Libri&dintorni

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sabato, 30 settembre 2006

Notte Bianca in libreria

30 settembre 2006
 
ore 18.30
TranSonanze
Il Beat in Italia
La storia del Beat in Italia: il boom economico degli anni ‘60, l’evoluzione dell’industria discografica, movimenti giovanili, nuove riviste e trasmissioni radio; l’esperienza del Piper Club, luogo di aggregazione, di performance artistiche di vario tipo, di superamento delle differenze sociali. I complessi del beat, dall’imitazione all’originalità. I movimenti alternativi come i Provos.

Durante il primo incontro sarà presente il giornalista Vincenzo Merola, esperto di cultura beat e direttore della rivista Vintage!
 
Libri consigliati
BEAT ITALIANO
Dai capelloni a Bandiera Gialla
Tiziano Tarli
Castelvecchi Editore 2005

PIPER CLUB
Storia Mito Canzoni
A cura di Mario Bonanno e Giancarlo Bornigia
Bastogi Editore 2005

BEAT E MONDO BEAT
Chi sono i beats, i provos, i capelloni
Matteo Guarnaccia
Stampa Alternativa 2005

UNA GENERAZIONE PIENA DI COMPLESSI
Miti e meteore del beat italiano
Claudio Pescetelli
Editrice Zona 2006
 
Ore 21.00
Guido Bresaola e i Battitori
Musiche e performance artistiche
 
Ore 22.00
Vocidentro films – Vocidentro Night
Una notte di corti – dal racconto al cortometraggio
 
postato da: frontespizio alle ore 20:47 | link | commenti
categorie:
venerdì, 29 settembre 2006

Notte Bianca - programma ottobre

cari amici,
siamo lieti di annunciarvi che anche la libreria Libri e Dintorni parteciperà alla seconda edizione della Notte Bianca di Campobasso.
 
In programma il primo incontro del progetto TranSonanzea cura di Donato Zoppo; Vocidentro Night, proiezione di cortometraggi a cura del regista Umberto Rinaldi & Vocidentro team; un’esibizione di Guido Bresaolae i battitori.
La rassegna avrà inizio alle ore 18.30 e si svolgerà per tutta la notte nei locali della libreria (via Cannavina 19/21).
 
 
I nostri appuntamenti proseguiranno per tutto il mese di ottobre secondo il seguente calendario:
TranSonanze
letteratura musicale tra pop, rock e canzone
a cura di Donato Zoppo
 
un ciclo di cinque incontri a cadenza settimanale, con l’obiettivo di introdurre interessanti argomenti di carattere musicale: la storia della musica in Italia (beat, rock e canzone), il rapporto con altre forme d’arte (il progressive-rock e la psichedelia), i diversi linguaggi musicali (l’opera rock, la colonna sonora, la multimedialità), attraverso l’ascolto guidato di brani musicali e la presentazione di alcuni libri selezionati (biennio 2005-2006).
 
sabato 30 settembre ore 18.30 Il beat in italia
venerdì 6 ottobre ore 18.30 Gli anni '70 e il progressive-rock
venerdì 13 ottobre ore 18.30 Il mondo dei cantautori
venerdì 20 ottobre ore 18.30 Il rock internazionale
venerdì 27 ottobre ore 18.30 Il passato e il futuro
 
 
Brevi Passaggi Letterari
di Federico Francioni e Paolo Massari
sabato 7 Ottobre, ore 21.00
sabato 14 Ottobre, ore 21.00
 
 
IL COSMOPOLITA
rivista a fumetti presentata da
Giancarlo Mancini, Domenico Cornacchione, Antonio Saliola
sabato 21 ottobre, ore 18.00
 
 
Iole Novelli – Poesie e racconti
Luciano Mastrocola – Prima della fine e altri racconti
sabato 28 ottobre, ore 21.00
 
  
Depliant e locandinain PDF su “Foto recenti”
postato da: frontespizio alle ore 16:48 | link | commenti (1)
categorie: @eventi

Piccoli libri per grandi lettori

Fahrenheit inaugura un nuovo spazio quotidiano dedicato alle letture dei bambini e degli adolescenti. Durante tutta la settimana, ascolteremo i consigli di lettura di un esperto, oppure le voci degli autori e degli illustratori dei libri per l'infanzia, o ancora, sara' uno scrittore a suggerirci il suo titolo scelto per l'avvio alla lettura dei piccoli. Se vuoi aiutarci con un suggerimento, con l'indicazione di una libreria o di una biblioteca specializzata, suggerendoci un titolo o raccontandoci quale e' stato il tuo primo libro, scrivici.

Anche la Caccia al Libro si dedichera' ai libri per l'infanzia introvabili, che si possono gia' segnalare sul sito.

A presto, dunque, e grazie.

Redazione Fahre

 

postato da: frontespizio alle ore 09:34 | link | commenti
categorie: @eventi
martedì, 26 settembre 2006

Josè Saramago: la libertà oggi è una cravatta

La Stampa, 19 settembre 2006
Intervista di Renato Rizzo.
 
A quasi 84 anni uno come lui che ha il “comunismo negli ormoni” non ha smesso di sognare la rivoluzione. In un mondo in cui “non c’è democrazia” e tutto è in mano ai Poteri Forti che condizionano la vita partendo dalle grandi scelte etiche per finire ai particolari estetici del look. José Saramago mostra, sorridendo ma non troppo , un simbolo della sua protesta: la cravatta. “Qualcuno dice che vesto sempre in modo troppo formale. Bene, continuare a indossare questa, oggi, è un’affermazione personale, un modo per rivendicare la libertà di scelta”. Invitato al Premio Grinzane, stasera a Palazzo Reale terrà una lezione magistrale su “Difesa ed elogio di Cassandra”, nella quale disegnerà i contorni d’un incubo planetario sul degrado umano, sulle violenze, sui soprusi in una società che preferisce non confrontarsi con la durezza dei fatti e baloccarsi con la futilità”.
Chi è Cassandra, oggi? Chi è il profeta inascoltato che urla alla luna i suoi vaticini?
“Il mondo è pieno di Cassandre. Noi siamo trascinati da una corrente che ci porterà in chissà quale sprofondo, eppure abbiamo dati scientifici e ricerche sociologiche attendibili, possiamo contare su giornali e radio e tv che c’informano; conosciamo tutto, ma non c’importa nulla. Siamo soffocati dall’apatia. E questo ha parecchio a che vedere con la storia dell’ipotetica democrazia nella quale viviamo”.
Perché ipotetica?
“Perché le democrazie di cui tanto ci riempiamo la bocca in realtà non esistono. Non c’è al mondo nulla che possa essere chiamato con questo nome. Prendiamo l’Italia, prima c’era Berlusconi, adesso c’è Prodi. È cambiato qualcosa? Secondo me, no. A comandare qui come altrove, sono sempre istituzioni che di democratico non hanno nulla: il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, le multinazionali farmaceutiche, le fabbriche d’armi e via elencando. I governi, oggi sono i commissari politici del potere economico”.
Cassandra-Saramago ha una ricetta?
“Certamente no. Anni fa, comunque, ho scritto il Saggio sulla lucidità. Lì teorizzo che esiste un unico mezzo per indurre i governanti a riflettere sul proprio ruolo; che tutti gli elettori votino scheda bianca. Il secolo che si è aperto è cruciale: o assisteremo al trionfo dei diritti umani o dovremo accompagnarli al cimitero. È un compito che spetta a noi, bianchi, belli, intelligenti, che studiamo, che seguiamo la moda e ci consideriamo “la crema”. Abito alle Canarie: il braccio di mare che separa queste isole dall’Africa è seminato di emigranti che non ce l’hanno fatta, naufraghi dalla pelle scura”.
Diritti umani estesi a ogni cittadino del pianeta: suona, purtroppo, come un’utopia, quasi uno di quei suoi libri che ruotano sul “senso dell’impossibile”. Nel mondo della cecità e dell’egoismo che ha appena disegnato quale può essere il ruolo della religione?
“Nessuno. Il teologo tedesco Hans Kung – non io, ateo, - ha scritto che le religioni non sono fatte per avvicinare gli uomini. Chi ha fede si rifugia in esse cercando una risposta alla paura della morte. Inventa la trascendenza per accettare l’ineluttabilità che una volta chiusi gli occhi non ci sta più nulla. Un’astrofisica ha scritto una frase che mi sembra perfetta, “l’idrogeno è un gas leggero e inodore che, con un tempo sufficiente, si trasforma in un “essere umano”. La gente non vuol rassegnarsi a essere un pizzico di gas. Smanie d’eternità. A me questa parola, eternità, fa paura:ma si può immaginare di stare per sempre a osservare il volto di Dio? E, poi, appunto, un mondo senza religione sarebbe certo più pacifico”.
Pensa alle polemiche dopo le parole pronunciate da Benedetto XVI a Ratisbona?
“I fatti. Il Papa ha fatto un discorso che qualcuno, certo, ha scritto. Se è stata opera di un collaboratore e lui non l’ha letto, si è dimostrato imprudente. Se lo ha letto e non ha colto quel passaggio, ancora peggio. Adesso si dice che la frase contestata si riferiva a cose accadute nel XIV secolo; personalmente credo che dovrebbero importare di più di quelle che accadono nel XXI”:
E la letteratura? Che cosa pensa un Nobel che tra una ventina di giorni ripubblicherà per Einaudi “Di questo e mondo e degli altri”, un’antologia delle sue cronache scritte negli anni Sessanta e che, proprio oggi, ha accettato la sfida di presiedere il nuovo Grinzane Lisbona aperto agli scrittori di lingua portoghese? Ci salveranno i libri?
“Oggi certo la letteratura, invece di essere un luogo dove si dibattono problemi, è solo una Coca-Cola da bere in fretta. Gli autori si sentono soddisfatti con poco, i lettori pure. Io, per quanto mi riguarda, alla Coca-Cola preferisco i Saggi di Montagne. Ma mi piace, nonostante tutto, credere nel domani costruito dalle mani e dallo spirito degli uomini. Lo consiglio sempre ai giovani di fronte a una biblioteca non dite mai: guarda questi libri, ma guarda quante persone”.
postato da: frontespizio alle ore 12:25 | link | commenti (3)
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domenica, 24 settembre 2006

APPUNTI DEL GIORNO 

 

QUAL E’ LO SCOPO DELLA MIA VITA, OGGI?

                                                                                                       Paolo Massari

 

Ogni essere umano ha uno scopo nella vita, un obiettivo immediato da centrare. Ogni giorno sappiamo di aver qualcosa di importante da fare. C’è qualcuno che oggi ha sadicamente centrato il suo obiettivo nella morte, nelle lacrime. In questa interminabile domenica di settembre ho visto il mio cane morto,  avvelenato, con una pompa per innaffiare annodata intorno al suo muso. Il giardino era pieno di persone. E mi sono accorto d’un tratto del silenzio che avevano lasciato andando via. Nello stesso istante l’aveva pensato anche la padrona di casa, quella che più di tutti si prendeva cura del cane di quartiere. L’ho capito da come mi ha guardato. Il silenzio, così rumoroso e assordante della stanza come svuotata che affaccia sul giardino, ci diceva che non c’era niente da fare.  Stavolta non ce l’abbiamo fatta. Ho davanti ai miei occhi quell’immagine terrificante.

Passiamo ora al “disegnatore”, alla mente malata che è riuscita ad arrivare a tanto.

Che farà il nostro “assassino” ? Le virgolette forse sono superflue. Il prossimo obiettivo? Qual è? Lavare la macchina? Studiare un’offerta più vantaggiosa per la tv satellitare ? Impietosirsi per una tragedia dell’umanità lontana dall’immediato ? Come impegnerà la sua esistenza un essere del genere?

Oggi è il suo gran giorno. Tante persone si sono riversate in un piccolo e tranquillo giardino per il suo gesto, hanno pianto per “merito” suo, lasciato le loro occupazioni. In questa domenica nessuno ha cucinato, pranzato bene, in tutte le cucine si è parlato dello stesso argomento. Nessuno ha “perseguito” lo scopo/obiettivo della sua giornata.

C’era una sintonia particolare con Aragorn, o Brandy, come lo chiamavano. E’ difficile spiegarlo. Tra le persone accade di rado. Il contatto affettivo che c’era con Aragorn non mancava un giorno. Non c’è mai stata una luna storta. Provavo gioia. Era magia la contentezza, lo scodinzolio di quel cane ogni volta che ti vedeva. E quando mi correva teneramente incontro mi scrollava di dosso ogni preoccupazione, ogni angoscia, senza che nemmeno io me ne rendessi conto.

Questa giornata non sembra terminare. L’ho vissuta tra grida e silenzi e le stesse parole ripetute spasmodicamente cento, mille volte per ricostruire le dinamiche del tutto. Spero che questa persona cerchi altri obiettivi. Lo scrivo e non ci credo nemmeno io. So che non cambierà nulla, che oggi abbiamo sprecato fiato. Chiedo perdono per il mio pessimismo , ma almeno posso dire che non è di circostanza. Forse tra qualche giorno diventerà solo un ricordo amaro, per un po’ sarà una ferita  aperta. Tutti torneranno alle loro occupazioni, alle piccole grandi “imprese” di sempre. Oggi ho potuto ricordare a me stesso che c’è chi vive senza amore. E non è apocalittico come sembra.

postato da: Paolomas alle ore 23:20 | link | commenti (1)
categorie: #paolo massari racconti
giovedì, 21 settembre 2006

Premiata Forneria Marconi

Momenti Rock
Saggi, biografie, riflessioni, diari per approfondire storie e leggende del rock
collana diretta da Ezio Guaitamacchi presenta:
 
Premiata Forneria Marconi
1971-2006: 35 anni di rock immaginifico
Momenti Rock - Editori Riuniti, 2006

di Donato Zoppo
 
Ne ha fatta di strada in 34 anni la Premiata Forneria Marconi, meglio nota come PFM, sigla suggerita da Greg Lake e Pete Sinfield affinché il pubblico straniero potesse capire meglio quello strano e lungo nome. PFM è stata la prima rock band italiana ad avere successo e visibilità internazionale: merito di una straordinaria discografia all'insegna del progressive-rock e di un'inimitabile tecnica che ha portato il gruppo tra i più capaci rock-performer degli anni '70.
 
Nati come Quelli, complesso beat attivo in studio con Mina, Battisti, De André e tanti altri, nel 1970 diventano Premiata Forneria Marconi, pionieri italiani del progressive-rock con dischi storici come Storia di un minuto (1972) e Per un amico (1972), grandi successi di pubblico e critica. King Crimson, Emerson Lake and Palmer, Genesis e Yes trionfano con un nuovo rock che unisce classica e jazz, folk ed elettronica; in Italia ci provano Orme, Banco e Area, la PFM riesce a sventolare il tricolore all'estero. È un nuovo sound che parla italiano dopo gli anni dell'appiattimento beat: tra tarantelle rock, citazioni rossiniane e grandi improvvisazioni la band scala le classifiche.
 
Con l'avvento di cantautori, punk e disco-music la musica comincia a richiedere semplicità e immediatezza: PFM nel 1979 è con Fabrizio De André in una tournée che fa epoca. Dopo il fortunato tour volta pagina e inventa il rock italiano di Suonare Suonare, inaugurando gli anni '80 fino alla sosta nel 1987. PFM è un modo di vivere la musica, difficile starne lontani: 10 anni dopo si riforma, pubblica Ulisse (1997) Serendipity (2000) riprende i concerti, la miglior forma di espressione per la grande live-band.
 
Il libro analizza la storia della PFM attraverso i suoi dischi, viaggiando in trent'anni di musica italiana: le origini beat, l'epoca d'oro del progressive anni '70, il rock anni '80 e il ritorno in studio e dal vivo negli anni '90, fino al degno coronamento di una lunga carriera con lÂ’opera rock Dracula (2005).
Prefazioni di Mauro Pagani, Vincenzo Incenzo e Greg Lake, ampia bibliografia e discografia.
  
Indice:
 
Introduzione
(a cura dell'autore)
 
Prefazioni:
Il fiume vorticoso della musica - Mauro Pagani
Viaggio con la PFM da Itaca alla Transilvania - Vincenzo Incenzo
La mia prima volta con la PFM - Greg Lake
 
Parte prima:
Le origini e l'epopea del rock progressivo fino al riflusso
(I Quelli - Storia di un minuto - Per un amico - Photos Of Ghosts - L'isola di niente - The World Became The World - Live in USA/Cook - Chocolate Kings - Jet Lag - Passpartù)
 
Parte seconda:
La fine di un'epoca e la nascita del rock italiano
(De André & PFM in concerto - Suonare suonare - Come ti va in riva alla città - PerForMance - PFM? PFM! - Miss Baker)
 
Parte terza:
Il ritorno al prog e il futuro
(10 anni live - Ulisse - www.pfmpfm.it (Il best) - Serendipity - Live in Japan 2002 -
Piazza del campo - Dracula Opera Rock)
 
Appendice:
Discografia, bibliografia, sitografia
 
 DONATO ZOPPO (Salerno, 1975) scrive per Le Vie Della Musica (pagina di cultura musicale del Sannio Quotidiano), Wonderous Stories e L'Idea. È fondatore della rivista Musica Rechèrche e coordinatore del progetto TranSonanze. Ha curato con Riccardo Storti e Paolo Carnelli la guida Racconti a 33 giri (2003). È autore di racconti zen come Sulle alture del Buddha e Stop Over Bombay (secondo al Premio Freequency - MEI 2005). Recita nei cortometraggi del progetto Vocidentro e collabora con la band Carovana Eterea Malaavia.
 
Andare per andare Blog di informazioni e news sul libro:
http://andareperandare.splinder.com
 
Tabacchi e Tarocchi  Donato Zoppo blog:
http://tabacchietarocchi.splinder.com
 
Momenti Rock:
http://www.jamonline.it
postato da: giovannaco alle ore 09:12 | link | commenti
categorie: musica, @eventi
mercoledì, 20 settembre 2006

- Ideogramma troppo breve -

Mentre camminava pensava al passato. Che avrebbe fatto domani?

Rappresentazioni di ricordi.
 
Una bottiglia d’acqua sul tavolo. Un’etichetta su cui non è scritto “acqua”, ma la marca.
Nient’altro.
 
Come scrivere, senza parole?  
 
Rappresentazione di fiori secchi. Erano dappertutto tranne che nel vaso.
 
Camminava e se la vide davanti. Fu una sorpresa, ma affatto piacevole.
 
Si fermarono insieme. Entrò nella condizione psicologica di: Conversazione improvvisa.
 
Non era così semplice. All’improvviso aveva altro per la mente.
 
Diario del giorno precedente :
 
Incontro ad un caffè. Si possono osservare i tipici caratteri psicologici locali.
Lui, direttore d’un giornale scherza col fotografo locale. La professoressa del liceo apprezza i loro ragionamenti citando Manzoni.
Loro sorridono. Si passa alla politica.
Riferimenti a persone ed eventi in modo misterioso. Paura che qualcuno possa sentirli. Si dice a bassa “lo sai che è successo l’altro giorno” voce… Racconto d’indignazione morale.
Dopo aver parlato si giunge alla conclusione comune : colpa della televisione.
La professoressa di liceo annuisce cercando tra le tasche da salotto un passo di Dante adatto alla situazione.
Si continua a parlare. Poi un cellulare squilla.
 
All’improvviso torna in mente il giorno precedente :
 
Pomeriggio al mare. Seduto su uno scoglio. Nuvole.
Qualcosa si muove nell’acqua, indistinto. Vento.
 
Una Donna e un Uomo nell’acqua.
 
Esperienza reale: Lui le parla di taoismo. Le parla della felicità. Spiega cos’è l’acqua, cos’è il mare.
 
“la sua profondità è incommensurabile. La sua forza domina chiunque vi si immerga”
 
lei annuisce. Sorride.
 
“cerchiamo di navigarlo con le nostre arti ” Sorride, arguto“ ma non possiamo reggere il confronto con la sua vastità” ride delicatamente, per paura di disturbare le onde forse.
 
Li vedo allontanarsi lentamente, mentre lui continua a parlare, ansioso di riconoscimenti.
I suoni delle sue parole diminuiscono fino a diventare rumore d’oceano. Mi resta impresso il sorriso di lei. Spento. Ansioso di arrivare alla fine del gioco. E dormire. Per ricominciare daccapo.  
 
Pausa.
 
E’ di nuovo in strada. Nel presente. Entra nella condizione psicologica di: Conversazione Improvvisa e si libera di ogni improvviso giorno precedente.
 
Oh. Ciao. Come va?
 
Lei è una lei. Lei è stata anche una lei, una lei importante.
Adesso è solo una lei che si preferirebbe aggirare.
 
Lui è ruvido, non freddo. Non ci riesce.
Si appiglia a qualunque cosa gli ricordi un carattere risoluto. Un atteggiamento contenuto. Magari noioso. Meglio che pensi male.
 
Lei gli racconta di una bottiglia di birra. Poi di gite al mare con amici.
 
Tu che hai fatto, invece?
 
Imbarazzante domanda. La risposta più semplice sarebbe Niente.
 
Niente è una parola troppo difficile. Niente è per idealisti. Niente è anche per chi vuole starsene per fatti suoi. Niente, ma se tu potessi vedere i miei occhi ti racconterei quello che ho visto.
Niente che è un potenziale di molto, forse non tutto. Ma capiresti?
Niente è un soffio di paura, e una necessità. Ma Niente è Niente.
 
Niente è come questa scrittura, priva di parole.
 
Rispondo: Niente… niente di che.
 
Lei sorride. Così va bene. Sarebbe inutile.
 
“ho letto un sacco di libri, sai. Come mi avevi detto di fare”
 
io non l’avevo mai detto. Le avevo detto solo di crescere.
 
A questo punto comincia a lanciarmi addosso concetti di libertà e bellezza, che io non ho mai capito. Me li scaglia contro con un certo disprezzo. Mi dimostra l’inutilità del mio Niente senza impegno. Mi dice chiaramente che senza MESSAGGIO non sono Niente, glielo leggo tra le parole.
 
Cerco di discolparmi. Io non sono nessuno, perché non vuoi accettarlo?
 
Poi mi chiede se ho letto ( “L’ultimo Best-sellers”)… le rispondo che mi ha quasi cambiato la vita.
 
Se ne va via entusiasta. 
 
Quanto possiamo ancora continuare a mentire in questo modo?

a questa domanda ricordo le parole di qualcuno :
 
“Capita che poi questi libri vendono tante copie, e magari leggendoli ti viene anche voglia di leggere altro. Ti spronano a leggere e ti danno l’amore e l’entusiasmo per i libri e la lettura.
Per me è un emozione ogni volta che inizio un nuovo libro, comincio a immaginarmi i personaggi, le azioni, come se fosse un film. Poi adoro i thriller, gli horror, gli action... (rigorosamente in inglese)… e i romanzi d’introspezione, i romanzi d’amore. Adoro le storie romantiche tra un uomo e una donna (non capisco perché lo sottolinei così palesemente).
Infatti io ho cominciato a leggere best sellers e poi sono diventato un “lettore professionista” (qui in effetti non capisco cosa voglia dire).
 
Mi rispondo da solo :
 
A lungo.
 
Riprese a camminare frammentando innumerevoli passati pieni di senso diverso.
La domanda appariva più inquietante : Cosa sarebbe successo domani?
 
ma nell’immediato adesso : sterile angoscia da assenza di senso. anche di scrittura.
 
Bisognava rimettere apposto i frammenti di periodi. Aggiustare le esperienze.
 
Rappresentazione di ricordi, ma spesso rimaneva solo la cicatrice d’incontri e volti.
 
più piani sequenza si dissolvevano tra loro, sovrapposti l’uno sull’altro costruendo rappresentazioni incomprensibili e caotiche.
 
Elementi progressivi di coscienza si facevano strada.
 
 
. ad un certo punto .     finì tutto.           .gli sembrò un’inutile forzatura.
 
            pensò solo una cosa : come poter scrivere, senza parole?
postato da: Helyks alle ore 17:56 | link | commenti (1)
categorie: #federico francioni racconti
martedì, 19 settembre 2006

IL DISAGIO DI JAMES STEWART PER I SOFÀ

di Luciano Mastrocola

È stato nell’attimo in cui vidi James Stewart provare un disagio incomprensibile nel sistemarsi su un sofà di un ristorante a Casablanca, che impugnai il telefono deciso. Non mi era permesso sbagliare un solo numero sulla tastiera. Avrei chinato il capo come in penitenza, per ascoltare una voce impartire istruzioni, cancellando il finale di un film di cui conoscevo tutte le battute, costretto al silenzio durante la conversazione. Sarebbe bastato ascoltare.
A Napoli ero stato una volta sola, da bambino, in gita scolastica. Ricordo lo sterminato mare chiuso tra due bracci di terra e un caldo sole nascondersi dietro un monte fertile di lava incandescente. Gente frenetica camminava lungo strade e vicoli, il mistero di una comunicazione fatta con un linguaggio diverso dal mio, associato a una gestualità inusuale. Mi attendeva un lungo viaggio di notte, magari qualcuno da caricare durante il percorso.
Fosse stato per Anna a questo non sarei mai arrivato. Oggi sarei nella condizione di dover cambiare pannolini o il modello dell’utilitaria più adatta a una famiglia che pianifica il tempo in relazione alle esigenze di una serena quotidianità.
Fosse stato per Anna non avrei mai permesso, al fautore di tutto quello che presto dovrà compiersi, di varcare la porta dell’ufficio contabile della banca in cui lavoro.
Ripulire una tipografia di dollari falsi provenienti dalle Filippine e, con un’azione fulminea, sostituirli con banconote vere, ai danni di una leale amicizia che mi legava al capo dell’istituto di vigilanza incaricato della scorta valori; venerdì sera, quando saremo in pochi e l’innocente confidenza riposta nel cuore muterà in falsità.
Un colpo senza armi, da eseguire esclusivamente con astuzia e inganno.
Il biglietto per Berna era compreso nel prezzo pagato in origine, insieme a una valigia vuota di saluti e vestiario, da sei giorni spalancata su un letto che non assolve più la sua naturale funzione di giaciglio.
Potessi ancora scegliere, imiterei James Stewart: nessuna parola alla polizia, deciso ad arrivare sino in fondo da solo. Ma a lui mi accomunano solo due cose: l’altezza e quello strampalato, incomprensibile, sistemarsi su un sofà.

postato da: frontespizio alle ore 18:30 | link | commenti (3)
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giovedì, 14 settembre 2006

Rivenditore di illusioni

                             -prezzi modici-

                                                                                     Paolo Massari

 

I tempi delle piccole botteghe, dei forni e dei calzolai sono finiti. Le nuove generazioni conoscono appena “il mondo di allora”. E’ come trovarsi nel futuro, nelle vignette con le macchine che volano.  Ora volano davvero, quel futuro anteriore è come tornato indietro per diventare presente. Tra un po’ tornerà indietro per diventare passato. Tutto è di alluminio. Sembra poco comunicativo, distaccato. Alluminio. In quella città dove la storia arriva sempre in ritardo, ci sono ancora delle piccole isole dove ancora non dominano i grattacieli. Quella lunga strada, larga e senza alberi, sembra una fotografia del passato, dei lontani primi anni del duemila e del bluff del millennium bag. All’epoca in quella via trafficata, c’erano tutte le piccole certezze  materiali che avrebbero tranquillizzato gli animi di quei provinciali affrettati. C’erano la libreria, il negozio di fiori, il tabacchi per gli amanti della nicotina, la lavanderia, il macellaio di fiducia per placare gli istinti di cannibalismo e tanto altro ancora. Oggi sembra uscita da un film di guerra, da uno degli ultimi fotogrammi, che mostra il silenzio della città distrutta dalle bombe e straziata dall’odio. Non è andata proprio così. Un nuovo fenomeno estivo. Quella strada, quei grandi palazzi ammucchiati , sono stati abbandonati come i cani per cui non c’è posto durante le vacanze d’estate. Tutti ora hanno case nuove, belle. Sono stati aiutati dai mutui e dalle sovvenzioni statali.

C’è una piccola luce, che spicca in quel luogo senza più anime. Hanno spento tutti i lampioni, non servono più. Almeno le stelle si vedono bene, anche se non le guarda nessuno.

Prima lì c’era un piccolo emporio. L’insegna di adesso “recita” timida “rivenditore di illusioni – prezzi modici”.  Il commerciante ha pensato a qualcosa che ancora non veniva in mente a nessuno. La gente va da lui per ascoltare quello che vuole sentirsi dire. Tutto, per una modica somma.  Il primo cliente era un giovane signore che passava sempre di là, perché il suo sogno era di costruire dei grattacieli nella “via fantasma”. Purtroppo era un imprenditore fallito. Quell’ormai lontano e piovoso giovedì di settembre si sentì dire che sarebbe diventato l’uomo più ricco del mondo. La voce si sparse e all’insolito negozio cominciarono ad andare tutte le persone che avevano trovato  le comodità e perso le ambizioni. Il compito di quel rivenditore era farle rinascere. Oramai bisognava andare lì per prenotazione, specialmente se il discorso doveva essere importante, così Valerio avrebbe buttato giù qualche idea. La sua attività cominciava ad andare davvero bene. Le multinazionali gli facevano grosse offerte, che lui rifiutava sempre. Sarebbe stato un paradosso altrimenti. Lui voleva solo far star meglio le persone, che soffocate dalla routine avevano dimenticato chi erano davvero, o almeno chi volevano essere. Una sera però si sentì davvero insoddisfatto e triste. Così, chiese a uno dei suoi clienti più fedeli, se anziché pagarlo avesse potuto dargli qualche piccola illusione. A quella domanda il cliente restò stupefatto. Perché mai avrebbe dovuto, non si trattava mica di solidarietà! Gli disse anche che per lui era meglio non iniziare, perché quelle illusioni, quei bei discorsi costruiti con tanta cura, non l’avrebbero lasciato più. Creavano un’elevata dipendenza. A volte, aumentavano addirittura la tristezza, quando ci si rendeva conto che non servivano a niente. Era superfluo che s’aggiungeva al superfluo. Valerio si sentì in colpa, falso come i sorrisi delle pubblicità dei dentifrici. Le odiava. Non voleva aumentare l’insoddisfazione delle persone. Sperava che un giorno avrebbe potuto fare davvero quei discorsi, quando tutti sarebbero diventati come volevano essere e si sarebbero sentiti come si volevano sentire. La bottega chiuse, anche lei come le altre, arresa al suo destino. “I dipendenti” si sentivano persi. Li aveva lasciati per non ferirli ancora. Chissà se un giorno aprirà un negozio di verità. Forse in un grattacielo. Per il momento sui pullman che volano passano le pubblicità dei dentifrici.

postato da: Paolomas alle ore 21:22 | link | commenti (3)
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martedì, 12 settembre 2006

Il sonno degli ulivi sul mare

caterina sottile

Il sole scivola piano, rosso sfuggente sui mucchi gialli delle ginestre titubanti. L'aria di mare lo aiuta a sedersi, come un contadino stanco, sulla spiaggia e sul porto, odoranti di pesci e gasolio, di cemento e di corde, di reti bagnate.
La macchia mediterranea è merce rubata all'autostrada che passa da Termoli per non andare mai. Oppure per andare troppo presto o troppo tardi, a seconda del nome con cui si battezza l'odore di sabbia che s'allontana. Talvolta si chiama nostalgia, talvolta liberazione, talvolta nulla.
L'odore di barche del Molise di mare si insinua nel moto stizzoso delle auto al semaforo sempre rosso delle estati termolesi.
Oltre la seduzione delle ombre impregnate d'acqua salata e petrolio, un paesaggio che si spande come colla sul legno e su cui si tengono immobili gli ulivi pazienti della campagna dei Sanniti e dei distratti giocolieri di automobili. I colori e i profumi ammiccano fra loro e si corrompono con l'innaturale caos con cui gli odori inconciliabili delle indecisioni diventano appariscente inconsistenza. Armonia di trilli e di squilli, di tempeste estranee che non raggiungono mai l'orizzonte oltre i treni che si arrampicano sui tetti di Rio Vivo.
Ma l'uva s'irradia fra le nuvole a cavallo del libeccio e il velluto del sole sui rami secchi delle dune assorbe il cielo d'agosto.
Ed è fragranza di antico e potenza di tronchi contorti che sanno di fame appagata, di fluttuare dorato e morbido di torrenti che allagano il pane di questo millennio.
Il mare di Termoli sa di argento d'ulivi imperiosi e di giallo oleoso e di verde deluso dallo sguardo dei ciechi. E sa di azzurro; sa di succo d'uva e di agre di pampini scrocchianti tra le dita; sa di nodose viti inattese e di ruvida eternità.
L'imberbe Adriatico, tra le dune senza respiro, è  paziente, adolescente solitario che ascolta le auto che non vanno e che non sanno.
Arretra e avanza, blu come l'inchiostro caduto per caso sul marmo d'una piazza vuota.
Immanente, schiumoso puledro, ancora troppo giovane per voler morire di noia. Mediterraneo che non è più e che ha perso il profumo d'Africa. E nitrisce, scalpitando fra gli improbabili scogli armati ma friabili, mordendo piano, come zuccherino dopo una corsa, la terra persa nella battaglia contro l'inerzia.
postato da: tintarella1 alle ore 00:01 | link | commenti (2)
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lunedì, 11 settembre 2006

Bisognava fermarsi e organizzare tutto.
Ora era fermo.             Riflettere, pensare. Elaborare.
Costruire lentamente la struttura della sua esistenza.
 
Ora era fermo. E sarebbe rimasto fermo. Le sensazioni avevano la meglio.
Le foglie illuminate dalla luce. La luce fredda, prima che il tramonto avesse inizio.
La luce rassicurante, la luce da the. 
E immancabilmente c’era anche il gatto, che vagava nella stanza in cerca di cibo.
A caccia di scatolette chiuse in credenze.
 
Sentiva all’improvviso il rumore del mare.
 
Ma non c’era nessun mare lì intorno.
 
Provò una sensazione simile all’addormentarsi. All’attimo di consapevolezza che svanisce prima del sonno. Un mancamento consapevole. Poi si riprese, silenzio.
 
Quel rumore era così affascinante da ipnotizzarlo. Vedeva onde. Rocce.
Spense la televisione. Il rumore svanì.
 
Continuava a guardarsi attorno, stordito.
 
Il senso di disprezzo… il tempo gli scorreva addosso.
 
Non era noia, non era solitudine. Forse era stanchezza.
 
Stava per…
 
Ma lasciò andare.

Era un atto consapevole, stavolta : lasciare andare.
Non era pigrizia o distrazione.
Stava lasciando andare. Dove? E cosa?
Ma lasciava andare.
Questo era il punto fermo da cui ricominciare.
 
Lasciare andare le immagini.
 
Comincia a piovere. Sta già piovendo.
Pioggia contro i vetri dell’appartamento. Il romantico appartamento che dà sulla strada principale. Dove la gente, le persone camminano. Si parlano, sorridono. Il mondo insegue i suoi impegni.
 
Piove sui vetri. Le foglie della pianta diventano quasi azzurre. Fredde.
Le luci della stanza sono spente e l’illuminazione è la pioggia.
crea ombre che fuggono sulle pareti, infinite.
 
Il desiderio di essere in un altro luogo.
Il desiderio di dormire.
Il desiderio della pioggia.
Il desiderio di restare immobili.
 
Desideri s’inseguono tra loro. Resta immobile.
 
Ora che finalmente pioveva un po’ sarebbe stato facile pensare. Settembre.
 
Scrutava dalla finestra i volti dei passanti, distorti dalle gocce. La loro fretta, e la loro calma.
Cercava di capire gli sguardi. L’atmosfera soffice di quella pioggia.
 
E lasciava andare.
 
Desiderio di chiudere la porta di casa a chiave.
Desiderio di buttare la chiave giù dalla finestra.
 
E poi magari la ragazza carina dolce e intelligente l’avrebbe raccolta.
Oppure la ragazza silenziosa, curiosa e sognatrice.
 
Desiderio di vedere meno commedie romantiche.
 
Era uscito in mattinata.
Ogni persona che aveva incontrato gli aveva ricordato qualcosa.
E non era stato in grado di parlare. Sembrava come se il suono della sua voce fosse chiuso in un metallo quando diceva qualcosa.         Sorrideva.        Sembrava come un sorriso di cera.
 
Non per colpa sua.      C’era qualcosa in quella giornata particolare.
Forse la percezione d’una pioggia.
Settembre
O la percezione di persone andate. Quante.
 
Desiderio di parlare con sé stesso, senza parole.
Desiderio di non parlare
 
Alcuni caratteri umani riemergevano tra le gocce. La sensazione di pelle bagnaticcia entrava attraverso i suoi occhi.
 
Sedersi e scrivere.        Non ne valeva la pena.
Prendere appunti sull’acqua.
 
Intanto si asciugava la pelle asciutta, osservando quel temporale pieno di cupa serenità.
 
Si ricordò d’aver sognato qualcosa la notte.
 
Un sogno simile al tentare di tuffarsi in un mare, restando in superficie.
 
Si ricordò d’aver sognato.
 
Eventi strani, coincidenze. Luce blu. Tramonto. Indefinito e vago.
 
L’aveva perso di nuovo.
 
Che desiderio era?
 
Lasciava scorrere.
Desiderio di lasciar scorrere
Desiderio di conoscere.
 
Pioveva. E la pioggia scorreva.
 
Osservava. E il suo presente e passato scorrevano insieme nel momento.
 
Incatenato nell’atmosfera stava lasciando scorrere tutto.
 
Ora era libero. Nella finestra che lo separava dalla pioggia c’era una libertà che lo rassicurava.
 
Desiderio di addormentarsi.
 
Nell’osservare quell’ombra sfuggevole della pioggia, i riflessi, la luce delle nuvole si era fermato.
 
Sensazioni di desideri indefiniti. Viaggi, incontri, parole ben dosate. Perfezione della comunicabilità : silenzio. e sguardi.
 
Pioveva.
postato da: Helyks alle ore 06:49 | link | commenti (3)
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sabato, 09 settembre 2006

                   Il casellante

                                 di Paolo Massari

 

Aveva cinquantacinque anni.

Era diplomato all’istituto per ragionieri.

Era alto un metro e settantacinque, abbastanza magro, portava degli occhiali da vista passati di moda da circa quindici anni.

La sua vita, almeno fino a quel giorno, scorreva monotona.

Non si era mai sposato.

Viveva al quinto piano in un piccolo appartamento di una palazzina abbastanza recente.

Il suo amico più grande era il gatto, si chiamava Charlie.

Non era un uomo generoso, neanche con se stesso.

Pur non essendo povero non si concedeva mai un lusso, non comprava mai una cosa di marca.

Credeva infatti, forse inconsciamente, di non meritarsi niente e a questo si aggiungeva il fatto che era molto taccagno.

Aveva paura di rischiare, non aveva mai rischiato nella sua vita che era un film da lui già visto: ogni settimana, ogni mese era sempre uguale, non sgarrava una minima cosa.

Il lunedì si svegliava alle sei, si lavava, faceva colazione, si vestiva e alle sette usciva di casa.

Prendeva la macchina posteggiata sempre allo stesso punto e si avviava verso il casello dove lavorava.

Arrivava puntualissimo alle otto.

Era un casellante.

A pranzo mangiava due panini e una coca-cola che si portava rigorosamente da casa, per risparmiare.

Passava quasi tutto il giorno lì, dentro quella gabbietta e quando la situazione al casello era più tranquilla, di solito, o leggeva un libro in versione economica oppure guardava qualche trasmissione sul televisore portatile regalatogli dalla mamma il Natale passato.

Tutti i pomeriggi, d’inverno, si metteva una copertina.

Alle sette finiva la sua giornata lavorativa e si avviava verso casa dove sarebbe arrivato un’ora dopo.

Mangiava qualche cosa preparatagli dalla mamma, vedeva un pò di televisione e per le undici andava a dormire. 

Il martedì era la stessa cosa.

Anche il mercoledì; il giovedì.

Il venerdì lavorava fino alle cinque.

Alle sei, arrivato in città, faceva un pò di spesa.

Alcune volte, comprava anche una pizza surgelata; un evento.

Ovviamente, nel fare comparazioni tra i prodotti più economici, nel doverli scegliere, Iacopo, perdeva un sacco di tempo.

Dopo un paio d’ore era a casa.

Il sabato usciva di casa alle otto.

Comprava sei paste in una pasticceria di fronte al suo palazzo dove non si concedeva mai di andare tranne che di sabato e si avviava verso casa della mamma, dove avrebbe trascorso il week-end e dove sarebbe arrivato un paio d’ore dopo.

Sua madre, settantacinque anni, lo incitava a partire, a divertirsi, purtroppo, senza risultati.

Forse lei era più giovanile di lui.

Iacopo trascorreva il sabato a fare tutte le piccole commissioni che la madre gli chiedeva di fare, era sempre stato il figlio modello, serio.

La domenica andava a messa; pranzava con la mamma, faceva un sonnellino e ripartiva.

Il lunedì ricominciava daccapo.

Era una vita che vedeva partire le famiglie felici a bordo delle loro station-wagon, che intuiva l’uomo che fuggiva con l’amante, che si immaginava dov’erano dirette quelle persone.

Un mercoledì di luglio, si accorse che si era stufato di guardare la gente partire e di non poterlo fare, si accorse che c’era in lui il desiderio di smetterla di guardare documentari turistici, di immaginarsi in posti dove non sarebbe mai andato.

Solo dopo cinquantacinque anni capì che anche lui poteva partire , capì che anche lui poteva divertirsi, capì che poteva concedersi roba di marca e capì inoltre che nessuno, tranne che sé stesso, glielo impediva.

Si prese tutte le ferie arretrate, stupendo persino il coordinatore del casello. Andò in un’agenzia di viaggio, le aveva viste sempre da fuori, non era mai entrato.

Fece una stupenda vacanza in Francia.

Lì pensò che non aveva nessuno a cui spedire cartoline a parte sua mamma.

Socializzò in quella vacanza e strinse un rapporto bellissimo con una donna di una cinquantina d’anni, single come lui.

Iacopo diede il primo bacio a cinquantacinque anni.

Era come se fosse tornato indietro di quarant’anni, per caso, senza rendersene nemmeno conto.

Era sempre stato perfetto, lo era troppo, per questo era senza gioia.

Ora stava meglio, si divertiva.

Capì che quando gli capitava una cosa bella non doveva lasciarsela sfuggire, capì che doveva rischiare.

Quell’anno, per lo stupore della mamma e dei parenti, si sposò con quella donna, con la quale si divertì.

Iacopo aveva cinquantasei anni quando nacque suo figlio, una vera rivincita nella sua monotona vita che non era più tale.

In molti avevano paura che fosse nato con qualche problema, data l’età del padre, avanzata per avere un figlio.

Nacque bellissimo e senza un minimo problema, il piccolo Marco.

Cominciarono a viaggiare, Iacopo, la moglie, il figlio e il gatto.

Avevano venduto la piccola casa al quinto piano dove abitava Iacopo quando stava da solo.

Ne presero una più grande.

Avevano comprato anche una monovolume.

Stavano andando in vacanza.

Era la prima volta che Iacopo vedeva qualcun altro nel gabbiotto del Telepass dove lui era invecchiato, gli fece uno strano effetto.

Morì all’età di centocinque anni di morte naturale.

Sua moglie, di un secolo di vita, morì dopo qualche giorno per il dolore e perché non riusciva ad immaginare la sua vita senza il marito.

Iacopo visse da quel mercoledì di quel lontano luglio, quando qualcosa scattò in lui.

Ora non era avaro, era più aperto.

Aveva comprato anche degli occhiali nuovi.

Marco aveva quarantaquattro anni e tre figli splendidi.  

Iacopo aveva rotto la routine e la perfezione, ne era felice, aveva cominciato a vivere e aveva smesso di invidiare la gente che lui, come una voce fuori campo, guardava partire.

 

    

postato da: Paolomas alle ore 14:24 | link | commenti (5)
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Giorno

Come vorrei che fosse giorno.

La notte passerà veloce.

Ma come farò a chiudere gli occhi?

Vorrei solo che fosse giorno

Per rinascere insieme al sole

E giocare con le onde.

Spesso penso alla notte.

Non sono felice di notte.

Per questo vorrei che fosse giorno.

Non voglio aspettare tutta la notte

Per riflettere il mio spirito nel tempo.

Per questo vorrei che fosse giorno.

Aspetterò con ansia il giorno.

postato da: iolenovelli alle ore 12:36 | link | commenti
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Qui è il mio posto

L’estate per lei arriva solo quando è giunto il momento di andare al mare. Infatti, da quando era piccolina, pensa a Termoli come la città dell’estate.

Ora è cresciuta e anche se le pesa passare venti giorni in compagnia dei suoi genitori, tutto sommato crede ancora che quello sia un luogo magico…

Poco distante dalla città di Termoli l’aspetta la sua piccola casetta, dall’odore di mare e di sabbia…lungo la strada cerca di fissare nella sua mente quei paesaggi: vede campagne arate, sente l’odore dei fiori, mette la mano fuori dal finestrino per assicurarsi del caldo che l’aspetta lì. Aspetta solo lei, lo splendido sole che la mattina l’accarezza con i suoi raggi così colorati…

 

 

Finalmente è arrivata. Si fionda ad ammirare il mare dal muretto…si accorge che nulla è cambiato dall’anno precedente…le bimbe sembrano cicale al sole…parlano, si sentono come più grandi…appena la vedono corrono a salutarla:

-Ciao!! Che bello finalmente sei arrivata! Vuoi giocare con noi?-

“Ecco. Lo sapevo – pensa - me l’hanno chiesto…e ora che faccio? Dai, metto la solita scusa: no, sono appena arrivata…devo disfare i bagagli!” E si allontana evitando di guardare le facce sconsolate delle bambine.

 

 

Entra in casa e sente un brivido salirle su per la schiena. Si avvicina a quella foto. Che strano effetto rivederla ogni anno sempre al suo posto…è una piccola foto di famiglia, in bianco e nero: ci sono dei bambini sulla spiaggia e poi… il nonno.

La mamma le diceva che era un uomo straordinario, intelligente, colto, un ottimo marito e un padre perfetto. La magica casa al mare l’aveva comprata lui, con i sacrifici di una vita.

Grazie ai racconti  può amarlo e cerca di immaginarselo accanto.

 

 

Tramonto. Sensazioni: insolita tranquillità. Rumori: leggero ondeggiare del mare. Colori: rosso il sole, l’acqua grigio argento con riflessi rosa e gialli. Odori:vaniglia e sale.

Si siede e per caso gira lo sguardo, dando le spalle al tramonto. Che visione! Un ragazzo si  allena con un bastone volteggiando come in una strana danza orientale; è come se fosse stato sempre lì. Le sembra che il tempo si sia fermato mentre lo guarda. Lui è totalmente immerso nel suo mondo. Così, come in un rito, lei  ad ogni tramonto si siede sul muretto e contempla quel ragazzo che danza col vento e seguendo i raggi del sole, guarda il mare.

 

 

Riflessioni: solo il mare, quel mare, la rende libera. Sfiora la sabbia tiepida del sole del mattino. Il sole però sprofonda nel mare e porta con sé il cuore della ragazza.

 

 

L’alba invece è qualcosa di diverso: è una “nuova vita”, un “nuovo cuore”. Il sole le scalda i pensieri e l’acqua fredda li tiene a bada. ECCOLO! Di nuovo lui. Stavolta però non danza col vento, ma col mare: è su una canoa.

La luce del mattino lo ha cambiato. È diverso, meno accattivante, ma ugualmente bello. Lei rabbrividisce e sente il fondo del mare che le incatena i piedi…come se le alghe prendessero vita e le limitassero il campo d’azione. Allora se non lo può seguire si accontenta di osservarlo nei suoi movimenti.

 

Chiudi gli occhi anche tu. Lo riuscirai a vedere, perché lei non l’ha più visto… però è sicura che prima o poi, all’improvviso, darà le spalle al tramonto e lo ritroverà lì, in tutta la sua bellezza, al tramonto, all’alba… deve solo saper aspettare l’estate.

 

L’estate è un gioco di suoni, colori, insolite sensazioni.

Allora il suo posto è lì, nella sua terra, nel suo mare, con i suoi suoni e le sue emozioni, i suoi colori. In un breve sogno d’estate, lei e l’uomo del vento.

 

 

postato da: iolenovelli alle ore 12:35 | link | commenti
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NUVOLE

Il mio cielo è così, senza nuvole. Nuvole? Come? Nuvole. No, non dire così. Le nuvole sembrano qualcosa di negativo.

Per te forse. Io vedo sempre le nuvole prendere vita. L’altro giorno mi è sembrato di vedere una rana. Ma era una nuvola. Oppure un panino! Un panino? Non ho mai sentito nessuno dire di vedere in una nuvola un panino. Si forse con molta immaginazione ci potrei arrivare anche io…no in effetti non ho molta immaginazione.

Strane le nuvole. Strane come tante giornate d’inverno. Mi sembra che il tempo non passi mai. Ti guardo negli occhi e cerco di capire cosa mi puoi donare. L’unica cosa che vedo è la notte. Una notte senza la luna, senza nuvole dalle strane sembianze. Non sento più le voci felici. Ma solo parole confuse e insensate. Non più nuvole dalle strane sembianze, ma solo una macchia color pastello.

Ti ho scritto una poesia. L’hai letta? No, forse no. Ti ho scritto una canzone. L’hai ascoltata? No. Mi infetto del tempo che passa.

Non posso far finta di non vedere le nuvole. Ho in testa il viso di qualcuno più speciale di te.

L’aria sembra così pulita, quasi respirabile. E le nuvole? No oggi non ci sono nuvole. Non c’è la luna, non ci sono stelle. Forse domani. Ma oggi no. Ci siamo solo io e te.

postato da: iolenovelli alle ore 12:33 | link | commenti
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venerdì, 08 settembre 2006

RETABLO: UNA FREDDA MATTINA DI INIZIO PRIMAVERA

Era fredda quella giornata di inizio primavera. Sembrava che nell’aria l’inverno si fosse fermato e avesse bloccato il sole che tardava ad arrivare. Era strana quella giornata di inizio primavera.

Si guardava intorno. Le piaceva guardarsi intorno quella mattina fredda di inizio primavera. La brina sulle foglioline più piccole la faceva sorridere. Che gioia guardare che anche la natura cambia. Proprio per questo si sentiva confortata. La natura e il mondo intero come lei erano in continuo cambiamento. Che gioia. Sognava di volare e bagnarsi il viso con l’aria strana e pungente di quella mattina fredda di inizio primavera. Il volo è il viaggio verso te stesso, verso ciò che sarai o ciò non sarai mai. È la scommessa che ognuno fa su di sé. Lei riteneva che la scommessa più importante nella vita di un uomo fosse la musica. La musica riempiva i suoi silenzi. Le faceva compagnia. Si  accorgeva che mettendo le mani sulla tastiera o sulle corde del basso si sentiva una persona migliore. Non sempre veniva capita quando, in bilico sul filo sottile dei suoni, sognava un mondo migliore. “Te la dedico”: era questo il suo modo di dire ti voglio bene.

E quindi quando vedeva tanta indifferenza attorno a lei rabbrividiva. E pensava. Pensava che il destino di tutti è di non essere capiti fino in fondo. Che tutti gli sforzi che giorno dopo giorno ci riempiono le giornate non servono più di tanto. E perché? Perché ognuno vive le gioie da solo. E invece lei era triste perché non aveva nessuno con cui condividere le sue gioie.

Quindi era quella fredda mattina di inizio primavera che tentava di farla diventare un’altra persona facendole capire che non era sola.

Improvvisamente decise di fare un viaggio.

Si sentì come rapita in un quadro di Monet. Si respirava un’aria diversa. La Provenza. Campi sterminati di lavanda profumata. Le case erano immerse nel verde, tutto sembrava più colorato. I colori: la vita non sembrava più noiosa e buia. Era arancione gialla verde rosa rossa viola azzurra. Anche lei era colorata e diversa nel suo non-luogo. Fu allora che si sentì chiamare. Era una voce mai sentita prima che la chiamava per nome. Si voltò e si accorse che un ragazzo dai capelli mossi e dagli occhi verdi sapeva il suo nome.

-Mi chiamo S.- le disse con aria insicura e felice.

Lei stava per dirgli il suo nome quando lui la interruppe.

-Tu ti chiami D.- disse lui.

Rimase per un attimo a riflettere... ma cosa le stava capitando? Uno sconosciuto sapeva il suo nome e lo pronunciava con una tale naturalezza che all’improvviso ebbe la sensazione di conoscerlo da sempre. Per un istante le era sembrato di ricordare tutto di lui, nonostante non lo avesse mai visto prima. E quell’istante si trasformava a poco a poco in una vita parallela. Proprio in quell’istante parlavano seduti l’uno affianco all’altra di fronte all’oceano. Tutte le sue paure sembravano dissolversi nel nulla e si sentiva immersa in una nuvola. Non riusciva a spiegarsi come potesse sapere tutto di quel ragazzo. Quell’istante si riempì di tenere conversazioni. Si erano incontrati e ora ripartivano insieme. Tutto in un istante.

Non faceva caldo in quell’interminabile istante. Anzi era più freddo del solito, nonostante fosse una giornata di inoltrata primavera.

L’istante si trasformava lentamente in attimo. Lui le continuava a ripetere una frase. La ripeteva e ogni volta che la pronunciava gli sembrava più dolorosa e straziante... intanto percepivano che l’attimo si stava consumando... “Ti dovrò dimenticare per continuare a vivere.”. Ripeteva il ragazzo misterioso.

Mentre le parole venivano ripetute prendevano forma. Mille pensieri le passavano per la testa in quell’interminabile attimo.

Voleva dirgli che anche lei avrebbe dovuto dimenticarlo per affrontare la vita. Come uscita da un quadro l’attimo era ormai terminato. Triste sensazione. Tutto era svanito. Niente era nitido ormai. Tutto era confuso e sporco.

 

E così si svegliò all’improvviso con l’odore del caffè una mattina fredda di inizio primavera con la sensazione di aver vissuto l’attimo più bello della sua vita.

 

 

postato da: iolenovelli alle ore 12:51 | link | commenti
categorie: #iole novelli poesie
giovedì, 07 settembre 2006

Riferimento puramente casuale

                                                                 Paolo Massari

 

Era uno psichiatra sulla cinquantina, era un uomo vispo, attento, i suoi occhi erano frenetici, chiari e isterici e correvano veloci, facevano paura. Aveva divorziato, analizzava tutto ciò che la moglie faceva ed era diventato matto a forza di stare con i matti, lei glielo ripeteva in continuazione.

Aveva i capelli abbastanza lunghi, arruffati e mai in ordine.

Era estate e lui non usciva ormai da molto tempo e così si rimbambiva di fiction e soap opere, pur sapendo il loro scarso valore filmico.

Così rimaneva in pigiama, alle volte rimaneva proprio al letto, magari si alzava solo per mangiare qualcosa o andare in bagno, le serrande le lasciava chiuse e accendeva tutto il giorno la tv, staccava il telefono per non essere disturbato. In un certo senso si immedesimava anche nei personaggi, forse anche un po’ troppo.

Infatti, stette tutto il giorno a pensare a quella frase che compare alla fine di ogni episodio: “ogni riferimento a fatti, persone o cose è puramente casuale”.

Aveva sempre pensato che fosse diventato psichiatra per una pura casualità, che si fosse sposato per una pura casualità, che la sua vita fosse puramente casuale, se quindi ogni episodio di quelle serie infinite, aveva riferimenti casuali, quei riferimenti erano suoi, qualcuno lo spiava, copiava la sua vita, era come il film che aveva visto qualche giorno prima, “the Truman show”. Così fece causa a tutti i produttori e poi, per non farsi più spiare, sparì chissà dove e chissà se da lì si sarà arrabbiato quando avrà guardato la tv e avrà sentito parlare di lui a “chi l’ha visto”.

postato da: Paolomas alle ore 14:14 | link | commenti (1)
categorie: #paolo massari racconti
mercoledì, 06 settembre 2006

I fumettisti molisani del "Cosmopolita" al Giardino dei corti (Venticano 9-10 settembre 2006)

Salve amici,
siamo lieti di comunicarvi che Giancarlo Mancini, Domenico Cornacchione e Antonio Saliola, giovani fumettisti molisani (provenienti da Ripalimosani e Casacalenda - Cb) parteciperanno all'attesissima rassegna "Il Giardino dei Corti", che si terrà a Venticano (Av), il 9 e 10 settembre 2006, nell'area dell'Associazione turistica e ambientale Il Pettirosso.
In questa occasione il trio presenterà la rivista di fumetti "Il Cosmopolita", apprezzatissima dalla direzione artistica dell'evento, che ha messo a disposizione dei ragazzi uno spazio nella mattinata di domenica 10 settembre.
Quello dei ragazzi molisani è uno dei "microeventi" che Il Pettirosso ha allestito prima di quello centrale, ovvero il concorso di cortometraggi: ci saranno infatti presentazioni di libri e cd, concerti di musica popolare e dibattiti sul cortometraggio. Ospiti speciali le attrici Vanessa Gravina e Sarah Maestri, il musicista Lucio Lazzaruolo (Notturno Concertante), lo scrittore e giornalista musicale Domenico Coduto, il medico/giornalista Giovanni Turco etc.
 
Il programma

Sabato 9 Settembre
ore 17.00:
Presentazione del Giardino delle Erbe Spontanee.
ore 17.30:
Presentazione del libro "Oriente e oltre" (Cuzzolin Editore, 2006) con l’autore Giovanni Turco.
ore 18.00:
Incontro con l’attrice Vanessa Gravina, protagonista di Fiction e Serial Televisivi.
Seguirà il dibattito "Le Nuove Tendenze del Cinema" - Il cortometraggio come espressione del cinema moderno.
ore 20.00:
Inaugurazione del concorso "Il Giardino dei Corti" con le madrine dell’evento Vanessa Gravina e Sarah Maestri, protagonista del film "Notte Prima Degli Esami" vincitore del premio Donatello 2006.
Saranno inoltre presenti le autorità degli enti patrocinanti.
ore 20.20:
Proiezione del cortometraggio "Le campane di S. Ottone" con Vanessa Gravina e Giulio Scarpati, regia di Gianbattista Assanti.
ore 20.40:
Incontro con l’ambasciatrice italiana in Darfur dr.ssa Barbara Contini e proiezione del corto "Avamposto 55", documentario sull’operato della fondazione "Rachelina Ambrosini" in Darfur.
ore 21.00:
Presentazione della giuria presieduta da Sarah Maestri e inizio della proiezione dei corti in gara:
ore 00.00
Chiusura della prima serata.
Ore 00.10:
Proiezione notturna dei corti non selezionati per la finale.

Domenica 10 Settembre
ore 10.00:
Visite guidate nei paesi della Valle del Calore con la partecipazione dei registi.
ore 12.00:
Presentazione della rivista di fumetti "Il cosmopolita" con gli autori Giancarlo Mancini, Domenico Cornacchione e Antonio Saliola.
ore 13.00:
Pranzo accompagnato da musica popolare irpina.
 
ore 17.00:
Presentazione de "Il Libro degli Area" (Auditorium Edizioni, 2005) con l’autore Domenico Coduto.
ore 18.00:
Tarantella montemaranese con Tiziana Ciarcia e Raffaella Vigilante.
ore 19.00:
Presentazione del cd "My Favourite" (Mellow Records, 2006) con l’autore Lucio Lazzaruolo.
ore 20.00:
Proiezioni dei corti in gara e votazione della giuria presieduta da Sarah Maestri.
ore 23.00
Proiezione di cortometraggi fuori concorso.
ore 23.30:
Proclamazione e proiezione dei corti vincitori.

La manifestazione è realizzata con la direzione artistica del regista Umberto Rinaldi, con l'amichevole collaborazione del giornalista Donato Zoppo.

Maggiori informazioni:
http://www.ilpettirosso.eu            http://www.vocidentro.com            http://www.venticano.com
 
DONATO ZOPPO
postato da: frontespizio alle ore 18:05 | link | commenti (1)
categorie: @eventi
martedì, 05 settembre 2006

Ancora un po' di vera poesia!

Ho appena letto la raccolta di poesie, “Poesie dell’amore migratore” di Enzo Ragone, toccante e coraggiosa. È come una “contemplazione”.  Lo sguardo si disperde in infinità di “spazi” diversi, “migratori” come il cielo, le nuvole, l’orizzonte. La poesia riflette sul tempo, sui sogni, sulla speranza del “ritorno di nuovo inizio” dalla riva di un fiume, all’alba. Le notti si sfogano nella pagina bianca, che “è più del cielo e di tutti i mondi che lo abitano”. È solo qualcosa di tanti versi di vera poesia, l’unica che può facilitare anche la nostra “contemplazione”. Spesso le pagine bianche delle nostre notti trovano spazio solo per annotare i conti da pagare, le “rogne” da sbrigare l’indomani. Non andiamo lontano, come con la poesia. Ragone prende qualcosa da ogni nostro giorno e con i suoi versi emoziona noi, nient’altro che tanti “orfani del vento”.

postato da: Paolomas alle ore 11:17 | link | commenti
categorie: genere / poesia
venerdì, 01 settembre 2006

Mi dispiace, ha sbagliato numero

                                                                                       di Paolo Massari

 

“Verrò a prenderti  io, la prossima settimana, qui, verso le 15 e 15, va bene amore mio?”. 

“Certo caro, a presto, stammi bene e mi raccomando, puntuale!”

E dopo ulteriori saluti, i due innamorati si lasciarono per ritrovarsi dopo sette giorni. Durante quella settimana i due ragazzi, Stefano e Gloria, si sentivano telefonicamente circa una volta o due in un giorno. Arrivò il giorno tanto atteso e  Stefano, puntuale come un orologio svizzero, attendeva con un mazzo di rose bianche la sua adorata Gloria. Eccolo, è arrivato il pullman n. 15 da Bologna. Con un misto di ansia e di fretta per rivedere la sua ragazza, Stefano osservava spasmodicamente l’uscita del pullman, fino a quando quella porta si aprì. E dopo che da quel veicolo erano uscite persone di tutti i tipi, come una singolare signora bassa e molto robusta che spingeva  suo marito gracilino verso l’uscita, Stefano vide Gloria. Contentissimo Stefano si avvicinò a lei e andò per abbracciarla e baciarla. Lei però urlò istericamente alle persone presenti chiedendo di levarle di dosso quell’individuo che la stava importunando. Stefano si allontanò da lei. Mentre stava per darle le rose fu bloccato da due poliziotti che erano stati chiamati da alcune persone. Avevano assistito allo “spettacolo” accaduto pochi minuti prima. Stefano era molto confuso, come se fosse piovuto dal cielo in quell’istante e non sapesse chi era attorno a lui che cosa avesse fatto e perché. E dopo quest’attimo di distacco dal mondo che lo circondava era rintronato dalle guardie che gli chiedevano il suo nome e di seguirli. Egli disse velocemente ai due “Franceschelli, Stefano Franceschelli” e poi si rivolse a Gloria dicendo: “Gloria perché mi fai questo, perché ?”, e con disprezzo la donna disse che il suo nome non era quello appena pronunciato dal ragazzo. Stefano continuava, continuava a dirglielo, ad urlare, erano urli disperati  di paura e di impotenza. Paura perché aveva paura del suo futuro, di se stesso, e di continuare senza Gloria, disperazione perché non riusciva ad essere compreso da chi aveva attorno e di impotenza perché non sarebbe riuscito a farsi capire. Gloria fece scattare una denuncia per “tentate percosse”. Stefano fu portato in caserma. Nella caserma della polizia locale, il commissario disse a Stefano che avrebbe chiuso un occhio per l’accusa di “tentate percosse” verso Gloria, se così si chiamava, ma ritenne opportuno che Stefano avesse avuto un colloquio con lo psicologo della caserma. Lo psicologo disse ai familiari di Stefano che forse una permanenza in una casa di cura avrebbe giovato al ragazzo. E Stefano stette per un mese in casa di cura e dopo essere stato giudicato “sano di mente”, appena tornato dai suoi, chiamò a casa della madre di Gloria, dove la ragazza viveva. Dopo aver chiesto di poter parlare con Gloria, una signora gli disse con tono gentile “Mi dispiace, ha sbagliato numero”.      

 

 

       

postato da: Paolomas alle ore 16:19 | link | commenti (1)
categorie: #paolo massari racconti