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Utente: frontespizio
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martedì, 31 luglio 2007

Vorrei essere più semplice

Quando J. Se ne andò, io rimasi sola, mi sedetti sulla poltrona foderata in pelle nera – la mia favorita: graffiata, sgualcita dal tempo e dalle mie unghie lunghe sempre curate e laccate - e allungai le gambe, poggiando i piedi gonfi sullo spesso tappeto persiano, vecchio e impolverato. Mentre con una mano mi reggevo la testa che sentivo troppo pesante, sprofondai in una sorta di intenso e falso rilassamento. In preda ad una folle paura mascherata da calma e tristezza.
Per la prima volta mi sentii davvero sola.
Per la prima volta in vita mia mi sentii impotente.

Silenzio, intorno a me assoluto silenzio.
I doppi vetri sigillavano l’appartamento, proteggendolo dai rumori provenienti dall’esterno, difendendolo dal frastuono della strada trafficata - ad ogni ora del giorno e della notte – sulla quale esso si affacciava.
Due strati di sughero, tre di lana di vetro e uno di cartongesso attutivano i rumori generati all’interno della stanza.
Ho fatto insonorizzare la mia camera dal letto perché detesto l’idea che gli estranei possano ascoltarmi gemere.
Le pareti di questa palazzina sembrano fatte di carta velina.

Seduta da più di tre ore sulla logora poltrona, mi alzai a fatica.
Era lunedì e pioveva.
Erano le dieci di sera, la pioggia batteva sui vetri spessi e la luce dei lampioni aveva tinto ogni cosa di un arancione finto e ripugnante.
Eppure decisi di uscire.
Indossai gli abiti che J. mi aveva tolto, lasciandoli cadere distrattamente sulla sedia accanto al letto. Prima di fare l’amore.
Un paio di jeans, una camicia di seta nera. Al posto dei sandali infilai un paio di stivali di gomma. Appoggiai sulle spalle un k-way. Mi pettinai velocemente senza neppure guardarmi allo specchio, presi la mia borsa piena zeppa di cianfrusaglie e uscii.

Borse costose e griffate. Non ne ho mai comprate perché non penso che mi rendano migliore o interessante agli occhi degli altri. O comunque agli occhi di coloro che desidererei mi ritenessero migliore o interessante.
Ho sempre amato le borse di tela di cotone, quelle che si usano per fare la spesa.
Ne ho dieci.
Due bianche, due avorio, una rossa, una azzurra, una verde, una rosa, una arancio, da abbinare ai colori dei miei abiti.
La mia preferita è quella nera con la scritta ‘Saluti da Firenze’ in turchese, adesso azzurrino a causa dei troppi lavaggi.

Con il cappuccio dell’economico impermeabile tirato su fin quasi a coprirmi gli occhi, attraversai la strada e cominciai a camminare a passo spedito. Attenta a non farmi schizzare dalle auto in corsa, a schivare le pozzanghere, a non inzaccherare la suola dei miei stivali, a non apparire appetibile per i brutti ceffi.
Camminai fino al primo bar aperto.
Odorava di affumicato, di legno vecchio e di anice.
Mi sedetti al bancone, ordinai un caffè lungo bollente, estrassi dalla borsa il mio quaderno per gli appunti e cominciai a scrivere.
Una lettera per J., in cui gli confessai per la prima volta quanto l’amassi.
Me la rigiro ancora oggi tra le mani.
Quattro uomini seduti attorno ad un tavolino giocavano a carte, bestemmiavano, ridevano, bevevano vino rosso e litigavano.
Li invidiai.

Vorrei essere più semplice.

Di qualche morte un giorno dovrò morire.
E quando morirò, io vorrei morire d’amore.
Il mio cuore seccherà, si incrinerà, poi si disintegrerà, riducendosi in miliardi di minuscoli pezzi.
Cadrà su se stesso, ordinatamente, senza dare troppo disturbo. Imploderà. Crollando, come un alto palazzo disseminato di dinamite, lascerà poca polvere.

Spesso mi chiedo quando arriverà quel giorno.
A volte credo di essere sul punto di mancare - momenti in cui la sofferenza si fa davvero insostenibile, mi attanaglia, mi stringe lo stomaco e sento che tutto è perduto, sento di non avere possibilità di aggiustare le cose, di tornare indietro, mi sento confusa e mi viene il fiato grosso per il troppo rincorrere l’oggetto del mio amore, ma non mi escono lacrime dagli occhi - e attendo senza muovere un solo muscolo che il mio cuore ceda. Chiudo gli occhi. Fremo. Non contengo l’impazienza.
Ma nulla.
Riapro gli occhi e continuo a vivere. Un po’ più forte, col cuore più resistente. Forse speranzosa, ma non più coraggiosa.

Per saperne di più sull'autrice cliccate qui. Per leggere altri racconti precedentemente pubblicati cliccate qui.

postato da: ValentinaD alle ore 20:46 | link | commenti (4)
categorie: genere / racconti, #valentina demelas

deSertika

 

Le deserte malinconie dove abito

sono cerchi perfetti.

niente di paragonabile

a nessuna casa che io conosca.

 

Infatti dove abito

non vi sono spigoli di  nessuna misura.

Nessuna possibilità d'ombra

o cantuccio per rinsavirmi anima.

Come un deserto

qualcosa di sabbia e sole soltanto

E aria, aria a morirne.

 

Ho provato a scavare nella sabbia

c'era un volto dimenticato o forse semplicemente omesso

 

un amico

un padre

un fratello

un figlio

un uomo giusto

 

Nelle le mie solitudini

entrava sempre con un sorriso di labbra acerbe

tacendo anche lui

per rispetto

una vocazione curativa a riempire il vuoto

col silenzio.

 

Aveva una cicatrice di sole sulla guancia:

colpa mia che chiudo sempre le porte sbagliate.

Restando dove non posso più. Soltanto assente.

 

postato da: etichette alle ore 18:25 | link | commenti (4)
categorie: #etichette poesie
lunedì, 30 luglio 2007

convitoearte190

IL CONVITO E L'ARTE
tra Ottocento e primo Novecento



dal 16 luglio al 3 ottobre 2007 
CATANZARO, Complesso del San Giovanni

A Catanzaro, un'esposizione dedicata alla rappresentazione della tavola nella pittura italiana dell'Ottocento e del primo Novecento, in tutte le sue declinazioni: come luogo innanzi tutto, dal desco familiare al caffè mondano, dall’osteria al pergolato all’aperto; ma anche di ore e di riti quotidiani, dall’ora del the al pranzo familiare, dal brindisi nell’interno borghese o nella taverna, e ancora nei suoi rapporti con il cibo, dalla tavola imbandita, al pasto frugale.

La tavola quindi, scandendo le diverse ore del giorno ed entrando in relazione con abitudini e rituali che progressivamente si vanno affermando nella società, ne diventa in un certo modo lo specchio, consentendoci di cogliere, attraverso la sua rappresentazione, alcuni mutamenti culturali avvenuti in Italia tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo.

Fra gli autori rappresentati si ricordano Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis e Federico Zandomenighi, con cui si raggiungono i vertici dell’arte del convito nella temperie belle époque, Angelo Morbelli e Attilio Pusterla, esponenti del filone umanitario in voga sullo scorcio del Novecento, e ancora Ottone Rosai, fino a Plinio Nomellini e Piero Marussig, per citare i più noti.

Il catalogo delle opere, edito dalla Silvana Editoriale (23x28; pp.200, eur 25,00), è preceduto dai saggi critici di Francesca Cagianelli, Stefano Fugazza e Dario Matteoni, curatori della mostra. Seguono le schede delle opere e una bibliografia aggiornata.

postato da: abend6 alle ore 23:04 | link | commenti (2)
categorie: mostre, cultura del bere e del mangiare

IL CANAL GRANDE
Canaletto
Il canal Grande, fra palazzo Bembo e palazzo Vendramin Calergi
Woburn Abbey, collezione duca di Bedford.
Olio su tela > 1730

 

“Sul libro del destino era dunque scritto alla mia pagina che il 28 settembre 1786, alle cinque di sera secondo la nostra ora, entrando dal Brenta nella laguna, avrei visto per la prima volta Venezia, e subito dopo avrei toccato e visitato questa meravigliosa città insulare, questa repubblica dei castori.

 

Il Canal Grande, con le sue svolte serpentine, non la cede in bellezza ad alcuna strada del mondo, nè vi è spazio che regga il confronto con quello antistante piazza S. Marco; alludo al grande specchio acqueo che è quasi abbracciato in forma di mezzaluna dalla città vera e propria.

 

Verso sera, senza guida, andai a smarrirmi nei quartieri più remoti della città. A Venezia i ponti sono tutti fatti a scale, così che possano passarvi sotto senza difficoltà le gondole e anche imbarcazioni abbastanza grandi.

Cercai di raccapezzarmi dentro quel labirinto, senza chiedere aiuto a nessuno e dirigendomi anche stavolta unicamente in base ai punti cardinali. Alla fine si riesce a districarsi, ma l'arruffio è davvero incredibile, e la mia maniera di accertarlo concretamente è la migliore di tutte.

 

Moltissime casupole dànno direttamente sui canali, ma qua e là vi sono argini di pietra ben lastricati, sui quali si può passeggiare assai piacevolmente tra acque, chiese e palazzi. Allegro e animato è il lungo argine sulla riva settentrionale da cui si gode la vista delle isole, in particolare di Murano, questa Venezia in piccolo; nel mezzo, la laguna è popolata di molte gondole”.

 

Johann W. Goethe

Viaggio in Italia

con uno scritto di Hermann Hesse

Mondadori, 2007
pp. 870, € 13,80

postato da: frontespizio alle ore 18:31 | link | commenti (5)
categorie: viaggi, letteratura

La Madonna della Difesa

CIMG1138













Verdi fiamme nel buio
diurno
foglie e rami intricati – piove
nel sottobosco
ghiaia sparsa di pura luce…

e la terra ricurva, spinta
dal profondo
s’apre in faglie, caverne, traumi
estroflette radici, frange
serpentiformi

ma io devo salire / oltre

fra il rimorso dei cardi e danze
di campanule viola, api voraci
sotto abeti plananti, frizzanti frassini
salgo e scendo

ogni sasso ha memoria di zoccoli
fascine ed asini, tronchi vivi e morti:
sul sentiero d’aghi e fanghiglie
le mie suole scricchiolano in ascesa

ma io devo arrivare / in alto

dove il bosco mormora cupo
le piante hanno cuore d’ombra, alone di gloria
                                / più in alto
dove si libra su zampe sottilissime il ragno
e la corolla rosa esplode su desolazione di sassi

nel ghiaione a ventaglio hanno graffiato un’impronta –
sulla roccia spaccata – cavalli medievali in fuga
il cerchio intero delle Dolomiti sta forando lo spazio

e la Madonna della Difesa ha sguainato la spada
nell’alto dei cieli – amen
postato da: aboutyou alle ore 18:10 | link | commenti (5)
categorie: #marina raccanelli poesie

Descrizione del castello

Sto continuando a scrivere il mio libro, vorrei condividere con voi un passo descrittivo, se avete tempo e voglia fatemi sapere che ne pensate :-)


Quando poi, verso sera, arrivarono al palazzo, quello che vide fu così bello e sublime da farle perdere ogni cognizione e per la prima volta da quando si erano lasciati alle spalle il leone, dimenticò tutte le sue sventure per farsi catturare unicamente da quella costruzione.

Il castello elfico non sorgeva in mezzo agli alberi del bosco, ma attorno a quegli alberi. Con un’architettura che noi umani non siamo nemmeno in grado di concepire le piante, anche le più piccole, erano state integrate in modo armonico alla struttura dell’edificio: ...

Continua

postato da: Shoruel alle ore 10:12 | link | commenti (10)
categorie: #shoruel racconti
domenica, 29 luglio 2007

L’ascesa propagata di(visione)

 
 
 
Acquietati ventre offeso
In questo buio acceso di campane a lutto
Avvolte fertili
Ad impagliarmi sangue
 Le pretese consumate a fiotti
 
Sfrega la luna
Il polso del rimorso
E a niente attinge
Celebrando.
Al niente inneggia
Svendendosi nel crollo al suo pallore
Mentre l’indugio ruvido si muore
 
Troppi rintocchi all’alba
E mezzi suoni
Muti da snervare
Dove l’intoppo grave
E cupo mi è l’andare.
Vicolo fuggente
Quando m’innesto fuga di preghiera
 
Troppe rincorse
D’ossa liberate schioccano al perno
Un cielo deturpante.
Come una goccia a fiume
Rincarata
Che nel tonfo
Si dilegua al fango provocato
 
Di quale chiodo chiede
L’apparenza ancora.
L’instabile parete
Che alzai fatica vana
Per fissare sorda l’avvenuta colpa
 
Questo dovuto luogo in veglia
Diradato al benestare
Per cosa invade, ora opportuno.
Per cosa resta guardandosi al silenzio
Se niente accorre e nulla scorre
Spingendo per causare
L’ascesa propagata di(visione) 
postato da: minet alle ore 19:05 | link | commenti (6)
categorie: genere / poesia, #minet poesie
sabato, 28 luglio 2007

Quando gli artisti ti lasciano senza parole

La pizzica all'ombra di palazzo Comi - Lucugnano - Lecce

In occasione della serata di chiusura della mostra

 "19 fotogrammi poetici"

sarà proiettato il corto "Assolo" di Elio Scarciglia e interpretato da Laura Nascosto.

Dopo la proiezione un regalo a tutte le persone che interverranno, ma soprattutto un regalo ad Elio Scarciglia. Un regalo inaspettato e grande.

Laura Nascosto(ballerina) e Mauro Durante(violinista e tamburellista) faranno emozionare con la loro bravura di ballerina e musicista. Un vero peccato per chi perderà l'occasione.

Grazie, ragazzi non meritavo tanto

pieghevole-mostra-generale

copertina-assolo-web

venerdì, 27 luglio 2007

PENSIERO..............

ascolta il silenzio che vibrante cerca spazio in una stanza......... non ci riesce

perchè tutto è vita........intorno a noi ..........siamo soli eppure lo crediamo noi..............il ns. respiro il ns. interiore fà rumore.......................................

il silenzio si arrabbia s'infuria VOGLIO esistere anch'io........................

e intanto i battiti del cuore romoreggiano, i ricordi della ns. mente danzano un languido tango.............................

il silenzio accetta sconfitto ............non ti preoccupare anche tu ci SEI!!!!!!!!

postato da: ALI69 alle ore 13:54 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni, #ali69 pensieri
giovedì, 26 luglio 2007

cartolina da...

800px-Blasket2

Isole Blasket | Co. Kerry | Irlanda

... Qui non c’è che il mare con le sue infinite sfumature, 
gli innumerevoli verdi e bruni del paesaggio,
le coste ritagliate da un dio, come un merletto,
il cielo continuamente mutevole.
© by emiliashop

http://emiliashop.wordpress.com

postato da: filippo12 alle ore 20:28 | link | commenti (12)
categorie: viaggi, cartolina da

Canto di un Cuore Errante

di Anna Corallo

 

Viaggi,

silenzi e solitudine.

La luce e i colori.

La vita e l’amore.

Le onde del mare

che luccicano al sole,

il sale, i sospiri,

la terra e gli odori.

Sentire, gioire

i silenzi e le grida.

Mi fermo, corro,

il vento mi incontra.

Mi perdo, mi dissolvo

e mi ritrovo.

Con le lacrime 

e la pace nel cuore.

Ascolto il canto

del mio cuore errante

e il tempo sospeso

dell’assenza di dolore.

 

 (15 maggio 2007)

 

postato da: frontespizio alle ore 11:53 | link | commenti (5)
categorie: genere / poesia, #anna corallo poesie

Posso chidere gli occhi, adesso?

...
La pioggia invade il parabrezza. Gocce enormi. Pesanti. Scrosci ritmici.
- Ho sentito parlare di gente che ha dei black-out. Cioè,  non ricorda niente. Si addormenta e basta.
Il cugino volta il collo e lo fissa. Serio. Pallido.
- E’ così che ti succede?
Roberto riflette. No. Non è proprio così. Gli vengono gli occhi pesanti, grossi macigni che a tenerli aperti dovrebbe martellarsi una mano. Le gambe si rilassano. Il cuore rallenta, o almeno gli sembra. E lui si abbandona. Questo è tutto.
Sta per rispondergli. Una frazione di secondo.
L’urto è un boato, l’auto slitta spinta dall’acqua sporca. Acida. Incazzata come poche volte all’anno.
...
>> Il testo completo su The Sleepers.
mercoledì, 25 luglio 2007

falsaria

Eppure nella mia testa
ci stavi rossa, piena, come a dire
un desiderio di fragola che si fa carne. Viva.
Poi furono i castelli e la sabbia
e lo so bene che c’entri poco tu
- è il vento che sconfina gli anni –
e li perde.
Un attimo che (.)
e poi più nulla. Semplicemente così.

E dimagrivi, bulimiche ore pelle ed ossa.
Forse anima, forse
perché ti sentivo scalciare, grembo in un grembo
mai nata. Forse donna. Forse
Chissà se ti piaceva giocare con le bambole e
piatti di plastica coi fiori stampati e bambine
altre. Tutte chissàmammma come te.
Ma tu, eri spesso assente.
Così, semplicemente non c’eri. Nulla.

Anche se ci stavi tutta, ti si vedeva
eri tutta carne sempre, ci stavi rossa, si,
un desiderio di fragola. Che si fa donna.
Ora, il problema non è
che tu non sia mai stata donna, no,
Il problema è chi abbia mai misurato
il proprio respiro, col tuo di femmina
le notti che (.)
eppure nulla.

Eppure ci stavi tutta
nella mia pelle. Nuda.
mi riempivi anche l’ultima cellula.
Eri l’ovulo nell’ovulo. La mia carne.
Ora sei infinitamente piccola.
un capolino di occhi oltre gli occhi, miei,
che vedo comparire talvolta.
E poi più nulla.
martedì, 24 luglio 2007

RITORNO DA LECCE

sono stato ospite della manifestazione organizzata da elio scarciglia

(http://elioscarciglia.splinder.com/)

"19 fotogrammi  poetici "

tenutasi a lucugnano in provincia di lecce.

ho partecipato come giovane poeta, e mi è andata abbastanza bene, sono riuscito a rifilare tutte le copie del libricino che avevo con me. ho fatto la conoscenza di persone davvero interessanti, come Giovanni santese poeta ormai famoso e col quale siamo andati subito d'accordo( sia per i pensieri così prosaici che per il modo di scrivere alquanto vicino).

elio è una persona davvero squsita. sono stato trattato da principe,  non essendo nobile, lui e la moglie Anna due persone che ti fan venire la voglia "di fare".

scrivo queste poche righe non per vantarmi o rompere le scatole, ma per porre attenzione su situazioni come queste che vengono offuscate da eventi maggiori e di scarso interesse culturale. la lettura di versi è stato un dibattito, dove ho avuto il piacere di potermi confrontare con poeti "più maturi" che han passato il mio stesso inferno( difficoltà di pubblicazione, editori di merda ecc).  elio ha organizzato tutto, nel bel palazzo dove è sita la biblioteca pubblica di lucugnano, da solo. si è sbattuto e alla fine ci è riuscito.

so che lui non ama le definizioni colorite, ma elio ha due coglioni grossi così( smetto di scrivere per fare il tipico gesto del pescatore).

molto interessanti, quasi oniriche le sue foto....

bisogna vederle dal vivo per capire.

postato da: cosentinonico alle ore 18:42 | link | commenti (15)
categorie: @segnalazioni

cartolina da...

450px-TempleBar

Temple Bar > Dublino
una via del centro particolarmente rinomata, ritrovo di molti artisti di strada

Nel corso di questa passeggiata mattinale per Dublino
continuavo a pensare che in qualunque luogo
avrei ritrovato traccia dei volti, delle risa e delle voci
che davano vita a questa città,
dove edifici e strade avevano un modo tutto particolare
di farvi sentire che vi appartenevano.

J.P. Donleavy, La mia Irlanda

postato da: filippo12 alle ore 18:39 | link | commenti (3)
categorie: viaggi, cartolina da

briciole di niente

è una sorte di pane rappreso
questa pelle.
deserti che vado fuggendo
e chissà che mare
ad attendermi.

sul filo scucito di un tramonto
qualunque
postato da: etichette alle ore 18:35 | link | commenti (5)
categorie: genere / poesia, #etichette poesie

A tavola con...

maigret

Guido Guidi Guerrera
A tavola con Maigret
Intrighi e intingoli

Il Leone Verde Edizioni
pp. 136 | 2007 | € 10

Nota di quarta
Questo libro non ha la pretesa di essere un apocrifo di Simenon. È solo un divertissement che l'autore ha costruito per parlare del mondo etilgastronomico di Simenon e della sua più celebre creatura letteraria: il Commissario Maigret. Un personaggio così ben definito, e ritagliato con tale precisione nel suo ambiente, da essere diventato nell'immaginario degli innumerevoli lettori quasi una persona in carne ed ossa. Di più: un parente stretto cui voler bene e del quale si può sentire la mancanza. Il lavoro di Guido G. Guerrera è quindi essenzialmente un omaggio affettuoso a George Simenon e alla irripetibile invenzione della sua penna, un modo per rivivere e far rivivere, con altalenanti tuffi nel passato e occhi ben aperti sul presente, un mondo tutto speciale, intriso di odori di pioggia e di bouillabaisse, di profumi di sole e di pipa mescolati a quelli della choucroute. L'idea di fondo è stata quella di immaginare di essere portati a spasso per bistrot, brasserie, caffè e ristoranti della ville lumière da Maigret in persona, eccellente conoscitore e intenditore di cose del genere.
Da questi contatti con il mondo caro al commissario (ricalcato con scrupolo dalla sua stessa vita) ecco nascere improvvisi accadimenti, fatti insoliti e strani intrecci di esistenze. Al centro di questa storia spicca la figura di un uomo, verissimo, dei nostri tempi: Colin Peter Field, l'alchimista del Ritz, il barman più bravo del mondo. La sua sparizione improvvisa polarizza l'attenzione del commissario, capace ­ come un bravo marinaio ­ di tenere ben dritta la barra del timone fino all'ultimo. Epilogo in un locale storico di Parigi, certamente il più antico. E per non restare a bocca asciutta, consigli e ricette in abbondanza per riservarsi un posto speciale proprio a tavola con Maigret.

Vichyssoise
Di semplicissima esecuzione, per questo piatto dai tempi abbastanza rapidi occorrono una cipolla, tre patate, tre porrri, una noce di burro, un litro e mezzo di brodo magro un quarto di litro di panna. Sale e pepe. Mondate la cipolla e i porri, tagliateli a fette e fateli dorare con il burro, aggiungete le patate tagliate a pezzettini, fatele appassire e aggiungete a poco a poco il brodo. Coprite e cuocete per circa mezz'ora. Frullate le verdure e, se è il caso, filtrate. Aggiustate di sale e pepe e dopo aver lasciato raffreddare aggiungete la panna. Questo piatto, simile al gazpacho andaluso, va servito freddo.

"Finirono per scegliere una vichyssoise rinfrescante..." (Maigret si difende, luglio 1964. Epilanges, Svizzera.

postato da: frontespizio alle ore 12:58 | link | commenti (6)
categorie: cultura del bere e del mangiare

Concorso letterario
NARRANDO
1a edizione – anno 2007


La Albus Edizioni bandisce la prima edizione del concorso letterario “Narrando”, che ha come scopo la pubblicazione dell’opera prima classificata nell’omonima collana della casa editrice.

Si può concorrere con romanzi o con raccolte di racconti non superiori alle 90 cartelle dattiloscritte.
Il tema è libero.
Le opere devono essere inedite.
Saranno premiati i prime cinque classificati:
1o classificato: targa, diploma e regolare contratto di edizione;
2o e 3o classificato: targa e diploma;
4o e 5o classificato: medaglia e diploma.
L’editore si riserva il diritto di proporre il contratto di edizione anche ad altri premiati, nel caso la giuria giudicasse le opere degne di pubblicazione.
Le opere vanno inviate in formato cartaceo (5 copie) e su supporto magnetico (floppy disk o CD) a: Albus Edizioni via Donadio 7, 80023 Caivano (Napoli), entro e non oltre il 30 settembre 2007 (farà fede il timbro postale). Sulla prima pagina dell’opera specificare “Concorso letterario Narrando”, il titolo dell’opera e i dati dell’autore: nome, cognome, indirizzo di residenza, numero di telefono e indirizzo e-mail. Gli elaborati non saranno restituiti.
Per spese di segreteria è richiesto un contributo di euro 15,00.
La quota va versata sul conto postepay n. 4023 6004 4555 5370 intestato a Rita Esposito. Allegare fotocopia dell’avvenuto versamento oppure confermare data e luogo del versamento tramite e-mail o telefono.
Il giudizio della giuria è insindacabile.
I vincitori saranno avvisati dalla casa editrice.
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postato da: frontespizio alle ore 12:05 | link | commenti
categorie: concorsi letterari
lunedì, 23 luglio 2007

smemoraria

non ho anime sufficienti

a pagare questo debito d’amore

carezze alla solitudine

madre che salvi labbra

dietro sorrisi di finestre chiuse

 

e poi sere che la luna è lo scoglio più lontano

un solco di luce da riempire sempre

foglie smemorate e sangue, gli occhi

 

ché se lo guardo bene questo cielo

vedo solo il buio rimasto illeso

vento che ingravida tempeste

memoria di nuvola a maledire

 

e se a volte capita di bagnarmi lacrima

è perché resto incredula soglia

foglia basita di attese e

rugiada allo specchio

che mi urla nel cuore il male muto del mondo

Le stanze sono tristi e buie,

disperano le rime

e l’equilibrio d’Armonia;

non c’è cura

e le persone care

se ne stanno calme

e fingono

chiuse in dissepolti

romantici ruderi.

Una radice s’è  svelta.

postato da: alessandroghia alle ore 03:01 | link | commenti (5)
categorie: genere / poesia, #alessandro ghia poesie