Libri&dintorni

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lunedì, 31 marzo 2008

Serata Pittorica Senza Senso

PANNELLO I e II

Quel giorno il Duca Sfido aveva un diavolo per capello.
Non riusciva proprio a capire perchè il suo cavallo cambiasse così spesso colore e forma.
La questione lo innervosiva non poco.
Così preso per il morso il suo fido cavallo Arthur decise di portarlo dall'unica persona che avrebbe potuto risolvere questo enigma.

PANNELLO III

In cima alla collina più alta del gran regno del Duca, viveva in semi solitudine un giovane giullare.
I tratti del suo volto erano solo abbozzati ma gli conferivano un aspetto inquieto a metà tra il folle e il saggio.
In molti si rivolgevano a lui per diverse questioni.
Il Duca non fu da meno.
La risposta che ricevette fu: Datemi la poesia...

PANNELLO IV

Datemi la poesia
Aleggia ancora il tuo verbo
Da me mi distolgo
Con un ghigno malefico dipingo
L'aria dei miei pensieri si fa
Musica dalle trombe
Si dissolve nel fumo della mia pipa
Datemi la poesia...

PANNELLO V

Il Duca capì.
Tornato al castello fece costruire uno scranno per il suo Arthur che da quel giorno sedette sempre accanto a lui nella sala del trono.
Insieme passarono ore felici fumando del buon tabacco da pipa, mentre discutevano del filo d'erba che si stava insinuando fra il cotto del pavimento reale.

PANNELLO VI

Il filo d'erba crebbe.
Alzò una due poi tre e quattro mattonelle e poi un giorno si rivelò per quello che era.
Il ciuffo verde di un gigante uccello variopinto, che dopo aver salutato i due amici con un grazioso inchino, volò via.
 
chagall
“Il Pittore riesce a fare belle cose solamente quando non sa più che cosa sta facendo.”
Alex
postato da: ale20025 alle ore 14:53 | link | commenti (5)
categorie: pensieri sparsi, #ale20025
domenica, 30 marzo 2008

cinque corvi




volano sopra il grano
tre ali di strada a diradar sentieri

cinque corvi
gli altri a migrare oltre il mondo
in un cielo di chiardiluna sommerso
cinque corvi
nella magia dell' universo
oltre l'orizzonte dell'essere

campo_corvi

 

postato da: RaffaelaR alle ore 21:16 | link | commenti (6)
categorie: poesia, #raffaela ruju poesie

Mille ridicoli inverni

Sapevo tutto, prima che succedesse.

Conoscevo la sensazione esatta, senza averla mai provata.

Ho il passo morbido dell'energia usurata,
gli occhi gonfi
dal vino
dal sonno,
lo smalto rosso,
grottesco e volgare.

Ho il passo morbido, sicuro.
E poi. All'improvviso.


Non mi sono accorta,
dondolante nell'inverno,
-nei miei
mille
ridicoli inverni-

che gli alberi sono
in fiore.

La primavera, ed io.
Sono ghiaccio in frantumi.

Se mi cadesse
addosso
un fiore rosa,
quanto male mi farebbe.

postato da: LapidAria alle ore 15:41 | link | commenti (4)
categorie: #fabrizia conti poesie

DUE PAROLE SU UN LIBRO

GIULIA LUIGIA TATTI
.... E PROFUMA ANCORA IL MIRTO
10 EURO

c'è qualcosa della sua terra in questo libro. quel sapore dei fichi d'india, che puoi gustare come qualcosa che arriva da lontano e ti lascia un retrogusto semplice e dolce.
parole cariche di vita e di esperienze. sentimenti, occasioni mancate, dolore e allegria. tutto ciò che fa parte della vita di giulia.
tutto ciò che ha dentro lei lo estrapola solo attraverso questi versi, che per quanto dolci possano essere, all'interno hanno un'enorme forza. quella durezza tipico della donna che è andata avanti, che ha lottato e che sa cosa significa tenere sempre la guardia alzata. sa cosa significa aiutare gli altri( e lo fa anche con azioni materiali nella sua vita giornaliera attraverso alcune associazioni di volontariato).
ecco cosa è per me questa raccolta di poesie. allegria, tirarsi su le maniche e ricominciare. avere la testa dura e lavorare per i propri sogni.
le parole della tatti mi hanno lasciato questo.
ps devo ammettere che da tempo la seguo anche sul suo blog .
per contattare l'autrice e ordinare una copia del suo libro potete visitare il suo blog:
http://ventidiguerra.splinder.com/

postato da: cosentinonico alle ore 13:48 | link | commenti (5)
categorie:
sabato, 29 marzo 2008

Il Camaleonte

 

 

 

"Tutto triste, il camaleonte

si rese conto che,

per conoscere il suo vero colore,

doveva posarsi sul vuoto."

camaleonte

Alex

postato da: ale20025 alle ore 14:00 | link | commenti (13)
categorie: pensieri sparsi, #ale20025
venerdì, 28 marzo 2008

Del dolore dimenticato

Fu come aria di neve confusa
dai petali di margherite estive
una bellis perennis sopra il ghiaccio
e una corolla rossa come il sangue

Furono macchie di pensiero
oppure fu pensiero macchiato
su questo metallo rigido e spoglio
che mescola l'oceano con la rena

Furono solo ombre ciondolanti
strette da un pugno aperto
appena una manciata di splendore
sul grigio ricamato nella steppa

Ora è solo il fruscio
di un sole tramontato
la genesi di un calvario finito
di due braccia incrociate nel grembo

 

bellis perennis

postato da: RaffaelaR alle ore 22:02 | link | commenti (4)
categorie: poesia, #raffaela ruju poesie

IL CENONE DI NATALE

Il cenone di Natale.

Osservavo le vite e i movimenti,quella sera capii che c’era qualcosa di comune a tutti.

Tutti.

Parenti,zii,cugini,amici avevano una storia.

Ognuno in quel salotto si portava sulle spalle un macigno,visibile, intuibile facilmente.

Quasi tutte le storie,con il loro pesante carico,sapevano di rimpianti e un pizzico,no e un consistente vuoto.

C’era Irina,che sparecchiava freneticamente,lavava i piatti più velocemente che poteva,non guardava e non parlava con nessuno, pensava a suo figlio,alla sua vita,al suo posto e alle sue fatiche.

C’era zia Carla,che sulle spalle si portava l’ossessione per l’apparire,l’ossessione per Giorgio,l’ossessione. Era infantile e triste,vuota e persa,era niente e lo sapeva,era niente e faceva di tutto per apparire intensa ma era nitido il rumore del silenzio asettico che si portava dentro.

C’era zio Mario,che guardava zia Carla,e piangeva senza una lacrima.

C’era Arianna che pensava a Luciano,che amava Luciano,che non aveva null’altro,nemmeno Luciano.

C’erano Josè e Amaranta che ballavano,calpestavano il pavimento con leggiadria e ripensavano e riportavano i profumi di quella terra,di quel Venezuela funestato da un demagogo populista pazzo. Non erano liberi,il loro Paese non era libero,la loro mente incatenata alla loro terra che non sentivano più loro.

C’era Bernardo che guardava i suoi genitori,che odiava.

Bernardo si odiava,era come loro. Lo sapeva.

C’era zia Fabiana,che non amava zio Alberto,ma non poteva far a meno di lui,malediceva il giorno del suo matrimonio e benediceva ogni sacrosanto momento di vita insieme.

C’era nonna Antonia,ferma,nel letto,senza nulla.

C’era nonna Elena,ferma,sulla sedia,senza nonno Giovanni.

C’era mio padre che si prodigava per rendere la serata inibenticabile,sapeva sarebbe stata una delle ultime serate così,tutti insieme.

C’era mia madre che,con la sua storia,vigilava su tutte le altre,lei era la padrona di casa ed equilibrava tutti i singoli “vacillare” di ognuno di noi.

C’ero io,che non avevo una storia,io che vivevo fuori da ogni storia,io che capivo di non essere.

Né rimpianti,né tristezza,né coscienza,nulla.

C’ero io,che pensavo a tutte le altre storie,che non capivo nulla di nessuna di quelle,ma che non potevo non considerare.

postato da: smarrimento alle ore 21:33 | link | commenti (2)
categorie:

Versi Sommersi

Una bella iniziativa promossa dall'Associazione Culturale La Cattedrale e dall'autrice Dana Drunk, una buona occasione per conoscere autori ed opere emergenti, parte domenica sera e proseguirà per un mese:

Versi Sommersi

Versi sommersi 2

Per maggiori informazioni sull'evento e sugli autori passate su

TELLUSFOLIO

TIBET: Forse non abbiamo smesso di pensare a Loro...


Monaci Birmani

E' con amarezza che mi permetto di proporre il problema Tibetano.

Un invito a firmare gli appelli proposti da
Amnesty International
Firma On Line

e da Avaaz.org

Semplicemente un'espressione di coscienza e civiltà.
Proponetelo nel vostro blog e ... perdonatemi "l'intrusione"
Grazie

Un sorriso ;-)
AminaAmina
postato da: AminaAmina alle ore 11:45 | link | commenti (8)
categorie: politica, riflessioni, @appelli
giovedì, 27 marzo 2008

Vita

Impronte stradali

"La nostra vita è un viaggio,
nell'inverno e nella notte,
 noi cerchiamo il nostro passaggio 
nel Cielo...
 ...ma io sono Qui!!
 Beffato dalla vita
 fino in fondo alla morte.
 La nostra vita è un viaggio
 ed è ora di andare."

Alex

postato da: ale20025 alle ore 21:24 | link | commenti (7)
categorie: pensieri sparsi, #ale20025

scRibellarsi

scRibellarsi n.0

scRibellarsi nasce nel settembre 2007 dall'esperienza dell'Associazione Culturale Menestrelli di Jorvik e dalla collaborazione con XY.IT Editore. Distribuita mensilmente nelle edicole della zona del lago Maggiore e del lago d'Orta, oltre che in tutta italia tramite abbonamento postale, raccoglie racconti, disegni, poesie e riflessioni sull'attualità. Semplice nell'impostazione ed economica nel prezzo, si fonda sull'idea (anche se in realtà si tratta più che altro di un sentire comune) della scribellione, e per spiegarvi un po' di cosa si tratta, copincollo questo testo dall'Emeroteca di Qforum:

"Per scribellione s'intende una rivoluzione non violenta, costruttiva piuttosto che distruttiva, volta a propagandare un'idea di cultura open source, aperta a tutti, per contrastare l'alienazione e la chiusura mentale che imperano nella società. Alienazione, chiusura mentale e oppio dei popoli, in una concezione non marxista ma moderna, dove l'oppio sono la televisione e il reality show, il vestito griffato bello solo in quanto griffato e l'oppio vero, le droghe pesanti, tutto ciò che, in generale, oggi ci dà dipendenza e ci sottrae non da un fine superiore ma semplicemente dall'essere noi stessi, insomma tutto ciò che ci fa omologare.
Tutto ciò, ed è questa la novità secondo me più importante, in un ottica non politica e non totalizzante, insomma con un atteggiamento nettamente in contrasto con quello novecentesco dei movimenti e delle avanguardie, lasciando spazio all'esperienza e all'emozione personale, descrivendo sentimenti piuttosto che ideologie." M.F.

Se volete saperne di più fate un giro sul blog dei Menestrelli, dove potrete anche scaricare gratuitamente il numero 0 della rivista e visionare i sommari di tutti gli altri numeri:

www.menestrellidijorvik.splinder.com

Per conoscere meglio i Menestrelli di Jorvik, invece, date un'occhiata a:

www.menestrellidijorvik.it

postato da: mariofavini alle ore 15:09 | link | commenti (2)
categorie: cultura, letteratura, scrittura, scribellarsi, mario favini
mercoledì, 26 marzo 2008

monetVeramente sono nata il ventinove febbraio del 1960.
Ad Agadir in Marocco un terremoto uccise un terzo della popolazione. La televisione non era ancora arrivata in paese e nessuno di noi seppe mai di quei morti.
La notte in cui vidi la luce di una candela si sentivano le ultime voci di maschere in domino che tornavano a casa. Mia madre non voleva soffrire e voleva andare in ospedale. Ma le doglie arrivarono col gelo e non si vedeva la luna.
C'era solo l'alloro a profumare la via della vita.
Quando vidi la fiamma urlai di dolore.
Mi dissero che ero solo di un chilo e duecento.
I neonati non vivono a lungo se pesano poco.
Ma senti come strilla e quanto urla, questa bimba sta sfidando la morte. Mi hanno detto questa frase centinaia di volte.
Non ha più di tre giorni di vita, sosteneva il dottore.
Quella donna era grande e vestiva di bianco.
La vedevo ogni giorno camminare sui sassi
e la borsa coi ferri dondolava sui fianchi;
e ogni volta mi prendeva la mano e mi guardava negli occhi.
Tu farai grandi cose bambina- diceva- chi ha sfidato la morte non teme la vita.
Io seguivo con gli occhi le sue scarpe senza tacco, sempre bianche e lucenti osservando nel cielo uno stormo di rondini.
Annusavo e scoprivo il sapore dei giorni e prendevo per mano la strada.
Poi, scendevo da sola sul fiume a parlare con l'acqua e nessuno sapeva.
Quando poi lo scirocco arrivava li lasciavo a pranzare da soli
e sparivo per una o due ore
per andare a sdraiarmi sul grano,
per guardare i papaveri roteare nel sole.
Se tornavo quando il sole moriva c'erano sempre due sculaccioni ad accogliermi
ed un bacio sul mento.
Non hai fame Raffaela?
Sussurrava mia madre nascondendo la mano pentita.
Io prendevo coraggio e chiedevo se c'erano i pomodori.
Solo due ne son rimasti.
Io, prendevo il gioco di legno che aveva fatto il mio babbo e giocavo sporcandomi il ventre di rosso.
Quante cose son successe da allora.
postato da: RaffaelaR alle ore 22:17 | link | commenti (5)
categorie: #raffaela ruju poesie, #raffaella ruju flussi

Tra il mio sangue e il tuo

Qualcosa di tutti trascorre
tra il mio sangue e il tuo:

ogni verità ha labbra di pietra
e occhi dissanguati,

spalle spioventi rivoli d'agro
su corte stringhe di pelle 
dimenticate nel fosso
delle urla differenziate.

E tutt'intorno ai corpi solleverò il lenzuolo
dove s'acquieta l'odio dolce sarà l'artiglio.

postato da: Butterfly56 alle ore 17:00 | link | commenti (5)
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L'ultimo giorno

Piccola Premessa.

Questo racconto lo dedico alle donne che frequentano, navigano e commentano su questo blog ed in particolare lo dedico a chi di loro continua a leggermi e a commentarmi senza annoiarsi anche quando il mio "Humor è Nero".

Un bacio a tutte Alex

 

 L'Ultimo Giorno

La donna aprì i vetri e nel silenzio percepì lo scricchiolio del legno delle imposte. Aveva capelli neri, corti sulla nuca, delle belle spalle e morbide braccia nude. Si appoggiò con i gomiti sul davanzale della finestra e sentì il freddo del marmo.
Donna alla finestraLa finestra dava su una grande aia di pietrisco bianco. Oltre l’aia, nella luce radente della sera, si apriva tutta la campagna. A cercar con gli occhi l’infinito, ci si poteva arrivare seguendo la fila dei pali della luce che in successione correvano lungo la distesa dei campi e arrivavano fin oltre l’orizzonte, a perdersi la vista nell’ombra finale del tramonto.
Lei guardava ansiosa verso la linea curva delle colline, attraverso le distese del grano, e lentamente avvertì che tutto quel giallo frusciante le dava tranquillità, e si immaginò di sentire la rugosità dei fili delle spighe sotto i palmi delle mani.
Scendeva la sera, e c’erano tutti gli odori dell’imbrunire, dell’erba tagliata e dell’umido che veniva su dalla terra calda di sole, oltre agli odori dei pomodori raccolti dai contadini e lasciati a maturare nelle cassette di legno.
Respirò profondamente quegli odori cercando di distinguere gli uni dagli altri, e provò un’intensa sensazione di benessere. Pensò che sarebbe stato bello vivere lì invece di tornare in città. Ebbe dei ricordi, vaghi e piacevoli, e vi si abbandonò. Le venne in mente una vecchia musica e provò mentalmente a riprodurla ed era un coro di voci e strumenti, di fiati e di giovinezza ed aveva un ritmo incalzante e pareva che provenisse da fuori, che scendesse giù dalle colline verdi per percorrere tutta la distesa gialla e, attraverso la grande aia davanti alla casa, arrivasse finalmente a lei con la stessa velocità della luce che ora balzava fuori dalle nuvole piene di striature rosse e nere. Rimase per un po’ assorta in quello stato, a contemplarsi, quando una voce la ridestò
-         Claudia!-
La voce proveniva dalla camera, ed era quella di suo marito. Claudia non rispose e ricadde dolcemente nelle sue fantasticherie e nella musica che ora andava pian piano sfumando nella sua mente. Oh davvero avrebbe voluto rimanere in quel posto, magari per sempre, pensò. E non tornare più.
-         Claudia!-
L’uomo fece una pausa di qualche secondo e poi lei sentì di nuovo la sua voce, come lontana.
-         Claudia, ti stiamo aspettando, è tardi! –
E’ tardi. Ripeté lei mentalmente mentre la musica si era ormai dissolta nel silenzio della sera. Prese a fissare la luce dell’orizzonte, al di là dei recinti che si vedevano in lontana e notò che ora il cielo era pieno di nuvole che formavano come un grande anfiteatro che abbracciava tutta la campagna. Avrebbe voluto restare con quella vista per sempre e, ripensando a quella parola – tardi -, sentì di essere ormai una donna matura.
Era la prima volta che avvertiva una cosa simile. Fino ad allora si era sempre sentita ragazza e non aveva mai colto più di tanto i cambiamenti della vita. E allora cercò di immaginare tutte le cose che avrebbe voluto fare e che non aveva mai fatto, e i pensieri le scorrevano veloci e non riuscivano a fermare neppure uno e tutto quello che riusciva a desiderare in quel momento era che la sua vista si arrestasse di fronte a quelle nuvole e a quelle colline e che le cose e gli odori restassero immutati per sempre e lei continuasse a respirare quell’aria fresca e così carica di cose e di giornate della sua infanzia.
E in un istante sentì dissolversi tutta quella tranquillità che aveva provato poco prima e non riusciva a placare l’ansia. Provò a respirare, lentamente. Molto lentamente. Niente da fare. Si sentiva il cuore in gola tanto che le pulsava. E pensò a tante cose e a suo padre e a lei bambina e le venne in mente una vecchia foto.
Nella foto lei aveva dieci anni ed era insieme a suo padre, e suo padre aveva la stessa età che lei aveva adesso e le sembrò incredibile che lui potesse essere stato tanto giovane e lo vedeva, nella foto, così forte e sicuro e bello e con lo sguardo profondo.
Proprio in quel momento suo marito le sfiorò le spalle e le braccia da dietro, e lei ebbe un brivido. Non si voltò e continuò a fissare oltre la grande aia, mentre sentiva le mani calde di lui sulle sue braccia.  
Alex
postato da: ale20025 alle ore 16:02 | link | commenti (10)
categorie: pensieri sparsi, #ale20025
martedì, 25 marzo 2008

Mi presento

Saluti a tutti. Ho trovato per caso questo bel blog e vi parteciperò con piacere. Prima, però, mi presento.

Ho 22 anni, vivo in un paesino della provincia di Novara, studio Lettere Moderne a Pavia (anche se in teoria sarei ingegnere... purtroppo...), scrivo e leggo. Faccio parte di un'Associoazione Culturale, i Menestrelli di Jorvik, che raggruppa scrittori, disegnatori e artisti vari e ineventuali, realizziamo spettacoli e letture pubbliche. Da qualche mese gestiamo un mensile letterario, "scRibellarsi - il confine tra scrivere e ribellarsi", distribuito nelle edicole della nostra zona e in tutta Italia tramite abbonamento.  Attraverso racconti e poesie, disegni e riflessioni cerchiamo in qualche modo di contrastare il grigiore culturale di questi anni, consapevoli della necessità di una svolta rispetto alle ideologie rivoluzionarie, modaiole e totalizzanti del secolo che ci ha preceduto.

Per il resto ho pubblicato un paio di racconti e una poesia per la rivista veronese Inchiostro (il Riccio Editore), altri racconti su qualche antologia, e a giorni uscirà un mio romanzo surreale, "Centro Commerciale", per Cicorivolta Edizioni.

Spero di non avervi annoiato troppo...

A presto,

Mario

postato da: mariofavini alle ore 22:33 | link | commenti (10)
categorie: scribellarsi, mario favini

acqua

Ti ho guardato
intimorita
di sottecchi
e nel tuo sguardo
tutta la forza del desiderio

Mi hai attirata a te con dolcezza
e decisione
e ho ceduto
senza opporre resistenza

Le tua labbra
morbide
sulle mie

Ho lasciato che la tua bocca mi esplorasse
dolce

E mi sono fatta acqua
peso senza foma
inelutabilmente attratta
dalla gravità del desiderio


Sai Michele, ho visto che l'hai commentata anche se era in basso, ho pensato che ti piacesse e... te la regalo :)
postato da: Shoruel alle ore 15:57 | link | commenti (5)
categorie: #shoruel racconti

Oggi cominciamo con un pò di humor nero!!

Cara Contessa Clara...

Cara Contessa Clara,
ti scrivo per chiederti consiglio circa un grave problema di coscienza. Io sono Ma che te ridi?un ex marine reduce del Vietnam, dove ho attivamente preso parte alle stragi di Da Nang e di Ho Shay, ho un cugino che ha un fiorente contrabbando di armi.
Mia madre milita nel Partito Nazista Americano, e mio padre, che faceva il dentista, sta scontando una condanna a 30 anni perchè molestava le pazienti sotto anestesia. I soli sostegni della mia numerosa famiglia, incluso me e i 500 dollari di eroina che mi servono ogni giorno, sono zio Johnny, borseggiatore esperto, detto “Dita d'oro”, la vecchia zia Ester che coraggiosamente batte i marciapiedi nonostante i suoi 70 anni suonati, e le mie due sorelline che battono con lei tra una rapina e l'altra.
L'anno scorso ho conosciuto una ragazza deliziosa, che compirà 16 anni il mese prossimo, e intendo sposarla appena riuscirò a scappare dal riformatorio. Per dare da vivere a mia moglie ed a me sto allestendo in Messico una fabbrica di falsi reperti Maya, con tutta manodopera rigorosamente minorile, e quando avrò dei figli li inserirò nell'azienda di famiglia.
Dopodomani andrò a trovare il mio futuro suocero ad Alcatraz, e temo che la mia famiglia possa non fargli buona impressione.
Ora vengo al mio problema, per il quale mi serve il tuo esperto consiglio: secondo te, debbo dirglielo che ho un cugino che lavora in Microsoft?
Alex
ps: Buon rientro a tutti, com'è andato questo ponte pasquale?
postato da: ale20025 alle ore 14:49 | link | commenti (7)
categorie: pensieri sparsi, #ale20025
domenica, 23 marzo 2008

Maggio


Blu e nero e bianco a perdita d'occhio.

La notte, sulle nostre montagne.

Tinte da piangerci una vita.

E in quella cornice, con quel velluto blu attorno,
io non ti avevo visto mai.

E io.

Io volevo solo rimanere lì,
con il cuore schiantato giù nella vallata,
e la tua testa, bianca di luna, tra le mani fredde.

postato da: LapidAria alle ore 22:26 | link | commenti (9)
categorie: #fabrizia conti poesie
sabato, 22 marzo 2008

Flagellanti salgono il crinale con lugubri nenie

Flagellanti salgono il crinale con lugubri nenie e scudisci
sanguinanti. Uno stormo di pennacchi da bersagliere insidia
uliveti sgranati e granate scavano fosse comuni e arano
boschi e deserti. Cavalieri con un graal non troppo santo
bivaccano in un villaggio bulgaro, stancati da mille colpi
su colli nudi e piangenti, vantando vini di rose e veroniche
per mercanti vinigiani. Reliquie spaziali da disporre in om
sulle piazze assolate di una Vienna solcata da mille fiumi
e popolata da ragni e pagani. Per la città schizzano piccoli
virenti mammiferi e accendono fuochi con stracci bagnati
in tini di alcol. Crociati insanguinati distendono a terra
crocefissi e rotoli fieri assassini in nome d’altri crocefissi.
Un albanese distrutto dal sospetto si dà fuoco in un vicolo
cieco della periferia tra migliaia di cavalli che urlano lucidi
e sbavanti verso nutrie denudate dal vento. Bande di assiri
assediano un palazzo in abbandono, cantano ubriache storie
di parodie romantiche, prima di decidere l’assalto all’arma
bianca, con baionette e spille di sicurezza. Un pavone spennato
becca processionarie sbandate con appetito e nausea. L’aereo
caduto al largo di un’isola galleggia rottame portando alla meta
carcasse di guerrieri zulù e di pulcini vietnamiti, mentre
gli schermi reclamano a reti unificate una sculettante risata
e un crocefisso che non perda sangue o liquidi vari. Elefanti
varcano le Alpi e sorseggiano barolo prima di sfidare la nebbia
padana, prima dei passi appenninici minando alle fondamenta
la bellezza di vigne e giardini, di viali e viados. I superstiti
delle Sturm Abteilungen messi in fuga da lunghi coltelli
coltivano crisantemi e begonie in attesa di un riscatto previsto.
Socrate legge nelle foglie di cicuta il suo futuro, e il futuro
degli dei, e il futuro delle belles dames sans merci, e il futuro
senza futuro. Cento minatori escono morti da un formicaio
belga cantando lodi al signore di turno baciando il carbone
e respirando grisou e canarini ormai esanimi. A turno cadono
da mille impalcature assassini che puntano le troie del regime
guidati da un piano destabilizzante e criminale. Da ogni piazza
giunge al mondo un Urrah vestito a festa, listato a lutto.

Enrico Cerquiglini

(inedito)


postato da: enricocer alle ore 19:44 | link | commenti (7)
categorie: #enrico cerquiglini poesie

La croce

Auguri per una Pasqua serena a tutti Voi

 

Pioviggine dai tanti sbiechi su quel primo chiodo
che ti ho infisso anch'io nel cielo verde di fiele.

 

 

La croce è legno parallelo.

Tu sei Uno, mai o sempre ripetuto
nella lunga galleria di specchi,

il tuo vino semina prepotenti preghiere:

nella cinghia di cuoio ci sono troppi coltelli
con lame che tagliano ancora il tuo Volto

 che palpita e vive di me sullo spavento del cuore.

postato da: Butterfly56 alle ore 17:22 | link | commenti (4)
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