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mercoledì, 30 gennaio 2008

E poi muori dentro

parispluie stazioneIl treno cominciava a muoversi sui binari mentre Patty appoggiata al finestrino della carrozza salutava per l'ultima volta Ted che si accorse di piangere per la prima volta mentre il suo dolce amore andava via...non glielo aveva mai detto ma in fondo a quel punto che importanza aveva?

Erano stati mesi stupendi quelli passati insieme ma i patti erano stati chiari: prima la carriera ed ora che Patty aveva ottenuto quell' importante incarico a mille chilometri di distanza tutto sarebbe finito perchè nessuno dei due credeva nei rapporti a distanza tantomeno Ted voleva dimostrarle di esserne così preso da mollare tutto e seguirla in una nuova vita. Così mentre il treno si allontanava e il volto di Patty si faceva sempre più sfocato Ted non potè far altro che ripensare a tutti i bei momenti che avevano vissuto. Ricordava il primo appuntamento quando andarono fuori per una pizza da Tonino; l'attendeva sotto casa nella sua 147 tirata a lucido e d'improvviso la vide scendere gli scalini: il sangue gli si era gelato.. cappottino minigonna e quegli incredibili occhi verdi.. non riusciva proprio a capire cosa ci trovasse un angelo come lei in uno sfigato mediocre come lui. Per tutta la serata aveva cercato di essere il gentiluomo che non era tenendo a bada gli impulsi sessuali. Comunque alla fine era riuscito a baciarla...e baciarla intensamente, non meno di qualche sera prima quando sotto un diluvio da fine del mondo bagnati fradici si erano dati il primo bacio. Forse era stato il momento più romantico della sua vita: la pioggia incessante aveva sciolto tutto il trucco sul volto di Patty, qualcun'altra sarebbe parsa un pagliaccio in quella circostanza invece lei era bellissima pure in quello stato e Ted zuppo dalla testa a i piedi si rese conto che in quell'instante tenerla stretta a se era l'unica cosa che voleva a dispetto dell'acqua che continuava a venire giù sempre più forte.. Senz'altro quella scena sarebbe rimasta viva per sempre nella sua mente anche se inspiegabilmente il momento della loro relazione a cui era più legato era un semplice ricordo di una giornata che avevano trascorso in montagna insieme ai soliti vecchi amici. Dopo una lunga passeggiata tra le verdi alture abruzzesi tra sentieri e percorsi naturali avevano fatto ritorno alle auto per intraprendere il viaggio di ritorno e mentre ci rilassava dall'autoradio della macchina di Andy  intonò "time of your life" dei Green Day; Ted si appoggiò al finestrino della vettura e Patty da dietro lo strinse forte poggiando la testa sul suo possente corpo: in quel momento ted si sentì veramente amato...si sentì il padrone del mondo. Ma di momenti indimenticabili ce n'erano stati un infinità...dalle lunghe passeggiate sulla spiaggia alla vacanza in Croazia organizzata alla rinfusa alle lunghe dormite in auto mentre accoccolati l'uno all'altra si ascoltava buona musica. Abbandonato a questi ricordi Ted era rimasto in prossimità dei binari mentre oramai il treno che le aveva portato via Patty era andato via da un paio d'ore...
Così innamorato e con il cuore a pezzi decise di fare visita all'anziana nonna l'unica che dispensava buoni consigli, con la quale poteva palare liberamente e davanti alla quale riusciva a piangere senza vergogna... "preferisci morire senza combattere...proprio come tuo padre" , queste furono le amare parole che uscirono dalla bocca della donna dopo che ebbe ascoltato la sua storia. Ted non potè far altro che incassare il colpo, poi con le lacrime in volto si rimise alla guida della sua 147...probabilmente la guida l'avrebbe distratto per un pò; solo che la radio intonò una nenia di un noto gruppo anglosassone che faceva "perchè piove su di me" e lui per la prima volta sentì morirsi dentro.
 Alex
postato da: ale20025 alle ore 16:48 | link | commenti (6)
categorie: #ale20025

AUTORITRATTO DELL'ARTISTA

Nodi


























(Foto di Bianca Madeccia)
postato da: biancamadeccia alle ore 09:34 | link | commenti (8)
categorie: fotografia, #bianca madeccia poesia e foto

L'archivio

L'archivio dove riponevo con cura la mia scrittura in modo ordinato
e' crollato,,,,era di legno e i tarli lo hanno divorato...
tutti i fogli sono sul pavimento....
ho preso in mano questo,,,
chissa' di quando e'...
se lo ho gia' fatto leggere...
oppure era nel cestino delle cose orride...



Mi sono chiesto piu’ volte, quale e’ la situazione nel gruppo.

Che si siano formati piccoli aggregati cosi’ sorti per affinita’,per interessi comuni,per caso?

Oppure non c’e’ il tempo nemmeno per quei dieci minuti al giorno da dedicare a se stessi e allora se mancano anche quelli…. QUELLI  diventano improvvisamente la meta,l’obiettivo ,l’unica possibilita,l’unico primo passo verso la propria riappropriazione, ma possono restare ancora un miraggio impossibile.

Il marito, il lavoro al lavoro, il lavoro che si porta a casa, i corsi di aggiornamento per restare a galla, i figli, I genitori anziani e malati , quello che resta delle amicizie passate da mantenere a tutti i costi , qualche telefonata durante l’orario di lavoro cosi’ da non perdere il senso che si esiste.  

Che fortuna ho io, e che grande egoismo e’ dentro di me ,che mi fa esigere la mia quantita’ di aria quotidiana senza la quale morirei all’istante, non mi sono adattato a non respirare e complimenti a voi che siete riuscite nella vostra mutazione genetica.

Oppure non ci vedete ancora bene e non avete riconosciuto dove siete.

Lasciate il vostro maestro, lasciate la vostra tecnica preferita , lasciate tutto, tanto nessuno vi togliera’ niente quello che e’ vostro e’ vostro e quello che fate oggi lo farete finche’ lo vorrete.

Cercate di arrampicarvi sulla la collina in modo da vedere piu’ distante e rendete il vostro vedere capace di vedere tutto e fatevi qualche domanda del tipo :

ma tutto quello che faccio che senso ha?

Come e’ il luogo che mi circonda e che non vedo neanche perche’ e’ cosi’ malsano ?

Che ci faccio qui’?

Se sono cosi’ appagata della mia vita ,nel mio lavoro,nelle mie relazioni perche’ mi sono messa in questa truppa vagante?

e cosa mi aspetto che succeda,cosa vorrei che succedesse?

cosa posso fare di nuovo?

Be’….. si potrebbe mettere in circolo quello che di comune c’e’ nel profondo,quello che pensiano che tutti abbiamo e su cui tutti siamo piu’ o meno arenati…

Cerchiamo di superare il bisogno di fare domande e cercare risposte,le risposte sono dentro di noi e non esisterebbero le domande se non ci fossero gia’ le risposte e percio’ usciamo da questo circolo.

Parliamo……… e parliamo senza domande e senza risposte, con il senso di ascoltare quello che l’altro dice perche’ l’altro  e’ la  parte esterna del nostro essere  e accogliamo la parola di questo essere esterno perche’ siamo noi quell’esssere esterno che ci parla.

Usciamo dalla nostra particolarita’ e dal nostro limite, e’ tempo di riunire i frammenti prima quelli interni e poi quelli esterni.

Facciamo dell’esperienza un tesoro che ci rende ricchi e che tramettiamo rendendo ricchi anche gli altri e impariamo a riconoscere l’esperienza che e’ solo quella che emerge dalla continua  mancanza di senso che ci circonda dove ci  ripetiamo ogni giorno sempre nello stesso modo , nessuno escluso.

Siamo creativi, liberi. e  forti tanto da accettare la gioia della scoperta e il dolore della perdita.

Siamo coscienti che il nostro spirito e’ eterno e’ sempre stato e sempre sara’.

Siamo noi che in questa vita abbiamo scelto la famiglia nella quale nascere , ma non chiedetemi il perche’ e quale disegno sottende tutto cio’…..non saprei rispondere neanche per il mio singolo caso.

Ma lo spazio si apre,diventa uno spazio aperto, senza nessun muro e senza nessun vincolo anche se possiamo sentirci incatenati ma e’ solo una  sensazione perche’ in questa realta’ possiamo solo essere liberi e lo saremo a qualsiasi prezzo anche se fosse il piu’ alto immaginabile.  

postato da: glencoe alle ore 06:51 | link | commenti (2)
categorie: oggetti del passato, #glencoe racconti
lunedì, 28 gennaio 2008

PRESENTAZIONE

CON IL PERMESSO DEL GENTIL MICHELE APRO QUESTO POST

CARI NAPOLETANI SAREI FELICE DI AVERVI IL 1 FEBBRAIO ALLE 17

SALA DELLA LOGGIA- MASCHIO ANGIOINO - NAPOLI

PRESENTAZIONE DEL MIO LIBRO

"MEGLIO PER TUTTI DARE LA COLPA A ME"

 

INTERVIENE IL GIORNALISTA GAETANO FERRANDINO

postato da: cosentinonico alle ore 10:45 | link | commenti (10)
categorie:
domenica, 27 gennaio 2008

Per non dimenticare

Il giorno della memoria
Oggi si ricorda la Shoah.

 

                                                                                 campo di concentramento


“La memoria rende grande l'uomo e lo separa dalla bestia che è, anche in lui solo se riesce a diventare la lente con cui guardare, magari soffrendo, la realtà. La retorica uccide questa possibilità di verità e finirà col seppellirci fra le nuove macerie che stiamo creando nel presente”

 
Per ricordare ciò che è stato
 
 
 
                                   le vitteme: ebrei
sterminio
 
                                      
 
 
 
 
 
 
Alex

L'ho letto su un quotidiano stamattina ed è quello che penso anche io. E' il motivo per quale ogni volta mi faccio violenza nel guardare con sofferenza i documentari che i dibattiti non mi piacciono e li sento lontani e falsi.

Io lascio il mio sasso qui per ricordare, se vi va fatelo anche voi.
postato da: ale20025 alle ore 14:44 | link | commenti (4)
categorie: @eventi, #ale20025

OMAGGIO A VERA MICHELA SUPRAMI

129-veraSupraniA

EX LIBRIS PER V.M. SUPRANI

 l'Amica V. M. SUPRANI partecipa, con questo Suo lavoro, frutto di esperienze maturate in seno a lavori teatrali, alla mostra ex libris e con mio vero entusiasmo: a Lei, giovane e seria Donna di Teatro, il mio sentito grazie per  aver aderito a questo progetto un po' folle..

roberto matarazzo

 

postato da: erremme alle ore 12:22 | link | commenti (3)
categorie: teatro, #roberto matarazzo ex libris

IL GIORNO DELLA MEMORIA, UN INVITO A TUTTI A RICORDARE "CHE QUESTO E' STATO"



Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno

Meditate che questo è stato.
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


Primo Levi
da "Se questo è un uomo"
postato da: solaria alle ore 11:02 | link | commenti (2)
categorie:
venerdì, 25 gennaio 2008

Blueorange

Siamo stati bambini e noi bambini fortunati abbiamo avuto una mamma e un papa’ che ci hanno cresciuti nel corpo e nello spirito.

Abbiamo ricevuto l’elaborazione critica di quello che a loro volta era stata la loro vita.

Adesso le mamme e i papà sono giunti alla fine della loro vita e noi ci troviamo a fare la  medesima cosa.

Anche noi abbiamo finora avuto una vita e anche noi abbiamo una elaborazione critica della stessa,qualunque essa sia, proprio come i nostri genitori.

Se a nostra volta nel frattempo avessimo formato una famiglia e magari avuto dei figli questo in teoria,ci potrebbe aiutare.

Tutte le opzioni sono aperte e il nostro coinvolgimento e’ biologicamente grande.

E’ una delle più importanti rese dei conti, risultano messi in gioco i nostri elementi fondanti,

tutta la nostra libertà e tutti i nostri interessi in un magma indistinto e contemporaneo.

Separazioni non consolabili ci attendono, da chi in realtà non si e’ mai separato, anche se in un qualche momento ha lasciato la casa e le persone per erigere come propria dimora il luogo che era più distante.

A una maggiore richiesta sia di aiuto che di condivisione e’ di buon augurio recarsi alle fonti che abbiamo trovato ed attingere le risorse necessarie.

Adesso siamo dei vasi,degli otri che trasportano acqua dalla fonte all’assetato, siamo in questo frangente solo questo.

Contenitori di vita che alla partenza ci riempie e all’arrivo restituisce ed improvvisamente ci rendiamo conto che e’ sempre stato cosi’, magari nel mezzo di qualche selva oscura che ci ha rallentati o smarriti, dispersi oppure cosi’ veloci che sia all’andata che al ritorno era sempre una discesa calma.

Inclinare la mente.

postato da: glencoe alle ore 17:20 | link | commenti (4)
categorie: #glencoe racconti
giovedì, 24 gennaio 2008

MIRANDA BIONDI

CANDIDA STREGA D'AUTUNNO
HOLDEN EDIZIONI
8 EURO

ho conosciuto miranda per caso. era giunta fino a napoli la notizia che fosse nata una giovane casa editrice(di cui l'autrice è direttrice) in quel di viareggio. abbiamo scambiato qualche e-mail, e abbiamo scoperto di avere qualche punto in comune( l'amore per i nostri grassi e pigri gattoni, tra l'altro.) ed è nato tutto così, senza sforzi.
alla befana ricevo questo libro, una raccolta di sue poesie, ed inizio a leggerlo senza mai fermarmi.solitamente non leggo poesie, ma queste pagine sono scivolate via senza sforzo. miranda ha tanto da dire, frasi e pensieri che ha tenuto dentro per troppo tempo,ora è riuscita ad esternarli con questo suo ultimo lavoro.
sofferenza, ma anche il piacere di vivere le piccole cose, l'amore per quegli attimi semplici, la natura prodiga e fantastica.
miranda in qualche modo spiega il suo esser "strega", il suo amore e rapporto con la natura e con tutto ciò che ci circonda. amare i piccoli gesti, sforzarsi di vedere qualcosa di buono in tutto.
anche se a volte è molto difficile e doloroso.
ps per contattare l'autrice clicca re qui :http://www.donnaconparasole.splinder.com/

postato da: cosentinonico alle ore 14:02 | link | commenti (4)
categorie:
mercoledì, 23 gennaio 2008

terre perse

labirinto1













avamposto, una volta, era questa
clessidra dell’isola
folgorava albe liquide, lagune di soli fusi
nel mio vivere sbilanciata
sotto zenit assidui

quattro corsie nell’ansia
attraversano ora
le terre perse
è sparita la gente, vive
in cubi rossi

e torno a perdermi nel provvisorio
di siepi fitte, algidi labirinti
fra sacchetti stracciati – giochi
senza bambini
postato da: aboutyou alle ore 19:16 | link | commenti (12)
categorie: #marina raccanelli poesie
martedì, 22 gennaio 2008

La mia casa dei poeti

E' il mio posto preferito questo. Non ha nulla di speciale.
Nulla di cosi brutto da costringermi alla critica.
Nulla di cosi bello da rapirmi a me stessa e rendermi dimentica di me.
E' un posto per pensare.
E' solo mio, da non dividere con alcuno. Il respiro di altra persona mi infastidirebbe.
Lo sguardo di altra persona mi renderebbe guardinga.
Persino il suo silenzio vocerebbe di parole mute.

Quando voglio mettere ordine nei miei pensieri vengo qui.
C'è il giusto vuoto di tempo e di spazio, alla faccia di Kant.
Ci sono io.
Già ci sono io, io e i miei tanti perchè, io e i dubbi che mai mi lasciano andare.
Dipanare dubbi è come andare in una brughiera in una notte di tempesta.
Sento il fruscio delle frasche, il vento che mi schiaffegia , l'ululato dei lupi
che non echeggia se non nella mia mente.

Quel desiderio di lasciarsi andare al canto tranquillo delle sirene, di cercare la sicurezza di un approdo o fors'anche l'abbraccio di una culla assomiglia all'illusione di un bambino la notte di Natale quando
crede che tutto divenga possibile.

E' struggente questo canto della tranquillità oscena.
Ma non ho cera per i tappi.
E mi sono avventurata senza corde sulla strada del dubbio.
Pensavo di essere piu forte del prode Ulisse, non ho guerrieri nè mari da solcare.
Ho solo me, memica di me stessa.

Dimmi dove va una foglia a morire quando il ramo si libera dal suo abbraccio?

Nessuno ha ascoltato. Nessuno risponde.
Ahi se questo posto fosse cosi mozzafiato da interrompermi nella mia corsa, se fosse cosi bello da non poter pensare.....
postato da: nuccina1 alle ore 20:43 | link | commenti (4)
categorie: #nuccina
lunedì, 21 gennaio 2008

Leggetelo....

UNA LINGUA SUL CUORE di CARLOTTA DE MELAS

114294Presento il libro di una giovane scrittrice Carlotta De Melas(1982),

il titolo della sua opera prima è Una lingua sul cuore.

Un titolo accattivante ma allo stesso tempo poetico, che rispecchia perfettamente l’andamento del testo. Una storia struggente che inchioda il lettor fino all’ultima pagina.Vi sembrerà di sfogliare delle polaroid, veloci.

Che dire della protagonista Morena? Ti viene voglia di abbracciarla e portarla lontano. Una lingua sul cuore è la sua storia, il suo palcoscenico ombroso, ambientato a Milano, fatto di feste private in ville di porcellana, privè e bagni delle discoteche in cui sniffare strisce di cocaina con cannucce rosa e incontrarsi con uomini anonimi. Una realtà in cui Morena si muove come un animale ferito che vuole espiare i suoi peccati.

Un romanzo  amaro e luminoso che scava  nel principio della disperazione, una storia sul silenzio, sull’incapacità di chiedere aiuto, sulla mancanza e sull’amore, quello più disperato che conosce i tagli dell’anima. E per cui tutti noi, forse non per lo stesso motivo,abbiamo sofferto.

Il romanzo sembra tracciato a pennellate stemperate. Pennellate  perché il colore c’è, dichiarato e intuito, ma ci sono anche le ombre.

Complimenti a De Melas Carlotta, una scrittrice da tenere d’occhio,un'autrice che scrive come se componesse stupende canzoni.

blog autrice:

http://smagliatureinchiostro.splinder.com/

Pagina my space.

 http://www.myspace.com/carlottademelas

 

domenica, 20 gennaio 2008

Lamento

Dove posso trovare la ragione?
L'amore si fa amore in un momento
arriva in fronte e ti modella l'aria
quando forte è l'ora del ritorno.
 
 
la mia vocazione è il mare
scuro di penna e chiaro in quel che dice:
sento la tua morte più che la mia vita.
 
Ormai non ho più al mondo chi mi ami
con le dita forgiate a cereali,
con la bocca coperta di radici
e nulla, più nulla di ventre
dove cagliare il sangue al mare.
postato da: Butterfly56 alle ore 21:01 | link | commenti (6)
categorie:

VUOTO MISTICO

Lettera del perduto amore















Dunque,
non dimenticare che per te
io rimarrò in attesa per secoli
voltando le spalle a quella soglia.

Ma tu affrettati
non disprezzare il mio sforzo
Non farmi aspettare troppo a lungo

Stasera uscirò
A guardare le stelle.
Mi espanderò al punto
di andare oltre di esse.

Sarà allora amato mio
Che sopra la tua testa
Vedrai un vuoto puro
                                                             
Quel vuoto luminoso, sarò io.



(Testo: "Vuoto Mistico" di Bianca Madeccia.
Immagine: "Lettera del perduto amore" di Roberto Matarazzo")
sabato, 19 gennaio 2008

E Quando Col mio Cuore....

E quando col mio cuore coprirò

dei mari le tempeste

e veleggiando arriverà

l'imbarcazione di me stesso ad una meta

una qualunque

sarò già sprofondato mille volte

tra le onde della vita

e risalito mille volte ancora e una in più

avrò varcato ad una ad una le barriere

coralline

e lungo il viaggio avrò parlato a lungo

con delfini e con meduse

dai freddi nord e sud

ai tropici bollenti

dai piccoli e caldi mari

a traversate atlantiche e infinite

sotto le stelle

sotto un cielo imperioso

di bellezza e di sapienza

e avrò così vissuto

e forse amato

e forse conosciuto la speranza e la bellezza in un'aurora

boreale

potrò fermarmi per un pò

prima di ripartire

per raccontare

mostrandole nello stupore delle mie pupille

le meraviglie

perchè dagli occhi miei passino

all'incantato sguardo di un bambino

e se così sarà

avrò spiegato sì

ma non invano

ogni mia vela al vento.                          

Un giorno poi, al vento spiegherò anche me e me ne andrò.

 

Alex 

postato da: ale20025 alle ore 14:24 | link | commenti (5)
categorie: #ale20025

La filastrocca della giovane strega

Acqua che sei di mille colori

dimmi di me e dei miei cuori

 

Abracadabra che scendi leggero

portami via come un pensiero

 

Se un messaggio dovesse arrivare

non devi parlare, non devi spiegare

 

Linguaggio segreto, disegno colorato

tessuto di tela, segno dorato

 

Se ai miei occhi sarà subito chiaro

mi porterà al ponte,alla porta,al lago

 

Senza le scarpe all’improvviso

brezza che sento sul mio viso

 

 

postato da: glencoe alle ore 07:17 | link | commenti (7)
categorie: #glencoe poesie
venerdì, 18 gennaio 2008

Romanza

Volevamo aiutarci a non spegnerci nel cuore
lontani da ogni appartenenza forse solo io
o anche tu fuori orario di chiusura.

Come eravamo giovani e vecchi
su quella panchina per due.

Cercavamo parole che potessero ospitarci
nel linguaggio illuminato da una luna discreta
complice dell'ondeggiare silente del lago,
e delle nuvole che in retaggio di pudore
volevano oscurarla.

Nessun nesso casuale spiega la fiamma
di un volere quando si muore da sè
sulla pietra del mulino che macina grano.

Ora indossiamo l'ultima camicia 
perchè la verità è fatica d'ascoltare più
della favola che narra di fossati e felci.

=========================================

Arianna

Arianna camminava tenendosi vicino al muro che accompagnava la strada tortuosa per un lungo tratto. Aveva paura di cadere e quel muro eretto secoli prima le dava sicurezza.  Il suo sguardo era rivolto in basso, il cielo le avrebbe fatto paura, si limitava a guardare i suoi piedi che, passo dopo passo, narravano di molti autunni trascorsi. Anche l’abbigliamento era in tema quel giorno. Cappotto nero, stivali neri, l’unico contrasto erano i capelli biondi che portava lunghi fino alla nuca. Il suo viso esprimeva  la perplessità della mente attorta in una nube. Era una donna sulla cinquantina, sentiva il peso dei suoi anni e li corteggiava come un’amante insegue il piacere dell’amplesso. Raffinata cultrice della vita riusciva a stravolgere il valore del tempo, lo accarezzava fino ad amarlo con la gioia dei vent’anni.
Aveva incontrato un uomo qualche mese prima, si era materializzato in un tardo pomeriggio di settembre. Aveva avuto dei contatti con lui tramite internet e via telefono, l’aveva guardato in foto. Per una serie di circostanze più o meno fortuite (meeting fra chatters) ora si trovavano di fronte, lei decisa a mostrare la parte migliore, lui forse sorpreso, non si aspettava una donna “umana” che andasse oltre il mito del nick name. Erano ospiti a cena in casa d’amici comuni ma per la notte avevano prenotato due “singole” in albergo. Dopo alcune ore trascorse in piacevole compagnia contaminati da vini superbi si ritrovarono soli in macchina. Fu un abbraccio istintivo, intenso, passionale. Donatella viveva, ancora una volta viveva, era soffocata dall’emozione e propose il bicchiere della staffa. L’ora tarda li obbligò ad una ricerca oculata e si ritrovarono in un bar vicino al lago. Lui aveva gli occhi luminescenti, traspariva l’attrazione ma forse ancor più l’esaltazione per tutto ciò che non capiva. La cara vecchia amica di tante sere di solitudine, la dolce signora “tutto core” che si prodigava per gli altri si stava rivelando tutt’altro e lui era sconcertato, disorientato, ingurgitava alcool come fosse acqua. All’improvviso il bar, la gente tutto scomparve e si ritrovarono a baciarsi, abbracciarsi, desiderarsi  fino ad annullarsi. “Un ebbro brindisi alla vita” ,l’avrebbe definito Arianna il giorno dopo.
Lui proveniva da una vita travagliata, sbagliata forse, senza colpe ma con molti rimpianti. Dopo tredici anni di matrimonio si era diviso dalla sua compagna e per lui l’amore e ogni derivato si era fermato lì, dove aveva dichiarato fallimento su tutti i fronti. Era iniziato subito il periodo post bellico: odio e attrazione per le donne, conflitto che ancora oggi lo rende interessante perché nell' anarchia del rapporto vissuto alla carpe diem, odia gli addii. Arianna ripensava al suo matrimonio, la separazione non era stato dolore, solo un grande senso di impotenza, di rammarico per ciò che avrebbe potuto essere se fosse andata oltre se stessa.  Lei amava selvaggiamente, appassionatamente incurante dei limiti. Ora si trovava a confrontarsi con un uomo che andava al di là di ogni ragionevole valutazione. Si, anche lei razionalizzava talvolta e ciò la spaventava, forse stava passando quel confine che la rendeva diversa, forse un po’ alternativa nella sua “specie”. Decisero di rivedersi, furono momenti esaltanti alternati da momenti molto bui. Arianna dopo ogni incontro cercava di rimuovere, non voleva farsi coinvolgere, era sempre ligia al suo credo “magnifico ma non perdiamoci in strade senza ritorno”. Dopo alcuni mesi, chissà per quale arcano sortilegio capì d’amarlo, non voleva perderlo e un sottile dolce dolore la fece sentire ancora una volta nella savana...
Si sono sposati nel fasto di una sala antica all'incirca, quasi... beh, chiudiamo qui, il resto è vita.

 
 

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Carta muta i fogli a chiazze di te verde bile
e le notti a barriera pensando
che qualcosa sarebbe accaduto:

che qualcuno venga, che qualcuno sorrida,
che la vita che preme si accalca alle spalle.

postato da: Butterfly56 alle ore 21:54 | link | commenti (3)
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giovedì, 17 gennaio 2008

SE LA PAROLA NOSTRA

Dove dovremmo rifulgere,
e a che serve mai
 il fulgore nostro
-e d'oro-
 se la parola piccola
 lingua di carta e creta è solo,
 silente ancor più del silenzio,
 fiato che svapora nel fiato,
 smurato sgocciolio in trasfusione
 che a stento misero trattiene
 ( seppure nello smorire soli)
 in questo stesso vacuo
 fiammeggiare di fuoco nero:
 humus perenne-e dolo-
 del rizoma incombusto
 che sotto alligna,
e mai sarà ridotto in cenere,
 della carnivora pianta radice- e bulbo-
 a divorare le essenze tutte,
 e farne assenza. E calcinata.
 E solo in arsione resta
 il gridio nudo,
 del capro reciso sempre e sempre,
 fino dai tempi di abramo forse,
 voce che dell'Incontrollabile
è certo l'Ipostasi,
 e il midollo intero.
 ( e acido a consumare
le protettive bucce,
 quand'anche il dio-cristo
 il giogo renda sacro
 degli sfasciumi inerti degli inermi)


postato da: DOMACCIA alle ore 21:31 | link | commenti (4)
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Basta un cammello.

Questa mattina, ad un incrocio, ho visto un cammello.

Se ne stava beato a mangiare un po' d'erba, incurante delle auto che gli sfrecciavano davanti agli occhi - cosa a cui certo non è abituato.

Non sono impazzita, e neppure abito in Africa: nella mia città è arrivato un circo. Il cammello è stato 'parcheggiato' vicino al semaforo dal suo addestratore, impegnato a distribuire biglietti omaggio ai passanti.

(non voglio entrare nel merito di un discorso delicato quanto infelice, ovvero il maltrattamento degli animali nei circhi. Non voglio neppure giudicare razionalmente il fatto che un cammello se ne stesse legato ad un palo della luce vicino ad un semaforo...)

Ebbene, come l'ho visto, i miei piedi si sono inchiodati all'asfalto, i miei occhi si sono spalancati e la mia bocca si è aperta in un enorme sorriso! Era meraviglioso!

Mi sono voltata verso mia mamma e ridendo le ho detto: «Guarda! Che bello!». Sembravo una bambina di cinque anni. Ci mancava che mi mettessi a saltellare!

Mi sentivo felice, davvero. La gioia di avere provato un'emozione infantile e pura, spontanea - per una cosa da poco, tutto sommato, banale o stupida, potrebbe giudicare qualcuno - mi ha riempito il cuore.

Vedere quel cammello beato, dal muso simpatico, così perfetto, mi ha messo tanta allegria.

Ero meravigliata, e grata per la bellezza che avevo davanti agli occhi.

Ho continuato a voltarmi indietro a guardarlo, e a dire: «Che bello!», fino alla fine della strada. Girato l'angolo, mi è venta in mente una poesia di Gianni Rodari, studiata alle elementari.

Il dromedario e il cammello

Una volta un dromedario,
incontrando un cammello,
gli disse: - Ti compiango,
carissimo fratello;
saresti un dromedario
magnifico anche tu
se solo non avessi quella brutta gobba in più.

Il cammello gli rispose:
- Mi hai rubato la parola.
E' una sfortuna per te
avere una gobba sola.
Ti manca poco ad essere
un cammello perfetto:
con te la natura
ha sbagliato per difetto.

La bizzarra querela
durò tutto una mattina.
In un canto ad ascoltare
stava un vecchio beduino
e tra sé, intanto, pensava:
"Poveretti tutti e due,
ognun trova belle
soltanto le gobbe sue.
Così spesso ragiona
al mondo tanta gente
che trova sbagliato
ciò che è solo differente!"

(Gianni Rodari)

La mia giornata è iniziata bene, e avevo voglia di portare il mio sorriso e la semplicità di questo piccolo aneddoto a voi che mi leggete, augurandovi la mia stessa gioia, e anche di più.

Ps: questo post pubblicato sul mio blog partecipa all'iniziativa per la lotta al neuroblastoma. Per ogni post sul sorriso segnalato, Comicomix donerà 2 euro alla Fondazione per la lotta al neuroblastoma.Qui trovate tutti i dettagli.

postato da: ValentinaD alle ore 17:12 | link | commenti (5)
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mercoledì, 16 gennaio 2008

A proposito Della Fiera di Torino

“Perché il mondo permette ad Israele di fare quello che fa?”
Polemiche e boicottaggio sulla prossima Fiera del Libro di Torino
 
 
L’edizione 2008 della Fiera del libro di Torino sarà dedicata ad Israele. Questa è la decisione presa dal consiglio di amministrazione dell’evento in programma per la metà di maggio.
La decisione ha suscitato prima preoccupazioni e poi la messa in campo di iniziative di controinformazione e boicottaggio da parte di diverse associazioni di solidarietà con il popolo palestinese (Forum Palestina, International Solidarity Movement, UDAP etc.)
In discussione – ovviamente – non è la Fiera del Libro né la presenza di scrittori e autori israeliani. Tenendo conto che gli attivisti e gli intellettuali solidali con i diritti storici dei palestinesi appartengono a quella ristretta “nicchia sociale” di frequentatori di librerie e lettori di libri, difficilmente possono essere accusati di prevenzione ed ostilità verso la più importante – anche se appare sempre più ipotecata dal marketing che dalla qualità delle proposte editoriali – manifestazione italiana del settore.
A essere contestata è la decisione di dedicare questa edizione ad uno stato come Israele in occasione dei sessanta anni dalla sua nascita, cioè di un evento che nessuno può omettere nelle sue ricadute concrete sui diritti dei palestinesi che la definiscono appunto come Nakba (la catastrofe). Ma non è questa l'unica ragione di "inopportunità". Occorre infatti tenere conto anche di un contesto odierno in cui la politica di oppressione coloniale, di discriminazione razziale e di “politicidio” (per usare le parole di Kemmerling) contro i palestinesi è diventata ancora più spietata e “normale” di quanto lo fosse anni fa.
Il quotidiano stillicidio di palestinesi ammazzati dai soldati, dagli aerei o dai droni israeliani a Gaza dovrebbe già di per sè far riflettere e indignare. Solo la sistematica subalternità delle agenzie di stampa ai bollettini ufficiali delle forze armate israeliane riesce a trasformare in “terroristi” pastori palestinesi o coppie di fidanzati uccisi perchè si sono avvicinati troppo al confine israeliano o bombardati nelle loro case. Il progetto di strangolamento e annientamento militare, economico, umano dei palestinesi di Gaza da parte delle autorità israeliane è evidente e non si può accettare alcuna impossibile simmetria con il lancio dei rudimentali razzi palestinesi che producono più rumore che danni. Non esiste e non può esistere nessun paragone al riguardo, i fatti non lo consentono. Ma il silenzio e la complicità politica ed intellettuale consente queste ed altre aberrazioni.
In Cisgiordania – ad esempio – mentre tutte le diplomazie e i mass media si sforzano di presentare una situazione tranquilla e normale dovuta alle buone relazioni e ai negoziati tra l’ANP e il governo israeliano, la cronaca ci regala ogni giorno notizie di arresti, soprusi, raid israeliani contro le città palestinesi. Sulla base di quale presupposto la comunità internazionale dovrebbe accettare questa “normalità”?
Dedicare la Fiera del Libro ad Israele nel 2008 significa legittimare uno stato di cose inaccettabile da ogni punto di vista, ma soprattutto significa accettare il tentativo di rendere Israele uno stato “normale” mentre non lo è e difficilmente appare in grado di diventarlo, ostaggio com’è dei circoli sionisti e oltranzisti che ne determinano le scelte strategiche e il rapporto verso i palestinesi e il resto dei paesi circostanti.
A maggio dunque la Fiera del Libro di Torino dovrà fare i conti con una iniziativa di contestazione forte e dispiegata a tutti i livelli. Dalle pressioni sul marketing al boicottaggio delle case editrici che accetteranno di esporre alla fiera senza prendere una posizione decente sulla inopportunità di dedicarla ad Israele, dall’allestimento di un contro-salone del libro alternativo a quello ufficiale a manifestazioni all’interno e all’esterno del padiglione della Fiera.
Da qualche parte la coscienza civile ed internazionalista di questo paese dovrà pure cominciare a darsi e a fare coraggio a tutti coloro per i quali vale la domanda con cui lo storico israeliano Ilan Pappe concluse una sua conferenza a Tokio nel marzo 2007: “Perché il mondo permette ad Israele di fare quello che fa?”.
 
Alex
postato da: ale20025 alle ore 15:15 | link | commenti (5)
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