
volano sopra il grano
tre ali di strada a diradar sentieri
cinque corvi
gli altri a migrare oltre il mondo
in un cielo di chiardiluna sommerso
cinque corvi
nella magia dell' universo
oltre l'orizzonte dell'essere

Sapevo tutto, prima che succedesse.
Conoscevo la sensazione esatta, senza averla mai provata.
Ho il passo morbido dell'energia usurata,
gli occhi gonfi
dal vino
dal sonno,
lo smalto rosso,
grottesco e volgare.
Ho il passo morbido, sicuro.
E poi. All'improvviso.
Non mi sono accorta,
dondolante nell'inverno,
-nei miei
mille
ridicoli inverni-
che gli alberi sono
in fiore.
La primavera, ed io.
Sono ghiaccio in frantumi.
Se mi cadesse
addosso
un fiore rosa,
quanto male mi farebbe.
GIULIA LUIGIA TATTI
.... E PROFUMA ANCORA IL MIRTO
10 EURO
c'è qualcosa della sua terra in questo libro. quel sapore dei fichi d'india, che puoi gustare come qualcosa che arriva da lontano e ti lascia un retrogusto semplice e dolce.
parole cariche di vita e di esperienze. sentimenti, occasioni mancate, dolore e allegria. tutto ciò che fa parte della vita di giulia.
tutto ciò che ha dentro lei lo estrapola solo attraverso questi versi, che per quanto dolci possano essere, all'interno hanno un'enorme forza. quella durezza tipico della donna che è andata avanti, che ha lottato e che sa cosa significa tenere sempre la guardia alzata. sa cosa significa aiutare gli altri( e lo fa anche con azioni materiali nella sua vita giornaliera attraverso alcune associazioni di volontariato).
ecco cosa è per me questa raccolta di poesie. allegria, tirarsi su le maniche e ricominciare. avere la testa dura e lavorare per i propri sogni.
le parole della tatti mi hanno lasciato questo.
ps devo ammettere che da tempo la seguo anche sul suo blog .
per contattare l'autrice e ordinare una copia del suo libro potete visitare il suo blog:
http://ventidiguerra.splinder.com/
"Tutto triste, il camaleonte
si rese conto che,
per conoscere il suo vero colore,
doveva posarsi sul vuoto."

Alex
Fu come aria di neve confusa
dai petali di margherite estive
una bellis perennis sopra il ghiaccio
e una corolla rossa come il sangue
Furono macchie di pensiero
oppure fu pensiero macchiato
su questo metallo rigido e spoglio
che mescola l'oceano con la rena
Furono solo ombre ciondolanti
strette da un pugno aperto
appena una manciata di splendore
sul grigio ricamato nella steppa
Ora è solo il fruscio
di un sole tramontato
la genesi di un calvario finito
di due braccia incrociate nel grembo

Il cenone di Natale.
Osservavo le vite e i movimenti,quella sera capii che c’era qualcosa di comune a tutti.
Tutti.
Parenti,zii,cugini,amici avevano una storia.
Ognuno in quel salotto si portava sulle spalle un macigno,visibile, intuibile facilmente.
Quasi tutte le storie,con il loro pesante carico,sapevano di rimpianti e un pizzico,no e un consistente vuoto.
C’era Irina,che sparecchiava freneticamente,lavava i piatti più velocemente che poteva,non guardava e non parlava con nessuno, pensava a suo figlio,alla sua vita,al suo posto e alle sue fatiche.
C’era zia Carla,che sulle spalle si portava l’ossessione per l’apparire,l’ossessione per Giorgio,l’ossessione. Era infantile e triste,vuota e persa,era niente e lo sapeva,era niente e faceva di tutto per apparire intensa ma era nitido il rumore del silenzio asettico che si portava dentro.
C’era zio Mario,che guardava zia Carla,e piangeva senza una lacrima.
C’era Arianna che pensava a Luciano,che amava Luciano,che non aveva null’altro,nemmeno Luciano.
C’erano Josè e Amaranta che ballavano,calpestavano il pavimento con leggiadria e ripensavano e riportavano i profumi di quella terra,di quel Venezuela funestato da un demagogo populista pazzo. Non erano liberi,il loro Paese non era libero,la loro mente incatenata alla loro terra che non sentivano più loro.
C’era Bernardo che guardava i suoi genitori,che odiava.
Bernardo si odiava,era come loro. Lo sapeva.
C’era zia Fabiana,che non amava zio Alberto,ma non poteva far a meno di lui,malediceva il giorno del suo matrimonio e benediceva ogni sacrosanto momento di vita insieme.
C’era nonna Antonia,ferma,nel letto,senza nulla.
C’era nonna Elena,ferma,sulla sedia,senza nonno Giovanni.
C’era mio padre che si prodigava per rendere la serata inibenticabile,sapeva sarebbe stata una delle ultime serate così,tutti insieme.
C’era mia madre che,con la sua storia,vigilava su tutte le altre,lei era la padrona di casa ed equilibrava tutti i singoli “vacillare” di ognuno di noi.
C’ero io,che non avevo una storia,io che vivevo fuori da ogni storia,io che capivo di non essere.
Né rimpianti,né tristezza,né coscienza,nulla.
C’ero io,che pensavo a tutte le altre storie,che non capivo nulla di nessuna di quelle,ma che non potevo non considerare.
Una bella iniziativa promossa dall'Associazione Culturale La Cattedrale e dall'autrice Dana Drunk, una buona occasione per conoscere autori ed opere emergenti, parte domenica sera e proseguirà per un mese:

Per maggiori informazioni sull'evento e sugli autori passate su


"La nostra vita è un viaggio,
nell'inverno e nella notte,
noi cerchiamo il nostro passaggio
nel Cielo...
...ma io sono Qui!!
Beffato dalla vita
fino in fondo alla morte.
La nostra vita è un viaggio
ed è ora di andare."
Alex

scRibellarsi nasce nel settembre 2007 dall'esperienza dell'Associazione Culturale Menestrelli di Jorvik e dalla collaborazione con XY.IT Editore. Distribuita mensilmente nelle edicole della zona del lago Maggiore e del lago d'Orta, oltre che in tutta italia tramite abbonamento postale, raccoglie racconti, disegni, poesie e riflessioni sull'attualità. Semplice nell'impostazione ed economica nel prezzo, si fonda sull'idea (anche se in realtà si tratta più che altro di un sentire comune) della scribellione, e per spiegarvi un po' di cosa si tratta, copincollo questo testo dall'Emeroteca di Qforum:
"Per scribellione s'intende una rivoluzione non violenta, costruttiva piuttosto che distruttiva, volta a propagandare un'idea di cultura open source, aperta a tutti, per contrastare l'alienazione e la chiusura mentale che imperano nella società. Alienazione, chiusura mentale e oppio dei popoli, in una concezione non marxista ma moderna, dove l'oppio sono la televisione e il reality show, il vestito griffato bello solo in quanto griffato e l'oppio vero, le droghe pesanti, tutto ciò che, in generale, oggi ci dà dipendenza e ci sottrae non da un fine superiore ma semplicemente dall'essere noi stessi, insomma tutto ciò che ci fa omologare.
Tutto ciò, ed è questa la novità secondo me più importante, in un ottica non politica e non totalizzante, insomma con un atteggiamento nettamente in contrasto con quello novecentesco dei movimenti e delle avanguardie, lasciando spazio all'esperienza e all'emozione personale, descrivendo sentimenti piuttosto che ideologie." M.F.
Se volete saperne di più fate un giro sul blog dei Menestrelli, dove potrete anche scaricare gratuitamente il numero 0 della rivista e visionare i sommari di tutti gli altri numeri:
www.menestrellidijorvik.splinder.com
Per conoscere meglio i Menestrelli di Jorvik, invece, date un'occhiata a:
Veramente sono nata il ventinove febbraio del 1960.

Qualcosa di tutti trascorre
tra il mio sangue e il tuo:
ogni verità ha labbra di pietra
e occhi dissanguati,
spalle spioventi rivoli d'agro
su corte stringhe di pelle
dimenticate nel fosso
delle urla differenziate.
E tutt'intorno ai corpi solleverò il lenzuolo
dove s'acquieta l'odio dolce sarà l'artiglio.
Piccola Premessa.
Questo racconto lo dedico alle donne che frequentano, navigano e commentano su questo blog ed in particolare lo dedico a chi di loro continua a leggermi e a commentarmi senza annoiarsi anche quando il mio "Humor è Nero".
Un bacio a tutte Alex
L'Ultimo Giorno
La finestra dava su una grande aia di pietrisco bianco. Oltre l’aia, nella luce radente della sera, si apriva tutta la campagna. A cercar con gli occhi l’infinito, ci si poteva arrivare seguendo la fila dei pali della luce che in successione correvano lungo la distesa dei campi e arrivavano fin oltre l’orizzonte, a perdersi la vista nell’ombra finale del tramonto.Saluti a tutti. Ho trovato per caso questo bel blog e vi parteciperò con piacere. Prima, però, mi presento.
Ho 22 anni, vivo in un paesino della provincia di Novara, studio Lettere Moderne a Pavia (anche se in teoria sarei ingegnere... purtroppo...), scrivo e leggo. Faccio parte di un'Associoazione Culturale, i Menestrelli di Jorvik, che raggruppa scrittori, disegnatori e artisti vari e ineventuali, realizziamo spettacoli e letture pubbliche. Da qualche mese gestiamo un mensile letterario, "scRibellarsi - il confine tra scrivere e ribellarsi", distribuito nelle edicole della nostra zona e in tutta Italia tramite abbonamento. Attraverso racconti e poesie, disegni e riflessioni cerchiamo in qualche modo di contrastare il grigiore culturale di questi anni, consapevoli della necessità di una svolta rispetto alle ideologie rivoluzionarie, modaiole e totalizzanti del secolo che ci ha preceduto.
Per il resto ho pubblicato un paio di racconti e una poesia per la rivista veronese Inchiostro (il Riccio Editore), altri racconti su qualche antologia, e a giorni uscirà un mio romanzo surreale, "Centro Commerciale", per Cicorivolta Edizioni.
Spero di non avervi annoiato troppo...
A presto,
Mario
un ex marine reduce del Vietnam, dove ho attivamente preso parte alle stragi di Da Nang e di Ho Shay, ho un cugino che ha un fiorente contrabbando di armi.
Blu e nero e bianco a perdita d'occhio.
La notte, sulle nostre montagne.
Tinte da piangerci una vita.
E in quella cornice, con quel velluto blu attorno,
io non ti avevo visto mai.
E io.
Io volevo solo rimanere lì,
con il cuore schiantato giù nella vallata,
e la tua testa, bianca di luna, tra le mani fredde.
Flagellanti salgono il crinale con lugubri nenie e scudisci
sanguinanti. Uno stormo di pennacchi da bersagliere insidia
uliveti sgranati e granate scavano fosse comuni e arano
boschi e deserti. Cavalieri con un graal non troppo santo
bivaccano in un villaggio bulgaro, stancati da mille colpi
su colli nudi e piangenti, vantando vini di rose e veroniche
per mercanti vinigiani. Reliquie spaziali da disporre in om
sulle piazze assolate di una Vienna solcata da mille fiumi
e popolata da ragni e pagani. Per la città schizzano piccoli
virenti mammiferi e accendono fuochi con stracci bagnati
in tini di alcol. Crociati insanguinati distendono a terra
crocefissi e rotoli fieri assassini in nome d’altri crocefissi.
Un albanese distrutto dal sospetto si dà fuoco in un vicolo
cieco della periferia tra migliaia di cavalli che urlano lucidi
e sbavanti verso nutrie denudate dal vento. Bande di assiri
assediano un palazzo in abbandono, cantano ubriache storie
di parodie romantiche, prima di decidere l’assalto all’arma
bianca, con baionette e spille di sicurezza. Un pavone spennato
becca processionarie sbandate con appetito e nausea. L’aereo
caduto al largo di un’isola galleggia rottame portando alla meta
carcasse di guerrieri zulù e di pulcini vietnamiti, mentre
gli schermi reclamano a reti unificate una sculettante risata
e un crocefisso che non perda sangue o liquidi vari. Elefanti
varcano le Alpi e sorseggiano barolo prima di sfidare la nebbia
padana, prima dei passi appenninici minando alle fondamenta
la bellezza di vigne e giardini, di viali e viados. I superstiti
delle Sturm Abteilungen messi in fuga da lunghi coltelli
coltivano crisantemi e begonie in attesa di un riscatto previsto.
Socrate legge nelle foglie di cicuta il suo futuro, e il futuro
degli dei, e il futuro delle belles dames sans merci, e il futuro
senza futuro. Cento minatori escono morti da un formicaio
belga cantando lodi al signore di turno baciando il carbone
e respirando grisou e canarini ormai esanimi. A turno cadono
da mille impalcature assassini che puntano le troie del regime
guidati da un piano destabilizzante e criminale. Da ogni piazza
giunge al mondo un Urrah vestito a festa, listato a lutto.
Enrico Cerquiglini
(inedito)
Auguri per una Pasqua serena a tutti Voi
Pioviggine dai tanti sbiechi su quel primo chiodo
che ti ho infisso anch'io nel cielo verde di fiele.

La croce è legno parallelo.
Tu sei Uno, mai o sempre ripetuto
nella lunga galleria di specchi,
il tuo vino semina prepotenti preghiere:
nella cinghia di cuoio ci sono troppi coltelli
con lame che tagliano ancora il tuo Volto
che palpita e vive di me sullo spavento del cuore.