Libri&dintorni

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Contatore

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giovedì, 30 novembre 2006

Il Circolo ARCI di Pelago (Fi)
con il patrocinio del Comune di Pelago – Assessorato alla Cultura
invitano
 
Venerdì 1 dicembre – ore 21.30
Circolo ARCI – piazza Ghilberti 25, Pelago
 
alla presentazione del libro di ENZO CARRO
L’Eredità di Partenope
(ed. Simboli, Napoli)
 
intercalato da
Recital storico/comico/cantato
Viaggio nella storia del canto di Partenope
 
Enzo Carro (chitarra e voce)
Anna Corallo (voce)
 
Per informazioni: 055.8326051
postato da: frontespizio alle ore 10:36 | link | commenti (1)
categorie: @eventi

Luisona DAY

BAR SPORT COMPIE TRENT’ANNI

9 dicembre, ore 21.00

Libreria "Libri & Dintorni" - via cannavina 19/21 - campobasso

Pino Venditti e Maria Teresa Spina

leggeranno brani tratti dal libro "Bar Sport"

30 i posti a sedere

dal sito www.stefanobenni.it/luisona/

Quest’anno è il trentesimo anniversario della pubblicazione di Bar Sport, mitico esordio letterario del Lupo (Stefano Benni).
Qualcuno voleva dimenticarsene? Noi no!
Invitiamo tutti gli amici del Lupo, il 9 dicembre o se proprio non fosse possibile giù di lì, a organizzare una piccola lettura in un bar del proprio paese o città. Potrete leggere un libro del Lupo, oppure un libro di un altro, l’importante è fare una piccola festa della lettura condivisa.
Basta anche per dieci persone, ma datevi da fare. Inviate il vostro nome, l’orario e il libro letto a
info@stefanobenni.it. Noi li pubblicheremo tutti.

Via al Luisona Day!

Consultate l'elenco sul sito

Bar Sport, Stefano Benni, Feltrinelli 2003, 14 ed. 136 pag., € 6,50

Ci sono bar e bar e poi c’è il Bar Sport che tutti li accomuna e li fonde in un solo paradigmatico universo, in una sola grande scena di umanità raccolta sotto la fraterna insegna come intorno a un fuoco, intorno al calore di un’identità minacciata. Stefano Benni, con il suo Bar Sport, ha aperto la porta su un mondo che per tutti è diventato un luogo, anzi il luogo familiare per eccellenza. Il Bar Sport è quello dove non può mancare un flipper, un telefono a gettoni e soprattutto la "Luisona", la brioche paleolitica condannata a un’esposizione perenne in perenne attesa del suo consumatore. Il Bar Sport è quello in cui passa il carabiniere, lo sparaballe, il professore, il tecnnico (proprio così, con due n) che declina la formazione della nazionale, il ragioniere innamorato della cassiera, il ragazzo tuttofare. Nel Bar Sport fioriscono le leggende, quella del Piva (calciatore dal tiro portentoso), del Cenerutolo (il lavapiatti che sogna di fare il cameriere) e delle allucinazioni estive. Vagando e divagando Benni ha scritto la sua piccola commedia umana, a cui presto aggiungerà un nuovo capitolo. Ebbene sì, Bar Sport è vivo, è ancora vivo.

da un articolo di Andrea Massidda, tratto da "La nuova Sardegna", 4 luglio 2006

Il lupo ha i capelli candidi che gli spuntano dai lati della testa come fossero ali, lasciando al centro una grande pelata annerita dal sole. Il Lupo, insomma, a cinquantanove anni, ha perso un bel po' di pelo ma non certo il vizio di ululare con quell'ironia stralunata e pirotecnica che contraddistingue i suoi scirtti sin dai tempi di Bar Sport. Il Lupo, ossia Stefano Benni, talento visionario della narrativa italiana, naturalmente sa essere cattivo (altrimenti che lupo sarebbe?) ed è anche per questo che i suoi libri sono considerati un "cult".

La Luisona

da Wikipedia, l'enciclopedia libera

La Luisona è una pasta (cioè una brioche) protagonista dell'omonimo capitolo del romanzo Bar Sport di Stefano Benni, pubblicato nel 1976. 

Secondo il surreale (ma verosimile) ritratto che Stefano Benni fa dei bar italiani, nella maggior parte dei bar dei paesi di provincia (di cui il "Bar Sport" è il prototipo), la bacheca delle paste è "puramente coreografica", e le paste sono "ornamentali, veri e propri pezzi di artigianato". Perciò restano in bacheca per anni tanto che gli avventori ormai le chiamano familiarmente per nome.

La Luisona è la "decana delle paste" del Bar Sport. Risalente al 1959, è "una pastona bianca e nera, con sopra una spruzzata di granella in duralluminio". La Luisona venne mangiata da un incauto rappresentante di Milano, che subisce le conseguenze del suo atto insensato: "fu trovato appena un'ora dopo, nella toilette di un autogrill di Modena, in preda ad atroci dolori".

postato da: frontespizio alle ore 09:53 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 29 novembre 2006

Giù.

Eccomi amore mio. Sono caduta giù giù giù. Ogni giorno ti ho pensato e ti ho amato. Mi chiedo perché sono giunta qui. Questo non era il posto delle nostre follie? Quando ti penso ti amo. La distanza ha eliminato la mia essenza, il tempo. Ci sarà il nostro tempo. Io sono qui che ti aspetto. Non era più il mio posto, lo sapevi bene. Io continuo a pensarti, ad amarti, ad aspettarti. Il rosso che punge non c’è più. Il blu che taglia è sparito. Tutto è finito nel mare. Io sono qui in fondo all’oceano che ti aspetto. Vorrei ricordare. Ricordo solo te. Adesso sono qui. La corrente mi porta lontano e sempre più giù giù giù... Mi parli mentre io sono qui in fondo all’oceano, immersa da acque violente. Non c’è più il rosso che punge. Non c’è più il blu che taglia.

postato da: iolenovelli alle ore 22:02 | link | commenti (3)
categorie: #iole novelli poesie

Luigi Incoronato, scrittore e rivoluzionario disarmato

Estratto di un "Saggio breve su Luigi Incoronato"  di caterina sottile 
Luigi Incoronato è figlio di quel Meridione trafitto dalla guerra e dalla povertà, palcoscenico di una trasformazione sociale lentissima e drammatica in cui la società rurale ha assorbito il progresso e lo sviluppo solo in superficie. Figlio di emigranti, nasce a Montreal nel 1920. Viene in Italia negli anni trenta e studia a Palermo. In seguito frequenta la Scuola Superiore Normale di Pisa dove avrà Luigi Russo come maestro.
Si laurea presso l’Università di Napoli con Giuseppe Toffanin con una tesi sulle Operette Morali di Leopardi. Diventa insegnante di lettere ma nel 1940 raggiunge il fronte francese come ufficiale di leva. Combatte nella guerra d’Albania sul fronte greco-albanese. La guerra sarà ispirazione del romanzo autobiografico Le pareti bianche.
Rientra in Italia con la Liberazione e la conoscenza dell’inglese gli consente di diventare interprete nel Molise presso il Comando Militare Alleato. Entra a far parte del Comitato di Liberazione; una esperienza forte che trascrive nel romanzo Il Governatore.
Dopo la guerra torna a Napoli e riprende l’attività di insegnante. Collabora a giornali e riviste importanti come «Paese Sera», «Il Contemporaneo», «Cronache Meridionali» e nel 1960, insieme ad altri scrittori tra cui Domenico Rea, Mario Pomilio, Michele Prisco, Luigi Compagnone, fonda la rivista «Le Ragioni Narrative».
Il suo romanzo d’esordio, Scala a San Potito[1], scritto nel 1950 ed edito da Mondatori,gli varrà il secondo posto al premio Hemingway. Nel 1952, sempre per la Mondatori, pubblica Morunni[2]. Nel 1960 Il Governatore verrà insignito del Premio Napoli. Nel 1963 scrive Compriamo bambini e nel 1968 Le pareti bianche.
Pubblica numerosi racconti (La festa, Il ritorno di un partigiano, Ale’ Ale’ Ururi, Il Minotauro, e l’ultimo, pubblicato postumo, A che serve uno scrittore) su «Paese Sera», «Rinascita», «Il Campione».
Il più significativo, per il modo in cui emerge l’identità politica e soprattutto morale di Incoronato, é Don Maso Vizzini, magnifico ritratto di un ragazzo al centro di un universo disomogeneo e conflittuale; un “figlio del padrone” che acquisisce coscienza civile e politica attraverso l’educazione e la scuola ma resta drammaticamente dilaniato dal distacco da sé che l’emancipazione culturale inevitabilmente determina in un giovane intellettuale che non può ingabbiare se stesso negli schemi e nei ruoli prestabiliti dalle convenzioni.
È un “Gattopardo” braccato dalla sua coscienza; un uomo al quale il “libero arbitrio” impedisce di accettare i privilegi sociali come naturali, salvo reagire da Gattopardo, quando la sua proprietà è minacciata. Una sorta di carattere genetico per la sopraffazione che inasprisce fatalmente il conflitto tra le classi; e forse la manifestazione di una diffidenza viscerale di Incoronato per i potenti.
È una traccia sociologica e letteraria che disegna un legame implicito fra tutte le opere di Incoronato, e lo rende così idealmente lontano dalle sue origini ma stilisticamente vincolato ad esse.
Il racconto Le terre del bosco è testimonianza storiografica importante su un fatto realmente accaduto ad Ururi: un gruppo di braccianti agricoli tenta di occupare le terre del Bosco (oggi bosco Pontone), e la rivolta è sventata dai carabinieri armati di mitra. Da questo episodio parte la condanna di Luigi Incoronato per le politiche latifondiste che hanno radicato tra i contadini meridionali quella sfiducia atavica per l’Istituzione, l’insofferenza anarcoide che ha portato a considerare lo Stato un nemico oppressivo. Probabilmente Incoronato vede proprio in questo il presupposto della “cultura dell’illegalità”, dell’omertà e del brigantaggio che ha paralizzato l’emancipazione del Mezzogiorno.
[1] Rist. da Tullio Pironti Editore, Napoli 1988, con una nota di Giambattista Faralli.
[2] Rist. da Marinelli editore, Isernia 1988, con una prefazione di Michele Prisco.
Vasco Pratolini aveva scritto a Incoronato poco dopo la sua morte, nell’aprile del 1967, rivolgendosi a lui come se potesse sentire:
 
Con questo tuo figlio che lasciai bambino, il nastro nero alla manica dell’impermeabile, abbiamo parlato di te ma a strappi. Come un fiero segreto. Tu hai «concluso», certo, ma credi che sia facile, e andare avanti, non dico per noi, per tuo figlio, meno doloroso? D’un tratto egli ha sorriso, domani si laurea, farà il magistrato; hai ragione, forse ragazzi come lui porteranno giustizia ed è stato utile vivere questi anni che sono cresciuti.
 
Così dunque, così muore uno scrittore: non morendo affatto! Lasciando dietro di sé il senso di sé. Stanco, forse, di quella lotta con la realtà che non capisce la sua immaginazione, ma vivo. Gli scrittori muoiono vivi. Anche se si illudono di non aver mai avuto tempo per vivere.
 
postato da: tintarella1 alle ore 21:52 | link | commenti (3)
categorie: #caterina sottile

Generosità

Passano come gocce di fango lungo la storia

i poveri della guerra.

Cercano una casa da chi li ha derubati del futuro.

Cercano mani estranee da cui prendersi il pane.

Il sangue è gratis,

lo regalano gli aerei dei ricchi.

postato da: tintarella1 alle ore 21:44 | link | commenti (3)
categorie: #caterina sottile

L' ULTIMO GIORNO

Indossò la sottoveste dal colore violaceo con piccoli movimenti leggeri e armoniosi, con un che di snervato.
Si preannunciava una giornata ordinaria, di coordinate azioni casalinghe, di efficientismo produttivo. Dopo aver terminato la vestizione, si spazzolò la bella chioma argentea dai metallici riflessi azzurrini.
Subito dopo iniziò a lavorare, c’era sempre qualcosa da fare, la polvere si infilava dappertutto, bisognava sprimacciare i cuscini,riordinare il tutto, lavare i pavimenti, solo dopo preparava la colazione per lei: non aveva orari, aveva imparato a non averne, a respirare un poco tra un impegno e l’altro.
Mise sul fornello un pentolino, un po’ ammaccato a dire il vero, con del latte, lo faceva bollire per poi intingervi delle fette di pane,secondo le consuetudini della sua infanzia nella campagna veneta.
Ormai si poteva dire che si nutriva unicamente di zuppette e di budini di latte e uova, per via della delicatezza di stomaco, diceva lei. Questa era una sua ottusa convinzione, non corroborata da alcuna verifica medica, non erano necessarie verifiche esterne, era lei stessa il suo proprio medico.
Subito dopo aver messo il latte a bollire, preparò la tazza ed il pane sbocconcellato e li mise da parte.
Tirò fuori , poi,  una pentola più capiente, per cuocere a fuoco lento delle pesche di seconda scelta, che le erano state regalate dal fruttivendolo il sabato precedente, il giorno in cui era uscita con quella sua bella gonna di seta a fiori screziati, di eleganza estrema.lei una donna di finezza quasi perversa che andava a fare compere per la cena della sera a base di diverse qualità di lesso, cena a cui era stato invitato il figlio maschio con la moglie. Era stata la sera in cui il figlio si era accorto del suo vecchio messale dalla copertina nera e dal segna -pagine dorato, e le aveva chiesto chi mai leggesse quelle massime e quelle affermazioni di carattere apocalittico o quantomeno fortemente punitivo, quasi si trattasse di un libro di chiesa risalente ad epoche ormai remote, di stampo posttridentino addirittura, un libro con una visione manichea e quasi tenebrosa della condizione umana. A quel punto, la madre non si era peritata di rispondere assertivamente, che era proprio lei a leggerne un paio di righe ogni sera , ricavando da quei termini tuonitronanti  da quell’enfasi retorica volta a mettere in primo piano immagini di morte ed espiazione, una sorta di misterico conforto, quasi come se il peso spirituale della crudezza di un mondo rappresentato a tinte fosche finisse , per osmosi, a stingere timori e dubbi, in modo perfino assurdo, ne convenne.A questo punto il figlio pensò ad una specie di processo di mitridizzazione, un po’ di veleno al giorno per restare stranamente in vita,un breve assaggio di infernale girone per attingere poi ad una visione salvifica.
Il figlio rimase comunque stranito,non era abitudine di lei un approccio devozionale, la madre era una donna dalle idee  moderne che anzi aveva mal sopportato il suo essere capitata in una famiglia(quella del marito) cosi banalmente asservita alle norme ataviche di un bigottismo che non si poneva domande, e che non lasciava neppure respirare se per questo.
Mentre sul fuoco cuocevano lentamente le pesche, lei si mise a consumare il suo umile pasto a base di latte, sospendendo ogni altro pensiero che non riguardasse i figli;pensò un poco ad ognuno di loro, anche a quello che avrebbe potuto essere il quinto,quello che aveva partorito da sola al sesto mese, perfettamente formato e nato morto, l’aveva partorito in bagno  e gli schizzi di sangue erano dappertutto, come se avessero scuoiato un maiale. Non l’aveva dimenticato , mai avrebbe potuto, come poteva mai farlo.
Ritornò in sala da pranzo, adesso , forse per analogia, aveva iniziato a pensare alla nuova nascita che ci sarebbe stata da li ad un mese, la nascita di una nipotina , la figlia della sua prima figlia.
Dalla scatola che racchiudeva fili forbici aghi prese un ritaglio di stoffa con sopra disegnato un fiore,voleva cucirlo sopra un paio di pantaloncini da neonato: doveva farle un regalino, lei che era cosi brava a ricamare e aveva fatto a mano tutto i corredini per i suoi figli.
Accarezzò a lungo l’indumento con le sue belle mani,era un movimento lento,un po’ stanco, quasi decelerato.Ben presto si accorse che tutto stava de