Libri&dintorni

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sabato, 30 agosto 2008

pensieri-copertina

Inaugurazione 27 settembre ore 19.00
 UNAR  Via Ulisse Aldrovandi ,16  Roma

"Pensieri come lame d'acciaio"
mostra video/fotografica di Elio Scarciglia

presenta
Augusto Benemeglio
(scrittore)

intervengono
Giuliano Impegnatiello (critico d'arte)
Pasquale Mastracchio (Presidente "Amici della Puglia" - Roma)
Marianna Fedele (attrice)

momento musicale
Massimiliano Chiappinelli (pianista)

rinfresco

La mostra si potrà visitare dal 27 settembre al 5 ottobre 2008

per informazioni:  www.elioscarciglia.it mare38@libero.it  3201532619

postato da: eliosca alle ore 16:18 | link | commenti (8)
categorie: mostra video/fotografica di elio
mercoledì, 27 agosto 2008

Stars

Siamo quello che siamo
macerie di decenza.
Alla fine
c’è soltanto un unico sole
e ogni tanto qualche pianeta
qualche piccolo stupidissimo pianeta
che ci si illumina e
s’improvvisa stella .o poeta.
Del resto
anche Hitler suonava il violino.
postato da: FscaPellegrino alle ore 23:46 | link | commenti (9)
categorie: #francesca pellegrino poesie
martedì, 26 agosto 2008

Elevador

no momento da melancolia
Eu era o 'quando eu queria ser
e que eu vi e ouvi que
só olhar
pode agarrar
este item
Eu sou"
sinta a excitação
para ser poeta
 
nel momento della malinconia
ero la' dove avrei  voluto essere
e ho visto e udito quello
che solo lo sguardo
puo' cogliere
e questa voce
mi fa' sentire l'ebbrezza
come se fossi un poeta.

postato da: glencoe alle ore 16:54 | link | commenti (7)
categorie: #glencoe poesie
lunedì, 25 agosto 2008

m. p. ciancio

@CIANCIO_COPERTINA

copertina per il testo di m. p. ciancio: la ragazza con la valigia.

 

Figurare delle immagini per Poeta di squisita sensibilità umana e dotata di spessori creativi notevolissimi, l’Amica Maria Pina Ciancio, mi ha indotto a creare dei fogli colorati che, pur partendo dalle suggestioni del Suo scrivere leggero e raffinato, non sfociano nella retorica della”illustrazione di” ma tendono a seguire i flussi del mio pensare meditativo lungo le note musicali che il poetare di Lei possiede; ho auscultato, sinesteticamente, la musicalità dei versi vergati da Lei e, immerso nel mio immaginario, presi dei fogli vergini, di istinto ho elaborato i piccoli dipinti presenti in questo testo dedicato alla Ragazza con la valigia.

  Un sentito grazie a Maria Pina Ciancio, Donna mediterranea e malinconicamente solare, per avermi dato la opportunità di poter eseguire fogli timbrici da includere in questa edizione ed un sentito grazie all’Editore LietoColle, di cui possiedo altre pubblicazioni di alto livello qualitativo, per la cura con cui edita con passione e raffinatezza esemplare.

 

 

Roberto Matarazzo

 

Blog di maria pina ciancio:

http://mariapinaciancio.wordpress.com/

postato da: erremme alle ore 22:03 | link | commenti (7)
categorie: genere / poesia

l

"Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l'alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante".
In prima persona, come una sorta di diario-confessione al lettore - per una buona metà del libro - Renée si racconta e descrive il procedere della sua vita mentale e materiale, dal punto di vista della guardiola di rue de Grenelle 7. Renée ha una cultura straordinaria, un'invidiabile apertura mentale e gusti musicali, filosofici e letterari di grande raffinatezza, qui ha scelto di non svelarsi al mondo, ma di conformarsi a ciò che il mondo si aspetta da una portinaia...

postato da: filippo12 alle ore 00:44 | link | commenti (11)
categorie: letteratura, genere / romanzo

Non ho mai smesso di fumare

Solo pezzi di labbra appena
in disparte - questo limbo.
Tutto sommato
di labbra ho solo queste e
ammiccano a volte o anche
fanno un po' come gli pare
tipo un - si -
che fuori è solo buio e
pesto, una spiaggia che di mare
ce n'è pure troppo e
maledizione
se bruciano freddi quei baci
chilometri d'amore
come andare per nuvole
.d'assenza.
E penso alla fatica che fanno
i sospiri incollati sulla faccia
e ti perdono anche stavolta
se mi lasci catene d'anima
.sul cuore.
in fondo le parole
sono il lusso che non posso più
permettermi - dopo di te -
che amore implodi alle labbra
e fuggi addii che .non posso.
morire amore se ancora d'amore
.m'ami.
E allora lastrichiamoci gli occhi
nel fumo di una sigaretta che
accende l'altra e così via.
Che non sarà di certo l'ultima
.questa.

postato da: FscaPellegrino alle ore 00:30 | link | commenti (3)
categorie: #francesca pellegrino poesie
domenica, 24 agosto 2008

OMAGGIO A PAOLO VOLPONI (m. 23 agosto 1994)

Roy Lichtenstein

Roy Lichtenstein

 

"Un giorno dirò tutto, scriverò un memoriale, un libro bianco sui grandi dirigenti,
sulle grandi politiche aziendali, la verità sulla ricerca e lo sviluppo, sulle qualità produttive,
sugli investimenti, sulle grandi novità tecnologiche, sui grandi, questi sì,
altro che grandi, prelievi personali e soprusi, sulle mosche,
sì, le mosche del capitale".

                                                                                  da "Le mosche del capitale"

postato da: filippo12 alle ore 00:09 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni, letteratura, arte
venerdì, 22 agosto 2008

Nella Casa Vuota

T'ho amato prima che nascessi.

girasoleLe carezze che ti ho fatto sono andate modellandomi.

Ogni tuo sguardo m'ha partorito in un'altra forma.

E' il tuo corpo che mi trasforma in aureola.

Ho imparato a parlare mormorando in ciò che ascoltavi.

Poichè m'hai posto nell'impronta dei tuoi sogni,

posso passeggiare per il mondo come un vivo.

Ma nella casa vuota non c'è un solo mobile.

Sopra il cumolo dei miei annientamenti

tu emergi come una fata eterna.

Alex

ps: visitate e partecipate al mio blog www.leballatedellarealta.splinder.com Grazie.

postato da: ale20025 alle ore 18:53 | link | commenti (7)
categorie: pensieri sparsi, #ale20025

Il Silenzio degli Dei coverIl silenzio non è mai puro vuoto, per quanto circondati, sopraffatti dalle parole e dai suoni, non si può non pensare che il silenzio sia un irrinunciabile modo per comunicare.

La lingua degli dei. Il silenzio dall'Antichità al Rinascimento di Roberto Mancini, edito da Colla Editore, ripercorre, con rigore storico, dall'antichità all'Età Moderna, il silenzio di santi, asceti, condottieri, re e quanti attraverso il silenzio hanno imparato ad ascoltare l'ineffabile.

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postato da: sandra54 alle ore 14:05 | link | commenti (5)
categorie: genere / saggistica

Hospital_in_Saint-Remy

Vincent Van Gogh > Hospital in Saint Remy > 1889

«Ci sono cinque sensi e il sesto è il pensiero ovvero la cosa più straordinaria che l'uomo possieda, e che non ha niente a che vedere con la natura. Per cui se io devo dire quali sono state le grandi emozioni della mia vita, confesso che non sono state di ordine naturale. Una farfalla, un tramonto possono essere cose bellissime, però le grandi emozioni, secondo me, si provano ascoltando Mozart, leggendo una poesia, perché c'è un pensiero fatto di mille coincidenze, sincronismi, ricordi quasi biologici, forse di tempi antichissimi in cui eravamo un'altra cosa e forse non eravamo neanche sulla terra. Insomma, di quando eravamo forse più vicini agli dei».
                                                                                                                                                  Alighiero Boetti

postato da: filippo12 alle ore 00:00 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni
giovedì, 21 agosto 2008

800px-Napoli_s_Chiara_affreschi_chiostro_-_il_silenzio_1040870

Allegoria del Silenzio - Chiostro di Santa Chiara, Napoli

"I have nothing to say.
I am saying it, and that is poetry".

John Cage

postato da: filippo12 alle ore 02:47 | link | commenti (9)
categorie: riflessioni
lunedì, 18 agosto 2008

Fichi d'india

di tenebra le scarpe, alla luce inciampo
nelle ossa raccolte dal mio ventre,

resine di germogli umani
filtrate da ventricoli e camere d'aria
dal mio-card(i)o che strappa le proprie radici

consegnandole al mare perchè ibrido
cresca fichi d'india azzurri di fiori e frutti

intrecciati alle gomene, scalzi di spine
ora uncinate al mio stolto sorriso.

postato da: Butterfly56 alle ore 17:03 | link | commenti (8)
categorie:
domenica, 17 agosto 2008

Paolina


Approfittai del momento in cui, parlando, girò la testa altrove per odorarmi gli abiti, quasi che Napoleone potesse intuire dai profumi che mi portavo addosso cosa fosse successo la notte precedente fra Paolina, la sorella, e il vostro umile narratore, io, Elemiro Feendoos e mi spostai in modo da mettermi sottovento; abbassavo di frequente gli occhi, invece, mentre si rivolgeva a me puntando nei miei i suoi, penetranti e indagatori, quasi che potesse scoprire dai miei, cerchiati, chi fosse la causa delle occhiaie.

postato da: Capitanfeendoos alle ore 15:08 | link | commenti (3)
categorie:
sabato, 16 agosto 2008

"Undici" di Savina Dolores MASSA

Undici foto di Alessandro Melis

 

 

 

 

 

 

 

Il libro apre con la notizia di cronaca riportata il 4 giugno 2006 sul quotidiano La Repubblica, a firma di Giovanni Maria Bellu: “ Barca di clandestini africani arriva ai Caraibi dopo 4 mesi nell’Atlantico. - Una barca di sei metri, bianca, senza nome e senza bandiera. E’ un pescatore ad avvistarla alle cinque del mattino del 29 aprile a 76 miglia di Ragged Point, la punta più orientale delle isole Barbados. Dondola tra le onde, nessuno la governa, anche se a bordo s’intravedono degli uomini. Sono sdraiati sul ponte, immobili. Il pescatore chiama la Guardia Costiera. Alle sei della sera, la piccola barca bianca, trainata da una motovedetta, entra nel porto di Bridgetown. A bordo ci sono i corpi quasi mummificati di undici uomini neri.”

postato da: 1Nuscis alle ore 16:06 | link | commenti (11)
categorie: recensioni, #giovanni nuscis
venerdì, 15 agosto 2008

eredità

03_voloDiGioia

 

Polifonia del mondo

code sciabordano agli scogli

pesci s’inarcano sulle frequenze

inaudibili dei sonar,

pronti sismografi scoppiano i vulcani

di fuochi e zuccheri filati.

Era d’estate quando morì suo padre,

afa con mirto, l’armonica da bocca

in sottofondo

di nuovo frantuma la sua infanzia,

nessuno più l’ha mai amata tanto

come lei ora ama, ama, il grande dono

coro di grilli intorno le cicale.

 

postato da: viomarelli alle ore 10:05 | link | commenti (7)
categorie: #viola amarelli poesie
sabato, 09 agosto 2008

Stonato




Notte livida, impastata di sudore e  affanni,
sull' anima accartocciata, per giorni,
alla ricerca di quel tempo
di vento leggero che accarezzava il viso
e sfuma,
in notti imperlate
e scricchiolio di passi
su rami di vischio ormai appassiti.
Non c' è rivalsa sulle leggi del tempo e la ragione
ciò che ti resta  nelle orecchie è un grido:
Piove da un cielo torbido,
come armonia che stride,
stonato ed impalpabile
scorrendo, lungo
vecchie tubature arrugginite.
postato da: ventidiguerra alle ore 18:15 | link | commenti (6)
categorie: poesia, riflessioni
venerdì, 08 agosto 2008

250px-Gustav_Klimt_016


Una storia semplice


Julien Roskoff, l'inquilino del terzo piano, era abitudinario; stranamente quella mattina non aprì la porta al postino che doveva consegnargli un telegramma da Bergerac: la moglie lo avvertiva del suo arrivo in serata, avrebbe gradito che lui fosse ad attenderla.

La portinaia si preoccupò e, dopo aver suonato più volte alla porta, ritornò alla sua garitta. Depardu, del terzo piano, avvertì la custode che dalla porta del signor Julien si sentiva uno strano odore. Sarebbe stato meglio controllare.

Verso l'una giunse il commissario von Pap e, con le sue chiavi magiche da scassinatore, aprì la porta.

Il corpo di Roskoff era sulla poltrona, un minuscolo foro sul petto, una pistola nella mano destra, uno strano sorriso di liberazione. Sul tavolo una lettera indirizzata alla moglie.

postato da: frontespizio alle ore 18:53 | link | commenti (36)
categorie: #michele racconti
giovedì, 07 agosto 2008

Tulipani scarlatti

tulipani


Nubi elettriche, in mattinata
e vapori sul torbido orizzonte –
questa la previsione
assaggerai pensieri lenti, strani
in sospensione di solitudine…
poi nasceranno fiori senza sforzo,
lungo la siepe ti sorprenderanno
tulipani splendenti di scarlatto!
postato da: aboutyou alle ore 17:43 | link | commenti (6)
categorie: #marina raccanelli poesie

NEGOZI  DI  PASTA E BOTTONI

La bottega aveva riaperto da poco dopo giorni di chiusura per lutto. I clienti non si erano disperati, non esistevano. Il negoziante,   “Gozzo in gola”, come tutti lo chiamavano per una vulcanica escrescenza giallognola che gli promineva  dal collo,  era rimasto vedovo d’improvviso lo scorso giovedì pomeriggio. Il soprannome tradiva la sua natura : non si era mai commosso in vita sua. Al funerale, poco partecipato, c’erano tre persone incluse lui e il sacerdote. L’altra era la rivenditrice di marijuana della defunta. Erano anni  che aveva scelto di ingannare con l’erba il tempo insensato della sua vita. Il vedovo già indossava il costume sotto i jeans. Fu decisamente la fortuna  a farla morire di luglio, quando lui aveva proprio voglia di andare al mare. Si sa che è pretenzioso per un negozio in via di fallimento chiudere per ferie, per lutto finisce pure che si acquista un po’ di clientela. La pietà muove ancora una larga fetta di mondo.

Ad ogni modo, era passato già qualche giorno, Gozzo portava con sé solo l’amaro rimpianto di non aver detto alla moglie di non amarla più da tempo. In effetti, aveva smesso di amarla già dalla prima notte di nozze, quando aveva scoperto, leccandoglielo, quel neo peloso sull’inguine. L’allora magra moglie, ora estinta, l’aveva ingannato. Se l’avesse debitamente informato, non l’avrebbe mai sposata. 

Al mare si era rilassato davvero, libero dal peso insopportabile del non amore e della taglia over infinito.

 Il rossore nel suo viso non avrebbe insospettito nessuno perché l’aveva sempre addosso, più intenso man mano che la birra gli invadeva il corpo, a sera. Quante ne avevano bevuto insieme, lui e il suo amico Tagliatella, che aveva il negozio di pasta “fresca” giusto accanto al suo.

Quando quella mattina il campanello all’entrata annunciò una cliente, Gozzo non fece in tempo a rimettere tutto a posto. Non sapeva se ribracarsi o nascondere la rivista porno. Tutte e due le cose non avrebbe potuto farle, c’era troppo poco tempo perchè non lo scoprisse. Esitò qualche istante e si mise la rivista spiegazzata sotto al sedere. Subito si rese conto dell’idiozia della sua decisione : non avrebbe nemmeno potuto alzarsi.

“E dire che quelle tette le conoscevo a memoria” , pensò tra sé e sé. Quando dovette alzare lo sguardo verso la cliente si era a malapena riabbottonato i jeans. Sembrava che una di quelle donne che aveva appena finito di consumare con gli occhi su quella rivista fosse discesa sulla terra e entrata nella sua bottega.

Tempo del pensiero Gozziano : “E che cazzo ci fa questa sguinzera – (cfr gergo Gozzo/Tagliatella)  soda e paffuta nella mia bottega di bottoni? Non ne ha nemmeno uno di bottone su quel bel vestito rosso, ma se ne avesse glieli strapperei via coi denti.”

Il pensiero di Gozzo fu interrotto dal buongiorno irritato della donna, che aspettava il saluto che le spettava aspettarsi di aspettare.

 Tempo della parola Gozziana : “Voglia accogliere le mie scuse, gentile signorina, è che a volte mi capita smarrirmi tra i pensieri miei e nel naufragio della perdita di mia moglie corrente mese avvenuta d’improvviso mentre I rossi di Brooklyn battevano i blu di Arlem in televisione e io ruttavo la mia birra decima sesta.”

La donna accolse le scuse annuendo di noia ma causando un’oscillazione di due o tre millimetri dei suoi seni gigantogliosi  (fusione Gozzo/Tagliatella per “giganti” e “meravigliosi”).

L’uomo, visto l’annuir, sorrideva e diceva :

(tempo della parola) “In cosa posso esserle utile, non abbia indugio a dirlo a me. Appena dirmelo lei avrà fatto, farò di far quel che mi ha chiesto.”

Donna : “Guardi, l’eleganza è merda in bocca ai maiali. In ragione di questo, le chiedo di usare le parole come lei meglio sa, non come  non è abituato a fare.”

Tempo del pensiero gozziano : “Bella e aggressiva, questo miraggio di sguinzera dell’ultimo grido che sia stato mai gridato.”

Donna : “Odio perdere il mio tempo ! Insomma, sa dirmi o no dove si trova il Museo delle Cere di questa dannata  città? Ho un appuntamento al buio proprio lì per le quattro. Io e Vergalunga, questo il suo nick, ci siamo conosciuti su sito dei “Singol-esecrenti”.

Simultanei, come al solito, si avvicendarono in Gozzo sia il pensiero che la parola. Fu uno dei rari casi in cui corrispondevano :

Gozzo : “Troia d’una fagiana bionda, non sapevo nemmeno che esistesse questo postaccio fino a due minuti fa. Per quanto riguarda le verghe lunghe , ne conosco una proprio qui sotto che fa al caso tuo senza che ti sbatti per andarla a cercare.”

(Gozzo si indica volgarmente il bassoventre)

Donna : “Semmai mi sbatterò dopo averla trovata. Fatti miei comunque. Me ne vado. Pur se vergalito, sei sempre un cafone. ”

Gozzo ci restò male, chissà se Tagliatella gli avrebbe mai creduto.

La sguinzera si diresse nervosa proprio da Tagliatella, magro e affogato in trasogni di fiumi di birra.

Non appena la vide, Tagliatella pensò che una gnocca in un negozio di pasta fresca è proprio il massimo. Ah , quanto l’avrebbe amata, in mezzo alla farina e ai matterelli.

Voce del pensiero tagliatellesco : “Vuoi gli gnocchi che sono nel vassoio o lo gnocco che è qui davanti a te?”

Voce della parola tagliatellesca : “Mi dica, signorina, cosa ha scelto di speciale per il suo pranzo di oggi?”

Donna : “Proprio niente, nemmeno la punta di una di queste squallide e avariate tagliatelle.”

Voce della sincerità di Gozzo : “E mi dica, cosa è venuta a fare allora?”

Donna : “Solo a chiederle dove si trova il Museo delle Cere.”

Voce del pensiero gozziano : “Sei stizzita e acida? Allora ti faccio sbagliare strada! Ci ho messo ore per trovarlo, la settimana scorsa, per incontrare Topaumida.”

Voce della parola : “ Vada a ovest, non verso il bordello, non verso i locali delle scommesse clandestine.”

Donna ( come illuminata da un fiducioso ottimismo) : “Devo passare vicino al Centro di Commercio degli Organi”?

Voce della parola del Tagliatella mentitore : “No, superi il Macera Immigrati e tiri dritto verso CSLI (centro di soppressione della letteratura impegnata). Sulla sua sinistra, si troverà il museo delle cere.”

Voce del pensiero (simultaneo) : “Gabbata! Vorrei vedere la tua faccia quando vedrai davanti a te la staccionata di confine con la fine del mondo, di fronte al CSLI. Si dice che quando avranno finito con la letteratura, la staccionata crollerà e tanti saluti.”

Donna : “Grazie davvero. Non l’avrei valutato un bucatino! Scusi se sto di fretta ma c’è Vergalunga che mi aspetta.”

A sera , Gozzo e Tagliatella si misero sul divano a bere birra in attesa della partita. La pubblicità dei bagnoschiuma orientali che tanto adoravano fu interrotta da un’edizione straordinaria del telegiornale.

Una bionda mozzafiato ha mandato in tilt gli ingranaggi del CSLI, sciolti dalla sua bellezza. La fine del mondo può attendere. Svolta sulla morte della commerciante di bottoni : il tramviere che l’ha investita ha confessato : si era distratto a guardare la stessa bionda che ha salvato il mondo.”

I due amici sorridono. Gozzo si sente un meta gozzo in gola, è commosso di gioia. Tagliatella sente di aver contribuito a salvare il mondo. Sono le 21 e 35 : adesso è ora che la partita cominci. Da domani le bionde scompariranno di nuovo dai negozi di pasta e bottoni.

                                                        Fine.          

postato da: Paolomas alle ore 11:14 | link | commenti (6)
categorie: #paolo massari racconti
mercoledì, 06 agosto 2008

cinque

Derive cimiteriali in ufficio di primo mattino gira la carta derive del senso in ufficio di primo mattino vorrei degno disegno a.segno
 
quando non ci sara’
piu’ il mio respiro
desidero che il
mio corpo immobile
sia coperto da
un lenzuolo bianco
desidero che
non essere  guardato
invito qualsiasi a
sedersi vicino a me
e a iniziare
a parlare
lo posso assicurare
anche se non pare
che lo sentiro’
e da qualche metro
sopra la sua testa
lo vedro’
 
che mio corpo celato
sia portato nel forno
e diventi una polvere
ma dopo
sara’ per un incidente
che la polvere
del mio corpo
si posera’
sul una aria
e poi
su una terra
 
La dimenticanza
occupera’
ogni cosa
che ho
toccato
ogni luogo
che ho calcato
ognuno
 
tornero’
da dove
sono venuto
e mai niente
sara’ lo stesso
ricordero’ solo
quello che anche
adesso
raramente
vale

tu lo sai che l’amore
non consola
quando poi tu sei sola
vagando e divagando
non avendo niente
accanto
postato da: glencoe alle ore 14:22 | link | commenti (2)
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