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giovedì, 31 agosto 2006

Wallace, l’uomo che gettò nel panico Darwin

comunicato stampa 103/06 consiglio nazionale delle ricerche - Roma, 30 agosto 2006
L'uomo che gettò nel panico Darwin. La vita e le scoperte di Alfred Russel Wallace
Bollati Boringhieri, 2006
248 pagine; euro 24
 
Federico Focher dell’Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Pavia pubblica la prima monografia in italiano dedicata al naturalista vittoriano che elaborò, indipendentemente dal più celebre ‘collega’, l’idea dell’evoluzione delle specie attraverso la selezione naturale
 
Alfred Russel Wallace, naturalista vittoriano (1823-1913), è un nome ancora pressoché sconosciuto al grande pubblico, almeno nel nostro Paese. Eppure, vanta un primato straordinario: essere stato ‘l’altro uomo’ che scoprì la selezione naturale; ovverosia, colui che nel 1858 (un anno prima della pubblicazione dell’Origine delle specie!) gettò letteralmente nel panico Charles Darwin con un manoscritto nel quale sosteneva con sorprendente chiarezza e concisione l’idea, maturata indipendentemente dal ‘collega’, della trasmutazione delle specie attraverso la selezione naturale. L’uomo che gettò nel panico Darwin (Bollati Boringhieri) è proprio il titolo del libro di Federico Focher – ricercatore presso l’Istituto di Genetica Molecolare (Igm) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia – che per la prima volta raccoglie compiutamente in italiano gli scritti autobiografici, naturalistici, antropologici e sociali di Wallace. Un testo rivolto non solo e non tanto agli storici della scienza ma, più in generale, agli appassionati di letteratura scientifica e naturalistica.
“Darwin ricevette il saggio di Wallace il 18 giugno 1858”, spiega Focher. “E capì subito che in quel manoscritto era esposta una teoria identica alla sua nel nucleo essenziale delle proprie idee, considerando i punti non perfettamente consonanti nulla più che sfumature di secondaria importanza. Il fatto sostanziale era che stava per perdere la priorità dell’idea sulla quale lavorava da vent’anni!”. In preda allo smarrimento, Darwin comunque “spedì subito il manoscritto al geologo e suo amico Charles Lyell, dal quale era stato già più volte esortato a pubblicare la sua teoria sulla selezione naturale prima che qualcun altro potesse precederlo”. La soluzione adottata, onestamente, fu quella di presentare in un’opera congiunta alcuni inediti di entrambi gli studiosi, il 1° luglio. “E’ opportuno però sottolineare che la selezione naturale venne intuita da Darwin intorno al 1838, vent’anni prima di Wallace, che infatti attribuì sempre il merito maggiore all’autore dell’Origine delle specie, uscito l’anno successivo”, precisa Focher.
Al di là della vicenda, il libro rende in modo vivo e coinvolgente proprio il clima di una attività scientifica cavalleresca, eclettica (Wallace spaziò dall’entomologia all’antropologia, geologia, glaciologia, agronomia, etc.) e appassionante. Alla teoria, unì una pratica naturalistica avventurosa, fatta di ricerche condotte in ambienti ‘estremi’ e drammatici naufragi, segnata da eventi curiosi come l’‘adozione’ di un cucciolo di orango e la ‘caccia’ agli scarafaggi necessari per nutrire due pappagalli portati in Inghilterra dal Sudamerica. Un personaggio segnato da molte intuizioni ma anche ingenuità: fu un ‘ecologista’ ante litteram, un passionale socialista, un convinto spiritista, secondo il quale – aspetto che rende la sua ricerca ancor più interessante, considerato come l’evoluzionismo ancora accenda roventi polemiche culturali e confessionali – “l’evoluzione umana si inseriva in una concezione finalistica, volta alla creazione da parte di un Essere Superiore di una futura razza umana ‘perfetta’. Una visione anacronistica che finì per trascinare nell’oblio la sua opera e la sua grande personalità”, osserva Focher. Ma Wallace fu anche un uomo dotato di una coerenza e di un coraggio da eroe avventuroso, che il libro mette in grande rilievo: “Appartenente ad un’epoca e a un immaginario la cui scomparsa, probabilmente, incide nello scarso interesse dei giovani di oggi verso gli studi scientifici”, conclude l’autore.
 
postato da: giovannaco alle ore 09:59 | link | commenti (1)
categorie: scienze
domenica, 27 agosto 2006

Era classicamente ed esteticamente notte.

in effetti è notte.

ma non era la solita notte d'angoscia e disperazione. era una notte d'introspezione.

Una notte d'anima apocalittica, quindi una tipica notte da romanzo o ancora meglio da film.

Una scena illuminata con luce bluastra, una fotografia curata, ma non troppo. il senso palpabile di dissoluzione e rassegnazione. magari il vino. e sicuramente musica classica... non troppo sconosciuta, ma neanche celebre. Una strizzata d'occhio del regista per accattivarsi il pubblico più "raffinato". Un tocco "d'artista", di maestro...

E il pubblico compiaciuto per il simpatico gioco dell'autore.

  Poi il personaggio principale si sarebbe suicidato e tutti avrebbero apprezzato l'intesa carica emotiva sottolineata da quella musica tanto profonda, citazione tra l'altro d'una vecchia pellicola che solo il raffinato critico seduto nelle prime file poteva afferrare a pieno, mentre osservava con gusto il volto degli altri spettatori, conscio del proprio baluardo culturale di citazioni acute...

e la ragazza sentimentale seduta poco distante che lo scrutava con spregio, fingendo noncuranza di fronte a tanta compiacenza intellettuale, sicura di ciò che il suo cuore le sussurrava battendo flebile, e volando leggiadro sulle corde della sua sensibilità. Come poteva quel critico comprendere il dramma profondo che si svolgeva all'interno di quella lanterna magica, che era lo specchio oscuro di tutte le passioni umane e dei sentimenti e delle sofferenze ed incomprensioni...

e il ragazzo che aveva semplicemente sbagliato sala. Pensava fosse una commedia...

ma quella bottiglia d'assenzio assieme alla boccetta di laudano non promettevano bene per la salute del protagonista.

Sbadigliava, ma senza eresia... stava solo rimuginando sulla propria distrazione nel pronunciare il titolo del film... Lui voleva vedere "Giorni d'allegria"... e invece era finito in "Giorni d'amarezza".

Sbadigliava.

E sia il critico che la ragazza lo osservavano con disprezzo. Animo incolto e rozzo per l'uno e insensibile e rozzo per l'altra.

e poi c'era il narratore onniscente, che almeno sorrideva nel constatare che entrambi lo avevano trovato tanto rozzo. Avevano qualcosa in comune.

E poi c'erano le altre file di poltrone e di spiriti e osservazioni e acutezze.   

Ma questa era un'altra notte.

 

Questa era una notte che non passava. C'era un computer e internet collegava milioni i persone che battevano frenetici ed eccitati sui tasti senza dire niente.

plasmando ardite metafore e citando colti aforismi.

E poi persone che si nascondevano dietro parole di mistero prese da un film di serie b.

o magari l'intervista all'ultimo artista di turno. Quello che doveva restare aperto anche la domenica per raccontarci le sue esperienze traumatiche... rigorosamente psicologiche... che non solo ci avrebbero tenuti col fiato sospeso nella sua ultima opera, ma avrebbero aperto nuovi sconfinati orizzonti alla nostra sensibilità intellettuale.

Era tutto un ultimo libro esclusivo. un Ricordo improvviso e terrificante. Una parola mielosa carica di ricercatezza e mistero.             tutti parlavano di notti sterminate senza fine.

Come se il giorno non fosse adatto a pensare, ma solo a fuggire via... (dalla "pazza folla").

E in effetti qualcuno sembrava un pò folle.  Trovavi chi parlava in codice per enigmi, o chi raccontava la sua storia d'amante di buon vino e buona letteratura in

 

modoestremamenteoriginaleattaccandotutteleletteresenzafarcapirenienteanessuno...

 

e da qui si capiva abbastanza... 

 

erano tutti troppo originali per poter dire qualcosa. Magari anche semplice.

c'era troppo mistero per soffiare via quella polvere e vedere cosa c'era sotto.

troppe promesse di salvezza, e troppe confessioni di dannazione.

Così quello che non era mai cominciato finì senza volerlo.

 

ed io mi trovo qui a scrivere qualcosa prima di spegnere tutto...

scusate se non vi ho detto granchè. E' solo notte.

 

e dato che sembra andar di moda la citazione in pillola, mi cimento anch'io in questa raffinata arte, combatutta a colpi d'ultima memoria.

Però è una cosa amabilmente semplice e senza troppe pretese di uno che parlava poco, ma qualche volta diceva abbastanza:

Le cose peggiori:

essere a letto e non dormire

volere qualcuno che non viene

cercare di piacere e non piacere.

 

 F. Scott Fitzgerald.

 

 

 

Forse non è la tragica verità sul mondo e sulla vita... ma perlomeno è una tragica verità.

Scusate il disturbo e buona notte, dato che in effetti è proprio notte.

postato da: Helyks alle ore 23:07 | link | commenti (2)
categorie: #federico francioni racconti

Il mutamento è il processo mediante il quale il futuro invade le nostre esistenze.

Alvin Toffler

postato da: notturno15 alle ore 17:35 | link | commenti
categorie:

Infuriarsi ed eccitarsi nel combattere qualche idea è facile soprattutto quando non siamo del tutto sicuri della nostra posizione e ci sentiamo interiormente tentati di passare dalla parte dell'avversario.

Thomas Mann

 

postato da: notturno15 alle ore 11:55 | link | commenti
categorie:

passato e presente

Noi siamo prodotto del passato, e viviamo immersi nel passato, che tutt'intorno ci preme. Come muovere a nuova vita, come creare la nostra nuova azione senza uscire dal passato, senza metterci di sopra di esso? Non v'ha che una sola via d'uscita, quella del pensiero, che non rompe il rapporto col passato ma sovr'esso s'innalza idealmente e lo converte in conoscenza.

Benedetto Croce

postato da: notturno15 alle ore 09:10 | link | commenti
categorie:
sabato, 26 agosto 2006

E' quasi l'una di notte, ma non desidero andare a dormire. Siedo in salotto col televisore acceso, ma non sto guardando nulla. C'è una strana inquietudine nel cuore, un senso di attesa che non mi spiego; è come se stessi aspettando qualcuno, come se il citofono o il telefono o il cellulare dovessero suonare da un istante all'altro. E vorrei che la notte si fermasse qui. Poi ascolto e sento che ci sono cose dentro, cose che esigono la mia attenzione. Cose che pretendono di essere capite. Ci sono storie che non conoscerò mai e non avrò il tempo di imparare. Neanche le mie storie. Vorrei vivere tutte le vite e da tutte essere vissuta. Vorrei guardarmi dentro e vedere come in uno specchio i miei giorni paralleli che scorrono via. Vorrei apprendere le fiabe che non conosco: perché i sogni sono fiabe e le fiabe sono sogni sistemati in modo da poter essere raccontati e ricordati. I sogni di una intera umanità... tutto il nostro bagaglio... l'unica cosa che ci porteremo dietro quando saremo di nuovo l'unica luce che eravamo.
postato da: notturno15 alle ore 23:31 | link | commenti (1)
categorie:
venerdì, 25 agosto 2006

Il silenzio delle sirene

Percorsi di scrittura nel Novecento francese
S. Jaqueline Risset
 
Donzelli, 2006, pp. 245, € 28
www.donzelli.it
 
Nota di quarta
Il tratto più innovativo della letteratura francese del Novecento consiste nello slancio che la muove verso territori ignoti e nella sua volontà di essere forma autonoma di conoscenza. È il versante che Jaqueline Risset esplora in questo libro, tracciando i percorsi; da Mallarmé, scopritore delle eggi del linguaggio poetico, a Blanchot, teorico del rischio della scrittura, da Valéry, che medita sui limiti e su “l’altro stato” del pensiero, al Bataille de “l’esperienza interiore” e al “paradiso” di Sollers; da Proust, che indaga con gli strumenti della letteratura il “continente nero” – l’inconscio -, a Deleuze, che antepone al linguaggio “ di buona volontà” della filosofia quello “violento” della letteratura; ma anche di Joyce agli scrittori francesi che riprendono il suo monologo interiore.
Al Novecento ufficiale dei grandi protagonisti tradizionali si affianca qui un Novecento meno noto, a partire dal quale vengono portati alla luce alcuni dei nodi centrali del secolo: il surrealismo, i dibattiti su politica e scienze umane, i rapporti tra pensiero, linguaggio e letteratura negli anni Sessanta-Settanta, i nuovi modi del narrare, la reinvenzione della scrittura.
E infine, la questione della poesia: una volta superato quell’“odio” nei suoi confronti efficacemente definito da Bataille, essa va infatti riconosciuta quale unico mezzo, inammissibile oppure indispensabile, attraverso il quale raccontare le esperienze limite.
postato da: frontespizio alle ore 11:21 | link | commenti
categorie: letteratura

Esercizi di pensiero per apprendisti filosofi

Roberta De Monticelli
Bollati Boringhieri, 2006, pp. 177, € 9
www.bollatiboringhieri.it
 
dell’autore
Chiedere ragione, è la prima cosa che l’apprendista filosofo dovrebbe apprendere a fare. Là dove nessuno chiede ragione, come può la filosofia anche solo cominciare? La domanda “perché?” ci fa scoprire l’intreccio di etica e logica, su cui i filosofi si interrogano, da Platone a Husserl. Se l’etica è la logica dell’agire giusto, la logica è l’etica del pensare.
 
Nota di quarta
Con questa bella, chiara e appassionata introduzione alla filosofia, Roberta De Ponticelli avvicina i lettori allo studio dei filosofi e alla pratica del pensiero critico, partendo dalla domanda fondamentale “perché?”, e aiuta a capire l’intreccio che esiste tra etica e logica attraverso alcune delle grandi avventure della mente contemporanea, della nuova consapevolezza logica del linguaggio alle profondità della riflessione sul male. Sono esercizi contro il pregiudizio che oppone l’“anima” all’“esattezza” (con tutto svantaggio dell’anima, che l’imprecisione non nutre ma al contrario inaridisce).
postato da: frontespizio alle ore 11:19 | link | commenti
categorie: filosofia

Origini e forme del mito greco

titolo originale: Untersuchungen uber den grechischen Mythos
di Paula Philippson
Bollati Boringhieri, 2006, pp. 265, € 25
www.bollatiboringhieri.it