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mercoledì, 30 gennaio 2008

E poi muori dentro

parispluie stazioneIl treno cominciava a muoversi sui binari mentre Patty appoggiata al finestrino della carrozza salutava per l'ultima volta Ted che si accorse di piangere per la prima volta mentre il suo dolce amore andava via...non glielo aveva mai detto ma in fondo a quel punto che importanza aveva?

Erano stati mesi stupendi quelli passati insieme ma i patti erano stati chiari: prima la carriera ed ora che Patty aveva ottenuto quell' importante incarico a mille chilometri di distanza tutto sarebbe finito perchè nessuno dei due credeva nei rapporti a distanza tantomeno Ted voleva dimostrarle di esserne così preso da mollare tutto e seguirla in una nuova vita. Così mentre il treno si allontanava e il volto di Patty si faceva sempre più sfocato Ted non potè far altro che ripensare a tutti i bei momenti che avevano vissuto. Ricordava il primo appuntamento quando andarono fuori per una pizza da Tonino; l'attendeva sotto casa nella sua 147 tirata a lucido e d'improvviso la vide scendere gli scalini: il sangue gli si era gelato.. cappottino minigonna e quegli incredibili occhi verdi.. non riusciva proprio a capire cosa ci trovasse un angelo come lei in uno sfigato mediocre come lui. Per tutta la serata aveva cercato di essere il gentiluomo che non era tenendo a bada gli impulsi sessuali. Comunque alla fine era riuscito a baciarla...e baciarla intensamente, non meno di qualche sera prima quando sotto un diluvio da fine del mondo bagnati fradici si erano dati il primo bacio. Forse era stato il momento più romantico della sua vita: la pioggia incessante aveva sciolto tutto il trucco sul volto di Patty, qualcun'altra sarebbe parsa un pagliaccio in quella circostanza invece lei era bellissima pure in quello stato e Ted zuppo dalla testa a i piedi si rese conto che in quell'instante tenerla stretta a se era l'unica cosa che voleva a dispetto dell'acqua che continuava a venire giù sempre più forte.. Senz'altro quella scena sarebbe rimasta viva per sempre nella sua mente anche se inspiegabilmente il momento della loro relazione a cui era più legato era un semplice ricordo di una giornata che avevano trascorso in montagna insieme ai soliti vecchi amici. Dopo una lunga passeggiata tra le verdi alture abruzzesi tra sentieri e percorsi naturali avevano fatto ritorno alle auto per intraprendere il viaggio di ritorno e mentre ci rilassava dall'autoradio della macchina di Andy  intonò "time of your life" dei Green Day; Ted si appoggiò al finestrino della vettura e Patty da dietro lo strinse forte poggiando la testa sul suo possente corpo: in quel momento ted si sentì veramente amato...si sentì il padrone del mondo. Ma di momenti indimenticabili ce n'erano stati un infinità...dalle lunghe passeggiate sulla spiaggia alla vacanza in Croazia organizzata alla rinfusa alle lunghe dormite in auto mentre accoccolati l'uno all'altra si ascoltava buona musica. Abbandonato a questi ricordi Ted era rimasto in prossimità dei binari mentre oramai il treno che le aveva portato via Patty era andato via da un paio d'ore...
Così innamorato e con il cuore a pezzi decise di fare visita all'anziana nonna l'unica che dispensava buoni consigli, con la quale poteva palare liberamente e davanti alla quale riusciva a piangere senza vergogna... "preferisci morire senza combattere...proprio come tuo padre" , queste furono le amare parole che uscirono dalla bocca della donna dopo che ebbe ascoltato la sua storia. Ted non potè far altro che incassare il colpo, poi con le lacrime in volto si rimise alla guida della sua 147...probabilmente la guida l'avrebbe distratto per un pò; solo che la radio intonò una nenia di un noto gruppo anglosassone che faceva "perchè piove su di me" e lui per la prima volta sentì morirsi dentro.
 Alex
postato da: ale20025 alle ore 16:48 | link | commenti (6)
categorie: #ale20025

AUTORITRATTO DELL'ARTISTA

Nodi


























(Foto di Bianca Madeccia)
postato da: biancamadeccia alle ore 09:34 | link | commenti (8)
categorie: fotografia, #bianca madeccia poesia e foto

L'archivio

L'archivio dove riponevo con cura la mia scrittura in modo ordinato
e' crollato,,,,era di legno e i tarli lo hanno divorato...
tutti i fogli sono sul pavimento....
ho preso in mano questo,,,
chissa' di quando e'...
se lo ho gia' fatto leggere...
oppure era nel cestino delle cose orride...



Mi sono chiesto piu’ volte, quale e’ la situazione nel gruppo.

Che si siano formati piccoli aggregati cosi’ sorti per affinita’,per interessi comuni,per caso?

Oppure non c’e’ il tempo nemmeno per quei dieci minuti al giorno da dedicare a se stessi e allora se mancano anche quelli…. QUELLI  diventano improvvisamente la meta,l’obiettivo ,l’unica possibilita,l’unico primo passo verso la propria riappropriazione, ma possono restare ancora un miraggio impossibile.

Il marito, il lavoro al lavoro, il lavoro che si porta a casa, i corsi di aggiornamento per restare a galla, i figli, I genitori anziani e malati , quello che resta delle amicizie passate da mantenere a tutti i costi , qualche telefonata durante l’orario di lavoro cosi’ da non perdere il senso che si esiste.  

Che fortuna ho io, e che grande egoismo e’ dentro di me ,che mi fa esigere la mia quantita’ di aria quotidiana senza la quale morirei all’istante, non mi sono adattato a non respirare e complimenti a voi che siete riuscite nella vostra mutazione genetica.

Oppure non ci vedete ancora bene e non avete riconosciuto dove siete.

Lasciate il vostro maestro, lasciate la vostra tecnica preferita , lasciate tutto, tanto nessuno vi togliera’ niente quello che e’ vostro e’ vostro e quello che fate oggi lo farete finche’ lo vorrete.

Cercate di arrampicarvi sulla la collina in modo da vedere piu’ distante e rendete il vostro vedere capace di vedere tutto e fatevi qualche domanda del tipo :

ma tutto quello che faccio che senso ha?

Come e’ il luogo che mi circonda e che non vedo neanche perche’ e’ cosi’ malsano ?

Che ci faccio qui’?

Se sono cosi’ appagata della mia vita ,nel mio lavoro,nelle mie relazioni perche’ mi sono messa in questa truppa vagante?

e cosa mi aspetto che succeda,cosa vorrei che succedesse?

cosa posso fare di nuovo?

Be’….. si potrebbe mettere in circolo quello che di comune c’e’ nel profondo,quello che pensiano che tutti abbiamo e su cui tutti siamo piu’ o meno arenati…

Cerchiamo di superare il bisogno di fare domande e cercare risposte,le risposte sono dentro di noi e non esisterebbero le domande se non ci fossero gia’ le risposte e percio’ usciamo da questo circolo.

Parliamo……… e parliamo senza domande e senza risposte, con il senso di ascoltare quello che l’altro dice perche’ l’altro  e’ la  parte esterna del nostro essere  e accogliamo la parola di questo essere esterno perche’ siamo noi quell’esssere esterno che ci parla.

Usciamo dalla nostra particolarita’ e dal nostro limite, e’ tempo di riunire i frammenti prima quelli interni e poi quelli esterni.

Facciamo dell’esperienza un tesoro che ci rende ricchi e che tramettiamo rendendo ricchi anche gli altri e impariamo a riconoscere l’esperienza che e’ solo quella che emerge dalla continua  mancanza di senso che ci circonda dove ci  ripetiamo ogni giorno sempre nello stesso modo , nessuno escluso.

Siamo creativi, liberi. e  forti tanto da accettare la gioia della scoperta e il dolore della perdita.

Siamo coscienti che il nostro spirito e’ eterno e’ sempre stato e sempre sara’.

Siamo noi che in questa vita abbiamo scelto la famiglia nella quale nascere , ma non chiedetemi il perche’ e quale disegno sottende tutto cio’…..non saprei rispondere neanche per il mio singolo caso.

Ma lo spazio si apre,diventa uno spazio aperto, senza nessun muro e senza nessun vincolo anche se possiamo sentirci incatenati ma e’ solo una  sensazione perche’ in questa realta’ possiamo solo essere liberi e lo saremo a qualsiasi prezzo anche se fosse il piu’ alto immaginabile.  

postato da: glencoe alle ore 06:51 | link | commenti (2)
categorie: oggetti del passato, #glencoe racconti
lunedì, 28 gennaio 2008

PRESENTAZIONE

CON IL PERMESSO DEL GENTIL MICHELE APRO QUESTO POST

CARI NAPOLETANI SAREI FELICE DI AVERVI IL 1 FEBBRAIO ALLE 17

SALA DELLA LOGGIA- MASCHIO ANGIOINO - NAPOLI

PRESENTAZIONE DEL MIO LIBRO

"MEGLIO PER TUTTI DARE LA COLPA A ME"

 

INTERVIENE IL GIORNALISTA GAETANO FERRANDINO

postato da: cosentinonico alle ore 10:45 | link | commenti (10)
categorie:
domenica, 27 gennaio 2008

Per non dimenticare

Il giorno della memoria
Oggi si ricorda la Shoah.

 

                                                                                 campo di concentramento


“La memoria rende grande l'uomo e lo separa dalla bestia che è, anche in lui solo se riesce a diventare la lente con cui guardare, magari soffrendo, la realtà. La retorica uccide questa possibilità di verità e finirà col seppellirci fra le nuove macerie che stiamo creando nel presente”

 
Per ricordare ciò che è stato
 
 
 
                                   le vitteme: ebrei
sterminio
 
                                      
 
 
 
 
 
 
Alex

L'ho letto su un quotidiano stamattina ed è quello che penso anche io. E' il motivo per quale ogni volta mi faccio violenza nel guardare con sofferenza i documentari che i dibattiti non mi piacciono e li sento lontani e falsi.

Io lascio il mio sasso qui per ricordare, se vi va fatelo anche voi.
postato da: ale20025 alle ore 14:44 | link | commenti (4)
categorie: @eventi, #ale20025

OMAGGIO A VERA MICHELA SUPRAMI

129-veraSupraniA

EX LIBRIS PER V.M. SUPRANI

 l'Amica V. M. SUPRANI partecipa, con questo Suo lavoro, frutto di esperienze maturate in seno a lavori teatrali, alla mostra ex libris e con mio vero entusiasmo: a Lei, giovane e seria Donna di Teatro, il mio sentito grazie per  aver aderito a questo progetto un po' folle..

roberto matarazzo

 

postato da: erremme alle ore 12:22 | link | commenti (3)
categorie: teatro, #roberto matarazzo ex libris

IL GIORNO DELLA MEMORIA, UN INVITO A TUTTI A RICORDARE "CHE QUESTO E' STATO"



Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno

Meditate che questo è stato.
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


Primo Levi
da "Se questo è un uomo"
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