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lunedì, 31 dicembre 2007

BUON ANNO

Come ho fatto in occasione delle feste di Natale proseguo la (mia) tradizione delle citazioni augurali....

- Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà.
[Epitteto]


Anche stavolta qualcos'altro qui:

Buon Anno Nuovo
postato da: garsonpoole alle ore 13:13 | link | commenti (9)
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CAMILLO SBARBARO



Ho ricevuto in regalo il bellissimo volume della Garzanti
"Camillo Sbarbaro, l'opera in versi e in prosa".

Purtroppo il poeta ligure non è tanto conosciuto e viene insegnato poco a scuola. I manuali gli dedicano poche righe mentre invece il suo valore sia a livello di poesia che di poetica è davvero alto. Il tanto celebrato (a ragione) Montale, deve tantissimo a Sbarbaro.

Vi consiglio vivamente di leggervi qualcosa, tra l'altro le sue poesie sono molto comprensibili e di un lirismo unico. Come le sue prose e i suoi aforismi.
Per leggere qualcosa di Sbarbaro andate QUI

Segnalo inoltre due link di approfondimento Wikipedia e su Italialibri



postato da: solaria alle ore 11:23 | link | commenti (1)
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domenica, 30 dicembre 2007

Ieri hanno ammazzato Peppino Marotto

Ieri hanno ammazzato Peppino Marotto, pochi giorni or sono Benazir Bhutto
e qualche decina di anonimi pakistani. Come vedi mi tengo informato e annoto
con meticolosa cura fatti ed eventi e trascrivo nel freddo le musiche bianche
distorte dall’aria. Ho pure acceso il fuoco e preparato qualcosa per pranzo.
Come vedi sopravvivo anche se il sonno mi tortura e le ore battute dal campanile
segmentano l’esistenza. Ho incelofanato i crisantemi per gli operai morti a Torino,
li ho mandati tramite corriere, eppure sento un vago senso di colpa negli arti
e aleggia nell’aria un nauseabondo odore di carne bruciata. Carne umana!
Non voglio che tu pensi al ricatto delle parole – potessi tacerei per sempre – bensì
al gioco che troppo avanti si è spinto: nutrirsi di se stessi non è pasto
consono alla nostra caratura morale, né consumarsi come suole di gomma
in inganni diventati quotidiani, né il sillabario consunto consente sguardi
mattinali. Ogni distanza – ed è infinita la nostra – può essere colmata
dal solo singulto del tempo e dalla profondità del vuoto, ma questo non è,
almeno al momento, argomento di conto alcuno, è bassa statistica ad uso
del malessere interno. Cantava di Pratobello Marotto e da anni l’avevo
scordato: la morte me lo ha reso di nuovo vivo e a Pratobello deve essere finito
qualcosa di me, qualcosa era già finito a Portella della Ginestra anni prima
ed altri lacerti in qualche macina o pressa o fonderia. Era bello ascoltare
quel canto slavo che parlava di amore, morte e libertà! Era un ballo,
credo, di qualche musico anonimo e le donne ruotavano sudate nell’estate
coi seni forti e il viso madido e c’era forse un fuoco e un vecchio senza denti
che beveva slivovica battendo a tempo la mano sulla gamba destra…
Hai visto come scannano i cuccioli di foca? Il loro dolore ti scalda le spalle
con echi di lamenti e cacciatori insanguinati che ti frugano il corpo sono con te
quando con maliziosa nonchalance lasci respirare il seno bianco appare
quel collier di coproliti e quel sudore negro di diamanti che frangono
la luce in un capriccio caleidoscopico. Devi esserne fiera se da lontano
catturi il furore erotico dei maschi della tua specie e nella danza ridi
in risoluzioni mentali che danno lustro al pensiero occidentale. Ma vedi,
non so perché, sarà forse per la giornata che volge al termine o per il freddo
che stringe le tempie o per il miagolio fumoso del fuoco o per le stonate
baldorie di festa, sento più dolore per i proiettili nel corpo di Peppino
Marotto, per i corpi piagati del mondo che per l’assenza della tua danza.

Inedito

Enrico Cerquiglini

postato da: enricocer alle ore 16:45 | link | commenti (4)
categorie: #enrico cerquiglini poesie

Ho letto questo libro commovente e c'è una "lettera" di De luca.

dal libro: Lettere fraterne, Erri De Luca - Izet Sarajlic', Libreria Dante & Descartes, 2007




Onore ai poeti che aiutano a vivere



Quando c'è poco tempo e bussano alla porta, battono la città con artiglieria, quando brucia, quando sei solo in un letto d'ospedale, quando arrivi troppo tardi, quando ti mancano le parole e il fiato è certo, allora la poesia, una, prende il tuo posto, prende la tua mano che non ci arriva: e arriva.

Negl assedi, nelle prigioni, nelle cantine su pezzi di carta di fortuna si scrivono poesie. Il partigiano jugoslavo Ante Zemljar ne scriveva durante la guerra in montagna contro i nazifascisti. Le scriveva su quaderno. In sua assenza i compagni lo trovarono e con la carta fecero sigarette. Non c'era molto per fumare e Ante sa che anche così le sue poesie hanno avuto respiro. Il partigiano Zemljar dopo la guerra vinta ha fatto cinque anni di prigionia nella colonia penale di Tito, Goli Otok, Isola Nuda. Anche lì scriveva poesie con un pezzetto di carbone nell'unghia su pezzi di cartone, di nascosto. Nel ghetto di Lodz nel 1943 Isaia Spiegel scriveva nel suo yiddish braccato: "il mio corpo è un pane / calato in un calice di sangue".

Scusate amici, non sto parlando di Leopardi e Virgilio, entrambi napoletani terminali, non sto facendo onore alla poesia. Parlo di dove essa è all'improvviso indispensabile. Parlo di dove è urgente anche se in quel momento il poeta è muto e non riesce a scrivere nenanche il suo nome sulla porta di casa. Il mio amico Izet Sarajlic' scriveva in Sarajevo versi da tutti ripetuti a mente perchè laggiù le poesie stanno sul davanzale delle labbra.

Ecco, Izet durante gli anni dell'assedio scrive poco,non fa più il poeta. Cosa fa? Sta lì, vive con la città scassata, condivide la fame, le code per l'acqua, per il pane. Non profitta di inviti a emigrare. Sta lì, quella è la sua poesia tra i suoi concittadini, e scalda uguale.

Un poeta è responsabile del dolore come della gioia.

postato da: frontespizio alle ore 11:14 | link | commenti (5)
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sabato, 29 dicembre 2007

Buon anno con il sorriso di mia figlia




Ho sempre amato le ultime ore dell'anno.
L'attesa ha sempre avuto un fascino per me, imbrigliata da ricordi leopardiani , forse.
In me rivive la bambina, sì perchè negli ultimi giorni vanno morendo tutti i miei altrove, la poetessa nostalgica, la scrittrice di ricordi, l'analista di pensiero, la professionista nel lavoro, la madre, la moglie, la donna.
Sono solo io e ciò che ancora non sono.
Sono io che penso che tutto può accadere nel nuovo anno.

Ci saranno ore da togliermi il fiato, puzzle incastrati perfettamente, ore che non attenderanno più, preghiere a cui Dio risponderà, amicizie che reggeranno i giorni, giorni che sfideranno le paure,occhi che supereranno gli specchi.

E' il regno di Camelot l'attesa di ogni nuovo anno, è una magìa che si perpetua.
Ed io della magìa conosco l'estensione.

Sono conchiglia a rapire il mare, pietra a conoscere il fondale, pagina bianca a racchiudere il possibile.
Forse è questa la felicità vera.Il pensiero consolatorio che il mondo possa essere diverso da ciò che è.
Allora sì, sono felice in questo momento.

La mezzanotte arriverà inesorabile.
Non ho neanche la possibilità di fuggire come Cenerentola nella nostra migliore tradizione fiabesca, nè ho una scarpetta da perdere per lasciare una traccia.

Il futuro diventerà presente e sfumerà nel labirinto della vita.

Buon anno.

Nuccia
postato da: nuccina1 alle ore 21:15 | link | commenti (5)
categorie: #nuccina

Aliauguri

postato da: alivento alle ore 16:13 | link | commenti (6)
categorie: #alivento poesie
venerdì, 28 dicembre 2007

copj13

Leofranc Holford-Strevens
Storia del tempo
Codice, 2007, pp. 163, € 11



Sulle pareti di ogni casa due oggetti comunissimi scandiscono il ritmo della nostra vita. Un calendario e un orologio. Vi siete mai fermati a pensare a cosa c'è dietro la loro invenzione? Quali calcoli, ragionamenti e approssimazioni stanno alle spalle dell'esigenza tutta umana di "imbrigliare" il tempo?

postato da: frontespizio alle ore 19:37 | link | commenti (3)
categorie: scienze, genere / saggistica

anestesia locale

camminava su una corda sospesa sui carboni ardenti,aveva sempre pensato che non sarebbe stato  conveniente farsi distrarre dalle "futilità umane" e cadere,bruciarsi le chiappe.Non conosceva la realtà che lo circondava,non gliene sbatteva,respirava per inerzia (quando si ricordava di esistere).Non aveva mai provato qualcosa che rasentasse l'emozione,l'amore,l'odio,solo la noia che lo ricopriva come la brina che scende sui rami rinsecchiti in inverno...e intanto filava spedito sulla sua corda come uno di quei giocattoli a molla che sembrano osservarti con vuoti sguardi bianchi quando,inanimati,esauriscono la carica.E intanto il suo pubblico si divertiva,e lui lì,sospeso,impassibile.In fondo il suo stipendio era quel che era,cioè quello di un fenomeno da baraccone,e le smancerie e i sentimenti sono cose per gente che ha del tempo libero.In fondo cosa sono i sentimenti se non delle inutili occupazioni?
postato da: satyrica alle ore 16:17 | link | commenti (4)
categorie:

Il vuoto

postato da: glencoe alle ore 15:42 | link | commenti (3)
categorie: vita e morte

Lo Yogurt

Finalmente arrivi a casa. Wow. La legnosa giornata di lavoro, anche per oggi si è conclusa.
Freddo, umidità, delusioni, telefonate, autobus strapieni, riunioni. Fine.
shitOra sei nel tuo regno, nel luogo dove puoi dare il via alle più delicate fantasie. Pie illusioni.
Da regola, la tv ti annoia: tg, previsioni del tempo, concorso di Miss qualcosa, uhm, filmone e documentario sul “mondo” degli squali. Che palle!!
Mi faccio un paio di cartine? Perché no! Rollatine misto erba-fumo e liquorino al caffè di complemento. E vai. Nei polmoni: beato THC, folletto misterioso.
D’un colpo arriva la stanchezza e, con essa la fantasia.
La mente corre, seppur lentamente – come sempre -, a lussuriose ragazze, discinte, sensuali, in sexy lingerie, pronte a soddisfare ogni mia leccornia. Birichine mutandine rosse, trasparenti, preziosi balconcini, veli e perizoma. Occhi azzurri. Bionde, more, rosse. Stravaganti, perverse!
La mente corre su e giù, su e giù.
Basta, ecco la fame: molta.
Come un ancestrale richiamo cui non puoi non dire no: fame, vera. Mica appetiti sessuali!
Pane, prosciutto, salatini, dolcetti, nutella, tenerezze al cioccolato: l’attacchino ha definitivamente preso il sopravvento. Il THC brama la fame chimica, le soffia vita ogni volta.
Ti avvii in cucina e apri il frigo, piombi d’incanto su una Tirana anni ’90: managgia non ci sta nulla!
In un angolo intravedi però i barattolini dello yogurt mattutino. Non sai dire no infatti dici Sì.
L’attacchino ordina, è come un treno in corsa: ti mangeresti anche le mani.
Ritornano le fantasie sessuali. Osservi i vari gusti, ma non sai decidere: bianco? Solitario, senza troppo gusto, ci devi aggiungere semmai un po’ di zucchero. Oppure alla fragola, mediterraneo, già più allettante, più interessante. E perché, invece, non una bella morosa al caffè?
E che dire di un bel gusto ciliegia, un po’ perverso.
Ananas, esotico. Vaniglia, dall’aspetto vagamente retrò e sapore masok-mitteleuropeo. Un po’ lolita: pensi.
Non resisti però ai “gusti bosco”. Yeah!
Una piacevole orgia di sapori e colori differenti; dark room di eccitazioni gustative.
La lingua penzola, afferri il cucchiaino: affondi. La perversione si realizza: le papille debordano, si allargano, senti addirittura frizzare in bocca.
Affondi una volta, due tre: dalle labbra scende il prezioso nettare rossastro, ormai confuso con la saliva.
Immondo. Osceno. La lingua accarezza il coperchietto di alluminio, ancora pieno di nettare; non trovi le parole, ma continui.
Il cucchiaino penetra nei rivoli più indifesi del barattolino, lì accarezza alla ricerca dell’ultimo succo. Insaziabilmente passi alla ciliegia, poi fragola, ananas, caffè senza sosta, inflessioni o periodi digestivi: un John Holmes del frigorifero.
Esausto ma soddisfatto ti guardi alla specchio: burp!!
Vai verso il letto, ci ripensi: rimane ancora un buchetto, uno stuzzichino di fame.
Troni verso Tirana, ecco rimane il solitario bianco: gusto naturale. E ora?
Ci pensi un po’ su, ma ti lanci sopra senza troppi pentimenti: è vero lo dice anche il prete che lo yogurt bianco fa diventare ciechi o dementi, suvvia! Ogni tanto fa male, stimola la fantasia, no? Sveltina, con cucchiaino e lingua. Apri il contenitore della spazzatura e in cima alla pila, ormai enorme, depositi quel che resta del bianco, insieme agli altri barattolini vuoti e già dimenticati. Tutti destinati allo smaltimento differenziato. Vaghi accenni di tristezza, come di qualcosa che va e non tornerà mai più. Ci pensi un po’, e tuttavia sorridi.
Vecchio perverso che non sei altro, via a letto. Questa volta si dorme.
La mattina è una vera tragedia: un funerale. Tirana esala l’ultimo respiro: il frigo non offre altro che qualche fetta di pane vecchio. Ti vesti, un po’ dimesso verso il Bar quasi sotto casa, il tuo Bar! Entri. Cappuccino e….perchè no? Occhiali scuri, sguardo macho; sibili a Libero, il barista: “Per caso, ce l’hai uno yogurt ai frutti di bosco?”    
 
 Alex
postato da: ale20025 alle ore 14:27 | link | commenti (4)
categorie: #ale20025