Il treno cominciava a muoversi sui binari mentre Patty appoggiata al finestrino della carrozza salutava per l'ultima volta Ted che si accorse di piangere per la prima volta mentre il suo dolce amore andava via...non glielo aveva mai detto ma in fondo a quel punto che importanza aveva? 
L'archivio dove riponevo con cura la mia scrittura in modo ordinato
e' crollato,,,,era di legno e i tarli lo hanno divorato...
tutti i fogli sono sul pavimento....
ho preso in mano questo,,,
chissa' di quando e'...
se lo ho gia' fatto leggere...
oppure era nel cestino delle cose orride...
Mi sono chiesto piu’ volte, quale e’ la situazione nel gruppo.
Che si siano formati piccoli aggregati cosi’ sorti per affinita’,per interessi comuni,per caso?
Oppure non c’e’ il tempo nemmeno per quei dieci minuti al giorno da dedicare a se stessi e allora se mancano anche quelli…. QUELLI diventano improvvisamente la meta,l’obiettivo ,l’unica possibilita,l’unico primo passo verso la propria riappropriazione, ma possono restare ancora un miraggio impossibile.
Il marito, il lavoro al lavoro, il lavoro che si porta a casa, i corsi di aggiornamento per restare a galla, i figli, I genitori anziani e malati , quello che resta delle amicizie passate da mantenere a tutti i costi , qualche telefonata durante l’orario di lavoro cosi’ da non perdere il senso che si esiste.
Che fortuna ho io, e che grande egoismo e’ dentro di me ,che mi fa esigere la mia quantita’ di aria quotidiana senza la quale morirei all’istante, non mi sono adattato a non respirare e complimenti a voi che siete riuscite nella vostra mutazione genetica.
Oppure non ci vedete ancora bene e non avete riconosciuto dove siete.
Lasciate il vostro maestro, lasciate la vostra tecnica preferita , lasciate tutto, tanto nessuno vi togliera’ niente quello che e’ vostro e’ vostro e quello che fate oggi lo farete finche’ lo vorrete.
Cercate di arrampicarvi sulla la collina in modo da vedere piu’ distante e rendete il vostro vedere capace di vedere tutto e fatevi qualche domanda del tipo :
ma tutto quello che faccio che senso ha?
Come e’ il luogo che mi circonda e che non vedo neanche perche’ e’ cosi’ malsano ?
Che ci faccio qui’?
Se sono cosi’ appagata della mia vita ,nel mio lavoro,nelle mie relazioni perche’ mi sono messa in questa truppa vagante?
e cosa mi aspetto che succeda,cosa vorrei che succedesse?
cosa posso fare di nuovo?
Be’….. si potrebbe mettere in circolo quello che di comune c’e’ nel profondo,quello che pensiano che tutti abbiamo e su cui tutti siamo piu’ o meno arenati…
Cerchiamo di superare il bisogno di fare domande e cercare risposte,le risposte sono dentro di noi e non esisterebbero le domande se non ci fossero gia’ le risposte e percio’ usciamo da questo circolo.
Parliamo……… e parliamo senza domande e senza risposte, con il senso di ascoltare quello che l’altro dice perche’ l’altro e’ la parte esterna del nostro essere e accogliamo la parola di questo essere esterno perche’ siamo noi quell’esssere esterno che ci parla.
Usciamo dalla nostra particolarita’ e dal nostro limite, e’ tempo di riunire i frammenti prima quelli interni e poi quelli esterni.
Facciamo dell’esperienza un tesoro che ci rende ricchi e che tramettiamo rendendo ricchi anche gli altri e impariamo a riconoscere l’esperienza che e’ solo quella che emerge dalla continua mancanza di senso che ci circonda dove ci ripetiamo ogni giorno sempre nello stesso modo , nessuno escluso.
Siamo creativi, liberi. e forti tanto da accettare la gioia della scoperta e il dolore della perdita.
Siamo coscienti che il nostro spirito e’ eterno e’ sempre stato e sempre sara’.
Siamo noi che in questa vita abbiamo scelto la famiglia nella quale nascere , ma non chiedetemi il perche’ e quale disegno sottende tutto cio’…..non saprei rispondere neanche per il mio singolo caso.
Ma lo spazio si apre,diventa uno spazio aperto, senza nessun muro e senza nessun vincolo anche se possiamo sentirci incatenati ma e’ solo una sensazione perche’ in questa realta’ possiamo solo essere liberi e lo saremo a qualsiasi prezzo anche se fosse il piu’ alto immaginabile.
CON IL PERMESSO DEL GENTIL MICHELE APRO QUESTO POST
CARI NAPOLETANI SAREI FELICE DI AVERVI IL 1 FEBBRAIO ALLE 17
SALA DELLA LOGGIA- MASCHIO ANGIOINO - NAPOLI
PRESENTAZIONE DEL MIO LIBRO
"MEGLIO PER TUTTI DARE LA COLPA A ME"
INTERVIENE IL GIORNALISTA GAETANO FERRANDINO



EX LIBRIS PER V.M. SUPRANI
l'Amica V. M. SUPRANI partecipa, con questo Suo lavoro, frutto di esperienze maturate in seno a lavori teatrali, alla mostra ex libris e con mio vero entusiasmo: a Lei, giovane e seria Donna di Teatro, il mio sentito grazie per aver aderito a questo progetto un po' folle..
roberto matarazzo

Siamo stati bambini e noi bambini fortunati abbiamo avuto una mamma e un papa’ che ci hanno cresciuti nel corpo e nello spirito.
Abbiamo ricevuto l’elaborazione critica di quello che a loro volta era stata la loro vita.
Adesso le mamme e i papà sono giunti alla fine della loro vita e noi ci troviamo a fare la medesima cosa.
Anche noi abbiamo finora avuto una vita e anche noi abbiamo una elaborazione critica della stessa,qualunque essa sia, proprio come i nostri genitori.
Se a nostra volta nel frattempo avessimo formato una famiglia e magari avuto dei figli questo in teoria,ci potrebbe aiutare.
Tutte le opzioni sono aperte e il nostro coinvolgimento e’ biologicamente grande.
E’ una delle più importanti rese dei conti, risultano messi in gioco i nostri elementi fondanti,
tutta la nostra libertà e tutti i nostri interessi in un magma indistinto e contemporaneo.
Separazioni non consolabili ci attendono, da chi in realtà non si e’ mai separato, anche se in un qualche momento ha lasciato la casa e le persone per erigere come propria dimora il luogo che era più distante.
A una maggiore richiesta sia di aiuto che di condivisione e’ di buon augurio recarsi alle fonti che abbiamo trovato ed attingere le risorse necessarie.
Adesso siamo dei vasi,degli otri che trasportano acqua dalla fonte all’assetato, siamo in questo frangente solo questo.
Contenitori di vita che alla partenza ci riempie e all’arrivo restituisce ed improvvisamente ci rendiamo conto che e’ sempre stato cosi’, magari nel mezzo di qualche selva oscura che ci ha rallentati o smarriti, dispersi oppure cosi’ veloci che sia all’andata che al ritorno era sempre una discesa calma.
Inclinare la mente.
CANDIDA STREGA D'AUTUNNO
HOLDEN EDIZIONI
8 EURO
ho conosciuto miranda per caso. era giunta fino a napoli la notizia che fosse nata una giovane casa editrice(di cui l'autrice è direttrice) in quel di viareggio. abbiamo scambiato qualche e-mail, e abbiamo scoperto di avere qualche punto in comune( l'amore per i nostri grassi e pigri gattoni, tra l'altro.) ed è nato tutto così, senza sforzi.
alla befana ricevo questo libro, una raccolta di sue poesie, ed inizio a leggerlo senza mai fermarmi.solitamente non leggo poesie, ma queste pagine sono scivolate via senza sforzo. miranda ha tanto da dire, frasi e pensieri che ha tenuto dentro per troppo tempo,ora è riuscita ad esternarli con questo suo ultimo lavoro.
sofferenza, ma anche il piacere di vivere le piccole cose, l'amore per quegli attimi semplici, la natura prodiga e fantastica.
miranda in qualche modo spiega il suo esser "strega", il suo amore e rapporto con la natura e con tutto ciò che ci circonda. amare i piccoli gesti, sforzarsi di vedere qualcosa di buono in tutto.
anche se a volte è molto difficile e doloroso.
ps per contattare l'autrice clicca re qui :http://www.donnaconparasole.splinder.com/

UNA LINGUA SUL CUORE di CARLOTTA DE MELAS
Presento il libro di una giovane scrittrice Carlotta De Melas(1982),
il titolo della sua opera prima è Una lingua sul cuore.
Un titolo accattivante ma allo stesso tempo poetico, che rispecchia perfettamente l’andamento del testo. Una storia struggente che inchioda il lettor fino all’ultima pagina.Vi sembrerà di sfogliare delle polaroid, veloci.
Che dire della protagonista Morena? Ti viene voglia di abbracciarla e portarla lontano. Una lingua sul cuore è la sua storia, il suo palcoscenico ombroso, ambientato a Milano, fatto di feste private in ville di porcellana, privè e bagni delle discoteche in cui sniffare strisce di cocaina con cannucce rosa e incontrarsi con uomini anonimi. Una realtà in cui Morena si muove come un animale ferito che vuole espiare i suoi peccati.
Un romanzo amaro e luminoso che scava nel principio della disperazione, una storia sul silenzio, sull’incapacità di chiedere aiuto, sulla mancanza e sull’amore, quello più disperato che conosce i tagli dell’anima. E per cui tutti noi, forse non per lo stesso motivo,abbiamo sofferto.
Il romanzo sembra tracciato a pennellate stemperate. Pennellate perché il colore c’è, dichiarato e intuito, ma ci sono anche le ombre.
Complimenti a De Melas Carlotta, una scrittrice da tenere d’occhio,un'autrice che scrive come se componesse stupende canzoni.
blog autrice:
http://smagliatureinchiostro.splinder.com/
Pagina my space.
http://www.myspace.com/carlottademelas


E quando col mio cuore coprirò
dei mari le tempeste
e veleggiando arriverà
l'imbarcazione di me stesso ad una meta
una qualunque
sarò già sprofondato mille volte
tra le onde della vita
e risalito mille volte ancora e una in più
avrò varcato ad una ad una le barriere
coralline
e lungo il viaggio avrò parlato a lungo
con delfini e con meduse
dai freddi nord e sud
ai tropici bollenti
dai piccoli e caldi mari
a traversate atlantiche e infinite
sotto le stelle
sotto un cielo imperioso
di bellezza e di sapienza
e avrò così vissuto
e forse amato
e forse conosciuto la speranza e la bellezza in un'aurora
boreale
potrò fermarmi per un pò
prima di ripartire
per raccontare
mostrandole nello stupore delle mie pupille
le meraviglie
perchè dagli occhi miei passino
all'incantato sguardo di un bambino
e se così sarà
avrò spiegato sì
ma non invano
ogni mia vela al vento.
Un giorno poi, al vento spiegherò anche me e me ne andrò.
Alex
Acqua che sei di mille colori
dimmi di me e dei miei cuori
Abracadabra che scendi leggero
portami via come un pensiero
Se un messaggio dovesse arrivare
non devi parlare, non devi spiegare
Linguaggio segreto, disegno colorato
tessuto di tela, segno dorato
Se ai miei occhi sarà subito chiaro
mi porterà al ponte,alla porta,al lago
Senza le scarpe all’improvviso
brezza che sento sul mio viso
Volevamo aiutarci a non spegnerci nel cuore
lontani da ogni appartenenza forse solo io
o anche tu fuori orario di chiusura.
Come eravamo giovani e vecchi
su quella panchina per due.
Cercavamo parole che potessero ospitarci
nel linguaggio illuminato da una luna discreta
complice dell'ondeggiare silente del lago,
e delle nuvole che in retaggio di pudore
volevano oscurarla.
Nessun nesso casuale spiega la fiamma
di un volere quando si muore da sè
sulla pietra del mulino che macina grano.
Ora indossiamo l'ultima camicia
perchè la verità è fatica d'ascoltare più
della favola che narra di fossati e felci.
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Arianna
Arianna camminava tenendosi vicino al muro che accompagnava la strada tortuosa per un lungo tratto. Aveva paura di cadere e quel muro eretto secoli prima le dava sicurezza. Il suo sguardo era rivolto in basso, il cielo le avrebbe fatto paura, si limitava a guardare i suoi piedi che, passo dopo passo, narravano di molti autunni trascorsi. Anche l’abbigliamento era in tema quel giorno. Cappotto nero, stivali neri, l’unico contrasto erano i capelli biondi che portava lunghi fino alla nuca. Il suo viso esprimeva la perplessità della mente attorta in una nube. Era una donna sulla cinquantina, sentiva il peso dei suoi anni e li corteggiava come un’amante insegue il piacere dell’amplesso. Raffinata cultrice della vita riusciva a stravolgere il valore del tempo, lo accarezzava fino ad amarlo con la gioia dei vent’anni.
Aveva incontrato un uomo qualche mese prima, si era materializzato in un tardo pomeriggio di settembre. Aveva avuto dei contatti con lui tramite internet e via telefono, l’aveva guardato in foto. Per una serie di circostanze più o meno fortuite (meeting fra chatters) ora si trovavano di fronte, lei decisa a mostrare la parte migliore, lui forse sorpreso, non si aspettava una donna “umana” che andasse oltre il mito del nick name. Erano ospiti a cena in casa d’amici comuni ma per la notte avevano prenotato due “singole” in albergo. Dopo alcune ore trascorse in piacevole compagnia contaminati da vini superbi si ritrovarono soli in macchina. Fu un abbraccio istintivo, intenso, passionale. Donatella viveva, ancora una volta viveva, era soffocata dall’emozione e propose il bicchiere della staffa. L’ora tarda li obbligò ad una ricerca oculata e si ritrovarono in un bar vicino al lago. Lui aveva gli occhi luminescenti, traspariva l’attrazione ma forse ancor più l’esaltazione per tutto ciò che non capiva. La cara vecchia amica di tante sere di solitudine, la dolce signora “tutto core” che si prodigava per gli altri si stava rivelando tutt’altro e lui era sconcertato, disorientato, ingurgitava alcool come fosse acqua. All’improvviso il bar, la gente tutto scomparve e si ritrovarono a baciarsi, abbracciarsi, desiderarsi fino ad annullarsi. “Un ebbro brindisi alla vita” ,l’avrebbe definito Arianna il giorno dopo.
Lui proveniva da una vita travagliata, sbagliata forse, senza colpe ma con molti rimpianti. Dopo tredici anni di matrimonio si era diviso dalla sua compagna e per lui l’amore e ogni derivato si era fermato lì, dove aveva dichiarato fallimento su tutti i fronti. Era iniziato subito il periodo post bellico: odio e attrazione per le donne, conflitto che ancora oggi lo rende interessante perché nell' anarchia del rapporto vissuto alla carpe diem, odia gli addii. Arianna ripensava al suo matrimonio, la separazione non era stato dolore, solo un grande senso di impotenza, di rammarico per ciò che avrebbe potuto essere se fosse andata oltre se stessa. Lei amava selvaggiamente, appassionatamente incurante dei limiti. Ora si trovava a confrontarsi con un uomo che andava al di là di ogni ragionevole valutazione. Si, anche lei razionalizzava talvolta e ciò la spaventava, forse stava passando quel confine che la rendeva diversa, forse un po’ alternativa nella sua “specie”. Decisero di rivedersi, furono momenti esaltanti alternati da momenti molto bui. Arianna dopo ogni incontro cercava di rimuovere, non voleva farsi coinvolgere, era sempre ligia al suo credo “magnifico ma non perdiamoci in strade senza ritorno”. Dopo alcuni mesi, chissà per quale arcano sortilegio capì d’amarlo, non voleva perderlo e un sottile dolce dolore la fece sentire ancora una volta nella savana...
Si sono sposati nel fasto di una sala antica all'incirca, quasi... beh, chiudiamo qui, il resto è vita.
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Carta muta i fogli a chiazze di te verde bile
e le notti a barriera pensando
che qualcosa sarebbe accaduto:
che qualcuno venga, che qualcuno sorrida,
che la vita che preme si accalca alle spalle.
Questa mattina, ad un incrocio, ho visto un cammello.
Se ne stava beato a mangiare un po' d'erba, incurante delle auto che gli sfrecciavano davanti agli occhi - cosa a cui certo non è abituato.
Non sono impazzita, e neppure abito in Africa: nella mia città è arrivato un circo. Il cammello è stato 'parcheggiato' vicino al semaforo dal suo addestratore, impegnato a distribuire biglietti omaggio ai passanti.
(non voglio entrare nel merito di un discorso delicato quanto infelice, ovvero il maltrattamento degli animali nei circhi. Non voglio neppure giudicare razionalmente il fatto che un cammello se ne stesse legato ad un palo della luce vicino ad un semaforo...)
Ebbene, come l'ho visto, i miei piedi si sono inchiodati all'asfalto, i miei occhi si sono spalancati e la mia bocca si è aperta in un enorme sorriso! Era meraviglioso!
Mi sono voltata verso mia mamma e ridendo le ho detto: «Guarda! Che bello!». Sembravo una bambina di cinque anni. Ci mancava che mi mettessi a saltellare!
Mi sentivo felice, davvero. La gioia di avere provato un'emozione infantile e pura, spontanea - per una cosa da poco, tutto sommato, banale o stupida, potrebbe giudicare qualcuno - mi ha riempito il cuore.
Vedere quel cammello beato, dal muso simpatico, così perfetto, mi ha messo tanta allegria.
Ero meravigliata, e grata per la bellezza che avevo davanti agli occhi.
Ho continuato a voltarmi indietro a guardarlo, e a dire: «Che bello!», fino alla fine della strada. Girato l'angolo, mi è venta in mente una poesia di Gianni Rodari, studiata alle elementari.
Il dromedario e il cammello
Una volta un dromedario,
incontrando un cammello,
gli disse: - Ti compiango,
carissimo fratello;
saresti un dromedario
magnifico anche tu
se solo non avessi quella brutta gobba in più.
Il cammello gli rispose:
- Mi hai rubato la parola.
E' una sfortuna per te
avere una gobba sola.
Ti manca poco ad essere
un cammello perfetto:
con te la natura
ha sbagliato per difetto.
La bizzarra querela
durò tutto una mattina.
In un canto ad ascoltare
stava un vecchio beduino
e tra sé, intanto, pensava:
"Poveretti tutti e due,
ognun trova belle
soltanto le gobbe sue.
Così spesso ragiona
al mondo tanta gente
che trova sbagliato
ciò che è solo differente!"
(Gianni Rodari)
La mia giornata è iniziata bene, e avevo voglia di portare il mio sorriso e la semplicità di questo piccolo aneddoto a voi che mi leggete, augurandovi la mia stessa gioia, e anche di più.
Ps: questo post pubblicato sul mio blog partecipa all'iniziativa per la lotta al neuroblastoma. Per ogni post sul sorriso segnalato, Comicomix donerà 2 euro alla Fondazione per la lotta al neuroblastoma.Qui trovate tutti i dettagli.
