Libri&dintorni

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Utente: frontespizio
Nome: MICHELE PAPARELLA

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mercoledì, 18 novembre 2009

LIBRI & DINTORNI

 conobbi michele grazie ad un social network( oggi fa tanto fico chiamarlo così). lesse alcune mie poesie e mi disse:

 " hai qualcosa da dire, da urlare, perchè non organizziamo una lettura nella mia libreria?".

quattro anni fa ero pieno d' entusiasmo e voglia di viaggiare e così gli risposi che per me era un piacere. staccare la mia squallida vita per qualche giorno era l'ideale.

 

sul pullman diretto a Campobasso bevevo birra calda da una lattina e osservavo il panorama. montagne e casali e piccoli paesi arroccati sul fianco di una montagna. era il 23 febbraio ed il freddo faceva davvero male.

 

allo stanzionamento degli autobus mi feci spiegare la strada per arrivare in centro ed iniziai ad incamminarmi. avevo uno zaino militare( quanti cazzo di viaggi avevamo condiviso?) pieno di libricini autoprodotti da rivendere, un boxer di ricambio, una bottiglia di vino rosso e 4 lattine di birra da 66cl. ricordo che le strade erano semideserte, che c'era una piazzetta con degli alberi, che c'era una strada principale con una grande pasticceria illuminata.

La libreria era molto conosciuta in città, avvicinandomi all'edificio notavo locandine con il mio nome

“ Domenico Cosentino, stasera alle 21, nella libreria Libri & Dintorni presenta Alone Like a Dog”.

Non capivo cosa stesse succedendo, la gente si fermava e leggeva il mio nome ed io potevo ascoltare i loro commenti fingendomi un'altra persona. Le gambe mi tremavano ed ero emozionato.

 

Non mi aspettava così presto, ma quando mi vide mi riconobbe subito. Aveva una sciarpa rossa intorno al collo e mordeva un mezzo toscano. Vide entrate un ragazzo con uno zaino, un evidente fallito e/o barbone e la prima cosa che fece fu abbracciarmi.

Sorrise e lo ricordo ancora quel cazzo di sorriso.

“ andiamo a bere un caffè”

indossò un borsalino e mi accompagnò in un bar vicino. Chiuse la porta della libreria ed esposti in vetrina c'erano i miei libricini. Erano illuminati da un faretto arancione.

 

Il nostro primo e unico incontro fu questo. Parlammo di tutto, di noi delle nostre vite. Parlammo di libri e di letture. Vivere quella notte in quella libreria fu un'esperienza unica. Non lo dico per sentimentalismo, ma quello fu l'inizio. Ammetto che senza i continui sproni e complimenti di michele ora non sarei qui.

 

La saletta per gli eventi era piena, Michele mi presentò ed iniziai a leggere.

Era la prima volta e fu come perdere la verginità, una cosa veloce, una cosa bellissima, un orgasmo intenso.

La libreria, la voce di michele, il vino che avevamo bevuto, resero quei momenti speciali.

 

Mi pento di molte cose. Mi pento di non aver insistito per poter rivivere un'altra magnifica serata. Mi pento di non aver sostenuto le sue idee. Tutto questo è inutile, la libreria presto chiuderà, e nessuno potrà più rivivere queste emozioni.

Non ci saranno nuovi lettori che indottrinati da michele potranno riscoprire i vecchi romanzi di Simenon, nessuno potrà più annusare l'olezzo di toscano che impregnava le mura e i libri della libreria.

Vorrei solo ringraziarlo perchè quei giorni furono speciali, perchè l'anno dopo pubblicai il mio primo libro, perchè quando avevo qualche domanda, qualche perplessità potevo comporre il numero della libreria ed immaginarmi un uomo con una sciarpa rossa  e un sigaro in bocca intento scartare pacchi di nuovi libri, riscaldato dall'amore per la vera letteratura e dall'entusiasmo dei suoi clienti speciali.

 

La sua libreria non esisterà più. Fallita come i veri sogni muoiono quando si scontrano con la dura realtà. Possiamo aiutarlo, ognuno a suo modo. Possiamo dirgli “GRAZIE signor Paparella per averci fatto vivere almeno in parte il tuo sogno di rendere affascinante e libera la Cultura.”


http://libriedintorni.splinder.com/

postato da: cosentinonico alle ore 12:30 | link | commenti (11)
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martedì, 17 novembre 2009

talk-crossing

talk-crossing (4)
 
Da mesi non compro più il giornale,da anni non leggo libri se non con sforzo e solo
quelli che ritengo molto importanti.
Mi e’ già accaduto in passato una cosa simile.
Di fronte a una mia propria situazione certe cose sono semplicemente lasciate.
Se sono in un altro pianeta le cose del pianeta che ho lasciato sono rimaste là.
Sono molto pigro e la sere stanco le passo davanti alla televisione, dove non posso non vedere
cosa sta succedendo.
E allora spesso mi addormento sul divano.
Qualcosa riesco ancora a vedere, suppongo perchè è in prima serata.
Per essere un serial -criminal minds e cold case- non sono malissimo.
Per il resto assisto il meno possibile;
passando qua e la vedo per attimi, le infinite risse verbali e gestuali tra deficienti,
che vengono proposte continuativamente ventiquattro ore su ventiquattro.
Questi esseri mutanti che sono moltissimi , veicolano loro malgrado una comunicazione.
E’ su questa comunicazione che invito e mi invito a riflettere.
Comunicazione tra di loro e comunicazione verso io che li guardo e li ascolto.
Nei precedenti tag di talk-crossing, ho tentato di fare provare a chi mi legge cosa significa
falsificare la comunicazione.
Dopo avere visto il bellissimo film: -Uomini che odiano le donne- tratto dall’omonimo best-seller  ho recuperato un fotogramma significativo e ho isolato la scritta che e’ in svedese.
 
jag är ett sadistiskt svin
och en
valdtäktsman ä
 
 
nel passaggio successivo l’ho falsata
dando questa traduzione.


io sono un masochista
miserabile mi piace
farmi male


mentre in realta’ la scritta significa
 
io sono un sadico porco
un verme e uno
stupratore


Che è ben altra cosa.

L’idea era di associare una scritta incomprensibile, tatuata su un corpo e per cui un immagine che desse il più fastidio possibile, ad una successiva (falsa) traduzione .
E percui la mia proposta di TALK-CROSSING  e’
 
 
FALSIFICARE LA COMUNICAZIONE
 
 
Gli inviti alla partecipazione saranno spediti in settimana la scadenza per la raccolta dei contributi è per dopo le vacanze di Natale il giorno 11 Gennaio 2010;
questo per dare modo di avere il tempo di sentire la cosa e poi di scrivere o comporre immagini o entrambe.
Qualcosa che si forma piano piano, pezzo a pezzo, un giorno e poi un altro qualsiasi.
La data non e’ vincolante, quando non ci sara’ piu’ nessun apporto da aspettare si fermerà la cosa e si mettera’ tutto assieme anche prima dell’11 Gennaio 2010.
Se non si aspetta piu’ nessuno perche’ aspettare?
dopo la palla spetterà al secondo della lista.
Questa iniziativa resta sempre e comunque aperta a qualsiasi apporto, la mia mail e’ sul blog.
Inviterei comunque a prendere la cosa con molta lentezza per portarla dentro e poi portarla fuori, io faro’ cosi’.

Elenco
 
glencoe
AliceDaZero
Monia74
samuelasalvotti
Klarissa1
Astipalea
Wolfghost
arabapernice
L'elenco inviti e' anche l'ordine in cui verrà proposto via via l'argomento di conversazione;
l'elenco non è vincolante, se per qualsiasi motivo vi siano impossibilita' o particolari urgenze sara' modificato, la modifica sara' trasmessa da me a tutti.
Gia' qualcuno degli invitati mi ha comunicato che ha esteso la cosa ad altri, appena possibile me lo comunichi se avra' a sua volta conferma;
i rispettivi invitati saranno inseriti successivamente a chi li propone
.
 
postato da: glencoe alle ore 16:57 | link | commenti (1)
categorie: talk-crossing

giacomo cerrai roberto matarazzo

Presentare un lavoro sinergico svolto con l’amico Giacomo Cerrai non mi è semplice.
La plaquette, Camera di condizionamento operante, Edizioni L’Arca Felice di Salerno, introduzione, coltissima, di Mario Fresa, e con mio pensiero visivo oltre che con ulteriore figura in bianconero, ha eleganza e leggerezza, poesia alta e ideatività sorprendente.
Quando G. Cerrai mi propose di contribuire al suo lavoro rimasi piacevolmente colpito dallo stesso invito: da non critico amo, da sempre, fantasticare nei dintorni del sentire e del successivo rendere in metamorfosi idee e contenuti di Autori in cui credo.
Ho coniato un termine che non trova riscontro in alcun buon dizionario corrente atto a definire, per quanto le definizioni mi stiano strette, l’artista che si cimenta con questo genere di lavoro, ovvero il biblioiconico.
Specifico che sia rendere i testi della mia biblioteca sorta di unicum mediante applicazione di specifici fogli colorati, ex libris, appositamente realizzati per i singoli volumi, sia lavorare su possibili copertine di libri e/o figure interne agli stessi testi, per me ha il medesimo sapore ancestrale dell’avvertire in profondità il senso delle metamorfosi.
Il biblioiconico, in altri termini, è figura di artista in eterna disponibilità a carpire possibili segreti legati all’Autore e rendere questi misteri in forme grafiche e/o timbriche elaborate con passione e rispetto, certo non riducendo l’insieme a mera illustrazione di opera d’arte, mi annoierebbe e non mi intrigherebbe, ma, bensì, a lettura sinestetica, iconica/aniconica, dell’opera e resa della stessa sotto linguaggio altro.
Leggere in anteprima i versi non facili di Giacomo Cerrai, catturarli nel mio immaginario, darne una doppia suite di resa, una in bianco nero, l’altra in colori, è stata sfida che mi ha molto stimolato sul piano delle idee e del fare, del resto le sfide semplici non conducono che al nulla più assoluto! Ricordo sempre quando lavorai alla resa iconica dell’Ulisse di James Joyce, metamorfosi novecentesca dell’Odissea di Omero, a sua volta metamorfosi (in)certa di poemi perduti tra il Mediterraneo e i deserti del Medio_Oriente, e alla relativa difficoltà del voler rendere in colori la estrema qualità letteraria del volume (mitica edizione Mondatori collana Medusa) e alla gioia infinita di averne data reinterpretazione originale e non retorica, segni evidenti di aver assimilato la vera lezione Joyciana che mai ha copiato Omero per averlo realmente compreso negli stimoli ideativi.
Dunque l’essere Biblioiconico o, meglio, porsi da, e nei riguardi dell’Amico ha voluto dire per il me artista prima sentire in profondità il senso poetico dei versi amicali, poi la sottile introspezione che trasforma i versi stessi in segni e figure, poi la resa su fogli di questa ultima metamorfosi, per poi percepire l’insieme e leggere nei colori i versi, vedere nei versi i colori.
Grazie, Giacomo, per avermi coinvolto in questo lavoro emozionante, immaginifico.
Il blog di giacomo cerrai:
http://ellisse.altervista.org

Roberto Matarazzo
 
 
postato da: erremme alle ore 11:58 | link | commenti (1)
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mercoledì, 04 novembre 2009

Blues



La pelle scura, resa lucida dal sudore e dal sole di mezzogiorno, Tom Jefferson, con lo sguardo perso sull'orizzonte, pronunciò la temuta parola: "Uragano".
Girò la testa per guardarmi annuire. "Già. L'armatore mi ha telegrafato che non vuole che ci fermiamo. Quando gli arriveranno le notizie di quello che abbiamo evitato, ci darà ragione. In caso contrario ..."
"... to hell!"
I nostri occhi si incontrarono in un sorriso complice. Tom era un ottimo marinaio, e navigava con me ormai da anni. La sua conoscenza del Golfo del Messico era tale che sapevo di poter contare sulle sue impressioni, e per questo lo avevo scelto come pilota. A maggior ragione quando queste impressioni collimavano con le mie.
Avevamo le stive piene di merluzzi decapitati Feendoos, che nel Golfo si pescano già decapitati, e dovevamo trasportarli in Europa. Decisi che avremmo aspettato che l'uragano passasse, attraccando nella baia di Galveston. Per ammazzare il tempo, ci addentrammo, guidati da Tom, nel ghetto di Houston. Si fermò a salutare degli amici, poi, noi due soli ci dirigemmo verso un honky tonk, una di quelle bettole dove si suonava il blues, si giocava a domino o ad altri giochi più o meno legali, e si trovava compagnia a buon mercato. Il frastuono si udiva decine di metri prima di arrivare alla porta. Una volta apertala, però, ed entrati Tom e io, tutti i suoni cessarono e tutti i presenti si voltarono a guardarmi. Riuscirono quasi a farmi sentire in imbarazzo. Presi a guardarmi i vestiti, alla ricerca di qualcosa di strano, quando Tom mi prese per un braccio e mi sussurrò: "I vestiti vanno benissimo, Capitano, il problema è la faccia: è bianca". Mi resi conto che ogni avventore del locale era afro-americano, e il silenzio mi apparve chiaro in tutta la sua ostilità. Tom urlò un "è tutto ok: sta con me!", e mi trascinò verso il bancone, dove ordinò due bicchieri dal colore di whisky ma dal sapore indefinito. Vari tavoli erano occupati da giocatori di domino, di dadi e di carte. Un chitarrista blues cantava in un angolo. Era massiccio, indossava assurdamente un paio di occhiali scuri e cantava usando una tecnica vocale e chitarristica piuttosto raffinata, considerando il periodo. Dissi a Tom di andare a prendere due barili di rum sulla nave, che poi decisi essere uno solo, visto che avevo intenzione di offrirlo e il fucile del barista bene in vista dietro il bancone, mi sconsigliò di esagerare nel fargli perdere vendite. Tom mi disse che sarebbe stato subito di ritorno, e mi lasciò da solo in quella stanza calda, fumosa e palpitante di vita e di pericolo. Alcuni giocatori tenevano bene in vista un coltello vicino alle carte, sul tavolo. Ero seduto al bancone sorseggiando il terzo o il quarto whisky, quando si spensero le luci. O meglio, si fece buio, come mi accorsi alzando la testa: un uomo che mi surclassava in altezza di almeno mezzo metro mi era arrivato alle spalle, e ora, messosi di fronte a me, mi guardava con odio. Gli altri avventori lo incitavano a ridurmi in pezzi più o meno piccoli. Ci fu anche una scazzottata fra due ragazzi: non riuscivano ad accordarsi sulla misura dei pezzi in cui avrei dovuto essere ridotto dal gigante.  Mi afferrò per il collo e mi sollevò da terra. Lasciai partire due pugni che avrebbero steso un mulo, entrambi a bersagio sul suo naso. Sembrò non accorgersene. La sua mano sulla mia gola era una morsa. Sapevo di aver ormai poco più di un minuto. Un colpo assordante gelò la sala. Blind "Lemon" Jefferson, il chitarrista, si era alzato e aveva dato una manata sulla parete. Tutti gli sguardi erano puntati su di lui. In quel momento rientrò Tom con il barile di rum fra le braccia. Il bluesman, che seppi poi essere cieco fin dalla nascita, sicuro di avere l'attenzione di tutti, dsse con voce calma: "Lo vedo benissimo anch'io che è un fottuto bianco. Vogliamo smettere di divertirci per questo? Sedete e riprendiamo a fare del cazzo di blues". Guadagnò il suo posto a tentoni, fra le risate rilassate di tutti, prese la chitarra e attaccò See that my grave is kept clean. Il gigante mi mollò, lasciandomi cadere a terra sull'osso sacro e se ne tornò al suo posto. Tom e io ci dedicammo con metodo al barile di rum, offrendone a tutti i suoi conoscenti, molti dei quali marinai, e mi presentò loro. C'era Big Joe Hanson, un minatore; Slim Grant e Sissy Levell, due raccoglitori di cotone. Quando mi diede la mano, capii il perché del nomignolo Sissy, "femminuccia". Alcune ore più tardi, quando il barile di rum non era che un ricordo sommerso da litri di pessimo whisky, mi ritrovai un'armonica fra le mani e mi misi a suonare, come mi aveva insegnato Pietr Van Von in una bettola di Amsterdam, spalla a spalla con Blind "Lemon" Jefferson. Tom suonava la washboard table, la tavola lavapanni. Le ragazze si strinsero a noi, accompagnandoci con cori che stringevano il cuore anche a vecchie pellacce come la mia e quella di Tom. Fummo interrotti in un paio di occasioni quando, in seguito a liti fra giocatori, un accoltellato e una vittima di un fucile furono fatti sparire dal locale. All'alba stavamo ancora suonando e cantando, almeno a quanto mi raccontarono.
Quando mi svegliai - doveva essere pomeriggio - ero su un letto insieme ad altre tre persone. C'erano due donne di cui avevo un vago ricordo per la notte precedente. E c'era Sissy Levell. Avevo un mal di testa terribile e un bruciore al didietro, parlando con rispetto. Mi guardai con sospetto intorno, ma poi pensai, mormorandolo a bassa voce: "Dev'essere colpa del pessimo whisky".
"Sì, è stato sicuramente il whisky", aggiunse precipitosamente Sissy.
Soltanto oggi, ripensandoci, mi viene da chiedermi: "come faceva a sapere di cosa stessi parlando?"

postato da: Capitanfeendoos alle ore 19:53 | link | commenti (2)
categorie: racconti
giovedì, 29 ottobre 2009

APPUNTAMENTI RANDAGI PER FAVOLE METROPOLITANE

Buon giorno a tutti,

Mi chiamo Carlotta De Melas. L’undici novembre verrà pubblicato per la casa editrice Eumeswill il mio secondo romanzo: Randagi.

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Randagi è la storia di Angelina... ma Nina suona più dolce, dice. Ha diciannove anni, la poliomelite contratta da bambina l’ha resa zoppa. Odia il colore rosso perché le ricorda il male. Quando è nervosa vomita. Nina, dopo il suicidio inspiegabile del fratello Matteo e la reazione assurda dei genitori, decide di

scappare da casa. Sceglie una destinazione a caso sul tabellone delle partenze in stazione, sale su un treno per Milano. Vivrà in una cascina occupata vicino alla tangenziale tra i cosiddetti “punk a bestia”, farà colletta in centro. In compagnia di ragazzi al margine, che scappano dalla vita, vivrà una paradossale favola agrodolce. Conoscerà un angelo filosofo, una fata di plastica vestita di stracci che parla con lo spirito di Kurt Cobain, un cavaliere unicorno accompagnato da un fedele cane che fa graffiti nei cunicoli della metropolitana. Godrà di momenti d’amore ma scoprirà anche la violenza, lo smarrimento, la droga, la solitudine. Fino a che qualcosa cambierà nuovamente la sua vita.

 

Per l’occasione verranno organizzate due feste a cui siete invitati, in cui, oltre alla presentazione ufficiale del romanzo sarà allestita una mostra fotografica dell’artista

Daze(d).

Usciti dal mondo d'incanto di Daze, le fotografie che accompagnano i Randagi sono la fusione del sogno che incontra la quotidianità. Un uomo unicorno e una ragazza vestita di nero che vivono la propria vita su strada, tra viaggi e luoghi pittoreschi delle nostre città italiane.

ok ok milano

La prima presentazione si terrà a Milano il giorno 12 novembre dalle 18 in poi presso il Concept store Le18:00. In Via San Vito, 24  (Zona Ticinese)

Metro: Missori - MM3 - Bus: 2, 3, 14

 

 

La seconda a Torino Presso il Klec Blazna in Via Don Bosco 69 (ang. Via Arezzo)

Il 19 novembre dalle 20:00 in poi….

ok ok torino

 

Per info: randagi2009@gmail.com

postato da: stella2682 alle ore 18:10 | link | commenti (2)
categorie: cultura, curiosità, pro/contro moccia, @segnalazioni
sabato, 10 ottobre 2009

Ritratti

cartolina-ritratti-da-spedi

L’Associazione culturale “Terra d’ulivi” di Lecce presenta “Ritratti” di Augusto Benemeglio

giorno 20 ottobre alle ore 18.00 nella Sala Pellegrino c/o la Biblioteca Provinciale “N. Bernardini”, Via Gallipoli sarà presentato il nuovo libro di Augusto Benemeglio.“Ritratti”

 

Alla serata, oltre all’autore, parteciperanno Alessandro Laporta (Dir. della Biblioteca Provinciale di lecce), Ugo Apollonio (Doc. Università Luiss Guido Carli di Roma) e  Antonio Imbò (Critico letterario). La serata sarà coordinata da Elio Scarciglia (Presidente di Terra d’ulivi). Letture a  cura di Stefania Fedele e M. Grazia Federico.

Per approfondimenti: http://elioscarciglia.splinder.com/  www.elioscarciglia.it

postato da: eliosca alle ore 08:56 | link | commenti
categorie: i libri presentati da elio scarc
martedì, 06 ottobre 2009

Poesie d'amore per donne ubriache

poesiedamore

Titolo: Poesie d'amore per donne ubriache

Autore: Alberto Calligaris

Pagine: 63

Editore: Coniglio Editore

Prezzo: 5.00 euro

 

 

Le tirai giù le mutande / ma avevo anche una mezza idea / di ritirargliele su / quella tristezza /che ti assale all'improvviso / con quelle persone che dicono / adoro Van Gogh / stavamo con la porta chiusa / nella sua camera cattolica /e lei mugolava /senza che avessi ancora fatto nulla"

 

non sono poesie, ma brevi racconti in cui si può trovare tutto. Amore, odio, violenza, costernazione e malinconia. Calligaris ci mostra un mondo crudo, attraverso le sue parole, ce lo sbatte in faccia.

Donne incazzate, donne isteriche, donne che hanno bisogno di dolcezza e di cazzo.

Il protagonista di questi microracconti appare però malinconico, alla ricerca di qualcosa che non si limita solo alla vagina pelosa e vintage.

continua a leggere

postato da: cosentinonico alle ore 13:20 | link | commenti (3)
categorie:
giovedì, 01 ottobre 2009

R E C E N S I O N I


Un viaggio appassionante fra "Onde e fronde"

di Agostino Palloni


Simone Piazzesi, dopo la sagace raccolta poetica "Il giorno che vidi il tuo volto", torna alla letteratura per l'infanzia. Aveva infatti esordito con la favola metropolitana "Topo Oreste e la grande città" a cui questo "Onde e fronde, favole di mare e di bosco" fa idealmente seguito. Ed è davvero un piacere tornare a leggerlo.
Se in "Topo Oreste" la struttura era quella del romanzo, qui abbiamo invece un "back to basic", un ritorno alle origini della tradizione favolistica. Gli otto episodi di cui si compone "Onde e fronde", infatti, si riallacciano a quella linea che da Esopo e Fedro, passando per Perrault e La Fontaine, ha fatto la fortuna di questo genere.
Con una novità però.
I temi trattati da Piazzesi  riguardano spesso il nostro mondo, la nostra civiltà (o inciviltà?), il nostro tempo insomma. Ecco che allora compare la problematica della guerra e del disarmo, l'inquinamento e lo sfruttamento forsennato di foreste e risorse naturali, la caccia e la pesca di massa, la convivenza fra "diversi". Non è male che un bambino inizi presto a riflettere su questi temi che, volenti o nolenti, determineranno la qualità del mondo in cui si troverà a vivere.

Solo un libro per ragazzi quindi? Non proprio: anche un adulto può trovare un piacere non indifferente nel leggere queste favole che aprono scorci inaspettati sulla realtà quotidiana e sui "tipi" umani con cui magari abbiamo a che fare ogni giorno.
Il tutto scritto con quello stile sobrio, pulito, scorrevole a cui Piazzesi ci aveva già abituato col suo romanzo d'esordio.

Buona lettura, quindi. In tutti i sensi.

Per ogni curiosità sul libro e sul suo autore visitate www.simonepiazzesi.it


postato da: solaria alle ore 15:26 | link | commenti (1)
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venerdì, 25 settembre 2009

Serata romana

LUNEDI' 28 SETTEMBRE ALLE ORE 19

PERRONE LAB PRESENTA PRESSO IL SIMPOSIO
(VIA DEI LATINI 11 ANG. VIA DEGLI ERNICI 1-5 - SAN LORENZO, ROMA)
LA SERATA FINALE DEDICATA AL PROGETTO ANTOLOGICO DEI "VIZI CAPITALI".

CON L'CCASIONE SARANNO PRESENTATE LE ULTIME DUE ANTOLOGIE IN USCITA

DEDICATE ALL'INVIDIA E ALL'AVARIZIA E SARA' DATO SPAZIO ALLA LETTURA DI

TESTI DA TUTTE LE ANTOLOGIE PUBBLICATE FINORA.

IO CI SARO', E SPERO QUALCHE AMICO ROMANO CHE VOGLIA PASSARE DI LA'...



postato da: Anna58 alle ore 12:36 | link | commenti (1)
categorie: @eventi, @segnalazioni
giovedì, 24 settembre 2009

«Mi rassegno, da settembrela mia libreria chiuderà»

Corriere della Sera.it
Caro direttore, qualche giorno fa ho abbassato per l’ultima volta la saracinesca della libreria in corso di Porta Romana, a Milano. Malgrado tutta la buona volontà, per motivi economici e finanziari, era ormai difficile andare avanti. E così, dopo 32 anni, ho cessato l’attività. Al mio posto, in autunno, aprirà una banca. È un brutto momento, e non vedo alternative.In quella nicchia Leggi ancora...
postato da: abend6 alle ore 18:41 | link | commenti (4)
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Un caso le librerie chiuse di Milano «Aiutateci, come in Francia»

Corriere della Sera.it
MILANO - I giorni in cui entrava Mina, che giorni. Le visite del giornalista Gaetano Tumiati, le richieste di una cliente abituale, la scrittrice Valeria Montaldi, e i legami che nascono su un consiglio di lettura, la cultura come abitudine della gente comune. Se e quando un libro racconterà la vicenda della Libreria di Porta Romana, a Milano, in questa storia conteranno i dettagli: 32 anni di Leggi ancora...
postato da: abend6 alle ore 18:38 | link | commenti (2)
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Un libro chiamato Alice

glencoe informa il lettore, che si avvicina la data, del rilascio nella forma finale del suo primo libro:”La citta’ di Alice”.
Quanto segue, letto nel libro sotto menzionato, colloca la scelta degli scritti  tra quanto prodotto nel periodo 2006-2009.
 
Il libro sara’ autoprodotto e sara’ stampato e messo in vendita esclusivamente on-line nel sito
http://ilmiolibro.kataweb.it/
 
 
Dal: “Libro della personalità” di Igor Sibaldi Frassinelli editore luglio 2009 pagine 18-19
 
“Tu conosci te stesso” ,dicevano gli antichi, e avevano ragione: tu hai deciso a priori, che cosa sia mondo e che cosa non lo sia;
dopodichè hai razionalizzato e continui a razionalizzare questa decisione, conoscendo del mondo soltanto ciò che tu hai deciso che sia.
Cosi’, ciò che chiamiamo “mondo” è paragonabile a un alfabeto di moltissime lettere, tutte quante modellate da noi, e che si compongono in parole secondo una serie di precise regole, anch’esse stabilite tutte quante da noi.
Su questo mondo-alfabeto ci intendiamo tutti discretamente gli uni con gli altri, avendo imparato fin dal primo anno di vita a compitarlo, e chiamiamo questa intesa “ senso di realtà”;
ma l’intesa è realizzabile a condizione che tu ti accorga il meno possibile di come qualsiasi cosa tu percepisca nel mondo sia soltanto una parola di quel mondo-alfabeto: ogni cosa, cioè, è una determinata cosa perché i dati sensibili che tu accetti di riceverne sono già stati selezionati e riuniti in un determinato modo, cosi’ da corrispondere appunto alla tua idea del mondo in generale, e di quella cosa in particolare.
Solo, tu non sai perche’: il motivo di ciò non viene mai indagato razionalmente né da te, né da coloro che insieme a te ritengono reale questa immagine del mondo.
Soltanto il discordo mitico può indagarlo, perche’ dà modo di vedere quell’immagine da fuori.
 
 
postato da: glencoe alle ore 12:55 | link | commenti
categorie: prove di uso della parola
giovedì, 10 settembre 2009

I vizi capitali 6 e 7

Battute finali per le antologie di Perrone Lab a proposito dei "vizi capitali". Nel corso dell'estate sono stati selezionati i testi riguardanti l'avarizia e l'invidia, e una manifestazione conclusiva si terrà a Roma il 28 settembre per festeggiare con un reading degli autori presenti la pubblicazione di tutte le sette antologie (i dettagli della serata a breve in un prossimo post).L

I PARENTI POVERI

Lo zio Gustavo e la zia Franca erano sempre stati ritenuti i parenti poveri, anche se nessuno avrebbe saputo spiegare esattamente perché, in una famiglia dove tutti vivevano in condizioni di relativa agiatezza, solo a loro fosse toccata in sorte una posizione economica modesta.
Gustavo era in realtà un mio prozio, fratellastro del nonno paterno nato a notevole distanza dai fratelli dopo il secondo matrimonio del bisnonno, risposatosi alla morte prematura della prima moglie, ed era proprio a questa sua parziale diversità che i parenti più malevoli attribuivano una presunta incapacità ad ottenere maggiori successi dalla sua carriera di impiegato bancario.
“Avrà preso dalla madre…” si mormorava invariabilmente nel gruppetto delle spettegolanti zie e cugine di mio padre, che non perdevano nessuna delle occasioni di riunione offerte dalle ricorrenze familiari per malignare con inesauribile perfidia alle spalle di qualcuno.
Zio Gustavo e zia Franca costituivano due dei loro soggetti preferiti, poiché parlavano poco, vivevano molto appartati e aprivano malvolentieri ai parenti la loro abitazione, che peraltro appariva arredata in modo assai modesto, per non dire trasandato, e non era considerata per nulla accogliente riguardo a ciò che veniva offerto ai rari ospiti: niente di più e di diverso che caffè scadente e biscotti stantii.
Per quanto mi ricordi, credo di poter affermare con certezza che nessun membro della famiglia, e molto probabilmente nemmeno altre persone, fosse mai stato invitato dagli zii a pranzo o a cena, e non penso neanche che sarebbe stato il caso di augurarselo, considerando l’indescrivibile sapore di quei biscotti e delle imbevibili tazze di caffè.
Se le altre donne presenti, come era facile che accadesse durante le periodiche riunioni familiari, iniziavano a parlare di ciò che cucinavano, descrivendo con orgoglio le loro preparazioni preferite e scambiandosi volentieri suggerimenti e ricette, zia Franca evitava accuratamente di lasciarsi coinvolgere nella conversazione, limitandosi tutt’al più a qualche scarno commento di approvazione o disapprovazione, ma senza mai lasciar trapelare qualcosa di personale.
Quanto a zio Gustavo, se coinvolto suo malgrado nelle tradizionali discussioni maschili a base di politica, calcio o motori, non aveva mai manifestato pubblicamente nessun genere di passione.
Di certo non era mai entrato in uno stadio in vita sua, ma non seguiva nemmeno qualche altro sport con particolare interesse, non possedeva un’auto propria e ignorava tutto del settore, spostandosi solo grazie ai mezzi pubblici e denotando una totale incapacità a prendere parte a tutte quelle dispute su modelli, marche e prestazioni in cui si impegnavano con calore zii, nonni e cugini.
Esisteva però un momento in cui queste due scialbe figure si animavano, abbandonando del tutto il loro abituale riserbo, ed era quello in cui, ovunque ci si fosse riuniti, a casa del parente di turno o a volte in qualche ristorante dove si era stati convocati da chi aveva deciso di offrire un lauto pranzo per un festeggiamento particolare, si iniziava a mangiare, perché nella rapidità con cui vuotavano ogni piatto che potessero trovarsi davanti, da qualsiasi tipo di antipasto a ogni genere di dolce senza operare distinzioni né rifiutare mai nulla, zio Gustavo e zia Franca erano davvero imbattibili, e sembravano non essere mai sazi, tanto che nel solito gruppetto delle parenti spettegolanti correva voce che approfittassero di quelle occasioni per risparmiarsi almeno un paio di pasti, tra il giorno precedente e quello successivo…
Col tempo, gli zii diventarono sempre più ingrigiti, vivendo se possibile in modo ancora più appartato dopo il ritiro di lui dal lavoro e comparendo in pubblico raramente, nei loro abiti fuori moda, mai mutati da una riunione familiare all’altra nonostante il trascorrere degli anni: per lui la giacca grigia d’inverno e quella azzurrina d’estate, per lei l’abito di lanetta bordeaux o quello di seta verde a fiorellini sbiaditi.
Soltanto dopo la loro scomparsa, avvenuta a pochi mesi di distanza l’uno dall’altra, quando toccò a noi nipoti occuparci dei loro effetti personali, si seppe che zio Gustavo, lavorando in banca, era arrivato ai massimi livelli dirigenziali, guadagnando di conseguenza forti somme per molti anni e ottenendo una lauta pensione fino alla morte, ma questo non gli aveva impedito di condurre un’esistenza ai minimi termini, ossessionato dall’avarizia che condivideva con la moglie. Nella squallida abitazione, totalmente priva di comodità e di oggetti di pregio, la cosa più curiosa che scoprimmo furono le differenti redazioni del testamento dello zio, furiosamente riscritte, cancellate e lasciate semi stracciate in un cassetto: da buon avaro, era morto senza essere riuscito a separarsi dal suo denaro, vanamente accumulato su un conto corrente senza mai ottenere una destinazione precisa.



LLA PREFERITA

Non mi ricordo esattamente quando ho iniziato a invidiarti, ma sono sicura che dovrei tornare molto indietro nel tempo, fino agli anni lontani dell'infanzia in cui tu eri la deliziosa bambina che sembrava uscita da un libro illustrato, così perfetta nei suoi vestitini dai tenui colori pastello, con i capelli di un biondo tizianesco legati in due morbidi codini e gli occhioni blu porcellana sempre spalancati con aria innocente sul mondo, ed io quel maschiaccio sfrenato che veniva distinto a fatica dai miei due fratelli, con i quali del resto mia madre, donna dai modi assai sbrigativi, mi faceva condividere gran parte del guardaroba: per me, gli abitini da Barbie che indossavi tu sono sempre rimasti un sogno, e del resto immagino che mi ci sarei sentita tremendamente a disagio, o li avrei resi del tutto impresentabili nel giro di mezz’ora.
Mai viste due sorelle più differenti fra loro delle nostre madri, cara ed eternamente odiata cugina: la mia ci ha allevati senza concedere il minimo spazio ai fronzoli, mentre la tua ti ha considerato fin dalla nascita una piccola principessa, e non ha mai cessato per un istante di trattarti come tale, riuscendo inoltre a trasmettere quel sentimento al resto della famiglia, perché anche per i nonni, tutto sommato, io e i miei fratelli eravamo “quei tre diavoli scatenati”, per quanto simpatici e affettuosi, ma tu sei sempre stata “quell’angioletto di Monica”, ovvero una personcina speciale e diversa da noi.
Siamo cresciute giocando molto insieme e frequentando le stesse scuole fino alla terza media, sia pure in classi diverse, condividendo quindi anche parecchi amici, ma non ci siamo mai amate: è forse possibile amare la perfezione, soprattutto quando ti viene sbandierata davanti tanto spesso come esempio da seguire? E tu eri troppo bella, troppo brava a scuola, troppo al di sopra di ogni critica per poter essere amata da me che non mi vedevo mai abbastanza carina e mi barcamenavo nella mia dignitosa media del sette, ma mi sentivo del tutto inadeguata a qualsiasi confronto.
Stavo bene con i miei fratelli, questo sì, ed ero cresciuta molto legata a loro che mi coinvolgevano in tutte le imprese tipicamente mascoline che architettavano a ogni pié sospinto, ma a partire da una certa età il loro affettuoso cameratismo, così come quello di tutta la banda di amiche e amici che frequentavamo, iniziava a non bastarmi più, perché altri pensieri e desideri arrivavano a turbarmi.
Iniziando il tempo degli amori, era scontato che tu, Monica, fossi ancora una volta al centro dell'attenzione, oggetto del desiderio di tutti i ragazzi che incontravi, poiché era impossibile pensare che qualcuno restasse insensibile alla tua bellezza, al tuo fascino e alla tua eleganza, mentre tua madre già iniziava a vagheggiare un futuro matrimonio, che naturalmente non avrebbe potuto essere che principesco, con il miglior partito disponibile...Avrebbe dovuto aspettare, tuttavia, poiché per qualche anno ti saresti dedicata con impegno a sperimentare e a scartare implacabilmente svariati pretendenti.
Non ti avevo mai amata, d'accordo, ma la mia invidia per te sarebbe rimasta a livelli controllabili se solo tu, che dalla vita avevi sempre ottenuto tutto, un giorno non ti fossi ostinata a volerti impadronire anche dell'unica cosa in quel momento preziosissima per me, il mio fidanzato, con cui mi ero presentata alla grandiosa festa per i tuoi venticinque anni: gli avevi messo gli occhi addosso dal primo istante, nonostante anche tu fossi ufficialmente impegnata, e neanche a farlo apposta lo avevi subito irretito.
E allora erano tornati utili i miei anni da maschiaccio, quelli durante i quali avevo imparato tutto, ma proprio tutto, dai miei fratelli, anche come si fa a diventare un esperto meccanico, per esempio, e non solo per truccare banalmente un motorino, ma per conoscere così bene un'auto da saperne manomettere i freni, trovandola a portata di mano parcheggiata nel box accanto a quella degli zii, con le chiavi bene in vista in un posto conosciuto della loro casa che mi era tanto familiare.
Accadde la sera dopo, mentre tornavi da una cena con alcune amiche. La telefonata arrivò a casa nostra il mattino successivo, dall'ospedale, e rispose mio padre, ne sentii da un'altra stanza la voce concitata e mi preparai ad accogliere la notizia con un viso di circostanza.
“Dio mio, Carla, ragazzi, che tragedia! Monica...”
“Cos'è accaduto?”
“Un incidente con l'auto ieri sera mentre rientrava, si è schiantata contro un muro.”
“Ed è...morta?”
“No, è in ospedale, molto grave ma sopravvivrà. Però resterà paralizzata, povero angelo, dovrà passare il resto della vita su una sedia a rotelle....Dovremo esserle tutti molto vicini!”
E così, ancora una volta e per sempre, avresti avuto tutte le attenzioni per te…che invidia.



postato da: Anna58 alle ore 22:32 | link | commenti (2)
categorie: concorsi letterari, #anna58 racconti
lunedì, 07 settembre 2009

Il mio sito

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Il sito è nato per divertimento, per gestire meglio i miei scritti e le news. potete leggere i racconti , le poesie e le recensioni. potete scrivermi una e-mail ed insulatrmi.
vi consiglio di visitare la sezione link e se siete interessati possiamo fare anche uno scambio.
aspetto le vostre visite ed i vostri commenti.
postato da: cosentinonico alle ore 12:32 | link | commenti (3)
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domenica, 06 settembre 2009

Ore 17,30 incautamente sul collo

misticanza di tempi
s'accumula rara
in attesa di catini
per un cielo vedovo
di pioggia

a sciogliersi gli indici
trafitti da straniera calura

mani frenetiche a trattenere
i capelli bagnati
senza pena il fermaglio

un ricciolo sfugge
incauto sul collo.

ore 17,30
42 gradi appena...   
postato da: nuccina1 alle ore 19:33 | link | commenti (2)
categorie: #nuccina
venerdì, 28 agosto 2009

Due appuntamenti in Lombardia con le opere del documentarista salentino Elio Scarciglia

pensieri-copertinaContinua il viaggio delle opere di Elio Scarciglia, fotografo e documentarista nato a Guagnano (Le). Ben due appuntamenti in Lombardia.

domenica 6 settembre nel prestigioso Palazzo Pestalozzi (Piazza pestalozzi) Chiavenna (So) sarà inaugurata, a cura della Pro Chiavenna e nell’ambito della festa dei Crotti, la mostra video/fotografica “Pensieri come lame d’acciaio” che potrà essere visitata tutti i giorni fino al 11 settembre dalle ore 9.00 alle ore 12.30 e dalle ore 16.00 alle ore 20.00.

copertina-claudia

Martedì 8 settembre ore 21.00 presso l’ Atelier Litos Via Venturino, 18 Como L'Associazione culturale "Litos" e l'Associazione culturale "Il senato delle donne" presentano "Claudia" un documentario che Elio Scarciglia ha dedicato a Claudia Ruggeri, grande quanto sfortunata poetessa salentina.

www.elioscarciglia.it

postato da: eliosca alle ore 10:54 | link | commenti (6)
categorie: #elio scarciglia - il salento
mercoledì, 19 agosto 2009

                     Grazie a Fernanda Pivano per tutto quello che ci

                               ha consentito di leggere e amare.

postato da: Paolomas alle ore 11:13 | link | commenti (2)
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lunedì, 17 agosto 2009

Cento per Cento




Titolo: Cento Per Cento

Autore: Sacha Naspini

Editore: Historica

Collana: Short Cuts

Pagine: 95

Prezzo: 5,00 euro






Short Cuts è un ramo importante della casa editrice Histoica. In questa collana sono presenti brevi romanzi dall’impatto forte ed immediato. Cento Per Cento è uno di questi frammenti.

L’autore, Sacha Naspini, ha raggiunto il suo scopo. Le pagine scorrono veloci per il lettore come round da tre minuti per gli spettatori di un incontro di pugilato. Ogni riga è un uppercut da assorbire e ridare immediatamente.

Una storia che piacerà agli appassionati della boxe, ma che renderà felice anche gli amanti delle comuni storie semplici.

Dino Carrisi decide per la prima volta di concedere un’intervista ad una troupe televisiva per svelare alcuni segreti riguardanti la sua tormentata esistenza. Un ex pugile famelico, figlio di immigrati italiani, due volte campione del mondo dei massimi, ora è ridotto ad essere un vecchio alcolizzato e sboccato.

La storia ben strutturata e i colpi di scena ( e ce ne saranno molti) non fanno altro che rendere il racconto ancora più intrigante.

Vale la pena prendere un’ora del nostro tempo e lasciarci andare alla lettura di questo interessante libro.

 

Domenico Cosentino

postato da: cosentinonico alle ore 16:41 | link | commenti (2)
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sabato, 15 agosto 2009

Kael

Il cielo era nero carico di nuvole ma non stava piovendo. Non ancora perlomeno. Anche il vento si stava alzando dal mare e soffiava verso la terra ferma a raffiche ritmiche che sollevavano polvere e sabbia. Sembrava che gli agenti atmosferici si stessero coalizzando in un crescendo di acida violenza. Kael Matvik chiuse la portafinestra che dava sul mare e osservò l’orizzonte senza prestargli particolare attenzione. Non sembrava una serata decisamente promettente e tra poco sarebbe arrivata Kristen.

Guardò l’ora e aggrottò la fronte. Aveva preparato una cena per due da consumarsi in salotto e sebbene non amasse particolarmente cucinare se la cavava tra i fornelli e la cosa gli dava anche una certa soddisfazione. Pensò a Kristen con una certa inquietudine. Essere padre era una condizione che non accettava con leggerezza. Avere una figlia rendeva la sua vita irrimediabilmente segnata dalle responsabilità e dal buon senso.

La tendenziale irragionevolezza e confusione degli anni giovanili era scomparsa e aveva fatto posto ad uno stile di vita tranquillo e scandito da ritmi regolari. Ma non ostante tutto non era un buon padre, non era un padre presente. Essere genitore era per lui più che altro uno stato d’animo, una strana occupazione che monopolizzava i suoi pensieri ma non il suo tempo.

In un certo senso era genitore a tutti gli effetti solo per brevi vacanze o per le feste comandate o almeno era così da dopo il doloroso divorzio dalla madre di Kristen, Liv. Quella estate si era deciso che Kristen la trascorresse da Kael e il fatto creava attese e nervosismo. Kristen era piuttosto recalcitrante a trascorrere tutto quel tempo con il padre in una specie di palafitta sul mare dove Kael si rintanava a riflettere e a scrivere ma non aveva possibilità di scelta anche se sospettava che anche il padre avesse accettato quel compromesso con un senso di irritazione.

Avere una figlia adolescente tra i piedi nei periodi di fuoco creativo quando non faceva altro che scrivere era qualcosa che lo rendeva insofferente, per non parlare del fatto che in un certo senso era un ostacolo alla sua vita sessuale. Da quando era single non si può dire che non si desse da fare o anzi peggio che considerasse la monogamia un sobrio stile di vita. Kael Matvik era pieno di donne anche se non necessariamente vivevano stabilmente con lui.

La presenza di Kristen poneva un freno al suo promiscuo stile di vita e sebbene la si potesse considerare una condizione temporanea era pur sempre un ostacolo alla sua piena libertà. Non era un uomo fedele per natura o meglio non era capace di coltivare un amore esclusivo per una donna sola alla volta né per molto tempo. Tendeva ad annoiarsi presto ed apprezzava la varietà sia intellettuale che fisica. Non che letteralmente passasse da un letto all’altro o che raccattasse donne da ogni angolo ma quello che era certo è che la sua persona e il suo stile di vita attraeva le donne come una potente calamita.

Bussarono alla porta e Kael si diresse senza fretta ad aprire. Liv e Kristen apparvero sulla soglia accompagnate dalle prime gocce di pioggia. Madre e figlia si abbracciarono poi Liv corse alla macchina e sparì oltre l’angolo della strada. Kristen diede al padre uno zainetto e le valige e lo seguì nella stanza degli ospiti dove avrebbe trascorso la vacanza. Un tuono borbottò in lontananza e Kristen si strinse nelle spalle come per farsi più piccola scomparire e non essere di disturbo. A quell’età è triste sentirsi di troppo e Kael avvertì un senso di rimorso per non risparmiare alla figlia quell’umiliante sensazione. 

Kristen era una timida ragazzina di quindici anni alta e magra con un viso imbronciato, un’intelligenza acuta e dolorosa e lunghi e lisci capelli scuri. In molte cose aveva preso da sua madre tranne forse l’amore per i libri e per la solitudine cose che aveva ereditato senza dubbio dal padre scrittore ormai a tempo pieno da quando aveva abbandonato la polizia per darsi alla carriera letteraria più remunerativa e meno pericolosa.

Si sedettero a tavola e ormai le vetrate erano rigate di pioggia. Restarono in silenzio per un po’, Kristen intenta a fissare il vuoto Kael a fissare la figlia chiedendosi come sarebbe stato averla per amica.       

postato da: Shanmei alle ore 10:38 | link | commenti (3)
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martedì, 28 luglio 2009

I vizi capitali 5

Quinta antologia dedicata ai "Vizi capitali" da Giulio Perrone Editore, e stavolta è toccato alla superbia.

La superbia 

UNA VITA DA SUPERUOMO

“Superbo” era l’aggettivo che aveva sentito utilizzare più spesso fin da bambino per definire molti dei suoi attributi fondamentali, e non, come si potrebbe pensare d’istinto, in tono negativo, ma con una buona dose d’orgoglio da parte di entrambi i genitori.
Erano considerati tali, per cominciare, il suo viso dai lineamenti aristocratici, dominati da un naso leggermente aquilino ereditato dal nonno materno militare di carriera, il portamento sempre eretto e composto fin da ragazzino, persino negli anni in cui i suoi coetanei si abbandonavano agli atteggiamenti più sbracati, e poi naturalmente buona parte dei suoi eccellenti risultati scolastici e atletici, dal momento che aveva ottenuto in dono da madre natura un corpo adeguato a praticare svariate discipline sportive.
Attorno ai venticinque anni, Giorgio si contemplava allo specchio con soddisfazione prima di uscire in compagnia degli amici, pochi e scelti con cura, perché la maggior parte degli esseri umani veniva da lui giudicata noiosa, ignorante o difficile da tollerare, oppure in attesa di incontrarsi con qualche ragazza, riguardo alle quali era se possibile ancora più critico e selettivo, sapendo che la sua Donna Ideale sarebbe dovuta essere praticamente perfetta per potergli essere compagna di vita adeguata, così che nessuna fanciulla riusciva mai a superare il secondo o terzo appuntamento.
Ma in fondo che problema c’era? Avrebbe avuto tutto il tempo di trovare una donna degna di vivere al suo fianco, ed era sicuro che il giorno in cui l’avesse finalmente incontrata sarebbe stato sufficiente poco più d’uno sguardo per riconoscerla…i numerosi tentativi andati finora a vuoto si potevano classificare come innocui passatempi, tanto che nel frattempo preferiva dedicare la maggior parte delle sue energie al lavoro, dove naturalmente non poteva che dimostrarsi il migliore.
Da ragazzino forse avrebbe desiderato fare tutt’altro che l’avvocato, carriera intrapresa al solo scopo di rilevare l’importante studio professionale appartenente alla famiglia già da due generazioni, ma sarebbe morto piuttosto che confessarlo, perciò aveva seguito l’iter giuridico col massimo profitto e si era specializzato in diritto internazionale progettando di aggiungere all’elenco di committenti abituali le grandi società aperte ai mercati esteri, poiché non nutriva dubbi sulle proprie capacità di guadagnarsi ogni tipo di potenziale cliente.
Non aveva alcuna stima dei due cugini con i quali avrebbe diviso la conduzione dello studio, ma non potendo sottrarsi alle regole familiari preferiva godersi il timore reverenziale da cui si sentiva circondato da parte dei dipendenti, il gruppetto di segretarie e un paio di praticanti appena più giovani di lui, ma dai quali lo separava quella corazza inviolabile costituita dall’essere il figlio del socio più autorevole, cosa che se possibile aumentava ulteriormente la sua supponenza.
Alla grandiosa festa organizzata per il suo trentesimo compleanno, Giorgio poteva dominare con l’immancabile sguardo altezzoso il folto gruppo d’invitati, scelto con estrema cura fra ex compagni di studi, colleghi ed amici di famiglia influenti, ed ingentilito da numerose ragazze, nessuna delle quali tuttavia riusciva a catturare per più di cinque minuti la sua attenzione.
La cosa peggiore era però un pensiero molesto nato osservando che quasi tutti gli amici presenti erano accompagnati da una fidanzata o addirittura da una moglie, e che alcune coppie erano già genitrici orgogliose di piccoli eredi momentaneamente lasciati alle cure di nonni o babysitter in occasione della festa, mentre lui, il superbo padrone di casa, conduceva un’esistenza solitaria, costellata di avventure inconsistenti.
Mario, il suo migliore amico, il compagno di scuola di cinque anni di liceo e in definitiva l’unica persona con cui Giorgio riuscisse talvolta a comportarsi con naturalezza dimenticando di indossare ogni tipo di corazza, gli si avvicinò poco prima del taglio rituale della torta.
“Come ti senti adesso? Dicono che trent’anni siano l’inizio della maturità: tu sai che li ho compiuti da quattro mesi e confesso di non aver notato la differenza, però io e Clara abbiamo deciso di compiere il grande passo, e due settimane fa abbiamo avuto la conferma che il nostro bimbo è in arrivo. Tu sei il primo a saperlo, naturalmente dopo i futuri nonni!”
Giorgio sorrise a fatica. Molto a fatica, per la verità.
“Congratulazioni…”
“Grazie! Beh, spero di incoraggiarti così a prendere una decisione seria, mi piacerebbe molto vederti finalmente accoppiato in modo stabile, e non dovresti avere problemi a trovare una compagna” osservò Mario indicando con un largo gesto della mano, e un sorriso complice stampato sul volto, le numerose ragazze che si aggiravano nel salone della festa.
Il ragionamento non faceva una grinza, ma nemmeno Mario era in grado di capire quanto fosse complicato vivere ogni giorno ai massimi livelli, e chissà se poi esisteva davvero a questo mondo qualche candidata idonea al ruolo di compagna per un uomo praticamente perfetto?

postato da: Anna58 alle ore 16:28 | link | commenti (5)
categorie: concorsi letterari, #anna58 racconti