica un dormiglione? Non lo sai che il mattino ha l’oro in bocca?”.

Di nuovo quell’incubo? Proprio quando iniziavo a sperare di potermene liberare per sempre? Dio mio, che angoscia!

E Claudia non ha mai più messo piede nel mio regno della pigrizia.




postato da: Anna58 alle ore 22:01 | link | commenti (1)
categorie: concorsi letterari, #anna58 racconti
giovedì, 25 giugno 2009

mostra-un-prato-1Sabato 27 giugno alle ore 19.30

Il Monastero di San Giovanni Evangelista - Via Delle Benedettine - Lecce  

apre al pubblico la mostra

“Un prato sempre verde sotto un riquadro sempre azzurro”

Allestita in occasione della visita dei Sovrani del Belgio

Con le foto di Elio Scarciglia

Volumi del ‘500, pizzi antichi e 25 pannelli fotografici per rivelare tesori nascosti e atmosfere mistiche di uno dei monumenti più belli e più antichi della città di Lecce.

Intervengono:  Carlo Schilardi (Prefetto di Bari), Antonio Cassiano ( Direttore del Museo “Sigismondo Castromediano “ di Lecce), Regina Poso (Docente dell’Università del Salento), Suor Luciana Mele (Monastero di San Giovanni Evangelista –Lecce)

per info www.elioscarciglia.it

mercoledì, 24 giugno 2009

Segnalo il Premio Nazionale Fabio Marletta per Poesia e Testi di canzone. Partecipate e passate parola


postato da: solaria alle ore 11:47 | link | commenti (1)
categorie:
domenica, 14 giugno 2009

eros by night mercoledì 17 giugno

Invito a partecipare come Autori e come Lettori
Tete_a_tete_sous_l_abat_jour
mercoledì è la eros by night di Rosso Venexiano
dalle ore 20 in poi
postato da: Anake alle ore 17:48 | link | commenti (3)
categorie: eros by night
domenica, 07 giugno 2009

pensieri-copertina

Sala Comunale Piazza Maria Sciacca Patti (Me)

"Pensieri come lame d'acciaio"
mostra video fotografica di Elio Scarciglia

dal 13 al 20 maggio 2009

Inaugurazione 13 maggio ore 20.00

orari: 9.00/13.00 18.00/20.00

info. www.elioscarciglia.it mare38@libero.it 3201532619

postato da: eliosca alle ore 07:35 | link | commenti (4)
categorie: mostra video fotografica di elio
venerdì, 05 giugno 2009

angelo de mattia e roberto matarazzo

angelodeMattia

Parlare del testo scritto da Angelo De Mattia, La Metafisica del Colore. Il sentiero della Divinarte, Editrice Terre Sommerse, Roma, non mi è facile per diversi motivi e per diverse vedute ideali. De Mattia è Uomo denso di Religiosità, intesa in senso lato ma anche specifico, io resto agnostico convinto, laico lontanissimo dalla forma prossima al sentire religioso. Entrambi, però, apparteniamo a quell’insegnamento che fu introdotto in Europa da J. W. Gohete che, con il suo testo, La Teoria dei colori, poneva importanti quesiti intorno al Colore, e ai possibili significati delle cromie. Ovviamente Gohete padroneggiava molto bene la scrittura di Leonardo da Vinci e, credo, conoscesse anche Armellini ma la sua fu visione moderna e nuova per i tempi di allora fino a creare i prodromi alla così detta “ala Gohetiana della Bauhaus”, la più insigne Scuola di Arti e Mestieri del ‘900 non solo Europeo: Paul Klee, Wassily Kandinsky, Johannes Itten ne furono gli epigoni di maggiore rilievo e a questa Scuola faccio riferimento per mia scelta culturale e ideativa. I tre Maestri citati, e ognuno a suo modo, hanno non solo elaborato Opere Figurative di ingegno altissimo ma hanno saputo scrivere Trattati inerenti le Teorie Artistiche di valore estremo e di attualità incredibile, peraltro simmetrici al Manuale di armonia scritto da Arnold Schönberg negli stessi anni di riferimento ed è sulla scia di questi Trattatisti che andrei a collocare l’Opera dell’Amico Angelo De Mattia. Per inciso anche io sto scrivendo un testo del genere, Teoria delle forme Plurisegniche_Pluricolorate, ma che ho, momentaneamente, accantonato per cause personali ma la lettura di Metafisica del colore mi sta spronando al riprenderne tra le mani la stesura definitiva, e, di conseguenza, non solo gliene sono grato ma trovo proficuo il confronto colto e sofisticato con le teoriche dell’Amico. Ciò che colpisce dallo studio di questo testo è il senso Amoroso con cui Angelo De Mattia pone la questione Colore, relazionandola a Dio, all’essere umano tra il femminile e il maschile, alla mistica, mai retorica, che sembra divenire poesia, alla dolcezza infinita con cui queste creature sfuggenti, i Colori, si presentano, si mescolano, danno vita, sono vita. Non casualmente mi sembra di scorgere nel testo un legame profondo tra Musica Poesia e Colore, forse le più ineffabili Cose con cui è stupendo confrontarsi. In comune con i Trattatisti della Bauhaus De Mattia pone con atteggiamento scientista lo sviluppo lineare di una probabile teoretica timbrica ma resta attento all’insegnamento di J. Itten che, dall’alto di una disciplina ferrea (chi ha studiato e fatto esercitazioni fattive seguendo il suo Arte del colore, come ho fatto io negli anni passati, è consapevole di quanto possa essere duro e arduo seguirlo nei meandri del dare colore ad un foglio) non si sottrae dall’affermare che la razionalità disciplinata di ogni fare ideativo poi soccombe a fronte del Cuore.
Non voglio entrare nel merito dei singoli capitoli che costituiscono il libro, tutti fascinosi e stimolanti, ma ne consiglio vivamente la lettura immaginifica allo studioso lettore che voglia amare e capire, nel profondo della propria coscienza, il COLORE. Ringrazio, infine, Angelo De Mattia che ha pubblicato una riproduzione di una mia opera in seno al corpo editoriale del volume di cui evidenzio la ottima resa tipografica e la elegante impaginazione, tutto pregno di Amoroso Amore, Colorato, Poetico, Musicale.
Con gratitudine amicale,
Roberto Matarazzo
postato da: erremme alle ore 11:53 | link | commenti (4)
categorie:
venerdì, 29 maggio 2009

Monologue - Acrobati

Perdonami caro, conosco questo gioco, l'ho visto giocare per anni. Parole come acrobati. Sai? Fa quasi pena vederle arrampicarsi su al cielo piovendo dalle tue labbra, perchè l'orgoglio non sa cedere. Perdonami caro, potresti smettere di giocare? Te ne sarei grata, sai, l'ho visto fare per così tanto tempo che quasi mi è venuto a noia. E' solo il ridicolo schiamazzare di un bambino poco educato. Non te lo ha mai detto tua madre "non giocare con le parole?". Non sono giochi, caro mio. Abbi la buona coscienza di capirlo, una volta per tutte. Sono mostri, serpi e hanno la tremenda capacità di annoiare le dame che sanno come addomesticarle, quelle bestiole fragili. Il tempo di guardar acrobati, credimi, è quello delle bambine.

Ed è sfortunatamente passato.

mercoledì, 27 maggio 2009

E ALLE VICINANZE - INFETTE-

Dai teatri di ferocia
- e dei furori-
 dai tramonti lacerati di quei tempi
(tanti tempi,
tante sevizia)
si era poi finiti
- simile a un atto di perdizione-
nel regno inclemente e meschino
dell'amore...
( ... Io l'avevo profetata,
l'affezione triste!...)
Non restava
che fare assegnamento
su quelle certe eccitazioni,
nel toccare una carne
nella propria carne:
gli incordamenti,
le dislogazioni,
quel formicolio di pelle in pelle,
e per ogni dove i segni del corrotto,
le enumerazioni dei sintomi, i medesimi
( e quella furia nelle sommessioni,
alle vicinanze- infette-.)
Era stato poi
come un ristagno,
il loro fatidico silenzio,
e in un olezzo da affogati,
( cose, oh, cose...
cose da far récere i cani)
a forse infondere
alla città morta
quella fatale frenesia,
una apocatastasia,
e pure con certi inequivocabili segni,
quelli degli ossidi finali.

postato da: DOMACCIA alle ore 11:48 | link | commenti (6)
categorie: poesie, poesia
lunedì, 25 maggio 2009

FUORI CHI LEGGE

fuorichilegge
Cos'è

Sabato 13 giugno 2009, presso il Parco Europa di Sesto Calende, (VA) il Sistema Bibliotecario dei Laghi promuove la prima edizione di "Fuori chi legge!", un evento no stop completamente gratuito che, dal pomeriggio a notte fonda, celebrerà il mondo del libro e della cultura giovanile.
Tantissime le attività in programma: dagli incontri con gli autori alle performance musicali, dai laboratori creativi agli spettacoli dal vivo.


Programma

Dalle 15 alle 17 Fuori i laboratori

Hip hop don't stop!
Improvvisazione teatrale
Fimo chi legge, pasta da modellare
Agire poesia
L’abc del fumetto
Gioco di narrazione

Sarà inoltre attivo “Dentro chi scrive!” performance di writers

Alle 17 Tavola rotonda con gli autori

Giorgio Fontana (Novalis, Marsilio)
Randa Ghazy (Oggi forse non ammazzo nessuno, Fabbri)
Marco Missiroli (Bianco, Guanda)
Pietro Dell’Acqua (Zeropuntozero, Galaad Edizioni)
Mario Favini (Centro Commerciale, Cicorivolta Edizioni)
Marco Negri (Il giorno del gabbiano, Tracce Edizioni)
Lara Treppiede del Comitato organizzativo Premio Chiara Giovani

Coordina: Andrea Tarabbia

Dalle 19 alle 20

Spettacolo di teatro di improvvisazione con l’Associazione Plateali di Varese e premiazione del concorso “Fuori chi scrive! Racconti in 160 caratteri”

Dalle 20 alle 22

Esibizione degli allievi del corso di musica rap della Scuola di Formazione Musicale di Barasso

Concerto di giovani band: Uniposka (Sesto Calende), Deskarados (Laveno Mombello), The Mourning (Luino)

Dalle 22 alle 24

Tre Allegri Ragazzi Morti

Il trio èguidato da Davide Toffolo, popolare disegnatore di fumetti (Coconino Press). Le canzoni della band, cha ha al suo attivo numerosi album, fanno parte della colonna sonora di Come Dio comanda, il film di Gabriele Salvatores

Dalle 24 alle 3

Incontro-spettacolo di fumetto con Davide Toffolo e Corrado Roi, uno dei primi e più originali interpreti di Dylan Dog

Lancio di barchette luminose nel Ticino, un happening coordinato da IVAN, l’artista milanese che ha dato vita al movimento letterario della poesia di strada in Italia

Libere letture sull’erba e proiezione di cortometraggi
 
Tutto il giorno

STAND DEL SISTEMA BIBLIOTECARIO DEI LAGHI con possibilità di iscrizione e consultazione libri
REDAZIONE DI FUORICHILEGGE TV: interviste, immagini, articoli in tempo reale su grande schermo
MOSTRA MERCATO a cura della Libreria Librami di Arona
LAST MINUTE MARKET con distribuzione gratuita e book-crossing di circa 1.000 libri raccolti attraverso il progetto
STAND GASTRONOMICO con cucina veloce, a cura dell’associazione giovanile Il Sesto raggio e grande risottata preparata dall’Associazione Pensionati
DISCOBUS, un camper colorato che offre opuscoli divulgativi e proposte di animazione per sensibilizzare sui rischi connessi all’uso e abuso di alcool e sostanze stupefacenti
STAND INFORMAGIOVANI e del SERVIZIO CIVILE VOLONTARIO


Le coordinate


Dove
Presso il Parco Europa di Sesto Calende, un parco naturale di 9 ettari con un ampio parcheggio, affacciato sul lago Maggiore e sul fiume Ticino.

Il capannone-hangar restaurato sarà il luogo deputato agli incontri con gli autori e alle attività di prestito e vendita dei libri. Nel parco sono presenti testimonianze del passato come un poderoso bunker, anch’esso toccato da alcune azioni della giornata.

In caso di maltempo la manifestazione si svolgerà presso la Sala Marna, in p.zza Cesare da Sesto a Sesto Calende.

Come
Con il servizio-navetta del Fuori chi legge Bus tutti potranno raggiungere il Parco Europa, anche dai Comuni più lontani.

Quanto
L’ingresso e la partecipazione alle attività sono gratuiti.


Info e contatti
Biblioteca di Sesto Calende - tel. 0331.928160
www.fuorichilegge.com |  www.sblaghi.it


domenica, 24 maggio 2009

I vizi capitali 3

Terzo appuntamento con "i vizi capitali", e questa volta toccava all'ira, anche se è già in arrivo l'accidia, ovvero la pigrizia...Ma andiamo con ordine.

Cop_L

IN PERFETTO ACCORDO

Erano fatti l’uno per l’altra: se l’erano sentiti ripetere fin da quando giocavano insieme da bambini ed erano così belli, biondi, e beneducati da quei bravi eredi di famiglie altoborghesi che erano, i cui padri erano stati compagni di scuola, e poi soci in affari, mentre le madri s’incontravano in occasione di fiere e concerti di beneficenza, tè pomeridiani conditi di pettegolezzi o lunghe sedute nel medesimo istituto di bellezza.
Alberto e Cristiana erano cresciuti seguendo scrupolosamente tutte le tappe regolamentari che si addicono ai rampolli di buona famiglia, studiando con diligenza nelle scuole migliori della città, laureandosi entrambi col massimo dei voti ed entrando quindi a lavorare nelle rispettive aziende paterne, anche se a quel punto si era manifestata una lieve differenza, dovuta a quel loro essere fatalmente un maschio e una femmina: perché se era scontato che per Alberto il mondo del lavoro sarebbe stato il luogo in cui muoversi e agire da conquistatore, per Cristiana si sarebbe dovuto soltanto trattare di un interludio passeggero, in attesa di una adeguata collocazione matrimoniale, o al massimo fino alla nascita del primo erede.
Né Alberto né Cristiana si erano però trovati nella condizione di opporsi per qualche motivo a ciò che la vita sembrava aver stabilito per loro fin dalla nascita, perché ogni tappa si era succeduta all’altra in modo così spontaneo, facile e privo di ostacoli che solo un pazzo o un incosciente si sarebbe ribellato cercando di modificare qualcosa rispetto al disegno prefissato: a che scopo?
Il campo sentimentale era quello che aveva sempre preoccupato in modo più o meno latente i genitori, perché era naturalmente da lì che sarebbero potute arrivare delle mosse inattese, in grado di sovvertire i loro ambiziosi progetti, tuttavia nessun guaio serio sembrava essersi mai presentato nemmeno durante il periodo in cui le pulsioni ormonali avevano esercitato la loro maggiore influenza, così che dopo aver vissuto qualche storiella passeggera, più che altro durante le vacanze, tornando dalle quali era ovvio che l’esperienza fosse rapidamente archiviata, Alberto e Cristiana si erano tranquillamente avviati verso un inevitabile fidanzamento, seguito da un immancabile e fastoso matrimonio: dopotutto, erano o non erano fatti uno per l’altra? Se lo sentivano o no ripetere fin dall’infanzia?
Furono necessari vent’anni perché Alberto infine capisse.
Vent’anni di vita coniugale pianificata senza scosse, scandita dalla nascita di due bambini, naturalmente biondi, belli e inappuntabili come già erano stati i loro genitori, e da ricorrenze, impegni sociali, vacanze o viaggi nel corso dei quali non dovevano mai sprecare troppe parole perché si capivano sempre al primo sguardo, non litigavano in quanto erano troppo educati e controllati per farlo e in definitiva non riuscivano nemmeno a trovare seri motivi per giungere a vere discussioni.
Una perfezione esistenziale di una noia assoluta e mortale, senza scosse e senza slanci fino al momento in cui Alberto, al termine di una giornata di lavoro particolarmente faticosa, che concludeva una settimana più che stressante, si ritrovò da solo nel suo ufficio gelido e lussuoso, a domandarsi perché mai, nonostante la stanchezza, non avesse alcuna voglia di rientrare in una casa altrettanto elegante ma senz’anima, dove avrebbe ritrovato una moglie perfetta e annoiata, con la quale scambiare poche parole scontate, forse solo per sentirsi annunciare gli impegni per il weekend…e in quell’istante, inspiegabilmente, il castello della sua vita crollò.
Tutti gli slanci trattenuti, le pulsioni represse, i desideri mai confessati neppure a se stesso perché non aveva permesso loro di arrivare ad assumere una forma precisa, prigioniero com’era stato di quella gabbia dorata in cui aveva vissuto da sempre, rifiutandosi di pensare a quanto sarebbe stato più affascinante avventurarsi anche altrove, esplosero con la violenza di un ordigno nucleare.
Il primo a farne le spese fu un prezioso posacenere di cristallo che troneggiava da sempre in un angolo della scrivania, scagliato per terra a disintegrarsi in decine di frammenti. I portaritratti d’argento, contenenti le foto di famiglia, finirono contro le antine di vetro di un mobile a scomparti e le frantumarono, creando un’altra pioggia di detriti taglienti, mentre la coppa vinta molti anni prima al torneo di tennis rotolò sul pavimento fino ad arrestarsi, irrimediabilmente deformata, ai piedi di una poltrona di cuoio pregiato, sulla quale calò subito dopo una mano, armata di un paio di forbici appuntite che crearono squarci profondi nel costoso rivestimento. Ed era solo l’inizio.
Uscendo mezz’ora dopo, quasi di corsa e sbattendo la porta, da quello che era stato il suo regno per anni, Alberto si lasciava alle spalle l’immagine della devastazione totale, ma si era fatto così tardi che l’azienda era ormai deserta e tutto ciò sarebbe stato scoperto solo l’indomani.
Nessuno lo rivide mai più, né a casa, né in ufficio.

postato da: Anna58 alle ore 09:42 | link | commenti (1)
categorie: concorsi letterari, #anna58 racconti
venerdì, 22 maggio 2009

Elio Scarciglia espone per i Sovrani del Belgio

mostra-un-prato-sempre-verde

In occasione della visita privata dei Sovrani del Belgio  Elio Scarciglia espone 

“Un prato sempre verde sotto un ritaglio sempre azzurro”

 25 pannelli fotografici per rivelare tesori nascosti e atmosfere mistiche di uno dei monumenti più belli e più antichi della città di Lecce.

Dal 24 maggio, in mostra permanente, presso il Monastero di San Giovanni Evangelista  Via Delle Benedettine – Lecce.

Si accede per invito

inf.www.elioscarciglia.it

postato da: eliosca alle ore 08:59 | link | commenti (3)
categorie: i grandi eventi di elio scarcigl
sabato, 16 maggio 2009






Falso quel fiasco fasciato
con panni cristiani sfilacciati
dal sogghigno dei Lari
mentitori di negati esempi:

parvenze di pace sotto le gonne,
carne dei poveri nascosta
all'ora torva o splendente
nel tacere di tutti i diritti
legati alla coda della mia casa.

Ed egli è un uomo con rami
che toccano il cielo,
ed egli è un uomo di tanta miseria
mai circonciso.

postato da: Butterfly56 alle ore 17:57 | link | commenti (4)
categorie:
venerdì, 15 maggio 2009

 L'orologiaio di rue Larin


L'uomo che portava il latte ogni mattina lo trovò riverso sulla scrivania da lavoro. Un sorriso lieve, gli occhiali minuti, le scatole metalliche di orologi. Il medico di Manosque, un paesino della Provenza, non fece altro che confermare il decesso, il cuore si era fermato.
Letizia era la cuoca della locanda e ogni giorno salutava Raymond Pardi dalla finestra della cucina; aveva fatto la spesa quotidana al mercato per preparare il pranzo della giornata, minestra di cipolle gratinate, agnello alle erbe e sorbetto di limone. Tagliava i limoni quando Geraldine le consegnò una lettera a lei indirizzata; la mise in tasca e continuò la sua preparazione.
I tramonti della collina provenzale hanno il colore dei papaveri e Letizia, nel suo giardino, ha lo sguardo lontano e nelle mani due fogli di inchiostro.

Gentile Letizia,
le mie ultime parole volevo che le leggesse lei, perchè il suo sorriso e la sua presenza discreta mi hanno riempito le giornate. La mia compagna l'ho perduta durante la guerra e non sono riuscito più ad avere un sentimento così importante, ma immaginavo, deve scusarmi per questo, di vederla nei suoi gesti, nel suo parlare con i clienti, nella spesa quotidiana, nelle brevi canzoni che sussurrava mentre cucinava. Come ha potuto notare, raramente ho gradito i suoi piatti, avevo timore di darle fastidio magari con un mio sguardo o semplicemente con un gesto. Ai suoi occhi sarò apparso scontroso e inavvicinabile, forse il mio lavoro rende perfezionisti; avere a che fare con dei piccoli pezzi perfetti non ti permette di essere indelicato, adesso che si usano orologi moderni tutto cambierà e l'orologiaio diventerà un semplice commerciante di orologi.
Così quando la vedevo preparare le pietanze ero contento per lei, perché con i cibi nessun sconvolgimento cambierà le ricette.
Le volevo chiedere una cortesia se le fa piacere, visto che non ho più parenti nella nostra bella Manosque, di farmi dono di una rosa.
Il suo vicino Raymond.
Michele
postato da: frontespizio alle ore 15:41 | link | commenti (13)
categorie: #michele racconti
giovedì, 14 maggio 2009

Bufera


mi sono svegliata nel mio letto di temporale, scrosciavano le piogge,


l’aria il vento mi trascinava via come un ramo divelto in mezzo al fango


non avevo più bocca per gridare - non ho più bocca, non ho più parole -


                         (bolle mute di un pesce nell’acquario)


e poi dentro la bufera ho perso tutto, scarpe libri i miei rossetti le chiavi doppie,


                                      .la bussola del vero.


dentro una marea di mota  cose perdute vengono portate via lontano


fino a scomparire,  o vanno in fondo.


 


era questo? questo avevo pensato, costruito piano nella testa, con le mani


con la bocca  con le gambe che adesso sono legno, quasi inerti,


per un po’ galleggiano, mi consentono di non andare a fondo.


non c’è luna, non una candela, una piccola luce, un miraggio lontano


una finestra accesa come un faro.


son le ossa che dolgono, sono le mie mani che tremano,


o non sono piuttosto, io, un sogno dentro il sogno?


ero già morta, affogata dal buio, e non me n’ero accorta?



postato da: blumy alle ore 12:49 | link | commenti (7)
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mercoledì, 13 maggio 2009

Notre Dame

Le guglie della imponente Chiesa Gotica lasciarono la donna abbigliata in nero senza fiato, fredda di una complicità così intrinseca nella sua natura da toglierle parola.
Spilli scuri,  gli archi acuti su cui capeggiavano le vetrate macchiate di bordeaux e blu cobalti, si tendevano al cielo a pungere e squarciare il velo obliato della notte. Quei fili di bordeaux erano lacrime, di sangue e terrore, rassegnazione e fede. Distorta, oscenamente distorta, tanto da far male.Solo il rumoreggiare di passi regolari alle sue spalle, compensati dal rimbombare caotico del silenzio, parve risvegliare da quella contemplazione la figura vestita di panni scuri.

"Nunc et in hora mortis nostrae. Amen"

Gemette con lei, la fredda pietra.

Notre Dame

Jean Eugen Atget - Notre Dame

Voglia questo essere un omaggio alla cattedrale di Notre Dame, con la sua storia e le sue morti, il suo resuscitare tanto discusso e le sue nuove vite. Mi trovo discorde con la rifioritura - rifacimento Violettiano ma riconosco la vita anche là dove c'è stata una morte.

grazie a chi ci aiuta a pubblicizzare il concorso!

per promuovere il concorso fotografico in corso.





Altro appuntamento per gli amanti della  fotografia, Rosso Foto propone il  suo docicesimo concorso, il tema è:
 
"Gli addii,  le attese, gli incontri..."
un tema che sembra esaltare quelle situazioni della vita che vedono le persone e la loro vita quotidiana come protagoniste assolute, ma attenzione, non è detto che si debba sempre attendere una persona, può essere un evento metereologico, un mezzo, come pure non si deve per forza incontrare una persona ma...? Insomma spazio alla fantasia 
Come consueto possono essere inviati scatti a colori o in bianco e nero, impreziositi dagli effetti che la luce ci consente di riprendere.
Potrete partecipare con un massimo di due opere per una delle due sezioni del concorso, ricordatevi di leggere il regolamento prima di inviare le foto e...  buona luce a tutti.
Paolo Rafficoni.____________________________

Il calendario della manifestazione:
Invio opere
Votazioni
Premiazioni
dal 05 Maggio al 05 Giugno
dal 06 Giugno al 25 Giugno
30  Giugno 2009
Qui il regolamento dei concorsi
postato da: Anake alle ore 00:19 | link | commenti (2)
categorie: concorso fotografico
martedì, 12 maggio 2009

un lento morire

Chiusi in cellule di noia e apatia
con i neuroni narcotizzati
stiamo.

Mentre scatole nere trasmettono
chiromanti metereologiche
banalità vengono elevate
al rango d'arte

e ramificazioni sottili
di conoscenze approssimate
intasano il web.

Non è forse questo un lento morire?

Sono mancata a lungo, spero di farmi perdonare con questo presente
postato da: Shoruel alle ore 11:59 | link | commenti (3)
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lunedì, 11 maggio 2009

LA POESIA DEL GIORNO

Io sono un grillo

di Simone Piazzesi





La Pagina di Simone Piazzesi su Facebook
postato da: solaria alle ore 17:01 | link | commenti (1)
categorie: poesie, poesia

Ballata di Ines




Ines è stata ragazza e bambina con riccioli neri


la Persia  e quell’uomo di Urbino che le sta sempre accanto


ormai nonni a volte stanno per mano


lui va a fare la spesa con un taglio alla gola.




Ines si porta fantasmi di plastica dentro la borsa


a volte diventa cattiva (ma lei non lo sa


e pensa che siano gli altri a farle del male)


e siede sdegnosa regina sul bordo del muro.




Lontano è una macchia scura con gesti meccanici


(formica, fatina di legno?) parla e il tempo


le si schianta addosso disfacendole i ricci .




Le ballano attorno fantasmi di agosto,


lei gioca con loro e talvolta uccide qualcuno.




 




Blumy

postato da: blumy alle ore 10:02 | link | commenti (4)
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domenica, 10 maggio 2009

Mamma

Stavo in disparte contando silenzi
a destra del letto il vuoto riempiva
d'un senso di nausea che ti nascondevo
piegando il mio capo a guardarti le mani.

Infossavo il disastro, lo deglutivo
evitavo lo sguardo mentre ti spegnevi
nel dolore forte che mi lacerava
disperdevo d'amore e di cenere il cielo.

Manuela Verbasi
postato da: Anake alle ore 23:41 | link | commenti (1)
categorie: poesia