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Contatore

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sabato, 31 marzo 2007



MI SPIACE INFORMARVI CHE  VENERDI 6 APRILE  ALLO SNOB( SITO IN VIA NAZIONALE APPIA PER CENTURANO, TRA IL SUPERMERCATO MD E LA PEGEOUT-COMECAZZOSISCRIVE- A CENTURANO) CI SARà UN ALTRO MIO READING.
LEGGERò ALCUNE MIE POESIE( TRATTE ANCHE DAL MIO LIBRICINO ALONE LIKE A DOG) E ALLA FINE CI SARà ANCHE UNA SORPRESA PER GLI AMANTI DI REMO REMOTTI.
PS SARò ACCOMPAGNATO DA UNA BAND CHE IMPROVVISERà IL SOTTOFONDO PER LA MIA SUADENTE VOCE DA PORNODIVO. APPENA PRONTE LE LOCANDINE E LE ALTRE NOVITà LE INSERIRò QUI.
STATEMI BENE CESSI
postato da: cosentinonico alle ore 13:01 | link | commenti (2)
categorie: @eventi, @segnalazioni

Ventaglio

Traffico e mani lorde di fango,
problematiche sviscerate e sottrazioni,
viavai promiscui di menzogna;
corrose con voce vile
le passioni di mancati Bellerofonte.
Non spazza via,
il fattaccio,
un battito fugace
di nobile seta cinese.
postato da: alessandroghia alle ore 00:47 | link | commenti (2)
categorie: genere / poesia, #alessandro ghia poesie
venerdì, 30 marzo 2007

uw_logo

Anche quest’anno i Laboratori di Ricerca dell'Università Cattolica di Campobasso, ripropongono un’iniziativa che ha suscitato un diffuso interesse negli ultimi due anni, in occasione della Quaresima: da mercoledì delle Ceneri - 21 febbraio – a Giovedì Santo - 5 aprile p.v.- faranno circolare, ogni giorno lavorativo, una breve riflessione sul tema

Ricerca di Dio, ricerca dell'uomo

Da un amico di Bruxelles
 
 
Il mio Cristo delle strade
 
Il messaggio di oggi Venerdì 30 marzo – che copre il fine settimana – sarà un film, che vi invito ad andare a vedere, dovrebbe uscire proprio in questi giorni. Si tratta dell’ultimo film di Ermanno Olmi, CENTOCHIODI.
Non l’abbiamo visto in anteprima, ci affidiamo ai commenti ed alle recensioni apparse sui quotidiani e su Internet. Si tratta di una metafora moderna della ricerca di Dio attraverso la ricerca dell’uomo. Trattandosi di Ermanno Olmi, la metafora non poteva non essere scomoda, ma è sicuramente toccante.
Il film è ambientato – guarda caso – nel mondo del sapere, della cultura, della modernità. Ovvero, la ricerca autoreferente, la cultura asservita, la falsa modernità.
L’alternativa offerta dal regista si ispira al mondo delle sue origini contadine, quello della gente semplice, il respiro della natura, l’afa della campagna, il fiume, le luci, l’atmosfera, la pace, soprattutto interiore.
Si tratta comunque di un paradigma, appunto, scomodo.
Il protagonista è un professore di filosofia della religione che abbandona – inchioda – i simboli della falsa modernità, le verità fatte, il sapere dei libri, l’automobile, il danaro, i documenti, e trova rifugio in un rudere sugli argini del Po. Qui incontra i contadini del posto, come fossero gli apostoli, attorno ad un tavolo per la cena, l’ultima. Racconta loro le parabole del Figliol Prodigo, dei Pani e dei Pesci… Incontra una figura femminile, novella Maddalena?
Nelle interviste apparse sui quotidiani, Olmi esplicita la chiave di lettura. “Chi si comporta nelle relazioni umane secondo l’esempio ed il modello di Cristo è un po’ Cristo”.
“Quando sottoscriviamo idee codificate ci assoggettiamo a imposizioni. Che siano religioni o ideologie. E di religioni ce n’è di tanti tipi, anche quelle dell’economia, o del possesso, ci metto anche quella del portare con la forza la cultura e la liberazione dall’arretratezza. Sempre sotto il segno della disciplina alle regole che è stata causa delle più grandi tragedie dell’umanità”.
 
Così egli propone l’ex professore come il Cristo della strada. Secondo Olmi Cristo non è l’idolo degli altari, ma quello dei gesti d’amore, del Vangelo non dei dogmi, della pace non della guerra.
locandina
postato da: frontespizio alle ore 17:23 | link | commenti (7)
categorie: cinema, religione, @universitàcattolica2007

Tempo di collera
Alekos Panagulis
 
Voi, tombe che camminano
insulti viventi della vita
assassini del vostro pensiero
fantocci in forme umane
Voi che avete invidia delle bestie
che offendete l'idea del creato
che chiedete rifugio all'ignoranza
che accettate per guida la paura
Voi che avete dimenticato il passato
che vedete il presente con occhi appannati
che non avete interesse per il futuro
che respirate solo per morire
Voi che avete mani solo per applaudire
e che domani applaudirete
con più forza di tutti come sempre
e come ieri e come oggi
Sappiate allora voi
scuse viventi di ogni tirannia
che i tiranni li odio tanto
tanto quanto ho schifo di voi.
postato da: frontespizio alle ore 12:08 | link | commenti (3)
categorie: genere / poesia

logo amici della musica

STAGIONE CONCERTISTICA DELL' ASSOCIAZIONE AMICI DELLA MUSICA "WALTER DE ANGELIS" DI CAMPOBASSO

SABATO 31 MARZO ore 18,30

RICCARDO TESI & BANDITALIANA

Riccardo Tesi & Banditaliana
Riccardo Tesi, organetto diatonico
Maurizio Geri, chitarra, voce
Claudio Carboni, sassofoni
Ettore Bonafé, percussioni, vibrafono

Compositore, strumentista, ricercatore: queste le anime della personalità artistica di Riccardo Tesi, autentico pioniere della musica etnica in Italia. Dagli esordi folk nel 1978 alle odierne collaborazioni, la storia musicale del pistoiese Tesi vive di una continuità fatta di passione e di curiosità onnivore, che dalla tradizione italiana lo hanno accompagnato al confronto con quelle basche, inglesi e francesi. Dal caleidoscopio di suoni di Banditaliana nasce una musica senza frontiere, fresca e solare, innovativa ma legata alle proprie radici, una sintesi tra forme e riti della tradizione, profumi mediterranei, improvvisazioni jazz e canzone d’autore.

I biglietti saranno in vendita sabato 31 marzo dalle ore 17,30 presso il foyer del Teatro Savoia

ingresso: intero 8 euro - ridotto 4 euro

Per informazioni: Amici della Musica Walter De Angelis : 0874/416374 - amicidellamusicacb@libero.it

per conoscere meglio gli artisti visita il sito: www.riccardotesi.com                                     da un'intervista di di Christian Verzelletti (Interviste RiccartoTesi - Mescalina.it, tratto da www.Inx.riccardotesi.com )

Riccardo Tesi: La memoria è una parte importante, conoscere da dove si proviene chiarisce meglio il dove si vuole andare. Normalmente, quelli della mia generazione, hanno un atteggiamento di rimozione del passato, tesi ad uniformarsi a stili e strutture angloamericane sicuramente più alla moda. Per me è importantissima l’originalità e sono sicuro che, paradossalmente , sia più esotico per noi un canto dei carbonari che non un rock & roll. Inoltre partendo dalla nostra storia saremo sicuramente più personali che non scimmiottando stili e modi lontani dalla nostra cultura. “Se vuoi essere universale parla del tuo villaggio”. Chiaramente questo è il mio pensiero ed il mio percorso che non garantisce da solo risultati artistici “alti” e non esclude che si possano raggiungere ottimi risultati partendo invece dal reggae o dal blues, è solo la mia storia ed il mio credo “estetico”.

postato da: frontespizio alle ore 11:00 | link | commenti (1)
categorie: @annunci amici della musica cb
giovedì, 29 marzo 2007

A EMANARE VAMPE

Nella dirittura geometrica
delle traiettorie
- obiettivo
il segmento breve-
ecco i virtuosismi palabratici
nel parallelepipedo di metallo,
gola di drago
a emanare vampe
per cantare
le assolute assenze,
a smuovere- alfin- l'essenza
in sfibrato rantolo.
postato da: DOMACCIA alle ore 11:02 | link | commenti (2)
categorie: genere / poesia, #domaccia poesie
mercoledì, 28 marzo 2007

Venerdì 30 marzo 2007 alle ore 18
_________________
 
RENATA PISU 
presenta
 
CINA
IL DRAGO RAMPANTE 
_________________
 
Grande giornalista, saggista di razza e profonda conoscitrice e studiosa della Cina, Renata Pisu ci parla di questo paese - oggi più che mai guardato con attenzione, se non temuto, dall'Occidente - con la consapevolezza che non si sa mai abbastanza di una realtà tanto vasta, complessa e composita, difficile da afferrare e comprendere nel suo insieme. Per questo, nel libro ci presenta, con efficacia e un piglio narrativo brillante, i mille volti della Cina in una sorta di vivace affresco, legando passato e presente in un discorso unitario. Le megalopoli in pieno sviluppo come Shanghai e le immense aree rurali, tuttora arretrate oppresse dall'indigenza; il forte potere del Partito, che ancora si definisce comunista, e l'affermarsi di un capitalismo selvaggio; la millenaria cultura del Celeste Impero e i nuovi intellettuali; Confucio e Mao Zedong; una lingua che in apparenza costituirebbe un ostacolo per comunicare con il resto del mondo e che invece trova nelle nuove tecnologie un alleato per rivitalizzarsi; il rapporto con l'Occidente, mai davvero realizzatosi per il permanere, da entrambe le parti, di una sostanziale "estraneità"... Un itinerario suggestivo e coinvolgente, ricco di riflessioni, notizie e dettagli sconosciuti ai più, che ci conduce alla scoperta di un mondo e, al contempo, solleva un interrogativo cruciale: fin dove si spingerà il "drago rampante" e quale fisionomia avrà assunto al termine della sua scalata?
_________________
 
Renata Pisu ha studiato a lungo all'Università di Pechino, affermandosi come una tra le più autorevoli e note  esperte del mondo cinese. Giornalista da sempre attenta ai problemi dell'Asia Orientale, è stata prima corrispondente de La Stampa a Tokyo e poi dal 1990 inviato speciale de la Repubblica. Ha anche ideato e condotto per la RAI trasmissioni radiofoniche e attualmente scrive su L'espresso, la Repubblica e D. Tra le sue pubblicazioni: L'Opera di Pechino (Mondadori, 1983); Cina, tra uomini e mostri (Rizzoli, 1991); e, per Sperling & Kupfer, La via della Cina (1999, Premio Rapallo e finalista al Premio Strega), Alle radici del sole (2000) e Oriente Express (2002).
 
_________________
 
Libreria Palazzo Roberti
via Jacopo da Ponte, 34
36061 Bassano del Grappa  VI
Tel 0424 522537
Fax 0424 524792
postato da: mutiara alle ore 22:12 | link | commenti (2)
categorie: oriente, genere / saggistica, @eventi

copertina

Müller Dario
Voci e tamburi lontani+ CD allegato

pp. 122 - formato 17x24
ISBN 88-87203-51-2
€ 35,00


La prima citazione di un canto indiano appare nel 1776 nel Dictionnaire de musique di Jean-Jacques Rousseau. Quella breve Chanson des Sauvages du Canada potrebbe sembrare oggi ai nostri occhi come il frammento di una civiltà lontana e sconosciuta, una scheggia che lascia intuire possibili altre scoperte. E infatti l’interesse per la musica e la cultura degli Indiani d’America finì per impadronirsi di una schiera di ricercatori, etnologi, esploratori. Ma ciò avvenne soltanto nel tardo Ottocento, quando ormai le tribù indiane stavano pronunciando le loro ultime parole. Grazie al lavoro compiuto da questi pionieri dell’etnomusicologia fu così salvato e documentato un patrimonio culturale immenso e prezioso. L’uomo bianco divenne, come scrisse Natalie Curtis, il lapis in mano all’indiano: gli amerindi tramandavano oralmente la loro cultura di generazione in generazione e non conoscevano la scrittura. A queste ricerche attinsero poi alcuni compositori americani, non indiani, per la creazione di loro opere. Voci e tamburi lontani vuol essere un breve tour d’horizon su questo capitolo della musica del primo ’900 americano, una sorta di “primitivismo” che corre parallelo a quello europeo, ma, a differenza di quest'ultimo, non orientato verso l'arte africana. L’autore focalizza la sua attenzione soprattutto sulla musica pianistica del filone indianistico americano. Ma per consentire al lettore una visione più ampia del fenomeno, viene proposto un elenco di repertori cameristici, sinfonici e operistici esteso anche alle opere di compositori europei.

Il CD contiene: Edward MacDowell da Woodland Sketches op. 51: From an Indian Lodge Arthur Farwell da American Indian Melodies op. 11: Approach of the Thunder God The Old Men's Love Song The Song of the Deathless Voice The Mother's Vow” Harvey W. Loomis da Lyrics of the Red-Man: A Song of Sorrow The Chattering Squaw Carlos Troyer da Traditional Zuñi Songs: Zuñian Lullaby Charles W. Cadman da Thunderbird Suite op. 63: Before the Sunrise Henry F.B. Gilbert da Indian Scenes: In the Kutenai Country Charles W. Cadman da Thunderbird Suite op. 63 per orchestra: Wolf Dance Henry F.B. Gilbert da Indian Sketches: Snake Dance Colin McPhee da Four Iroquois Dances: Eagle Dance Dario Müller, pianoforte Orchestra della Svizzera italiana Direttore: Marc Andreae  

www.zecchini.com

postato da: frontespizio alle ore 18:25 | link | commenti (3)
categorie: musica

teatro savoia

VENERDI 30 MARZO ore 18,00

UNDC/9 - Spettacolo Teatrale sull'11 settembre

Dopo lo spettacolo, gli spettatori potranno rivolgere domande e osservazioni all'europarlamentare e presidente di Megachip Giulietto Chiesa.


Condurrà Antonio Ruggieri, direttore de "il Bene Comune" e di "Megachip.info".

Ingresso gratuito, con prenotazione presso il Botteghino del Teatro Savoia

postato da: frontespizio alle ore 18:20 | link | commenti
categorie: @annunci teatro savoia-cb

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Anche quest’anno i Laboratori di Ricerca dell'Università Cattolica di Campobasso, ripropongono un’iniziativa che ha suscitato un diffuso interesse negli ultimi due anni, in occasione della Quaresima: da mercoledì delle Ceneri - 21 Febbraio – a Giovedì Santo - 5 Aprile p.v.- faranno circolare, ogni giorno lavorativo, una breve riflessione sul tema

Ricerca di Dio, ricerca dell'uomo

Cinque DOMANDE ALLO SCIENZIATO LUCIO LUZZATTO
 
 
1. Darwin e la Bibbia: opposizione radicale? Piani diversi? Possibilità di integrazione?
A me sembra chiaro che la Bibbia e la biologia sono su due piani diversi: la prima dà una poetica versione simbolica dell’origine degli esseri viventi: prenderla alla lettera non fa giustizia né alla Bibbia né alla biologia. Charles Darwin, invece, ha posto i fondamenti di quella che oggi chiamiamo l’evoluzione biologica: per lui, si trattava di un modo nuovo e dinamico di vedere gli esseri viventi, come capaci di modificarsi e di adattarsi agli ambienti più vari, grazie al fatto che molte modifiche sono ereditabili. Darwin non conosceva i geni, sebbene Gregorio Mendel, che ne aveva intuito l’esistenza, fosse un suo contemporaneo. La integrazione della genetica con le osservazioni naturalistiche di Darwin ha permesso di comprendere come i geni potessero modificarsi, attraverso le mutazioni; e come le modifiche venissero trasmesse alla generazione successiva, perché i geni mutati sono ancora geni. Con la scoperta della struttura del DNA si l’evoluzione è poi potuta capire a livello molecolare: i singoli geni degli organismi più complessi, come gli umani, sono molto simili a quelli di organismi molto più semplici, come i lieviti, i vermi o le mosche. È come se, una volta che un gene è stato ‘inventato’, l’invenzione è troppo bella per essere dimenticata. La Bibbia pone la specie umana al di sopra di tutte le altre: e di fatto sono solo gli uomini e le donne che, fra gli appartenenti a tutte le specie viventi, sono stati capaci di chiedersi perché sono al mondo; hanno sviluppato la tecnologia necessaria per scrivere; la hanno usata per scrivere storie e poesie; ed hanno avuto l’ispirazione di scrivere la Bibbia.
 
2. Oggi non si accetta più generalmente la pena di morte: cosa viviamo o facciamo oggi che risulterà inaccettabile dalla società tra un secolo o due?
Dai tempi di caino la violenza resta un modo privilegiato per risolvere problemi tra gli uomini. È ineluttabile?
Leggendo la storia vediamo due fili conduttori: da un lato, lo sviluppo e l’avvicendamento delle civiltà; dall’altro, le guerre per la difesa della propria civiltà, ma anche per la conquista e la sopraffazione. Per di più, i due fili non sono paralleli, ma piuttosto avviluppati in modo inestricabile: la Bibbia stessa narra secoli e secoli di guerre di un popolo contro altri. Molti hanno lanciato messaggi di pace, ed uno dei più radicali è stato il messaggio di Cristo: ma dal punto di vista storico, e sul piano globale, dobbiamo ammettere che questo non ha prodotto una discontinuità nell’uso della violenza tra le persone e tra i popoli. Tuttavia, mi sembra che mai come adesso gli uomini siano consapevoli che questa è una follia. Solo tre secoli or sono trafficare in schiavi, torturare persone e bruciare streghe non solo veniva praticato, ma veniva approvato: e gli olocausti degli Armeni e degli Ebrei sono del secolo appena finito. Oggi purtroppo in molti modi la schiavitù, le torture e le cacce alle streghe continuano: ma quasi nessuno ha il coraggio di dire che vanno bene; e molti paesi hanno abolito la pena di morte anche per chi ha commesso gravi delitti. Che le concezioni morali possano evolvere è per me un segno del grande potenziale della cultura umana, che trascende l’evoluzione biologica. Tuttavia, le guerre tra popoli vengono ancora accettate, e non di rado propugnate, spesso usando come scusa l’una o l’altra religione: possiamo sperare che l’evoluzione culturale continui, e che tra uno o due secoli le guerre verranno considerate inaccettabili.
3. Tre consigli al Ministro per la Ricerca Scientifica italiano
Non ho la presunzione di dare consigli: faccio però delle osservazioni, sperando che possano condurre a scelte positive per il nostro paese.
a) Se il mondo è diventato piccolo, questo è particolarmente vero per quanto riguarda la ricerca scientifica. Dove la ricerca prospera, lì i ricercatori arrivano o, se avevano emigrato, ritornano: lo stanno dimostrando oggi in modo spettacolare piccolissimi paesi come l’Olanda e Singapore. Se in Italia fossimo capaci di creare un ambiente congeniale i cervelli torneranno, o verranno da altri paesi. Al giorno d’oggi la ricerca deve essere competitiva a livello internazionale, o serve a poco. Si parla, finalmente, di inserire nel nostro sistema la valutazione della ricerca, post factum; a me sembra che sarebbe almeno altrettanto importante istituire la valutazione ante factum. Comunque in questo settore siamo in ritardo di due generazioni: facciamolo prima, e poi parliamone.
b) Sia nelle valutazioni sia nei meccanismi di finanziamento della ricerca possiamo certamente trovare un modus operandi italiano, eventualmente diverso da tutti gli altri: ma prima di farlo, penso che sarebbe opportuno studiare seriamente quello che si fa in altri paesi, e scegliere da ciascuno il meglio. Un buon esempio è l’idea fallace che in Italia si debba puntare soprattutto sui finanziamenti privati. In nessun paese, almeno nel settore biologico, le industrie finanziano la ricerca di base: è quasi solo lo Stato (federale o no) che lo fa. Quando ricerche di base arrivano a un punto che promette applicazioni potenzialmente commerciabili le industrie cominciano ad investire: pertanto, finanziando con fondi pubblici la ricerca di base si aiuta non solo la ricerca ma anche l’industria, e perciò l’economia del paese.
c) L’esperienza di altri paesi dimostra che la ricerca – parlo del settore biomedico – prospera in Istituti di grosse o medie dimensioni, universitari o no, il cui nerbo consiste di gruppi di ricerca, ciascuno guidato da un Principal Investigator (PI). Il PI ha fatto un dottorato e poi un training post-dottorato, di solito in un laboratorio buono o eccellente; ad un’età tra i 30 e i 40 anni diventa PI altrove: dovunque può creare un suo gruppo autonomo in un contesto dove ci sono altri PI, con i quali condividere cultura e infrastrutture. Penso che creare un quadro di questo genere sia la massima priorità per produrre buona ricerca, e per dare ai giovani un futuro nella ricerca.
 
4. Tre consigli ad un medico neo-laureato
Ho sempre evitato di dare consigli non richiesti; e devo dire che sono riluttante a darli anche quando sono richiesti, come in questo caso! Inoltre, ritengo che i consigli dovrebbero essere abbastanza diversi a seconda del paese. Ho avuto esperienza di studenti e di giovani medici in Italia, Nigeria, Gran Bretagna e Stati Uniti, e per parecchi anni in ciascuno di questi paesi. Qui presumo che la domanda sia fatta nel contesto italiano.
a) Siccome in Italia il corso di laurea in Medicina dà in generale poca esperienza clinica, cerca di acquisirne più che puoi prima di scegliere la specialità (solo in Italia si fa direttamente l’ematologia senza aver fatto prima medicina interna; o la neurochirurgia senza aver fatto prima chirurgia generale).
b) Scegli la specialità in base a dove ci sono aperture, in base a dove trovi un buon mentor, e soprattutto in base a quello che ti appassiona.
c) Fare la clinica è un lavoro impegnativo; fare la ricerca è un lavoro che assorbe in modo totalitario; fare il ricercatore clinico e perciò molto difficile: ma se questa è la tua stella, seguila. Occorre però essere professionisti: dovrai decidere di dedicare qualche anno, il più presto possibile, a fare ricerca full-time, perché la ricerca clinica di buon livello non è più facile della ricerca di base. Non diventerai ricco, ma aggiungerai dei tasselli, che chiamiamo scoperte, al mosaico delle conoscenze mediche. Le figure create dai tasselli saranno più o meno spettacolari, ma comunque sarai un medico migliore.
 
5. Come vorrebbe morire?
Come quasi tutti, non vorrei rimanere in buona salute fisica a prezzo di decadimento mentale; né vorrei rimanere lucido ma fisicamente invalido. In altre parole, vorrei andare avanti abbastanza bene, e poi drop dead! Come quasi tutti, vorrei abbracciare fino all’ultimo le persone che amo, ma non vorrei pesare su di loro. Come quasi tutti, vorrei che qualcosa di me sopravvivesse: ma non sta a me stipulare che cosa. Ogni sera, non importa quante ore ho lavorato, lascio qualche cosa di incompiuto: temo sempre che non riuscirò a prendere sonno, ma poi penso a quello che voglio fare domani, e quasi subito dormo tranquillo. Spero che sarà così anche l’ultima sera; spero che le cose non fatte mi saranno perdonate, pur se non so come sarà il risveglio.
lucio luzzatto
postato da: frontespizio alle ore 12:52 | link | commenti (5)
categorie: @universitàcattolica2007

Slegato

                       I
 
Sprecati fiotti di versi affannati,
come se nulla avesse avuto senso
nei più veloci e tracotanti flutti,
il riflesso di indefiniti lutti
in un mare vuoto, salato e denso
non si puliscono i panni sporcati.
 
 
                      II
 
Metri e rime non misurano il tempo,
corre veloce, senza dare scampo,
legandoci in catene sulla terra,
lanciandoci dall’alto della torre.
                    
                     
                      III
 
Caos di parole e metri morti,
l’esibizionismo di giornali allampadati
sorrisi vuoti.
È solo il fumo della fame
di statue di neve spacciata per marmo.
postato da: alessandroghia alle ore 00:11 | link | commenti (4)
categorie: genere / poesia, #alessandro ghia poesie
martedì, 27 marzo 2007

Brecht
Bertolt Brecht (1898-1956)
Di che vive l'uomo?
da " L'opera dei tre soldi"
Voi che dalla retta vita ci esortate
e ad evitare il fango del peccato
prima di tutto fateci mangiare
e poi parlate pure a perdifiato.
Voi che alla vostra ciccia tenete e al nostro onore,
date ascolto, sappiatelo, è così;
solo saziato l'uomo può farsi migliore!
Pochi discorsi, il punto è tutto qui.
Della gran forma di pane, una fetta
anche ai reietti e ai poverelli spetta.
Ahimè, di cosa vive l'uomo? Solo assaltando
gli uomini, torturando, depredando, sbranando.
Nel mondo l'uomo è vivo solo a un patto;
se può scordar che a guisa d'uomo è fatto.
Signori, fate a meno d'imposture;
l'uomo vive d'infamie e di brutture.
 
Voi che dite alle donne quando possono
alzar le gonne e stralunare gli occhi,
prima di tutto fateci mangiare,
poi, se volete, potete parlare.
Voi che godete a spese del nostro disonore,
dare ascolto, sappiatelo, è così;
solo saziato l'uomo può farsi migliore.
Pochi discorsi, il punto è tutto qui.
Della gran forma di pane, una fetta
anche ai reietti e ai poverelli spetta.
Ahimè, di cosa vive l'uomo? Solo assaltando
gli uomini, torturando, depredando, sbranando.
Nel mondo l'uomo è vivo solo a un patto
se può scordar che a guisa d'uomo è fatto.
Signori, fate a meno d'imposture;
l'uomo vive d'infamie e di brutture!
postato da: frontespizio alle ore 22:01 | link | commenti (2)
categorie: genere / poesia

copertinaLa salvezza senza fede
Salvatore Natoli
Feltrinelli, 2007
pp. 269, € 10
 
Nota di quarta
Thantà thnatoisi, "cose mortali ai mortali", diceva Pindaro. In ciò consiste l'etica del finito. Natoli in questo libro svolge una riflessione sulla possibilità per l'uomo contmporaneo di abitare il mondo senza fughe in un'improbabile trascendenza e senza vani deliri di onnipotenza. Etica del finito vuol dire, infatti, comprendersi e partire dalla consapevolezza della propria mortalità. Questo modo di concepire l'esistenza - definibile in senso lato come pagano - percorre l'intera storia dell'Occidente, attraverso la cristianità, riemerge infine evidente dopo la morte di Dio come ethos tragico. Tuttavia anche quella cristiana è un'etica del finito.
Non si tratta della finitezza naturale la cui misura è la morte, bensì di quella creaturale, vale a dire l'insufficienza di ogni essere a esistere per se stesso. Ma Dio crea le cose dal nulla, e se le abbandona ricadono in quel nulla da cui sono venute. Questo Dio nel corso della modernità è venuto mano a mano evaporando, mentre la terra è rimasta segnata dal nulla della sua origine. In questo transito l'uomo d'Occidente non ha affatto abbandonato la promessa cristiana di salvezza - non più creduta - ma ha cercato di procurarsela da solo, di farsi a suo modo Dio. Ciò non lo ha tuttavia esonerato  dalle sue fragilità. L'uomo contemporaneo si trova stretto più che mai nell'antinomia tragica. Ma ai greci non si torna, da essi si riparte. D'altra parte non essere cristiani non vuol dire essere anticristiani, l'incarnazione può essere interpretata come una delle forme più alte di reciproca donazione.
Si può così vivere sotto il segno della redenzione. Hic et nunc.
 
Dal libro:
Il cristianesimo in molti casi, e bene che vada, si è trasformato in una norma morale, in regole di buona condotta, in etica nel senso corrente del ternine. Etica non più salvezza. In questo quadro, il cristianesimo ha finito per allinearsi alle etiche mondane, in parte già sue, e quasi per rimettersi in pari. E a esse plaude.
Per altro verso, il grande paradosso cristiano, la testimonianza viva che questo mondo deve finire si è mutata in una metafora profana delle pene e dei desideri degli uomini.
La fede è diventata psicologia. Più esattamente si è trasformata in una poetica dell'esistenza, in un'estetica. Il decorativismo ha rimpiazzato gli atti della fede, la meditazione si è mutata in apologia ampiamente parlata del silenzio. Tutto ciò è cristianità. Nella dissoluzione della cristianità può ancora riemergere la verità del cristianesimo? E' ancora possibile credere che questo mondo deve finire? E' ancora possibile annunciare questo messaggio? In fondo vorrei sapere quanti sono oggi i cristiani davvero persuasi e che pronunciano con la fede le parole del credo. In breve, nella fine della cristianità, il destino del cristianesimo è quello di un suo inevitabile risolversi in morale e in estetica - e così sopravvivere a se stesso - o è ancora possibile che esso viva come fede nella vita eterna?
Questo interrogativo è certamente inquietante per coloro che oggi si dicono cristiani e non è facile dare a esso un'adeguata risposta. In breve, si tratta di capire se per i cristiani la fede sia la via per un incontro compiuto con il divino o rappresenti una fra le tanti possibli ermeneutiche del mondo.
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categorie: religione, filosofia

SONO CONSAPEVOLE DI TUTTO QUELLO CHE PENSO E DICO?
MI ASSUMO LE RESPONSABILITA' DI QUELLO CHE DICO E FACCIO?
SONO CONSAPEVOLE DI QUELLO CHE VADO IN/CONTRO?
Guido Bresaola
musicoterapeuta
 
presenta
Calma, molta calma
poemetto con voce e chitarra
sabato 31 marzo - ore 21.00
Centro della comunità S.Pio
Campolieto (Cb)
  
 
I pensieri sono tratti dal lavoro di musicoterapeuta dell'autore, a contatto con la materia
sonora e parlata e che avvicina persone in difficoltà.
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categorie: @eventi

Ti racconto un libro 2007 
laboratorio permanente sulla lettura e sulla narrazione 
settima edizione    
libro2004-sfumato
a cura di 
 Unione Lettori Italiani e Provincia di Campobasso
in collaborazione con
logo
giovedì 29 marzo ore 18.30 - Biblioteca provinciale "P.Albino" - Campobasso
INCONTRI CON L'AUTORE
MARIO FORTUNATO
presenta
I giorni innocenti della guerra 
Bompiani Editore
ingresso gratuito
Centro Italia, alla vigilia del Secondo conflitto mondiale. La vita di un gruppo di ragazzi e ragazze si trova nel pieno di quella che presto diverrà una guerra senza scampo, una guerra civile. Fra loro c’è Stefano Portelli, avvocato di belle speranze con la testa gonfia di utopie, innamorato di Eleonora. E c’è la cognata Nina, che “diviene adulta in un momento”, legata in segreto a Sergio, capo partigiano quasi adolescente la cui “luce giovanile può mettere persino paura”. Altre esistenze corrono parallele: quella di Alastair Ormiston, pilota inglese della RAF, che adora i libri di Virginia Woolf e sogna il compagno ideale. E quella di Edna, l’amica del cuore che, in una Londra bombardata dai nazisti, scopre se stessa e la felicità. Se queste vite si incroceranno in maniera imprevista, rimescolando le carte della grande Storia, sarà per opera di un destino che le supera, bruciandole in un falò dove tutto si consuma – gioia e dolore insieme.
Dopo una lunga pausa di riflessione, nel suo nuovo romanzo Mario Fortunato ci consegna le immagini di un passato ancora rovente: la nuda prosa dei giorni di guerra, contaminata dalle questioni private dei personaggi, riscrive così il senso di avvenimenti su cui gli storici continuano a dividersi. Ci voleva un autore nato molti anni dopo le lacerazioni di quel tempo, per raccontare fascismo e antifascismo finalmente senza pregiudizi.

MARIO FORTUNATO, uno dei maggiori scrittori contemporanei, è direttore della Fondazione Antonio Ratti e critico letterario del settimanale “L’espresso”. Ha diretto l’Istituto Italiano di Cultura a Londra, si è occupato di cinema, di teatro e di televisione per la BBC. Tra i suoi libri ricordiamo: Luoghi naturali (di prossima ristampa nei Tascabili Bompiani), Il primo cielo, Immigrato (insieme a Salah Methnani, ora nei Tascabili Bompiani), Sangue, L’arte di perdere peso, Amore, romanzi e altre scoperte e L’amore rimane. Ha inoltre curato, nella collezione Einaudi "Scrittori tradotti da scrittori", la versione italiana di Boule de suif e La maison Tellier di Guy de Maupassant.

Info: Unione Lettori Italiani  Via S.Antonio Abate, 68  Campobasso  tel.0874.96622   www.unionelettoritaliani.it   info@unionelettoritaliani.it
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categorie: @annunci uli - campobasso
lunedì, 26 marzo 2007

Mercoledì 28 marzo 2007 alle ore 18

 
SALVATORE NIFFOI
Premio Campiello 2006
 
presenta
 
RITORNO A BARAULE
 
 

Ma perché mai, dopo tanti anni passati in continente, Carmine Pullana era tornato al paese? Per sapere, finalmente, la verità. Cercare le tessere che mancavano al mosaico della sua vita, e morire in pace. Per scoprire, innanzitutto, che cosa era accaduto la notte in cui negli stagni davanti a Baraule era stato trovato il corpo straziato di Sidora Molas e nella rete di Martine Ragas, noto Polifemo, era rimasta impigliata quella "cosa informe che sembrava un coniglio scuoiato, una spugna rossa inzuppata di sangue", e invece era un neonato, "un innocente che non aveva neanche la forza di piangere". Martine l'aveva messo ad asciugare pancia al sole dentro il berretto, e la creatura aveva ripreso a respirare. "Questo è uno che non vuole morire" aveva pensato il pescatore. "Qualcuno lo ha rispedito indietro dall'inferno". Lo aveva portato a sua sorella Battistina, che lo aveva battezzato con l'acqua del pozzo. Carmine, Carmineddu, un angelo venuto dal mare: questo era per loro. Poi però Martine l'aveva venduto a un proprietario barbaricino che aveva la moglie "vurvi arrunciunia", e Battistina era morta dal dolore. Quelli lo avevano fatto crescere da signore, lo avevano fatto studiare, e Carmine era andato all'università ed era diventato chirurgo - anzi, era diventato "il salvatore dei bambini col cuore guasto". Ma sempre, per tutti quegli anni, aveva rivolto a Dio la stessa tormentosa e dolente richiesta: fargli scoprire un giorno il nome di suo padre e di sua madre. E adesso che dentro il petto aveva quel "cane che gli addentava i polmoni", e quando tossiva sputava sangue - adesso era arrivato il momento di sapere.

Di Salvatore Niffoi (che è nato e vive a Orani, in provincia di Nuoro) sono apparsi presso Adelphi La leggenda di Redenta Tiria (2005) e La vedova scalza (2006), Premio Campiello 2006.

 
Libreria Palazzo Roberti
via Jacopo da Ponte, 34
36061 Bassano del Grappa  VI
Tel 0424 522537
Fax 0424 524792
 
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categorie: letteratura, @eventi

Tuttolibri, sabato 24 marzo 2007, La Stampa
 
Intervista a Erri De luca e Gianmaria Testa
di Giovanna Zucconi
 
Uno porta l’altro sempre con sé, nella custodia della chitarra. L’uno e l’altro sono i lettori che sono (diversissimi) grazie ai padri. Uno legge solo la mattina presto, e solo a casa; l’altro non ha luoghi né orari, legge durante i lunghi giri per concerti anche per nostalgia, perché “leggere è una sorta di ritorno a casa”. Insieme, girano l’Italia con lo spettacolo Don Chisciotte e gli invincibili. Erri De Luca e Gianmaria Testa; la tournée insieme, ciascuno con le proprie letture appresso, oppure sospese.
“Sul mio tavolaccio ho adesso la Sonata a Kreutzer di Tolstoj col testo a fronte così non ho bisogno di troppo vocabolario. Ho appena riletto I racconti di Odessa di Babel’. Sono un lettore molto mattutino, leggo prima che il mondo cominci a svegliarsi. Cose in ebraico antico, yiddish, russo. Fine delle letture. In viaggio, no, giro soprattutto in macchina per le serate con Gianmaria, e leggere guidando è sconsigliabile. Quando leggo leggo e quando sto in giro sto in giro, una cosa per volta”. Così Erri De luca.
“Non ho luoghi deputati né ore preferite neanche per suonare. Quando ero ragazzo, sì, suonavo sempre nello stesso posto, in corridoio, davanti alla camera da letto di mio fratello. Poi crescendo, girando, anche questo si è perso. Il treno è un buon posto per leggere, l’aereo no perché sono troppo impegnato a tenerlo su. Quando sei in viaggio leggere è come tornare a casa, a volte però la nostalgia impedisce di concentrarsi, di assimilare”. Così, invece, Gianmaria.
Erri sta leggendo e traducendo un lungo poema; per lavoro, dunque?
“Lavoro è una parola proibita, tutto rientra nel piacere. La lettura è intrattenimento”.
Idem per Gianmaria: “Sono un lettore spesso ammirato, ma scollego la lettura dal mio lavoro, che è scrivere canzoni. C’è un’enorme differenza, in una canzone gestisci una tensione che dura tre minuti, chi scrive libri sopporta per più tempo il peso di spremere l’arancia del mondo”.
Gianmaria porta Erri sempre con sé, nella custodia della chitarra; due suoi libri, le poesie di Opera sull’acqua che legge spesso in concerto anche all’estero, e quelle sull’emigrazione riunite in Solo andata. E girando con Erri-persona per teatri, fra Napoli e Milano, fra Savona e Belluno, cosa si è portato dietro ultimamente?
“Pubblicato da un editore microscopico di Cuneo, Ogni bel gioco di Andrea De Benedetti. Sottotitolo: “Sport da praticare quando aboliranno il calcio”.
E’ divertente, parla del curling, del biathlon eccetera, da un’angolatura interessante. Ero molto appassionato di calcio, tifoso ahimé della Juve, ma il disgusto ormai ha prevalso”.
Altro? “La vita davanti a sé di Roman Gary. L’ho comprato in aeroporto partendo per Stoccolma, perché mi piaceva la copertina; facendo un’eccezione l’ho cominciato in aereo, ed è riuscito a distogliermi dalle mie scaramanzie. E’ un bel libro; parla di un figlio di p…, letteralmente, che viene affidato a un ex prostituta la quale gestisce un asilo per figli di p…, nella Francia multietnica… Non l’ho finito perché l’ho dimenticato a casa, sono contento che sia ancora lì ad aspettarmi”.
Lì a casa, in campagna, nelle Langhe. Mentre a casa, in campagna, verso Bracciano, ci sarà pur qualche libro contemporaneo che transita per il tavolaccio antelucano di Erri De Luca?
“Leggo qualcosa di qualcuno di cui mi fido. Per esempio Mauro Corona, che scrive schietto, cose sincere. Mi ha fatto piacere parlare bene di Pugni di Pietro Grossi, mi piaceva Francesco Biamonti, mi piace la letteratura israeliana. Ho letto bei libri di scrittori spagnoli contemporanei sulla guerra civile: Rivas, Cercas, Méndez. Hanno trovato una formula letteraria per rimarginare il lutto. Da noi non è successo, la letteratura nostra ha perduto tutte le occasione di scrivere la storia forse per troppo mestiere, i nostri scrittori sono troppo professionisti”.
Molto si sta pubblicando però, De Luca, sugli anni Settanta.
“E’ tutta salute, rispetto a quando quel periodo era affidato agli scongiuri emessi per sentenza dalla magistratura”.
A proposito di sentenze: come stabilite quali libri leggere e quali scartare? Valgono i consigli degli amici, le recensioni, l’istinto?
Erri De Luca: “Gli amici quando mi consigliano un libro me lo sabotano, me lo tolgono al volo di mano. Un libro non è consigliabile, è un libero incontro e gli incontri non possono essere consigliati. Io lo faccio, ma con me non funziona”.
E con i libri che le arrivano che cosa fa?
“Do un’occhiata dentro, se non mi riguardano li butto via subito, li regalo, è inutile che stiano a prendere polvere da me. Seguo soltanto un critico letterario, Giuseppe Bonura, sull’Avvenire; di lui mi fido”.
E Gianmaria Testa: “Me ne passano per le mani tanti, purtroppo con gli anni ho preso ad abbandonarli se non mi piacciono. Però mi dispiace, penso alla fatica di chi li ha scritti, e poi le parole scritte non fanno strepiti, tendo ad essere benevolo. Qualche volta mi lascio convincere dagli articoli di qualcuno, anche se nella mia ignoranza fatico a distinguere fra la critica e la réclame”.
Usare la parola réclame significa autodenunciare la propria età, lo sa vero?
“Quanta distanza ci sia fra la réclame e il prodotto si vede anche dalle corrispondenze, realizzate oppure mancate, fra un libro e chi l’ha scritto. Un libro è la réclame della persona, che a volte ti delude, altre volte no; di Erri De Luca e di Jean Claude Izzo sono poi diventato amico”.
L’ultima folgorazione, per Gianmaria Testa è la La trilogia della città di K.  di Agota Kristof. L’ultimo stupore è per Il seminatore del suo amico Mario Cavatore; è piaciuto anche a Erri De Luca, l’hanno presentato insieme. Il libro che vorrebbe rileggere è La morte di Ivan Il’ic, romanzo breve di Tolstoj come la Sonata a Kreutzer che sta rileggendo il suo amico Erri. E legge libri sulla montagna, sua grande passione, Erri De Luca?
“No, sono libri di genere e i libri di genere non mi piacciono. Come i gialli: senti dentro il tic-tac del meccanismo a orologeria. Mi scoccio. Non mi riguarda”.
Mi scoccio (con la esse che diventa “sc”, alla napoletana) oppure mi riguarda; categorie critiche indubbiamente efficaci. Valgono anche per la poesia?
“Leggo quelle sicure, vecchie che mi riguardano, Cvetaeva, Achmatova, Brodskij, Mandel’stam. Nelle poesie di accorgi subito se funzionano o no, ma anche quando non funzionano qualche cosa ti rimane sempre”.
Poeti italiani?
“Mi sono fermato a quelli che piacevano a mio padre. Ungaretti, Gatto. Mio padre era un lettore formidabile, riempiva la stanza di libri e io dormivo lì, con quella tappezzeria. E’stato facile”.
Altre stanze, altro padre; quello di Gianmaria Testa
“Quando ero piccolo mio padre affittava una cascina, che era parte di una proprietà con al centro una villa del Settecento. All’ultimo piano c’era una stanza abbandonata di libri. Noi avevamo le chiavi, io andavo su, prendevo a caso, foderavo il libro di carta di giornale e me lo portavo al pascolo. Ho letto tutto, Moby Dick, Sussi e Birbissi, La tregua, La Domenica del Corriere illustrata da Walter Molino, e ho incontrato Fenoglio che non mi ha più lasciato… Il rapporto con i libri, la loro carnalità, è cominciato lì, allora”.
E anche la poesia è un ritorno a casa, all’infanzia.
“Ne leggo con parsimonia, e tendo a ricercare quella che mi ha allevato, Ungaretti, i sonetti del Foscolo... quella musicalità..”.
“Lettore lento” Gianmaria Testa, “lettore forte proprio no” Erri De Luca.
Uno porta l’altro in tournée, dentro la custodia della chitarra. E l’altro che cosa mette nello zaino?
I Salmi. Libri no, quaderni neppure”.
Aspettano a casa, al ritorno. 
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categorie: genere / interviste

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Anche quest’anno i Laboratori di Ricerca dell'Università Cattolica di Campobasso, ripropongono un’iniziativa che ha suscitato un diffuso interesse negli ultimi due anni, in occasione della Quaresima: da mercoledì delle Ceneri - 21 Febbraio – a Giovedì Santo - 5 Aprile p.v.- faranno circolare, ogni giorno lavorativo, una breve riflessione sul tema

Ricerca di Dio, ricerca dell'uomo

 

CONTRO UNA RAGIONE CHIUSA IN UNA "STRANA PENOMBRA"
... J. Ratzinger-Benedetto XVI…. a Regensburg e più ampiamente in altri testi, sostiene con decisione che all’origine dell’universo vi è il Lógos creatore, sulla base dell’esame delle strutture e dei presupposti della conoscenza scientifica, e in particolare della corrispondenza che non può non sussistere tra la matematica – che è una creazione della nostra intelligenza – e le strutture reali dell’universo: infatti, se questa corrispondenza non ci fosse, le nostre previsioni matematiche e le nostre tecnologie non potrebbero funzionare: tale corrispondenza implica che l’universo stesso sia strutturato in maniera razionale e pone la grande domanda se non debba esservi un’intelligenza originaria, fonte comune di questa realtà “razionale” e della nostra razionalità. [...]

Egli è però pienamente consapevole non solo che questo genere di considerazioni e argomentazioni vanno al di là dell’ambito della conoscenza scientifica e si pongono al livello dell’indagine filosofica, ma anche che sullo stesso piano filosofico, il Lógos creatore non è l’oggetto di una dimostrazione apodittica, ma rimane “l’ipotesi migliore”, un’ipotesi che esige da parte dell’uomo e della sua ragione “di rinunciare a una posizione di dominio e di rischiare quella dell’ascolto umile”.

In concreto, specialmente nell’attuale clima culturale, l’uomo con le sue sole forze non riesce a fare completamente propria questa “ipotesi migliore”: egli rimane infatti prigioniero di una “strana penombra” e delle spinte a vivere secondo i propri interessi, prescindendo da Dio e dall’etica. Soltanto la rivelazione, l’iniziativa di Dio che in Cristo si manifesta all’uomo e lo chiama ad accostarsi a Lui, ci rende davvero capaci di superare questa penombra.

Proprio la percezione di una tale “strana penombra” fa sì che l’atteggiamento più diffuso tra i non credenti oggi non sia propriamente l’ateismo – avvertito come qualcosa che supera i limiti della nostra ragione non meno della fede in Dio – ma l’agnosticismo, che sospende il giudizio riguardo a Dio in quanto razionalmente non conoscibile.

 
L'IPOTESI MIGLIORE: VIVERE COME SE DIO ESISTESSE

… Ma secondo Ratzinger, ... l’agnosticismo non è concretamente vivibile, è un programma non realizzabile per la vita umana. Il motivo è che la questione di Dio non è soltanto teorica ma eminentemente pratica, ha conseguenze cioè in tutti gli ambiti della vita.

Nella pratica sono infatti costretto a scegliere tra due alternative, già individuate da Pascal: o vivere come se Dio non esistesse, oppure vivere come se Dio esistesse e fosse la realtà decisiva della mia esistenza. Ciò perché Dio, se esiste, non può essere un’appendice da togliere o aggiungere senza che nulla cambi, ma è invece l’origine, il senso e il fine dell’universo, e dell’uomo in esso.

Se agisco secondo la prima alternativa adotto di fatto una posizione atea e non soltanto agnostica; se mi decido per la seconda alternativa adotto una posizione credente: la questione di Dio è dunque ineludibile.
È interessante notare la profonda analogia che esiste, sotto questo profilo, tra questione dell’uomo e questione di Dio: entrambe, per la loro somma importanza, vanno affrontate con tutto il rigore e l’impegno della nostra intelligenza, ma entrambe sono sempre anche questioni eminentemente pratiche, inevitabilmente connesse con le nostre concrete scelte di vita.

Proprio nel considerare la prospettiva credente come un’ipotesi, sia pure quella migliore, che come tale implica una libera opzione (Ratzinger )… non esclude la possibilità razionale di ipotesi diverse, …..

Dall’ intervento del cardinale Camillo Ruini nell’ambito dell'incontro: "La ragione, le scienze e il futuro della civiltà" (2 marzo 2007).
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categorie: religione, @universitàcattolica2007

Logo Teatro Officina
Allinterno delliniziativa 
TEATRO DI FABBRICA  
- Riflettori  sulla difesa della salute nei luoghi del lavoro -
 
la Compagnia degli Stracci
 presenta lo spettacolo
 
FRANKENSTEIN 
 
con Silvestro Capelli
 
 
31 MARZO - ore 15
 
 
AL TEATRO OFFICINA
Via S. Elembardo, 2  Milano (M1 Gorla)
 
Entrata gratuita con sottoscrizione
Info 02.2553200 - info@teatroofficina.it
 
 
 
FRANKENSTEIN ex operaio della Breda, laringectomizzato, operato più volte per un tumore da amianto. L’unico sopravvissuto del suo reparto. Ha iniziato a quattordici anni a lavorare in fabbrica, esattamente all’età in cui ha iniziato ad ascoltare e apprezzare la musica jazz. Ora, a distanza di anni, di quella musica non può più fare a meno, perché è diventata la colonna sonora della sua esistenza. Ad ogni autore, ad ogni brano, corrisponde un preciso accadimento, una scena ben impressa nelle mente. E’ in grado di raccontare quale autore di jazz stava ascoltando nel periodo della strage di piazza fontana oppure molti anni dopo, durante il sequestro di Aldo Moro o durante dalla vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio. Una memoria sonora vivente. Silvestro Capelli è un omone grande con gli occhi profondi e le mani da lavoratore di fonderia. Sguardo inequivocabile. Espressione convincente. Gli amici dicono di lui che rappresenta una forza della natura, una sorta di terremoto. Ed è così. A sentirlo parlare - nonostante la sua voce ridotta ad un filo stridente, quasi soffocato - viene voglia di alzarsi, di non stare a guardare. L’operaio Silvestro è impetuoso, coinvolgente, quasi necessario.

Al termine dello spettacolo segue dibattito

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teatro savoia

MARTEDI' 27 FEBBRAIO | ore 21.00

Enzo Jannacci Tour 2007

Enzo jannacci Tour 2007

Per informazioni: ATAM - via Garibaldi, 71 - Campobasso - tel.0874/66349


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MERCOLEDI' 28 MARZO | ORE 21.00

Forza venite gente

Spettacolo messo in scena dal Gruppo Teatrale Tre Colli di Rotello

Biglietti in vendita presso il Botteghino del Teatro

PLATEA: intero 10 euro - ridotto 8 euro
PALCHI: intero 6 euro - ridotto 5 euro

IV RASSEGNA MOLISEINTEATRO
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