Libri&dintorni

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Utente: frontespizio
Nome: MICHELE PAPARELLA

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martedì, 31 ottobre 2006

Segnaliamo

FESTIVAL DELLA SCIENZA

genova, 26 ottobre - 7 novembre 2006


 
www.festivalscienza.it

Un Festival all'insegna della Scoperta, tanti eventi per conoscere, approfondire, incuriosirsi, divertirsi.
Dalle mostre "hands on" come
Le Meraviglie della Scienza 2006, per scoprire le mille proprietà dei materiali, da quelli più comuni a quelli più innovativi, come gli OLED, i materiali per le lampadine del futuro, o Raggio di luce, per conoscere in prima persona i fenomeni legati alla luce.
E poi Scienza e coscienza allo specchio, una mostra sul tema dello specchio come strumento di conoscenza del sè e dell'altro da sè, e
Infinitamente intimo, un viaggio dentro il corpo umano che rivela, sotto la nostra pelle, una varietà di forme e colori assolutamente sorprendenti.
Ancora, tornano le creature più affascinanti e misteriose della storia ne I dinosauri raccontano, le spettacolari attrazioni dello Spazio Telecom Italia in piazza delle Feste, mentre La fabbrica dei numeri e Matefitness ci condurranno negli aspetti più insoliti e divertenti dei numeri e della matematica.

Come ogni anno, tantissimi i laboratori per indossare i panni del ricercatore e andare alla scoperta delle applicazioni della scienza negli ambiti più insoliti, dalle arte marziali ne La fisica dei samurai ai fornelli ne La scienza in cucina e A colazione col fotografo per un incontro tra scienza e arte. E poi, alla scoperta del mondo dei microrganismi che ospitiamo in casa nostra in Microscopici coinquilini e dei segreti più profondi della Terra in Guarda che crosta.

In più, laboratori e mostre dai più prestigiosi science centre europei grazie a due grandi progetti internazionali: Esciential e Wonders.

Eloquente la lista degli ospiti che saranno protagonisti del programma di conferenze, tra i quali personalità del panorama scientifico e culturale internazionale come Enrico Bellone, Giovanni Bignami, Torsten Wiesel, Susan Blackmore, Fritjof Capra, Sean Carroll, Gregory Chaitin, Terrence Deacon, Umberto Eco, Artur Ekert, Daniel Kahneman, Michio Kaku, Seth Lloyd, Helga Nowotny, Massimo Piattelli Palmarini, Steven Pinker, Lisa Randall, Giacomo Rizzolatti, Christopher Stringer, Anne Treisman, Theodor Haensch, Robert Trivers, Edouard Brézin, Telmo Pievani, Edoardo Boncinelli, Rita Colwell, Elsa Addessi, Francesco De Martini, Jean Pierre Luminet.

Infine, il ricco programma degli spettacoli presenta la prima mondiale di Matematico e impertinente. La scienza nello show del futuro di e con Piergiorgio Odifreddi, la prima italiana di Turing - Breaking the code sulla vita di Alan Turing, padre dell'intelligenza artificiale, la conferenza-spettacolo
Superstrings - Fisica e Musica con il fisico sperimentale Brian Foster e il violinista Jack Liebeck per un'immersione nella fisica di Einstein attraverso il violino. Inoltre, torna la magia di CircoScienza, con le sue conferenze accompagnate da giochi e acrobazie e un nuovo magico spettacolo.

Inoltre, il 7 novembre il Festival della Scienza avrà l'onore di ospitare la
Giornata Mondiale per la Scienza e lo Sviluppo dell'Unesco, un'occasione fondamentale per riflettere con grandi esperti di tutto il mondo sul futuro della scienza e della società mondiale.

postato da: frontespizio alle ore 21:52 | link | commenti
categorie: @eventi

Canzoni. Storie dell'Italia leggera

Edmondo BERSELLI
Collana "Intersezioni"
pp. 196, € 9,30
88-15-07241-1
anno di pubblicazione 1999

Nostalgiche, necessarie, romanticamente o sociologicamente fatali, le parole e le note che hanno scandito gli ultimi quarant'anni italiani

Generazioni sono cresciute e cambiate sentendo sullo sfondo della loro vita certe canzoni. Ancora adesso l'eco di parole e musica fa parte di una memoria, e di qualche vezzo della nostalgia. Ma questo libro non è una concessione alla facilità dei ricordi. E' piuttosto il tentativo di "fare cantare" alcuni momenti della nostra vicenda, attraverso le parole e l'irresistibile risonanza mentale delle musiche che hanno scandito come una partitura collettiva storia e costume dell'Italia contemporanea. Dalla fine degli anni Cinquanta, allorché appaiono sulla scena i "sublimi plebei" Mina e Celentano, e via attraverso il ritmo "beat" dei Sessanta, quando risuona "E' la pioggia che va", "l'inno nazionale dei capelloni", passando per le ideologie spicce di Mogol e le pulsazioni sentimentali del primo Battisti, per poi scandagliare il mistero del Battisti della sparizione, fino agli anni Ottanta con Vasco, re degli scoppiati, e Baglioni, "l'uomo dei pianoforti bianchi"; e per concludere con il pensiero debole, ma velocissimo e sociologicamente rivelatore, di Max Pezzali con gli 883. E' una lettura che vuole fare risaltare atmosfere, climi, gusti, atteggiamenti, oggetti, "pensieri e parole" di questi decenni italiani: ma al di là delle curiosità sociologiche dell'autore e dei suoi paradigmi altamente indiziari, forse conta di più il desiderio di fare riascoltare, nella scrittura, il sound in cui siamo stati immersi. Per sentire non proprio la società italiana, ma la musica dell'Italia, con quel che di sentimentale e necessario, di corale e fatale che hanno - quando lo hanno - le canzoni.

postato da: frontespizio alle ore 21:20 | link | commenti
categorie: musica
lunedì, 30 ottobre 2006

Ti racconto un libro 2006
laboratorio permanente sulla lettura e sulla narrazione
a cura di  Unione Lettori Italiani e Provincia di Campobasso

 
30 ottobre, 14 novembre, 11 dicembre  -  dalle ore 16 alle 19
TERZO... SPAZIO   Via Mazzini, 38/a (ex-biblioteca comunale) - Campobasso
max 20 partecipanti

SCRITTURE DELLO SPECCHIO
dalla sensazione al personaggio al racconto
laboratorio di scrittura condotto da Antonella Cilento

Il laboratorio vuole essere una vera e propria officina della scrittura, un luogo di confronto e sperimentazione di stili e modelli narrativi in sintonia con i bisogni espressi dai partecipanti al fine di favorire uno sviluppo armonico ed integrato dei due principali aspetti della scrittura - creazione e revisione - onde evitare che, da un lato, il creatore privo di disciplina si disperda e, dall'altro, che il revisore, tagliando e censurando il prodotto prima ancora ch'esso si esprima al meglio, impedisca la scrittura. Gli argomenti:
Scrittura e sensi. Liberare la voce: l'artigianato della scrittura e la paura del foglio bianco. Breve storia della scrittura creativa; il creatore e il revisore; esempi pratici di scrittura. I sensi e la scrittura: evocazione, racconto ed emozione. Produrre e far durare l'emozione. Attraverso stimolazioni che interessino i cinque sensi esempi di scrittura emotiva e sensoriale. Perché quando iniziamo a scrivere una storia spesso la abbandoniamo? Le difficoltà della durata.
Punto di vista e personaggio. La voce e il punto di vista: “diventare” la storia. Il personaggio e il suo ambiente, l'uso delle persone nella narrazione e nel racconto. Mettersi nei panni del personaggio e circolare nel suo ambiente; dalla prima alla terza persona, le varietà del narrare.
Autobiografia romanzata e mappe delle storie. Microstrutture: dal mito alla storia. I generi e le forme del racconto. La memoria di finzione. Fabula e intreccio: effetti pratici nella scrittura del racconto. L'uso della memoria nell'invenzione. Raccontare se stessi, entrare in quella particolare forma che è l'autobiografia romanzata, cioè l'invenzione filtrata dalla memoria, è uno dei procedimenti al tempo stesso più naturali e più difficili della scrittura. Per raccontarsi con vicinanza e con distacco occorre entrare nella memoria della nostra pelle, nelle suggestioni dei sensi, nel contatto della percezione.

Antonella Cilento (Napoli, 1970) ha pubblicato Una lunga notte (Guanda, 2002, vincitore PremioFiesole,Premio Viadana, finalista Premio Greppi e Premio Vigevano, selezionato dal Festival du Premier Roman di Chambèry), Il cielo capovolto (Avagliano, 2000), Non è il Paradiso (Sironi, 2003), Neronapoletano (Guanda, 2004), L’amore, quello vero (Guanda, 2005), Napoli, sul mare luccica...(Laterza, 2006).
E' tradotta in Germania da Bertelsmann. Conduce laboratori di scrittura dal 1993 presso librerie, scuole, associazioni ed enti formativi in Campania e in Italia. La sua scuola è stata segnalata da Panta. La scrittura creativa, a cura di Laura Lepri, (Bompiani, 1997) e da tre anni organizza anche corsi on-line. Ha condotto laboratori di scrittura interculturali rivolti a cittadini stranieri, scrive da anni per il teatro, ha realizzato per Rai Radio Tre i racconti radiofonici "Voci dal silenzio". Collabora con “Il Mattino”, “Il Sole 24 Ore - Sud”, "L'Indice dei libri del mese". Con Antonio Spadaro ha ideato il progetto "SudCreativo", una rete tra scrittori. intellettuali, operatori culturali, lettori forti del Mezzogiorno.

Info: Unione Lettori Italiani  Via S.Antonio Abate, 68 Campobasso 
tel. 0874.96622    338.7626055

 

postato da: frontespizio alle ore 21:35 | link | commenti
categorie: @annunci uli - campobasso

Il piacere di leggere

Hans Tuzzi
Gli occhi di Rubino
Di cani, di libri, di cani e di libri
Edizioni Silvestre Bonnard
2006, pp. 120, € 12
 
Nota di quarta
“Nel migliore dei casi i cani sono vagabondi infestati da parassiti, non fanno altro che grattarsi e rimpinzarsi, impuri per la legge di Mosè e di Maometto, ma un cane col quale si divide il proprio tetto per almeno sei mesi l’anno, una creatura libera, così affezionata a voi che senza voi non muove un muscolo; un’anima paziente, sobria, ironica, saggia, che conosce il vostro stato d’animo prima ancora che lo conosciate voi stessi, non può chiamarsi cane sotto nessun aspetto”, ha scritto Rudyard Kipling.
Questo libro di Hans Tuzzi, meditazione sull’essere cane impreziosita dai molti riferimenti storici e arricchita d’una inconsueta bibliografia su antichi e rari libri che dei cani parlano, è soprattutto uno specchiarsi quotidiano negli occhi di una creatura diversa da noi e che da noi ormai dipende, una creatura senza il dono della parola e tuttavia capace di comunicare, in una simbiosi che non ha eguali nella storia dell’umanità.
postato da: frontespizio alle ore 21:26 | link | commenti
categorie:

Occhi di bambino

Se guardo nei tuoi occhi scopro un mondo di fiori colorati, fate incantate, folletti, streghe. Sono gli occhi di un bambino dai desideri innocenti e forse un po’ ambiziosi…forse gli stessi nostri desideri allo stesso tempo innocui ma estremamente complessi. Complessi come i tuoi occhi che nascondono qualcosa di misterioso. Gli stessi occhi neri che mi ripetono: ‘ti prego raccontami una favola’.

Allora prendo spunto dai tuoi occhi e ti racconto di quei fiori, di quelle fate,di quei folletti e di quelle streghe che fanno parte del tuo piccolo mondo fatato.

postato da: iolenovelli alle ore 14:20 | link | commenti
categorie: #iole novelli poesie
sabato, 28 ottobre 2006

Ecco “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” per lo scoppio della nostra "guerra" telematica!

 

Si "copia-incolla" dal blog di Federico Moccia su feltrinelli.it per permettere a tutti i visitatori di questo blog di capire qualcosa tra la moltitudine di commenti che si stanno scatenando.

 

 

Il commento di giovanna colitti 27 ottobre 2006

 

Gentile Federico, a proposito del suo incontro con i giovani tenutosi al teatro Savoia di Campobasso la scorsa domenica (22 ottobre), la invito a leggere il commento del giovane Paolo pubblicato sul blog libriedintorni.splinder.com e rispondere confrontandosi anche con una realtà che riesce a non farle sono "complimenti".

con stima

Giovanna Colitti

(Il riferimento è al post del 24 ottobre "Io e te, tre metri sopra il cielo. Io da solo, tre metri sotto terra")

 

 

Il commento di federico per Giovanna Colitti 27 ottobre 2006

 

Cara Giovanna, sono andato come da suo suggerimento a leggere il commento di Paolo. Beh, avrei fatto meglio a non farlo. Mi sono dispiaciuto perchè, come ho temuto nel teatro, Paolo non ha capito veramente niente di quello che ho detto. O forse sono stato io che non mi sono spiegato bene... Penso sempre che sia intelligente saper leggere le cose da diversi punti di vista. Ma in questo caso purtroppo non ho dubbi. Paolo non ha veramente capito niente. E lo testimonia il fatto che nel suo blog ha usato frasi come “L’amore non si può misurare con una cartina tornasole” e “ l'amore non si può pesare su una bilancia” parole mie che però ha messo nel suo blog astraendole dal discorso che ho fatto sui sentimenti, su ciò che si prova e sulla difficoltà di saper comunicare agli altri il proprio dolore e il proprio amore nella loro interezza. Una cosa è sicura quel suo commento avrebbe potuto rendere vana la mia faticata, con tanto di alzataccia per venire fino a Campobasso e ritorno in treno su uno scomodo vagone dove entrava molto smog. Ma per fortuna proprio su quel treno, che ha impiegato quasi quattro ore ad arrivare a Roma, c'era una ragazza. Aveva tra le mani Ho voglia di te. Sorrideva e non ha smesso un attimo di leggere. Era di fronte a me. Ad un certo punto ha chiuso il libro, mi ha guardato ma non mi ha riconosciuto. Poi ha continuato a leggere. Le ho fatto compagnia con il libro per tutto il viaggio. Era una ragazza semplice, forse veniva a Roma per lavoro, come fanno molte persone ripartendo il pomeriggio della domenica per venire in città. Beh, io quelle persone le ho in simpatia. E' per loro che fatico nell'andare a tanti incontri, nel raccontare la storia di Tre metri sopra il cielo e nel cercare di far venire anche agli altri la voglia di leggere. Paolo se se ne è andato prima della fine dell'incontro che abbiamo fatto a Campobasso e ha detto, nel suo blog, che non è rimasto soddisfatto. A volte bisogna essere soprattutto soddisfatti di sè stessi per poterlo essere anche degli altri. E forse chi non ascolta neanche le risposte non potrà mai essere soddisfatto da niente. Credo che la lettura di qualsiasi libro ci metta in contatto con altre realtà, con respiri diversi, perfino con la semplice ma diversa scelta dell'ordine in cui vengono usate le parole. Può essere interessante perfino quella, secondo me. Bene cara Giovanna, non so perchè lei mi abbia consigliato la lettura su quel blog. So solo una cosa, a volte il ritenerci troppo intelligenti ci leva il piacere di godere delle cose più semplici. Se può, aiuti Paolo in questo. Con altrettanta stima.

 

 

 

Ed ecco la reazione di quelli che sono rimasti “tre metri sopra il cielo”.

 

Il commento di cricca 27 ottobre 2006

 

ciao fede...mi dispiace ke qlk1 possa non capire cio ke cerchi di trasmettere...ma purtroppo ho capito ke spesso tutto cio ke facciamo e ke diciamo è frainteso.spesso mi sento troppo fraintesa quasi fuori posto x questo mondo dove un giorno sembra ke vada tutto bene e quello dopo vorresti quasi non esistere...

 

Il commento di Prisca 27 ottobre 2006

 

Ciao Fede....te lo giuro quanto mi fanno incazzare queste cose....vorrei gridare a tutte queste persone "MA VI RENDETE CONTO CHE FEDE HA CAPITO DAVVERO TUTTI NOI COSA VOGLIAMO???".....perchè le persone non capiscono....??? forse sono invidiose perchè solo tu e pochi riuscite a capire davvero qualcosa!!!so che non hai bisogno di essere difeso perchè sei una persona estremamente intelligente e ti stimo per questo....non perdere tempo ad arrabbiarti per queste persone....perdi tempo per noi che siamo qui dalla mattina alla sera solo per te a dimostrarti la nostra gratitudine per tutto quello che ci hai trasmesso e ci trasmetti ogni giorno con le tue parole,con la tua vocina,con l'amore che hai dentro, 

 

Il commento di Prisca 27 ottobre 2006

 

con la passione che metti nelle cose che fai e che scrivi....fede tu ci hai fatto ridere,piangere,innamorare,ci hai dato tanti consigli,hai ascoltato sempre i nostri innumerevoli problemi dandoci sempre una risposta....non ti sei mai stancato di consigliarci di leggerci di pubblicarci....e forse tu credi di aver fatto poco,ma per noi è davvero tanto!!!sei riuscito ad entrare nei nostri cuori e a farti voler bene pur non avendoti mai vissuto nella quotidianeità....e credimi non sto esagerando!!!Fede tvb....siamo tutti con te....forza e facci sognare sempre!!NON SMETTERE MAI FEDE!!!

 

Il commento di Maria Rosaria 27 ottobre 2006

 

Ciao Fede... Sai, oggi ho aperto il blog per scriverti di come sono soddisfatta del mio nuovo taglio di capelli e di come è bastato il colpo di una parrucchiera per cambiarmi il viso e invece mi sono ritrovata davanti al tuo lungo commento per Giovanna. Mi dispiace tanto, Mr Moccia... Sono queste le cose che ti fanno arrabbiare, vero?! Lo so che a volte una "sconfitta" riesce a cancellare un milione di vittorie... O, almeno, è questo quello che succede a me. Ma ti prego, ricorda che hai scritto che poi passa... E tu torni a sorridere di nuovo! Tutti noi siamo qui solo per strapparti uno di quei sorrisi... Ok? Un bacione.

 

 

 

postato da: frontespizio alle ore 23:18 | link | commenti (6)
categorie: pro/contro moccia

Messaggio in bottiglia

Caro signor Moccia,
anch’io ero presente all’ “infausta” giornata campobassana e sono rimasto ad ascoltare incuriosito tutto questo interessante dibattito. Non sono qui per criticarla, né per elogiarla.
Vorrei semplicemente invitare tutti a qualche riflessione. Insomma, da qui potrebbe nascere una bella discussione seria e costruttiva… oppure possiamo continuare a darci addosso cullandoci nell’anonimato di un web sempre più dispersivo.
Anch’io sono un ragazzo di 18 anni e sto attraversando un periodo di formazione e crescita.
Mi sono reso conto, negli ultimi anni, di quanto la cultura massificata stia profondamente incidendo sulle nostre vite. Basta entrare in una qualsiasi multisala per rendersi conto di quanto il cinema italiano sia profondamente in crisi. Siamo sommersi da film che non parlano di niente. Storie intimiste costruite sul nulla, e dall’altra parte film su una gioventù sempre più classicamente disperata, congelata nei suoi stereotipi ormai diventati realtà.
Ci stiamo progressivamente trasformando in luoghi comuni.
La maggior parte delle volte che entro in una libreria, grande o piccola, c’è sempre la pila dei best-sellers, dei libri consigliati, magari con le solite stelline per darci un'impressione immediata della qualità.
Siamo continuamente stimolati da cultura precotta, preconfezionata. Stiamo abolendo ogni diversità.
Lei questo lo sa meglio di me, perché fa parte di questo sistema.
Non credo che lei sia uno sprovveduto. L’ho ascoltata quel giorno al teatro e si destreggiava bene tra citazioni di libri e opere. Voleva stupire o semplicemente stordire? Si difendeva con furbizia, sebbene lei stesso affermava che il suo libro forse “non era scritto benissimo”, ma l’importante era comunicare.
Quello che non riesco a capire è come può restarsene seduto lì, su quella sedia, di fronte al suo pubblico, mantenendo il suo classico cappellino a trasmetterci concetti abbastanza banali.
Insomma tutti sappiamo che l’amore è bello, l’amicizia è importante, la vita è un dono, eccetera…
Forse è un problema generazionale. Forse la mia generazione ha bisogno di sentirselo dire, perché proprio non può darlo per scontato. Forse abbiamo perso il gusto del racconto, della parola, del dibattito. e forse le uniche sensazioni ed emozioni che possiamo provare devono essere filtrate e ripulite per bene.
Come può starsene seduto lì a dirci che questo è il massimo che può fare?
Che la sua scrittura non può andare oltre? La vita dovrebbe essere un continuo perfezionamento.
(mi scusi per il concetto precotto e moraleggiante…)
 
Non so neanche perché le scrivo. Forse perché in fondo la stimo, o magari la invidio.
Lei è riuscito a pubblicare il suo romanzo. Certo, oggi chiunque può scrivere il proprio romanzo, ma avere un successo come il suo non è facile. Forse perché racconta alla mia generazione confusa quello che vuole sentirsi dire? Non mi sento in diritto di giudicarla, comunque.
Mi piacerebbe solo parlarne con lei, con sincerità ed onestà.

Solo una cosa. Lei è al suo secondo romanzo, che è poi il seguito del primo.
Sinceramente non impazzisco per quello che scrive, ma questo sicuramente lei già lo sa, perché probabilmente avrà già intuito il mio carattere, i miei valori ed ideali; tuttavia credo che lei abbia abbastanza cultura (spero non fosse solo scaltrezza) per avere un’idea di Arte, di Letteratura..
 
Oggi che siamo diventati così onnivori verso qualsiasi prodotto, eliminando ogni critica e ricevendo stimoli di verità sempre più sconvolgenti, ma sempre profondamente fatue che ci piovono addosso anche in giornate di sole.
Lei potrebbe diventare un Autore. Immagino che questo dovrebbe causarle qualche responsabilità in più verso il suo pubblico. Riuscirà a stupirci con la sua parola o si unirà alla ormai sempre più triste collezione di best-sellers, parte di questo grande gioco mediatico e confusionario nel quale ascoltiamo sempre più canti di sirene rassicuranti che ci allietano con le loro mezze verità accessibili e ridotte all’osso?
 
Mi scusi se le ho portato via troppo tempo con questo commento, forse irriverente, forse ingenuo, e magari anche abbastanza dispersivo.

La prego di non considerarmi né come un suo fan, né come un militante severo a difesa della cultura.
 
Sono uno qualunque che legge tanto, vede tanti film, ma sta anche a contatto di quelle che lei chiama le persone “semplici”. Quelle che sorridono in treno, che fanno sorridere lei, così come me.
 
Spero di sentirla presto.
                                               Sempre aperto al dialogo, suo
                                                           Federico Francioni
 
postato da: Helyks alle ore 15:54 | link | commenti (4)
categorie: pro/contro moccia
venerdì, 27 ottobre 2006

Lontano la mia musica e rivoluzione.

La mia musica.

Riesco a sentirti.

Lontano dall’inferno, che fine farà la mia musica?

Prendi la mia musica.

Le note sparse nella mia stanza

Danzano e si scontrano.

Un buco nero per aspettare la rivoluzione.

La mia rivoluzione. Quella che ho dentro.

Quella che mi dice di scappare.

Una nuova storia sto scrivendo dentro me.

Potrebbe essere quella giusta.

Lontano. Lontano. Il più possibile.

La mia stella mi dice di andare.

E io vado.

Dopo tanta sofferenza la mia rivoluzione,

quella che ho dentro,

finalmente avrà un senso.

Tutto avrà un senso.

Lontano.

postato da: iolenovelli alle ore 13:58 | link | commenti
categorie: #iole novelli poesie
martedì, 24 ottobre 2006

Io e te , tre metri sopra il cielo. Io , da solo , tre metri sotto terra.

 

Domenica nel teatro semivuoto di una città di provincia (Campobasso - teatro Savoia)  si inneggiava a uno degli scrittori contemporanei più affermati dei nostri tempi.

Tante domande sull’amore, sull’amicizia e altre belle cose. E poi tante risposte sull’amore, sull’amicizia e le altre belle cose. “L’amore non si può misurare con una cartina tornasole” e “non si può pesare su una bilancia”. Non è finita qui. Pillole di saggezza sull’amicizia, nobile sentimento umano. Lezioni di vita e teorie sull’adolescenza. Un’età difficile e particolare. Quella del libro sarà pure difficile e particolare ma non credo sia l’adolescenza vera.

E tutti, o quasi, erano lì, felici e contenti, a credere di ricevere cultura e belle parole. Mi sono sentito un alieno. Non riuscivo a spiegarmi come mai alla nostra generazione di giovani possa piacere un libro così. Perché in tantissimi l’hanno letto? Non riesco a capire. Si sente dire che si legge poco. E allora perché si sceglie “Tre metri sopra il cielo”? L’ho chiesto all’autore. Mi ha definito una persona fortunata, privilegiata, che ha avuto l’opportunità di leggere di più e perciò non può capire. Non sono rimasto per niente soddisfatto. Risultato: sono rimasto della mia idea. E’ solo una grossa operazione commerciale, un fenomeno di massa, una moda vera e propria. Spesso mi hanno detto di essere fuori dal mondo. In effetti, ci sono anche i diari di “Tre metri sopra il cielo”, hanno girato il film. L’autore spera che i lettori del suo romanzo, che egli stesso ha definito semplice, si avvicinino grazie ad esso poi ad altri libri. Ottimista? Forse sì. Per quanto mi riguarda sono molto snob, lo ammetto. Non posso farci niente. Già dei personaggi che si chiamano “Gin”, “Pollo” e  “Pallina” mi buttano tre metri sotto terra.

 

                                                                                              Paolo Massari

postato da: Paolomas alle ore 22:57 | link | commenti (32)
categorie: pro/contro moccia, #paolo massari racconti

Appuntamenti in libreria

sabato 28 ottobre - ore 21.00

iole novelli  - poesie e racconti

luciano mastrocola - "Prima della fine e altri racconti"

 

postato da: giovannaco alle ore 11:07 | link | commenti
categorie:

appuntamenti in libreria

27 ottobre 2006 - ore 18.30
Transonanze
ultima serata
 
Il passato e il futuro
Il complesso fenomeno della psichedelia, l'esperienza americana e quella italiana;
la psichedelia come espressione musicale e viaggio iniziatico;
cosa resta oggi dei fenomeni di apertura della coscienza.
La morte di John Lennon come evento simbolico: il rock, i suoi miti, la sua fine. Produzione e consumo nell'area della techno-music.
La discografia oggi, crisi e motivazioni; l
e esperienze degli artisti tra autoproduzione, edizioni musicali e nuove tecnologie.
 
Conduce Donato Zoppo,
ospite Armin Viglione, critico musicale e direttore di
Le Vie Della musica, pagina settimanale del Sannio Quotidiano.
Libri consigliati 
 
L'IMMAGINAZIONE AL PODERE
Che cosa resta delle eresie psichedeliche
A cura di A. Castronuovo e W. Catalano
Stampa Alternativa 2005

GLI ULTIMI GIORNI DI LENNON
Michelangelo Iossa
Infinito Edizioni, 2005

BERSAGLIO MUSICA
Sonia Anselmo
Palladino Editore 2005

MONDO TECHNO
Andrea Benedetti
Stampa Alternativa 2006
 
 


postato da: giovannaco alle ore 10:58 | link | commenti
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lunedì, 23 ottobre 2006

La guardai con intensità, tutta quella che riuscii a recuperare dalla mia indifferenza e le dissi: “Ti amo, vieni con me”. Ormai era diventata la formula preconfezionata per chiarire con me stesso il fatto che non ero innamorato e stavo diventando cinico.
Lei rimase quasi sconvolta. Non se l’aspettava. Tanta sincerità di colpo può essere fatale, abituata com’era ai fronzoli d’un corteggiamento privo d’interesse. Per lo meno ero diretto.
Qualche giorno dopo mi corressi : “Io non ti amo, vieni con me”. Ora ero persino onesto.
Avevo avuto la mia dose d’innamoramento a suo tempo ed ora ero sicuramente pronto ad affrontare gli eventi casuali della vita con indifferenza e poca curiosità. Che lei rispondesse si o no poco m’importava. Rispose persino che doveva pensarci, perché sapeva che c’era del buono in me e se avevo detto una cosa del genere stavo sicuramente attraversando un periodo di crisi.
Risposi che aveva sicuramente ragione e me ne andai a testa bassa, quasi pentito della turbolenza e del rapimento profondo ch’era nascosto dentro di me.
Appena fui abbastanza lontano smisi di recitare la parte del tormentato e camminai tranquillamente, osservando le nuvole: stava anche per piovere. Ero abbastanza felice.
Tutte queste teorie di sconvolgimenti interiori m’avevano veramente stancato.
Credevano forse ch’io fossi un’”artista”? uno “scrittore”.
Ma per carità. Non lo avevo mai chiesto, e forse m’attraeva l’idea, ma ad essere sinceri non credo fossi ancora abbastanza maturo per buttare giù più di dieci pagine senza prendermela personalmente con i tempi moderni e l’abitudine al poco pensiero, quando in realtà io non ero certo più abituato rispetto agli altri. Avevo provato a scrivere qualche “poesia”. Di quelle che si scrivono in classe dopo una lezione su Leopardi, o roba così. O magari di quelle scritte di notte, accanto ad una luce fioca, che raccontavano la luce stessa e il mio dramma interiore.
Chiaramente erano tutti versi sciolti, perché ero un poeta di fine novecento. E questo era il mio stile.
 
Dopo un po’ arrivai a comprendere che io non stavo assolutamente scrivendo poesia, ma solo impressioni e sensazioni alla rinfusa, ostentatamente profonde.
Cominciai ad aver paura della parola scritta e di come si modellasse per conto suo tra le mie mani incoscienti e smisi di “fare lo scrittore”.
Il problema è che oramai mi ero pubblicizzato abbastanza, specialmente tra le ragazze, sperando di cavarne qualcosa.
S’aspettavano qualcosa adesso. C’era persino qualcuno che apprezzava quello che avevo scritto, ma a me non interessava affatto. Cominciai quasi a disprezzare quei complimenti fatti a vicenda d’una città di provincia, quelle ipocrisie forse consapevoli o più tristemente inconsapevoli.
Scrivevano tutti e anch’io volevo la mia parte d’autore.
La mia verità era che avevo qualcosa da dire.
La verità è che mi sedevo e scrivevo parole seguendo un flusso inconsistente.
A volte restavo folgorato da un solo pensiero: di che sto parlando?
 
Il pomeriggio c’era un convegno. Uno scrittore presentava un suo libro e io vi assistetti.
Sbadigliai un paio di volte, ma in fondo ne fui colpito. Solo lui, seduto a quel bancone tristemente arredato del piccolo auditorium, coi microfoni che non funzionavano. La forza di restare saldi a quel tavolo per parlare ad una decina di persone.

Uscii. Mi ricordo che la vidi lì, appoggiata ad un muro. Aveva un’aria abbastanza sporca. Mi avvicinò chiedendomi un accendino. Risposi che non fumavo e mi chiese una sigaretta quasi in automatico.
Rimasi sorpreso. Mi chiese scusa. Non aveva capito.
 
In certi momenti di sconforto tornai spesso indietro a questo primo incontro. Avrei voluto essere più Humphrey Bogart, con un pacchetto sempre pronto e un’aria di malinconico cinismo, pronto a raccontare tenerezza alla prima bella donna dagli occhi lucidi d’amarezza e vita.
Insomma, credo volessi sentirmi già abbastanza adulto e vissuto. Purtroppo non era così e fui abbastanza goffo nella mia malinconia.
Lei no. Lei aveva uno strano accento, un’aria strana e uno strano sguardo.
La cosa che mi salvò è che rimasi inconsciamente a fissarla, e non me ne scappai di fretta mortificato sognando la nebbia e un po’ di sana pioggia.
Non potevo non restare lì, immobile. Era la sintesi estetica perfetta delle centinaia di film ch’avevo visto. Era una scena perfetta, e volevo scoprire se dietro ci fosse anche una storia da raccontare.
 
Lei mi sorrise, non so se capì, ma sicuramente intuì. Le offrii un caffè come se fossimo vecchi amici. Lei accettò. A volte m’era capitato d’avere la sensazione di essere quasi un pezzo di puzzle, coi miei contorni particolari e i miei pensieri limitati, e di inserirmi in alcune situazioni in cui bastava solo esistere. Senza stare a pensare a cosa dire o cosa fare, io ero.
 
Ricordo benissimo quel cafè. Le pareti rosse e verdi, granelli di zucchero sparsi sul bancone, un bicchiere mezzo vuoto e alcune persone sedute ai tavoli. L’insegna gialla fuori, di forma rettangolare.
Ricordo lei, ma non ricordai mai alcuna parola. Parlammo a lungo, questo posso dirlo.
Mi calavo lentamente in una condizione interiore osservando l’esterno.
Sapevo di trovarmi in una situazione che avrei ricordato per la sua particolarità.
 
Era più grande di me, più matura. Non seppi mai nient’altro. Era libera, questo era certo, e viaggiava. Io non capivo come fosse possibile. Dove dormi? Come mangi? Come sopravvivi?
Avrei voluto chiederlo, ma quasi non ne ebbi coraggio. Potevo anche sbagliarmi, in fondo.
 
Non era particolarmente bella, ma affascinante. Aveva qualcosa che non avevo mai visto in nessuno. A volte mi era parso di vederne una piccola parte negli occhi di quelle che avevo inseguito per anni, ma in lei era naturale. Ogni suo gesto era disinvolto e naturale.
Era la prima persona che vedevo comportarsi in questo modo, come se fossimo semplicemente esseri umani che viaggiano, incontrano altre coscienze, altre sensazioni, ricordi. Poi, alla fine, ci saremmo avviati col nostro bagaglio per sempre.
 
All’inizio cercai di plasmare la sua figura al mio ideale, cioè la fuga, la libertà. Mi convinsi ch’era sicuramente fuggita dalla sua città di provincia, da quell’ambiente saturo di piccolezze ostentate. Così come avrei fatto un giorno anch’io. Sognai subito di fuggire con lei, immaginavo che avrebbe accettato. Immaginai qualche triste storia, facilmente ipotizzabile, che l’aveva condotta lì in quel modo. Lei fu nella mia mente la personificazione d’una sofferenza nell’esistere, di esperienze terribili ma vere di vita. Lei viaggiava, quindi sapeva. Lei aveva sofferto, quindi poteva capire.
 
Già vedevo il mare, noi due sulla riva e il tramonto di un temporale. Io scrivevo.
 
Credo d’aver avuto ragione solo su una cosa: lei capiva. Mi disse scherzando: “Ascoltami sul serio. Io non sono un ideale, io non sono un personaggio. Io sono una persona vera”.
 
La guardai. Non c’era niente di magico in quello che aveva detto. M’innamorai.
Quell’incontro appariva adesso nella sua particolarità, senza sogni né illusioni.
Eravamo noi due, i granelli, il rumore controllato del locale, quasi sussurro e un po’ di pioggia fuori.
 
Forse stavo già idealizzando quel tempo, mi bastava così poco a cui aggrapparmi.
Parlammo. La sua sincerità, e la mia, riflessa.
La libertà nel mio immaginario era partire alle 5 del mattino per Parigi.
Cominciai ad intuire che in certi momenti poteva essere anche un incontro, o anche la parola.
 
Sempre ad inseguire futuri, visioni generali “d’esistenza”.
 
Avevo contratto un vizio moderno: il vizio dei propri pensieri, nel quale ognuno era legittimato a “comporre”, e ognuno dice la propria. Senza limiti si ascoltavano tutti e si applaudiva sempre.
 
Cercai un silenzio profondo, stanze chiuse in sé stesse, lontane dalla roulette mediatica.
Cercai un attimo di riflessione, poi le chiesi di andarcene da qualche parte, via da lì.
 
Era sparita. Io credevo si fosse soltanto allontanata un attimo.
 
Me ne andai sotto la pioggia sentendomi scorrere via i frammenti d’idee.
Volevo un silenzio controllato. Quello era il momento migliore per tentare di crescere.
 
Arrivai a casa bagnato, preparai un the. Potevo scrivere, leggere, restare al buio.
Mi concentrai.
 
Ebbi una percezione del silenzio. Mi addormentai.
postato da: Helyks alle ore 14:11 | link | commenti (4)
categorie: #federico francioni racconti
sabato, 21 ottobre 2006

AVVISO

la presentazione della rivista "IL COSMOPOLITA"

prevista per oggi 21 ottobre ore 18.00

è rinviata

 

postato da: frontespizio alle ore 14:33 | link | commenti
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venerdì, 20 ottobre 2006

Specchi

                                                                           Paolo Massari

 

Avrebbe sempre voluto guardare dentro la sua anima. Non ne ebbe l’occasione. Non so come, un giorno come gli altri,  già i suoi occhi avevano visto molto, le sue labbra tanto parlato, anziano, si trovò con lo sguardo su quella frase:  “Lo specchio dell’anima”. Rimase a fissarla per ore, dentro di sé provava quasi un senso di timidezza, era davanti a parole forse più grandi di lui. Sorrise compiaciuto. Come se si fosse trovato davanti a un suo dipinto appena compiuto. Piccole minuscole parole a metà della pagina, che ne occupavano poco spazio e si sperdevano tra quelle cento, mille lettere l’una di seguito all’altra, intervallate da virgole, punti. Lo lasciarono lì impietrito. Era solo a casa. La moglie, un concentrato di proverbi e luoghi comuni affollati spasmodicamente tra loro, fuori. Doveva finalmente riuscire non a vedere ma a guardare dentro di sé. Aveva sempre odiato la sua casa, quei paesaggi incorniciati sotto un vetro opaco che mai avevano avuto uno sguardo, stanchi di star lì. Quella rosa carta da parati, l’apparire d’una calma, d’un mondo ovattato nella serenità, quando non era affatto così. Odiava quelle pesanti tende purpuree che tanto rievocavano i sipari dei teatri in cui non era mai stato, che non lasciavano scorgere il mondo al di là di quelle finestre, che scurivano il vero essere del mondo esterno. Con una melodia jazz in sottofondo, strappò allegro la carta da parati, spiccò quei quadri, notando che la polvere su quelle cornici bronzate si era posata anche sulla sua anima. E i soprammobili di porcellana bianca, in bilico su passi di danza interrotti da anni, imperturbabili, scrutavano attenti, con lo sguardo fisso su ciò che avevano dinanzi. Quando furono spinti nel vuoto, dopo tutto quel tempo, rimase loro traccia solo nei tanti segni sui quei bassi mobili di legno scadente, su cui si vedevano le loro “orme”.

Uscì. Alla sera, le pareti di quel salottino, così sgombro eppur così pieno di luce, erano specchi. Specchi in cui avrebbe visto la sua anima riflessa, la sua vita, ogni movimento, ogni sguardo, da tutte le angolazioni che non si riuscivano a seguire solo con gli occhi. Capì che la sua anima non aveva i suoi stessi anni. L’aveva lasciata reclusa per tanto tempo. Solo ora cominciava a spuntar fuori. E uscì via da quella casa quando la moglie disperata piangeva, alla rottura di uno specchio, che avrebbe gravato ancora di più sulla sua vita già sfortunata, per aver incontrato un uomo che troppo voleva scorgere dentro di sé.

postato da: Paolomas alle ore 19:34 | link | commenti (10)
categorie: #paolo massari racconti
mercoledì, 18 ottobre 2006

Universo incontaminato

                                                                           Paolo Massari

 

Passeggiava solitario tra i vicoli del paese, immersi nella nebbia che offuscava le transenne che sorreggevano vecchie case impolverate, tristi, che inagibili, aspettavano il ritorno di chi le viveva.

Quel sabato pomeriggio in cui non smise di piovere, quando l’acqua continuava a scendere silenziosa, come per non disturbare, quell’uomo che in viso e nell’espressione non aveva i suoi anni, si fermò a parlare con dei giovani. Avevano avuto modo di conoscerlo qualche settimana prima, sembrava snobbasse gli altri anziani tra i quali non si identificava. Era amareggiato dal luogo di ritrovo del piccolo paese infreddolito, il bar, dove quasi senza limiti di età sia in eccesso che in difetto, tutti passavano le loro ore a bere sul presente, sul passato, sempre senza limiti, essendone felici. Amava discorrere, ragionare, ma spesso non gli era possibile, non riusciva a trovare un punto di contatto, un qualcosa che non sfociasse nell’inciviltà quando si parlava, era visibile che ne soffriva. Eppure c’era qualcuno che si distingueva dagli altri, un singolare farmacista che dipingeva. Dal suo raccontare al passato dell’amico, era intuibile che non c’era più.

I giovani accettarono di andare a casa sua per vedere i dipinti del farmacista, così si inoltrarono per le salite, alcune più ripide dei viottoli che via via cominciavano a illuminarsi timidamente, la nebbia lasciava che lo sguardo riuscisse a scorgere solo i colori di forme stilizzate e il tempo che passava era scandito da un motivetto che, come se stanco di farlo, annunciava che era scorsa un’altra ora.  Era piacevole sentire degli pseudo - intellettuali del paese, che arroganti credevano di aver una consapevolezza che in realtà non c’era, ponendosi al di sopra dei più semplici, poi si scopriva che non lo erano affatto.

Uno dei due giovani era incuriosito dal sapere quando il signore avrebbe preso le chiavi e aperto uno dei tanti portoncini che bagnati si susseguivano l’un l’altro, in quelle stradine selciate.

La casa in cui forse gli era concesso d’esser se stesso, di sfogare la propria originalità senza riserve, era incontaminata, si respirava purezza.

Era bello vedere libri ingialliti e musica vicino al camino, davanti al quale il signore si affascinava alla lettura, con gli occhiali per vedere da vicino.

Dalla piccola finestra del soggiorno, volutamente lasciato in disordine, si poteva scorgere il mondo al di fuori, distese di prati e alberi che si rincorrevano l’un l’altro verso l’orizzonte.

Le piante del piccolo balconcino della sua finestra sul mondo, erano in fiore. Era come se in quei pochi centimetri, sul rampicante di quella ringhiera arrugginita, fosse ancora estate. Forse era proprio l’amore, la passione che l’anziano aveva per le cose belle, semplici e naturali. Infatti odiava la sua città. Lì, man mano, alti palazzi a mattoncini si sostituivano alle basse casette in pietra dei suoi coetanei, e al posto di stereotipati prati dove correvano da ragazzi, sorgevano illuminati centri commerciali.

Quel paesino invece, non era stato sfiorato da tali stravolgimenti e forse non lo sarebbe mai stato. Perciò era fiero del suo contemplare quegli scorci che in città si vedono solo attraverso documentari sulla natura, quell’esserci, buttando giusto uno sguardo fuori, mentre realizzava le sue creazioni, marmellate insolite, sacchettini di lavanda, pagando solo il prezzo d’esser odiato dai compaesani.    
postato da: Paolomas alle ore 20:34 | link | commenti
categorie: #paolo massari racconti

Endecasillabi Sciolti Al Sole

 

 

 

 

 

 

 

Nei tuoi occhi scuri vorrei specchiare

Il mio amore così a lungo immaginato.

Mai avrei potuto pronunciare così

Queste parole fragili e sembrare

 

Ghiaccio sciolto a un sole di primavera;

verde e limpida è l’acqua anche di notte,

il vento invece striscia tra i pensieri,

questo è quello che sento questa sera.

 

Ora ti parlo della vita.

Domani ti parlo della morte.

Le paure la luce le sbrana.

 

Io ascolto il mio cuore e la mia notte.

E intanto brucia il mio spirito guerriero.

Allora mi rifugio in una stella.

 

 

postato da: iolenovelli alle ore 16:55 | link | commenti
categorie: #iole novelli poesie
martedì, 17 ottobre 2006

Lettera di Rita Levi Montalcini a Norberto Bobbio

La Stampa, Sabato 14 ottobre 2006
 
Caro Norberto,
rispondo alla tua gentilissima lettera in forma più familiare usando il “tu” e non il “lei”, motivata non soltanto dal fatto anagrafico che ci ha fatto nascere nello stesso anno, ma anche per l’amicizia che mi ha legato sin dall’adolescenza a tuo padre, a te e a tuo fratello. Al periodo della nostra giovinezza risale l’ammirazione per l’opera da te svolta (…). La mia “laicità” risale ai periodi dell’infanzia, a quei tempi le compagne di gioco chiedevano, prima di stabilire rapporti di amicizia, a quale religione si appartenesse. In base alle istruzioni ricevute da mio padre rispondevo che ero una libera pensatrice e lo sono perciò diventata prima ancora di sapere cosa volesse dire pensare. Oggi alla vigilia di novant’anni sono rimasta una libera pensatrice pur riconoscendo il diritto di ognuno di appartenere a una o all’altra fede. Seppure la vecchiaia incida profondamente sullo stato fisico somatico dell’organismo, le capacità mentali di norma non subiscono lo stesso degrado, a meno che non intervengano alterazioni patologiche. Nel mio caso, se non m’illudo, queste capacità non sono sostanzialmente inferiori a quelle che avevo in età giovanile e adulta. I successi conseguiti nel settore scientifico derivano perciò non da particolari capacità mentali, ma dall’intenso impegno e interesse dedicati allo studio del sistema nervoso. Inoltre, motivo della serenità della quale godo a tutt’oggi è la dedizione, più che in passato, a problematiche di indole sociale e la possibilità di venire in aiuto ai giovani (…). Il mio libro non è diretto a rendere omaggio a personalità tanto note e famose quanto quelle delineate, ma ha lo scopo di rendere consapevole il lettore, a qualunque classe sociale appartenga, d’un fatto generalmente ignorato e cioè quello che il cervello umano, se non afflitto da forme degenerative e mantenuto in funzione con l’esercizio, ha proprietà di mettere in atto capacità creative anche in avanzata età senile. Con vivo affetto.
 
12 ottobre 1998
postato da: frontespizio alle ore 11:55 | link | commenti
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lunedì, 16 ottobre 2006

L'ibrid'azione

Domenica22 ottobre, ore 16.00

campobasso, piazza prefettura

Incontro con gli autori e presentazione del volume

"Un ponte tra l'ovvio e l'ignoto"

pubblicazione dei lavori segnalati dal premio letterario "M. Buldrini" (2001-2006)

promosso dall'ULI (unione lettori Iialiani)

postato da: frontespizio alle ore 20:53 | link | commenti
categorie: @annunci uli - campobasso
venerdì, 13 ottobre 2006

Cristina Campo

«In un'epoca di progresso puramente orizzontale, nella quale il gruppo umano appare sempre più simile a quella fila di cinesi condotti alla ghigliottina di cui è detto nelle cronache della rivolta dei Boxers, il solo atteggiamento non frivolo appare quello del cinese che, nella fila, leggeva un libro.»

(Cristina Campo, Gli imperdonabili, Adelphi

Di Cristina Campo Adelphi ha anche pubblicato: Lettere a Mita, Sotto falso nome, La Tigre Assenza

postato da: tintarella1 alle ore 01:56 | link | commenti
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mercoledì, 11 ottobre 2006

SABATO 14 OTTOBRE

ore 21.00

libri&dintorni

Brevi Passaggi Letterari

di Federico Francioni e Paolo Massari

seconda parte

postato da: frontespizio alle ore 22:03 | link | commenti
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