Segnaliamo
FESTIVAL DELLA SCIENZA
genova, 26 ottobre - 7 novembre 2006
Un Festival all'insegna della Scoperta, tanti eventi per conoscere, approfondire, incuriosirsi, divertirsi.
Dalle mostre "hands on" come Le Meraviglie della Scienza 2006, per scoprire le mille proprietà dei materiali, da quelli più comuni a quelli più innovativi, come gli OLED, i materiali per le lampadine del futuro, o Raggio di luce, per conoscere in prima persona i fenomeni legati alla luce.
E poi Scienza e coscienza allo specchio, una mostra sul tema dello specchio come strumento di conoscenza del sè e dell'altro da sè, e Infinitamente intimo, un viaggio dentro il corpo umano che rivela, sotto la nostra pelle, una varietà di forme e colori assolutamente sorprendenti.
Ancora, tornano le creature più affascinanti e misteriose della storia ne I dinosauri raccontano, le spettacolari attrazioni dello Spazio Telecom Italia in piazza delle Feste, mentre La fabbrica dei numeri e Matefitness ci condurranno negli aspetti più insoliti e divertenti dei numeri e della matematica.
Come ogni anno, tantissimi i laboratori per indossare i panni del ricercatore e andare alla scoperta delle applicazioni della scienza negli ambiti più insoliti, dalle arte marziali ne La fisica dei samurai ai fornelli ne La scienza in cucina e A colazione col fotografo per un incontro tra scienza e arte. E poi, alla scoperta del mondo dei microrganismi che ospitiamo in casa nostra in Microscopici coinquilini e dei segreti più profondi della Terra in Guarda che crosta.
In più, laboratori e mostre dai più prestigiosi science centre europei grazie a due grandi progetti internazionali: Esciential e Wonders.
Eloquente la lista degli ospiti che saranno protagonisti del programma di conferenze, tra i quali personalità del panorama scientifico e culturale internazionale come Enrico Bellone, Giovanni Bignami, Torsten Wiesel, Susan Blackmore, Fritjof Capra, Sean Carroll, Gregory Chaitin, Terrence Deacon, Umberto Eco, Artur Ekert, Daniel Kahneman, Michio Kaku, Seth Lloyd, Helga Nowotny, Massimo Piattelli Palmarini, Steven Pinker, Lisa Randall, Giacomo Rizzolatti, Christopher Stringer, Anne Treisman, Theodor Haensch, Robert Trivers, Edouard Brézin, Telmo Pievani, Edoardo Boncinelli, Rita Colwell, Elsa Addessi, Francesco De Martini, Jean Pierre Luminet.
Infine, il ricco programma degli spettacoli presenta la prima mondiale di Matematico e impertinente. La scienza nello show del futuro di e con Piergiorgio Odifreddi, la prima italiana di Turing - Breaking the code sulla vita di Alan Turing, padre dell'intelligenza artificiale, la conferenza-spettacolo Superstrings - Fisica e Musica con il fisico sperimentale Brian Foster e il violinista Jack Liebeck per un'immersione nella fisica di Einstein attraverso il violino. Inoltre, torna la magia di CircoScienza, con le sue conferenze accompagnate da giochi e acrobazie e un nuovo magico spettacolo.
Inoltre, il 7 novembre il Festival della Scienza avrà l'onore di ospitare la Giornata Mondiale per la Scienza e lo Sviluppo dell'Unesco, un'occasione fondamentale per riflettere con grandi esperti di tutto il mondo sul futuro della scienza e della società mondiale.
Nostalgiche, necessarie, romanticamente o sociologicamente fatali, le parole e le note che hanno scandito gli ultimi quarant'anni italiani
Generazioni sono cresciute e cambiate sentendo sullo sfondo della loro vita certe canzoni. Ancora adesso l'eco di parole e musica fa parte di una memoria, e di qualche vezzo della nostalgia. Ma questo libro non è una concessione alla facilità dei ricordi. E' piuttosto il tentativo di "fare cantare" alcuni momenti della nostra vicenda, attraverso le parole e l'irresistibile risonanza mentale delle musiche che hanno scandito come una partitura collettiva storia e costume dell'Italia contemporanea. Dalla fine degli anni Cinquanta, allorché appaiono sulla scena i "sublimi plebei" Mina e Celentano, e via attraverso il ritmo "beat" dei Sessanta, quando risuona "E' la pioggia che va", "l'inno nazionale dei capelloni", passando per le ideologie spicce di Mogol e le pulsazioni sentimentali del primo Battisti, per poi scandagliare il mistero del Battisti della sparizione, fino agli anni Ottanta con Vasco, re degli scoppiati, e Baglioni, "l'uomo dei pianoforti bianchi"; e per concludere con il pensiero debole, ma velocissimo e sociologicamente rivelatore, di Max Pezzali con gli 883. E' una lettura che vuole fare risaltare atmosfere, climi, gusti, atteggiamenti, oggetti, "pensieri e parole" di questi decenni italiani: ma al di là delle curiosità sociologiche dell'autore e dei suoi paradigmi altamente indiziari, forse conta di più il desiderio di fare riascoltare, nella scrittura, il sound in cui siamo stati immersi. Per sentire non proprio la società italiana, ma la musica dell'Italia, con quel che di sentimentale e necessario, di corale e fatale che hanno - quando lo hanno - le canzoni.
SCRITTURE DELLO SPECCHIO
dalla sensazione al personaggio al racconto
laboratorio di scrittura condotto da Antonella Cilento
Il laboratorio vuole essere una vera e propria officina della scrittura, un luogo di confronto e sperimentazione di stili e modelli narrativi in sintonia con i bisogni espressi dai partecipanti al fine di favorire uno sviluppo armonico ed integrato dei due principali aspetti della scrittura - creazione e revisione - onde evitare che, da un lato, il creatore privo di disciplina si disperda e, dall'altro, che il revisore, tagliando e censurando il prodotto prima ancora ch'esso si esprima al meglio, impedisca la scrittura. Gli argomenti:
Scrittura e sensi. Liberare la voce: l'artigianato della scrittura e la paura del foglio bianco. Breve storia della scrittura creativa; il creatore e il revisore; esempi pratici di scrittura. I sensi e la scrittura: evocazione, racconto ed emozione. Produrre e far durare l'emozione. Attraverso stimolazioni che interessino i cinque sensi esempi di scrittura emotiva e sensoriale. Perché quando iniziamo a scrivere una storia spesso la abbandoniamo? Le difficoltà della durata.
Punto di vista e personaggio. La voce e il punto di vista: “diventare” la storia. Il personaggio e il suo ambiente, l'uso delle persone nella narrazione e nel racconto. Mettersi nei panni del personaggio e circolare nel suo ambiente; dalla prima alla terza persona, le varietà del narrare.
Autobiografia romanzata e mappe delle storie. Microstrutture: dal mito alla storia. I generi e le forme del racconto. La memoria di finzione. Fabula e intreccio: effetti pratici nella scrittura del racconto. L'uso della memoria nell'invenzione. Raccontare se stessi, entrare in quella particolare forma che è l'autobiografia romanzata, cioè l'invenzione filtrata dalla memoria, è uno dei procedimenti al tempo stesso più naturali e più difficili della scrittura. Per raccontarsi con vicinanza e con distacco occorre entrare nella memoria della nostra pelle, nelle suggestioni dei sensi, nel contatto della percezione.
Se guardo nei tuoi occhi scopro un mondo di fiori colorati, fate incantate, folletti, streghe. Sono gli occhi di un bambino dai desideri innocenti e forse un po’ ambiziosi…forse gli stessi nostri desideri allo stesso tempo innocui ma estremamente complessi. Complessi come i tuoi occhi che nascondono qualcosa di misterioso. Gli stessi occhi neri che mi ripetono: ‘ti prego raccontami una favola’.
Allora prendo spunto dai tuoi occhi e ti racconto di quei fiori, di quelle fate,di quei folletti e di quelle streghe che fanno parte del tuo piccolo mondo fatato.
Ecco “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” per lo scoppio della nostra "guerra" telematica!
Si "copia-incolla" dal blog di Federico Moccia su feltrinelli.it per permettere a tutti i visitatori di questo blog di capire qualcosa tra la moltitudine di commenti che si stanno scatenando.
Il commento di giovanna colitti 27 ottobre 2006
Gentile Federico, a proposito del suo incontro con i giovani tenutosi al teatro Savoia di Campobasso la scorsa domenica (22 ottobre), la invito a leggere il commento del giovane Paolo pubblicato sul blog libriedintorni.splinder.com e rispondere confrontandosi anche con una realtà che riesce a non farle sono "complimenti".
con stima
Giovanna Colitti
(Il riferimento è al post del 24 ottobre "Io e te, tre metri sopra il cielo. Io da solo, tre metri sotto terra")
Il commento di federico per Giovanna Colitti 27 ottobre 2006
Cara Giovanna, sono andato come da suo suggerimento a leggere il commento di Paolo. Beh, avrei fatto meglio a non farlo. Mi sono dispiaciuto perchè, come ho temuto nel teatro, Paolo non ha capito veramente niente di quello che ho detto. O forse sono stato io che non mi sono spiegato bene... Penso sempre che sia intelligente saper leggere le cose da diversi punti di vista. Ma in questo caso purtroppo non ho dubbi. Paolo non ha veramente capito niente. E lo testimonia il fatto che nel suo blog ha usato frasi come “L’amore non si può misurare con una cartina tornasole” e “ l'amore non si può pesare su una bilancia” parole mie che però ha messo nel suo blog astraendole dal discorso che ho fatto sui sentimenti, su ciò che si prova e sulla difficoltà di saper comunicare agli altri il proprio dolore e il proprio amore nella loro interezza. Una cosa è sicura quel suo commento avrebbe potuto rendere vana la mia faticata, con tanto di alzataccia per venire fino a Campobasso e ritorno in treno su uno scomodo vagone dove entrava molto smog. Ma per fortuna proprio su quel treno, che ha impiegato quasi quattro ore ad arrivare a Roma, c'era una ragazza. Aveva tra le mani Ho voglia di te. Sorrideva e non ha smesso un attimo di leggere. Era di fronte a me. Ad un certo punto ha chiuso il libro, mi ha guardato ma non mi ha riconosciuto. Poi ha continuato a leggere. Le ho fatto compagnia con il libro per tutto il viaggio. Era una ragazza semplice, forse veniva a Roma per lavoro, come fanno molte persone ripartendo il pomeriggio della domenica per venire in città. Beh, io quelle persone le ho in simpatia. E' per loro che fatico nell'andare a tanti incontri, nel raccontare la storia di Tre metri sopra il cielo e nel cercare di far venire anche agli altri la voglia di leggere. Paolo se se ne è andato prima della fine dell'incontro che abbiamo fatto a Campobasso e ha detto, nel suo blog, che non è rimasto soddisfatto. A volte bisogna essere soprattutto soddisfatti di sè stessi per poterlo essere anche degli altri. E forse chi non ascolta neanche le risposte non potrà mai essere soddisfatto da niente. Credo che la lettura di qualsiasi libro ci metta in contatto con altre realtà, con respiri diversi, perfino con la semplice ma diversa scelta dell'ordine in cui vengono usate le parole. Può essere interessante perfino quella, secondo me. Bene cara Giovanna, non so perchè lei mi abbia consigliato la lettura su quel blog. So solo una cosa, a volte il ritenerci troppo intelligenti ci leva il piacere di godere delle cose più semplici. Se può, aiuti Paolo in questo. Con altrettanta stima.
Ed ecco la reazione di quelli che sono rimasti “tre metri sopra il cielo”.
ciao fede...mi dispiace ke qlk1 possa non capire cio ke cerchi di trasmettere...ma purtroppo ho capito ke spesso tutto cio ke facciamo e ke diciamo è frainteso.spesso mi sento troppo fraintesa quasi fuori posto x questo mondo dove un giorno sembra ke vada tutto bene e quello dopo vorresti quasi non esistere...
Il commento di Prisca 27 ottobre 2006
Ciao Fede....te lo giuro quanto mi fanno incazzare queste cose....vorrei gridare a tutte queste persone "MA VI RENDETE CONTO CHE FEDE HA CAPITO DAVVERO TUTTI NOI COSA VOGLIAMO???".....perchè le persone non capiscono....??? forse sono invidiose perchè solo tu e pochi riuscite a capire davvero qualcosa!!!so che non hai bisogno di essere difeso perchè sei una persona estremamente intelligente e ti stimo per questo....non perdere tempo ad arrabbiarti per queste persone....perdi tempo per noi che siamo qui dalla mattina alla sera solo per te a dimostrarti la nostra gratitudine per tutto quello che ci hai trasmesso e ci trasmetti ogni giorno con le tue parole,con la tua vocina,con l'amore che hai dentro,
Il commento di Prisca 27 ottobre 2006
con la passione che metti nelle cose che fai e che scrivi....fede tu ci hai fatto ridere,piangere,innamorare,ci hai dato tanti consigli,hai ascoltato sempre i nostri innumerevoli problemi dandoci sempre una risposta....non ti sei mai stancato di consigliarci di leggerci di pubblicarci....e forse tu credi di aver fatto poco,ma per noi è davvero tanto!!!sei riuscito ad entrare nei nostri cuori e a farti voler bene pur non avendoti mai vissuto nella quotidianeità....e credimi non sto esagerando!!!Fede tvb....siamo tutti con te....forza e facci sognare sempre!!NON SMETTERE MAI FEDE!!!
Il commento di Maria Rosaria 27 ottobre 2006
Ciao Fede... Sai, oggi ho aperto il blog per scriverti di come sono soddisfatta del mio nuovo taglio di capelli e di come è bastato il colpo di una parrucchiera per cambiarmi il viso e invece mi sono ritrovata davanti al tuo lungo commento per Giovanna. Mi dispiace tanto, Mr Moccia... Sono queste le cose che ti fanno arrabbiare, vero?! Lo so che a volte una "sconfitta" riesce a cancellare un milione di vittorie... O, almeno, è questo quello che succede a me. Ma ti prego, ricorda che hai scritto che poi passa... E tu torni a sorridere di nuovo! Tutti noi siamo qui solo per strapparti uno di quei sorrisi... Ok? Un bacione.
La mia musica.
Riesco a sentirti.
Lontano dall’inferno, che fine farà la mia musica?
Prendi la mia musica.
Le note sparse nella mia stanza
Danzano e si scontrano.
Un buco nero per aspettare la rivoluzione.
La mia rivoluzione. Quella che ho dentro.
Quella che mi dice di scappare.
Una nuova storia sto scrivendo dentro me.
Potrebbe essere quella giusta.
Lontano. Lontano. Il più possibile.
La mia stella mi dice di andare.
E io vado.
Dopo tanta sofferenza la mia rivoluzione,
quella che ho dentro,
finalmente avrà un senso.
Tutto avrà un senso.
Lontano.
Io e te , tre metri sopra il cielo. Io , da solo , tre metri sotto terra.
Domenica nel teatro semivuoto di una città di provincia (Campobasso - teatro Savoia) si inneggiava a uno degli scrittori contemporanei più affermati dei nostri tempi.
Tante domande sull’amore, sull’amicizia e altre belle cose. E poi tante risposte sull’amore, sull’amicizia e le altre belle cose. “L’amore non si può misurare con una cartina tornasole” e “non si può pesare su una bilancia”. Non è finita qui. Pillole di saggezza sull’amicizia, nobile sentimento umano. Lezioni di vita e teorie sull’adolescenza. Un’età difficile e particolare. Quella del libro sarà pure difficile e particolare ma non credo sia l’adolescenza vera.
E tutti, o quasi, erano lì, felici e contenti, a credere di ricevere cultura e belle parole. Mi sono sentito un alieno. Non riuscivo a spiegarmi come mai alla nostra generazione di giovani possa piacere un libro così. Perché in tantissimi l’hanno letto? Non riesco a capire. Si sente dire che si legge poco. E allora perché si sceglie “Tre metri sopra il cielo”? L’ho chiesto all’autore. Mi ha definito una persona fortunata, privilegiata, che ha avuto l’opportunità di leggere di più e perciò non può capire. Non sono rimasto per niente soddisfatto. Risultato: sono rimasto della mia idea. E’ solo una grossa operazione commerciale, un fenomeno di massa, una moda vera e propria. Spesso mi hanno detto di essere fuori dal mondo. In effetti, ci sono anche i diari di “Tre metri sopra il cielo”, hanno girato il film. L’autore spera che i lettori del suo romanzo, che egli stesso ha definito semplice, si avvicinino grazie ad esso poi ad altri libri. Ottimista? Forse sì. Per quanto mi riguarda sono molto snob, lo ammetto. Non posso farci niente. Già dei personaggi che si chiamano “Gin”, “Pollo” e “Pallina” mi buttano tre metri sotto terra.
Paolo Massari
sabato 28 ottobre - ore 21.00
iole novelli - poesie e racconti
luciano mastrocola - "Prima della fine e altri racconti"
la presentazione della rivista "IL COSMOPOLITA"
prevista per oggi 21 ottobre ore 18.00
è rinviata
Specchi
Paolo Massari
Avrebbe sempre voluto guardare dentro la sua anima. Non ne ebbe l’occasione. Non so come, un giorno come gli altri, già i suoi occhi avevano visto molto, le sue labbra tanto parlato, anziano, si trovò con lo sguardo su quella frase: “Lo specchio dell’anima”. Rimase a fissarla per ore, dentro di sé provava quasi un senso di timidezza, era davanti a parole forse più grandi di lui. Sorrise compiaciuto. Come se si fosse trovato davanti a un suo dipinto appena compiuto. Piccole minuscole parole a metà della pagina, che ne occupavano poco spazio e si sperdevano tra quelle cento, mille lettere l’una di seguito all’altra, intervallate da virgole, punti. Lo lasciarono lì impietrito. Era solo a casa. La moglie, un concentrato di proverbi e luoghi comuni affollati spasmodicamente tra loro, fuori. Doveva finalmente riuscire non a vedere ma a guardare dentro di sé. Aveva sempre odiato la sua casa, quei paesaggi incorniciati sotto un vetro opaco che mai avevano avuto uno sguardo, stanchi di star lì. Quella rosa carta da parati, l’apparire d’una calma, d’un mondo ovattato nella serenità, quando non era affatto così. Odiava quelle pesanti tende purpuree che tanto rievocavano i sipari dei teatri in cui non era mai stato, che non lasciavano scorgere il mondo al di là di quelle finestre, che scurivano il vero essere del mondo esterno. Con una melodia jazz in sottofondo, strappò allegro la carta da parati, spiccò quei quadri, notando che la polvere su quelle cornici bronzate si era posata anche sulla sua anima. E i soprammobili di porcellana bianca, in bilico su passi di danza interrotti da anni, imperturbabili, scrutavano attenti, con lo sguardo fisso su ciò che avevano dinanzi. Quando furono spinti nel vuoto, dopo tutto quel tempo, rimase loro traccia solo nei tanti segni sui quei bassi mobili di legno scadente, su cui si vedevano le loro “orme”.
Uscì. Alla sera, le pareti di quel salottino, così sgombro eppur così pieno di luce, erano specchi. Specchi in cui avrebbe visto la sua anima riflessa, la sua vita, ogni movimento, ogni sguardo, da tutte le angolazioni che non si riuscivano a seguire solo con gli occhi. Capì che la sua anima non aveva i suoi stessi anni. L’aveva lasciata reclusa per tanto tempo. Solo ora cominciava a spuntar fuori. E uscì via da quella casa quando la moglie disperata piangeva, alla rottura di uno specchio, che avrebbe gravato ancora di più sulla sua vita già sfortunata, per aver incontrato un uomo che troppo voleva scorgere dentro di sé.
Universo incontaminato
Paolo Massari
Passeggiava solitario tra i vicoli del paese, immersi nella nebbia che offuscava le transenne che sorreggevano vecchie case impolverate, tristi, che inagibili, aspettavano il ritorno di chi le viveva.
Quel sabato pomeriggio in cui non smise di piovere, quando l’acqua continuava a scendere silenziosa, come per non disturbare, quell’uomo che in viso e nell’espressione non aveva i suoi anni, si fermò a parlare con dei giovani. Avevano avuto modo di conoscerlo qualche settimana prima, sembrava snobbasse gli altri anziani tra i quali non si identificava. Era amareggiato dal luogo di ritrovo del piccolo paese infreddolito, il bar, dove quasi senza limiti di età sia in eccesso che in difetto, tutti passavano le loro ore a bere sul presente, sul passato, sempre senza limiti, essendone felici. Amava discorrere, ragionare, ma spesso non gli era possibile, non riusciva a trovare un punto di contatto, un qualcosa che non sfociasse nell’inciviltà quando si parlava, era visibile che ne soffriva. Eppure c’era qualcuno che si distingueva dagli altri, un singolare farmacista che dipingeva. Dal suo raccontare al passato dell’amico, era intuibile che non c’era più.
I giovani accettarono di andare a casa sua per vedere i dipinti del farmacista, così si inoltrarono per le salite, alcune più ripide dei viottoli che via via cominciavano a illuminarsi timidamente, la nebbia lasciava che lo sguardo riuscisse a scorgere solo i colori di forme stilizzate e il tempo che passava era scandito da un motivetto che, come se stanco di farlo, annunciava che era scorsa un’altra ora. Era piacevole sentire degli pseudo - intellettuali del paese, che arroganti credevano di aver una consapevolezza che in realtà non c’era, ponendosi al di sopra dei più semplici, poi si scopriva che non lo erano affatto.
Uno dei due giovani era incuriosito dal sapere quando il signore avrebbe preso le chiavi e aperto uno dei tanti portoncini che bagnati si susseguivano l’un l’altro, in quelle stradine selciate.
La casa in cui forse gli era concesso d’esser se stesso, di sfogare la propria originalità senza riserve, era incontaminata, si respirava purezza.
Era bello vedere libri ingialliti e musica vicino al camino, davanti al quale il signore si affascinava alla lettura, con gli occhiali per vedere da vicino.
Dalla piccola finestra del soggiorno, volutamente lasciato in disordine, si poteva scorgere il mondo al di fuori, distese di prati e alberi che si rincorrevano l’un l’altro verso l’orizzonte.
Le piante del piccolo balconcino della sua finestra sul mondo, erano in fiore. Era come se in quei pochi centimetri, sul rampicante di quella ringhiera arrugginita, fosse ancora estate. Forse era proprio l’amore, la passione che l’anziano aveva per le cose belle, semplici e naturali. Infatti odiava la sua città. Lì, man mano, alti palazzi a mattoncini si sostituivano alle basse casette in pietra dei suoi coetanei, e al posto di stereotipati prati dove correvano da ragazzi, sorgevano illuminati centri commerciali.
Nei tuoi occhi scuri vorrei specchiare
Il mio amore così a lungo immaginato.
Mai avrei potuto pronunciare così
Queste parole fragili e sembrare
Ghiaccio sciolto a un sole di primavera;
verde e limpida è l’acqua anche di notte,
il vento invece striscia tra i pensieri,
questo è quello che sento questa sera.
Ora ti parlo della vita.
Domani ti parlo della morte.
Le paure la luce le sbrana.
Io ascolto il mio cuore e la mia notte.
E intanto brucia il mio spirito guerriero.
Allora mi rifugio in una stella.
L'ibrid'azione
Domenica22 ottobre, ore 16.00
campobasso, piazza prefettura
Incontro con gli autori e presentazione del volume
"Un ponte tra l'ovvio e l'ignoto"
pubblicazione dei lavori segnalati dal premio letterario "M. Buldrini" (2001-2006)
promosso dall'ULI (unione lettori Iialiani)