Un percorso di pensieri e immagini in cui il tempo è tendenzialmente sospeso per lasciare spazio alle forme, ai luoghi e ai modi in cui questi sono vissuti o potrebbero esserlo.
Una riflessione sugli spazi che ci appartengono e come siamo abituati a immaginarli.
Libri e Dintorni, Campobasso dal 1° dicembre alle ore 18
espone
Daniele Carlozzi
Quando le ombre si assottigliano
aliti di luce pallida
preparano la sera al tiepido sonno.
Anche il tempo pare dimentico di sè.
E' quella, l'ora:
diafane mani velano il capo di ricordi,
il presente si perde.
L'arco del giorno si piega
ad accogliere l'onirico:
la lingua puntella il palato,
gli occhi si acquietano
o roteano animati da fantasmi più reali
complici del passato, artefici dell'oggi.
Tornare in quei luoghi solitari
e mai soli, perchè non vedere
non implica il non esser visti.
Da "In vortice obliquo" - Ed. Il Filo - Roma
E basta
l’odore di legna tagliata
della pioggia, all’uscio esposto
dell’inutile tana di una volpe
forse acquattata sul fondo,
ancora, su cuccioli invisibili,
e al trillo di un minuscolo
minuscolo uccello. Le piume
bianche alla gola fremono
di gioia, mentre coraggioso
canta e si mostra a chi passa
e lo ascolta, rapito. E basta
di un mondo che si asciuga
all’erba falciata di netto
come agli sterpi morti
e a questo cumulo di pietre
senza importanza, che era vita
prima. Basta, ciò che resta
di pulcini nei nidi, al merlo
che fruga tra i rovi, al cane
che uggiola e annusa. E basta
un istante di pace, al dolore
dell’acqua caduta, alla soffice
pausa di perla della luce.

Creando
comprese il bene e il male
lo prese
insieme magma e creta
toccandolo
velluto luce oscuro
un punto
espanso in corsa lenta
scansione
nel rollio respiro il mondo
insieme
scivolò goccia nell’onda
sfiorando
calcari e madreperla, ossa fenicie
nel nulla
rideva il senso pieno
il trillo
aperta l’aria all'alba.
.
Qualcosa si apre . A dismisura .
Una gracilità pesante di voci e .
Ricordo un punto preciso dal quale partimmo .
Il primo a definire la linea .
Valigie di notti alle mani e .
La stazione aveva ancora luci stanche e .
Buio di sonno imbrunito a coprire vagoni vuoti e .
La mia testa sul vetro era il punto sul quale finivi .
Sesso e camicie scoperte nelle asole vuote .
Arrivando destinazioni incompiute .
Le ore sono punti distanti da unire .
Mancanze che il respiro riempie .
Di me e . Di te . Voci stanche la notte e .
La stella più lontana è il punto che ti cerco negli occhi .
Litri di caffè nero . La rabbia .
La notte è una sfera bucata e .
Non tardò a curvare stretto .
Chiudendo gomiti di punti accavallati .
Delle nostre voci che incastonavano silenzi .
Metallo duro e .
Il punto della situazione si fece scomodo improvvisamente .
Stretto . Necessità di altre asole per sostare i sospiri .
Allargando le cintole all’anima costretta .
Scatole di giorni ottusi e .
Caderci sempre allineati davanti . Io e te .
Una linea d’infiniti punti consecutivi .
Salvi dentro lo stesso ritorno del cuore e .
Di strade e . Qualcosa si apre . A dismisura
.

ecco dove sono sparita per tutto questo tempo: a cercare la bellezza.così in una rassegna che ho immaginato e inseguito.ed ora..é :)

E continuo ad esserci o forse no.
I sogni sono strani. Viverli è come non vivere, e non viverli è come non averli, perciò io sto attenta a ciò che è sogno e a ciò che invece è realtà.
Solo che della realtà ho perduto la chiave di lettura.
Sì perchè la sofferenza non conosce queste due dimensioni. La sofferenza è dolore e il dolore lo senti che ti lacera le carni sia che tu stia dormendo o che stia vivendo.
Capita che mi osservo come se non fossi io ma un'altra donna. Poi penso alle nuvole.
Cambiano continuamente e sono sempre nuvole.
Ma le nuvole non pensano, alla fine, quando sono stanche e pesanti, diventano acqua.
Le nuvole non hanno emozioni nè ricordi e neanche rimpianti.
Hai mai sentito una nuvola che rimpiange di non aver vissuto da cirro? O una che ricorda come il sole l'ha fatta evaporare?
A volte vorrei essere nuvola, praticamente nulla.
Invece sono qui e temo che il mio vuoto diventi disperazione. Basterebbe pensare che potrei riempirlo di parole che si fanno corpo, che diventano tentazione o promessa.
Ma non voglio illudermi. La sera arriva presto e i fogli restano nel cassetto mentre osservo un via vai di donne sconosciute, che si affacciano al mio mondo e che mi indicano i miei altrove.
Scorribande di pensieri, di tempi , di luoghi, di parole non dette, di spazi possibili, di gemiti taciuti.
Scorribande di parole.
Una vertigine quasi.
Ma sono qui, senza sbarre o catene eppure prigioniera.
Prigioniera di viaggi simulazione, perchè io sono rimasta sempre qui dove non sono mai stata.
*
*
*
Lavoro scritto per il mercoledì di apostrofo. Mercoledi Gaite.
![INFINITO2MULT[1]_copia(1)](http://files.splinder.com/c4792dfc3d1ae21bf664a50156df898c.jpeg)

S'infrange la veletta del sento e non vedo
lacrime nere e bianche che si rincorrono
all'ansa di quel niente a tutt'angolo
sopra il labbro deforme alla paura:
è una nota alta, un'attesa d'arco,
disaccordo per una viola sottovento.*
Non obbedisco più al sole, alla pioggia,
sotto il lento passo della paura ruotano i mondi
che intuisco alla velocità della veduta.
*viola strumento
LUCE DEI MIEI OCCHI

La vera sorpresa
sarebbe trovare una porta aperta
di questo cielo che perde tegole
ormai, solo rumori bagnati
sugli occhi. sudore
e sangue. e. l’anima
ancora
due chili d’ossa da smaltire
se era meglio farfalla
un giorno solo
o brulicare freddo di radici.
stanche. e. c'è qualcuno
che aspetta inutilmente passi
sulle saracinesche mezze abbassate
e la tenerezza svampita
di una donna, lucciole per aria
indovinando
la fortuna rimasta nelle mani
e poi
lanciare il dado.
Essere catapultata in situazioni del genere non pensavo mi potesse mai accadere, eppure ero io, lì seduta vicino a mio marito e mia figlia, ascoltavo poesie mentre un violino sottolineava passaggi emozionali ed ero in attesa.
A sentire le attrici del teatro pirandelliano, a sentirle interpretare le poesie vincitrici e quelle meritevoli di menzione, intuivo che c’era un’altra maniera di porsi davanti ad una poesia.
L’ascolto.
Chissà perchè avevo sempre ritenuto che la poesia fosse soprattutto silenzio e pudore, quando mi decisi a pubblicare in qualche sito mi commentò un poeta e un giorno mi disse che se pubblicavo lasciavo i miei pensieri agli altri, una sorta di appropriazione del lettore. La poesia non sarebbe più stata mia ma sarebbe
stata di chi legge.
Forse è per questo motivo che non avevo mai partecipato ad un concorso, neanche per cercare di pubblicare in antologie collettive.
Tutte le poesie che mi hanno gentilmente pubblicato sono sempre state scelte liberamente dalle varie redazioni, senza che io ne proponessi alcuna.
Fu perciò un caso, una specie di risposta immediata ad un’amica di penna che mi sollecitava a partecipare ad un concorso in prosa in cui si doveva parlare di montagna.
Io donna di mare proprio non riuscivo ad essere “montagna”.
“Allora partecipa ad un concorso di poesia, ne hai tante, inviane una”
Perchè no, mi dissi.
Avevo appena pubblicato sul Borgo una poesia e Pe for friends aveva scritto che l’aveva letta ottocentocinquantaduevolte e faceva male, fin dal titolo.
Non deve essere così una poesia?
Quella sarebbe andata bene, cosi com’era.
Inviai e me ne dimenticai.Sapevo che i risultati sarebbero arrivati a Settembre e quando clikkai il sito dell’associazione culturale mi accorsi che erano trecentoventi le poesie inviate.
La mia si era persa sicuramente tra le tante, anche perchè iniziai a leggere i nomi dei partecipanti e mi sentii una calimera.
Io non amo molto i cellulari, forse perchè per lavoro sto troppo tempo a telefono, perciò il mio è spesso con la suoneria levata e magari non lo guardo per giorni.
Cosi la settimana scorsa mi accorsi che c’erano 10 telefonate da un num di cellulare sconosciuto.
Doveva essere importante se aveva telefonato tante volte.
Mi apprestavo a fare il numero e il cell aveva già una telefonata in arrivo.
Sempre lo stesso numero.
Mi comunicavano che ero tra le vincitrici del concorso e che sarebbero stati lieti di avermi durante la premiazione.
La telefonata era inaspettata e sconvolgeva i miei programmi.
Avevo un congresso di implantologia a Palermo da cui non potevo mancare che durava due giorni, e non sarei proprio riuscita a conciliare.
Quando lo dissi a mio marito, lui tranquillo mi disse che non c’era migliore occasione per sentire una mia poesia, sì perchè mio marito non legge le mie poesie.
Non ama la poesia, cosi almeno diceva.
Facendo salti mortali e annullando la mia presenza al congresso per messa giornata mi trovavo lì, in una meravigliosa sala del’800 in attesa che mi chiamassero.
Via via andavano chiamando i premiati delle poesie in dialetto, poi le menzioni speciali, poi il terzo e secondo della Poesia in lingua italiana.
Ad un certo punto: premio per i poeti italiani residenti all’estero.
Vincitrice Selva, con la poesia “Alibi”.
La commentavo da anni e non la conoscevo neanche in foto.
Una gioia grandissima.
Lei con il suo bellissimo sorriso ha ritirato il premio e quando le hanno chiesto di dire qualcosa lei era troppo emozionata, ed io per lei.
Mi chiedevo che tipo di menzione mi era stata destinata, le menzioni erano poche e ormai non c’erano piu targhe da dare.
“ Si saranno sbagliati, oppure ho capito male io” dicevo a mio marito.
Lui tranquillo ” Non preoccuparti è stata una bellissima serata, diversa dalle altre”
Ormai erano arrivati alla fine della serata, il conduttore Antonio Lauricella prese fiato e si apprestò a chiamare l’autore della poesia vincitrice.
Da quel momento in poi è solo un turbine, appena ho sentito il mio nome sapevo che dovevo attraversare la sala, la gente applaudiva ed io mi dicevo ” ora svengo di sicuro”
Invece non sono svenuta, ho ritirato il premio, ho stretto mani, ho lasciato che il fotografo mi dirigesse nella posa per la foto di rito, l’emozione decideva le mie azioni ed io mi guardavo dall’esterno.
Ho ascoltato la mia poesia letta dall’attrice e la sua interpretazione mi ha lasciato senza fiato.
Davvero senza fiato.
Ho sorriso, finalmente.
E dire che avevo scritto solo una una poesia. …
A trattenere a morsi la tua idea.
*
*
*
*
A trattenere a morsi la tua idea
Se non culla sul mio seno
o porto sul mio ventre
occhi nelle mani che scivolano
d’amore ai primi sussurri
nell’orecchio di un t’amo disperato
Se non carezza che si fa pelle
e voce che si fa bocca
dimmelo
dimmelo amore che cos’è
se non l’attesa di un tuo sguardo
- così in controluce di pensieri
persino la tua ombra si disperde
e rimango a trattenere a morsi
la tua idea.-
Nel silenzio
indicibili amori

Einaudi, 1982, pp. 428, € 12,501Guardando la tomba della madre
2Poca parola nessuna parola
3Sangue
4Se vuoi
1
Guardando la tomba della madre , adesso penso che un giorno saro’ anche io la’
a qualche metro sotto la terra il mio corpo di decomporra’ e forse qualcuno verra’ a spiare da sopra come io faccio a volte mentre io quasi ignoro la cosa la moglie si prende cura della tomba della madre,la mia.
Prima insiste nel’’andare sul luogo.cosa che io mai farei adesso,poi arrivati si preoccupa di disporre fiori freschi ogni volta,di cambiare l’aqcua del vaso.di estirpare tutte le erbacce che crescono attorno e poi con il piede rassoda la terra attorno.
Io guardo e a volte faccio un giretto per le tombe vicine per vedere chi sono i vicini della madre,signori e signore,giovani ragazzi .
E’ proprio un giovane ragazzo il vicino della madre e io ne sono contento,la madre ha sempre avuto un figlio e questo le e’ vicino senz’altro piu’ del figlio ancora vivo.
L’ultima volta la moglie mi ha detto che in uno spiraglio tra il ghiaino ed la lapide ha trovato rifugio una lucertola,da allora coltivo l’idea di avere un animale domestico,visto la non possibilita’ di avere cani,la mia assoluta contrarieta’ di incarcerare qualsiasi essere umano,la lucertola sarebbe l’ideale.
Devo ancora informarmi su quale e’ il suo nutrimento per predisporre magari nella terrazza qualche bocconcino.
Nella terrazza c’e’ anche un piccolo foro,una potenziale piccola tana che sarebbe adatta.
Mi piacerebbe avere una lucertola come amica.
Ogni volta la moglie si attarda cosi’ tanto nella sistemazione della tomba che a stento controllo il mio nervosismo.
La madre per me e’ ancora nel mondo della rimozione.
L’ultima volta però in qualche modo il mio pensiero ha avuto un momento per lei,andandomene qualcosa di me ha proferito senza un suono la parola mamma.
2
L’azione del sentire, sentire il silenzio che sento dentro e’ l’unica cosa che faccio, mentre la goccia che cade ogni secondo continua a cadere sempre nello stesso punto e mi colpisce sempre nello stesso posto.
Le cose che si muovono dentro di me si muovono ancora ,ma molto lentamente, come gli animali che con l’inverno vanno in letargo.E allora mi sento anche io un animale che e’ andato in letargo,come ogni animale d’inverno.
Se la mia parte umana si e’ ammutolita e’ perché le due parti sono diventate una.
Nessuno dei nuovi libri che ho iniziato mi fa intravedere una qualche forma di luce,allora aspetterò la notte per svegliarmi ed andare nella stanza dei libri, e al buio di sicuro vedrò quelli che emettono una luce,tra quelli sceglierò il libro da aprire.
Proprio come una abitudine, non sò dire niente sull’avere a portata di mano una arma da fuoco o una di quelle pastiglie che fanno addormentare per poi non svegliarsi più.
Più di una volta avrei usato l’una o l’altra , non ricordo in che ordine.
Magari dopo avrei passato il tempo in un modo più produttivo in questo mondo visibile o nell’altro mondo quello invisibile.Passerei il tempo di domani perdendomi nel bosco, mi farebbe bene al cuore, ma ho i piedi feriti e cammino con difficoltà.Potrei anche passare il tempo di domani ,fermo seduto per terra,fissando l’alto muro bianco e cosi’ potrei provare la condizione del prigioniero.
Stasera dopo una pausa tornerò alla danza cercando di lasciare questa volta la testa a casa.
Sabato e domenica indosserò le vesti dell’eroe in un appuntamento programmato da tempo,come un duello all’alba dietro al muro dei carmelitani , solo pochi intimi i padrini, il medico io e il mio gemello e con nessuna arma.
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