Randal Keynes
Casa Darwin
Il male, il bene e l'evoluzione dell'uomo
Einaudi, 2007, pp.358, € 26
Una toccante biografia intima di Darwin, della piccola Annie e dell'intera "tribù" dei Darwin-Wedgwood, scritta da un loro diretto discendente. Ma è anche un affresco a tutto tondo, colto e raffinato, dell'Inghilterra vittoriana, con le sue poesie e le sue chiese, i suoi paesaggi, l'incedere tumultuoso della scienza e dell'industria e i contrasti che certe idee, proprio come quella "pericolosa" di Darwin, hanno portato nelle coscienze dell'epoca. Per giungere fino a noi, ancora sature della loro dirompente carica innovativa.
Amo inte
Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nell tua carne
amo in te l'impossibile
ma non la disperazione.

A voi tutti questa bella poesia di Hikmet, baci e sereni giorni di festa! Mary
Era quasi l’una del mattino quando l’orchestra smise di suonare e le luci si affievolirono mentre tu uscivi sul palco, lieve, come petalo sfuggito alla sua corolla.
E’ così che ti ricordo Anna, al nostro primo incontro quando ti sentii cantare e la sala restò muta, sorpresa della tua voce.
Mia cara Anna,
alla fine di questa sera finirà ogni cosa, forse persino gli alberi di glicine che ancora qui resistono in questo stanco settembre lasceranno cadere il loro manto in attesa di nuova vita.
Non conosco le parole per dirti perché non possa vivere un altro inverno.
La malattia mi arrugginisce i pensieri e ossida i miei passi. In questa notte, Anna, non ho voglia di sperperare parole inutili né di tenere a dimora germogli di speranza ma solo di non lasciare orme che traccino sentieri a maciullare ogni pensiero sulla vita che ho vissuto.
Non ascoltare la gente, ciò che ti dirà, ciò che penserà nel segreto della sua carne.
Mio padre dirà che sono stato folle ma tu negherai.
Mia madre dirà che ho avuto paura ma tu negherai
Ti scrivo perché tu sappia.
Non ho primavere da attendere e questa malattia mi sta portando via la dignità.
La dignità, Anna, la dignità è l’unica cosa che mi fa dire che io sono ancora io.
Io sono.
Io vivo.
Io muoio, Anna.
L’attesa per chi attende è molto lunga e le notti si allungano di ombre sino a diventare ombre esse stesse .
Sono tornato qui, Anna, dove mi sentii felice, dove ci incontrammo, dove nevicano petali di glicine, lievi, fragili, friabili.
Resterei seduto qui a farmi ricoprire di questa strana neve e dare un ultimo colore a questo mio silenzio che non ha bocca.
Non temere.
Io non sono solo, mia dolce Anna.
La tua voce è qui con me, come quella sera.
I ricordi li ho presi tutti, su quelli nessuno si è accanito.
Tu mi sai, tu mi saprai anche quando queste mie parole ti arriveranno, prima ancora di leggerle.
Stanno cantando come allora la stessa canzone
….Ritornerai
lo so ritornerai
e quando tu
sarai con me
ritroverai
tutte le cose che
tu non volevi
vedere intorno a te…
Quasi fosse uno scherzo del destino, il mio viaggio non prevede ritorno.
Abbraccia i miei Anna e racconta loro l’uomo che ero.
Vi ho amati molto.
Tuo Massimiliano.
su ispirazione di Terry a Novembre di Carrino
Per quanto mi sforzi di camminare
son qui che attendo.
Passi accigliati
percorrono gironi infernali
senza darsi tregua.
Quando mi fermo
son qui che attendo.
E spengo la fiammella
spostando avanti il busto, raccogliendolo
più piccolo, che trovi la meta.
L'immensa trasfigurata meta.
Da "In vortice obliquo" - Ed. Il Filo - Roma

AAVV: Teatro DADA, Torino, Einaudi, ’69
Cercando di perseguire l’ideale strada labirintica che porta più a chiedersi quali siano i tratti di convergenza rispetto a punti di attrito tra le Culture, ho meditato circa i venti della passione in tono bleu tesi ad agitare le coscienze di alcuni borghesi colti e raffinati in metamorfosi graffiante che, per gioco casuale, si definirono DADAISTI, da DADA.
Sulla scorta dell’ironia creatrice, a fronte di tanta passionalità dissacrante, ho riletto alcuni testi teatrali, compresi in questo volume ,oggi oggetto di "culto bibliomane", lasciandomi andare alle divertenti invenzioni linguistico_situazionali firmate da Ribemont-Dessaignes, Tzara, Picabia, Breton, Soupolt, Vitrac, Artaud, Aragon, in un turbinio di follia pura intellettualmente sofisticata: e mi chiedevo, e mi chiedo e Vi chiedo: che rapporto c’è tra la Medea e Il manifesto cannibale nell’oscurità? Tra l’Otello e Il fazzoletto di nubi?
I Saperi, derivanti da gestualità (ho filtrato da Loro, i Dadaisti, l’importanza cognitiva del gesto) intuitive, mi hanno indotto, nel percepire mentalmente Il fazzoletto di nubi, T. Tzara, 1924, a figurare un frammento astratto (ma anche ambiguamente astratto) di un qualsiasi mouchoir nebulotico.
Segnalo che nel Libro in questione riscontro una importante prefazione a firma di Gian Renzo Morteo e Ippolito Simonis.
GIORNI E NUVOLE
Un film di Silvio Soldini. Con Margherita Buy, e Antonio Albanese,
Produzione Italia, Svizzera 2007 - Distribuzione Warner Bros Italia
Elsa e Michele sono una coppia colta e benestante con vent’anni di matrimonio alle spalle e una figlia di nome Alice. La loro serenità anche economica ha permesso a Elsa di lasciare il lavoro e coronare un antico sogno: laurearsi in storia dell'arte. Ma improvvisamente la loro vita cambia: Michele le confessa di aver perso il lavoro.
Il futuro non si presenta più così tranquillo e prevedibile: svanisce la certezza di poter contare su stabilità e serenità. Gli equilibri che sembravano consolidati rischiano di crollare e di travolgere ogni aspetto della loro vita, persino il rapporto con Alice.
Moglie e marito sono costretti ad affrontare la crisi, ognuno a modo suo, contando sulla non comune forza della loro unione.
gothaer bier, l'etichetta afferma
“ la vera birra tedesca”
io sono stato un bel po' in germania
lavorando come cuoco e lavapiatti,
ma questa birra non l'ho mai vista.
Dovrò fidarmi.
anche perchè costa 39 cent ogni mezzo litro.
Ed è ciò che posso permettermi al momento.
Mi sto organizzando,
come feci quella volta a parigi.
Posso spendere 30 euro la settimana per la spesa
e per le piccole necessità
come sigari e birra.
Prendo tutto ciò che è più economico.
Basta tener duro,
digiunare qualche volta e farcela.
Ogni settimana riesco a mettere da parte 20 euro
per poter pagare le bollette.
Telefono non ce l'ho.
Non mi serve.
Il gas neanche, uso bombole che vengono riempite illegalmente.
Cosa ci mettono dentro mi frega,
basta che il combustibile si accenda
senza far saltare il quartiere.
Fino ad oggi non è successo.
Sto davvero bene,
mi alzo la mattina con la voglia di darmi da fare
con diverse idee da mettere su carta,
ho riscoperto la voglia di vivere.
Ora stappo un'altra lattina da 39cent e brindo a me.

Adolf Wölfli
L'omicidio del fabbro e stagnino Albrecht Kindler,
padre di famiglia, a causa di uno stupro > 1911
"Quei lavori creati dalla solitudine e da impulsi creativi puri ed autentici - dove le preoccupazioni della concorrenza, l'acclamazione e la promozione sociale non interferiscono - sono, proprio a causa di questo, più preziosi delle produzioni dei professionisti" (Jean Dubuffet, Place à l'incivisme).
Follia creatrice
Fuori la vita era un disastro, ma nell'ospedale psichiatrico di Waldau egli poteva dedicarsi alla sua opera d'arte totale.
Si tratta di Adolf Wolfli, svizzero, nato nel 1864, recluso per 35 anni in un ospedale psichiatrico, dove morì nel 1930. Si dedicò alla scrittura e alla pittura ma anche alla composizione di musiche dal segno affascinante e dal suono sconosciuto.
Sulla sua vita di malato mentale è tornato in libreria il classico di
Walter Morgenthaler, "Arte e follia" in Adplf Wolfli (Padova, Alet, 2007, pp. 237, € 20,00, con uno scritto di Michele Mari, traduzione

LIBRI PENSANTI
E lasciatemi divertire!
divagazioni su Palazzeschi e altra attualità
incontro con
WALTER PEDULLA’
intervengono
Filippo Massari, Giorgio Patrizi, Enzo Ragone
30 OTTOBRE 18.30
Biblioteca Provinciale "P. Albino" - Sala conferenze
Campobasso
Info: Unione Lettori Italiani Via S.Antonio Abate, 68 Campobasso tel.0874.96622 www.unionelettoritaliani.it info@unionelettoritaliani.it
Non è che io non sapessi aprir la bocca
o tender le piccole mani appena dischiuse,
è proprio che nulla mai sfuggì
al tuo sguardo che potesse essere
briciola d'amore.
Madre

XXXIX STAGIONE CONCERTISTICA AMICI DELLA MUSICA CAMPOBASSO /3
GIOVANNI VELLUTI - pianista
Programma
F.Chopin, M.Moszkowski, F.Schubert - C.Tausig, F.Faurè - P.Grainger, G.Gershwin - P.Grainger, F.Liszt, F.Liszt-Gounod
Dopo essersi affermato con una brillante carriera di pianista da camera suonando nelle sale di tutto il mondo, Giovanni Velluti ha intrapreso con crescente successo l’attività di solista. La sua più personale caratteristica è nella qualità delle esecuzioni, caratteristica che gli permette di eseguire pezzi del grande repertorio come qualcosa di nuovo, non ancora ascoltato. Da ciò il costante successo di pubblico e di giudizio critico. Di particolare importanza il lungo sodalizio con Katia Ricciarelli, con cui ha collaborato dal
Come è facile ritornare “nel giro”. Non te ne accorgi neppure. Un qualcosa cambia nella tua vita e sei costretto a seguire quel mutamento.
Così mi ritrovo di nuovo fuori questo condominio, di nuovo col freddo.
Fuori c’è una pomigliano incolore, buia. Qui i lampioni non ci sono. E sembra tutto così irreale. Invece questa è pura realtà, o almeno UNA REALTà.
I finestrini dell’auto sono appannati. Il calore dei nostri corpi, il fumo delle nostre sigarette. Apro il finestrino per gettare la cicca della mia lucky strike
“che cazzo fai? Vuoi farmi venire una polmonite cazzo!”
M’immagino come un matt damon più grasso e con la barba. Ed L è il mio Verme. Anche se lui non mi lascerebbe nei casini. Di solito è quello che mi trascina nelle questioni.
Non ci stiamo pensando su, la decisione è presa. Stiamo prendendo tempo. Una regola è
“mai far vedere che si è ansiosi”
E in questo campo le regole vanno rispettate.
La luce al quarto piano è accesa, e rimarrà così fino a domani mattina. Tutta la notte.
Ci risiamo.
Non sono mai stato un accanito giocatore. Per due anni ho giocato solo un paio di volte. Mi servivano soldi, bisogna pur campare.
Non voglio esser compatito, ne fare vittimismo, ma la vita va così no?
Quante volte mi hanno detto questa fottuta frase. Ed io gli do una bella spinta a questa schifosa vita.
Vai
Vai
L chiude l’auto e siamo pronti. Sul citofono non ci sono scritti cognomi, ma L sa a chi bussare. Lui dal giro non è mai uscito. Perciò posso fidarmi, non ho paura. Ho le mani gelide, mi tremano un po’. Avevo bisogno di vivere ancora. Si gente! questo per me è vivere.
Non rimanere a casa aspettando la telefonata di un’agenzia interinale, o di lei che mi dice: “torniamo insieme”.
Non accadrà mai. E quindi vivo a modo mio.
Non è cambiato nulla. Sono ritornato alle vecchie abitudini, a quelle poche cose che sapevo fare. L mi ha dato un’ora per riprendermi, poi si giocherà sul serio. Poi tutto accadrà.
Un colosso senza volto fa da guardiano a questo appartamento. Ci vede e sorride, conosce L.
“questo è un mio amico”
E si volta, presentandomi a questa nuova “comitiva”.
Il colosso gli da una pacca sulla spalla e ci apre la porta.
Dentro c’è fumo, c’è quella luce gialla che si vedeva da giù. L’aria è densa, come nelle saune. Non ci sono rumori. Gente assorta, che gioca da 24 ore consecutive. Qui si bada ai soldi, non alle chiacchiere. Per me va benissimo. Non ho voglia di fare nuove conoscenze.
Cambio 150 euro, stasera dovrò solo fare il perdente, che s’incazza e si fa sgamare.
L’ho fatto altre volte.
Sarà una lunga nottata