Inaugurazione 27 settembre ore 19.00
UNAR Via Ulisse Aldrovandi ,16 Roma
"Pensieri come lame d'acciaio"
mostra video/fotografica di Elio Scarciglia
presenta
Augusto Benemeglio (scrittore)
intervengono
Giuliano Impegnatiello (critico d'arte)
Pasquale Mastracchio (Presidente "Amici della Puglia" - Roma)
Marianna Fedele (attrice)
momento musicale
Massimiliano Chiappinelli (pianista)
rinfresco
La mostra si potrà visitare dal 27 settembre al 5 ottobre 2008
per informazioni: www.elioscarciglia.it mare38@libero.it 3201532619

copertina per il testo di m. p. ciancio: la ragazza con la valigia.
Figurare delle immagini per Poeta di squisita sensibilità umana e dotata di spessori creativi notevolissimi, l’Amica Maria Pina Ciancio, mi ha indotto a creare dei fogli colorati che, pur partendo dalle suggestioni del Suo scrivere leggero e raffinato, non sfociano nella retorica della”illustrazione di” ma tendono a seguire i flussi del mio pensare meditativo lungo le note musicali che il poetare di Lei possiede; ho auscultato, sinesteticamente, la musicalità dei versi vergati da Lei e, immerso nel mio immaginario, presi dei fogli vergini, di istinto ho elaborato i piccoli dipinti presenti in questo testo dedicato alla Ragazza con la valigia.
Un sentito grazie a Maria Pina Ciancio, Donna mediterranea e malinconicamente solare, per avermi dato la opportunità di poter eseguire fogli timbrici da includere in questa edizione ed un sentito grazie all’Editore LietoColle, di cui possiedo altre pubblicazioni di alto livello qualitativo, per la cura con cui edita con passione e raffinatezza esemplare.
Roberto Matarazzo
Blog di maria pina ciancio:
"Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l'alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante".
In prima persona, come una sorta di diario-confessione al lettore - per una buona metà del libro - Renée si racconta e descrive il procedere della sua vita mentale e materiale, dal punto di vista della guardiola di rue de Grenelle 7. Renée ha una cultura straordinaria, un'invidiabile apertura mentale e gusti musicali, filosofici e letterari di grande raffinatezza, qui ha scelto di non svelarsi al mondo, ma di conformarsi a ciò che il mondo si aspetta da una portinaia...
Solo pezzi di labbra appena
in disparte - questo limbo.
Tutto sommato
di labbra ho solo queste e
ammiccano a volte o anche
fanno un po' come gli pare
tipo un - si -
che fuori è solo buio e
pesto, una spiaggia che di mare
ce n'è pure troppo e
maledizione
se bruciano freddi quei baci
chilometri d'amore
come andare per nuvole
.d'assenza.
E penso alla fatica che fanno
i sospiri incollati sulla faccia
e ti perdono anche stavolta
se mi lasci catene d'anima
.sul cuore.
in fondo le parole
sono il lusso che non posso più
permettermi - dopo di te -
che amore implodi alle labbra
e fuggi addii che .non posso.
morire amore se ancora d'amore
.m'ami.
E allora lastrichiamoci gli occhi
nel fumo di una sigaretta che
accende l'altra e così via.
Che non sarà di certo l'ultima
.questa.
Roy Lichtenstein
"Un giorno dirò tutto, scriverò un memoriale, un libro bianco sui grandi dirigenti,
sulle grandi politiche aziendali, la verità sulla ricerca e lo sviluppo, sulle qualità produttive,
sugli investimenti, sulle grandi novità tecnologiche, sui grandi, questi sì,
altro che grandi, prelievi personali e soprusi, sulle mosche,
sì, le mosche del capitale".
da "Le mosche del capitale"
T'ho amato prima che nascessi.
Le carezze che ti ho fatto sono andate modellandomi.
Ogni tuo sguardo m'ha partorito in un'altra forma.
E' il tuo corpo che mi trasforma in aureola.
Ho imparato a parlare mormorando in ciò che ascoltavi.
Poichè m'hai posto nell'impronta dei tuoi sogni,
posso passeggiare per il mondo come un vivo.
Ma nella casa vuota non c'è un solo mobile.
Sopra il cumolo dei miei annientamenti
tu emergi come una fata eterna.
Alex
ps: visitate e partecipate al mio blog www.leballatedellarealta.splinder.com Grazie.
Il silenzio non è mai puro vuoto, per quanto circondati, sopraffatti dalle parole e dai suoni, non si può non pensare che il silenzio sia un irrinunciabile modo per comunicare.
La lingua degli dei. Il silenzio dall'Antichità al Rinascimento di Roberto Mancini, edito da Colla Editore, ripercorre, con rigore storico, dall'antichità all'Età Moderna, il silenzio di santi, asceti, condottieri, re e quanti attraverso il silenzio hanno imparato ad ascoltare l'ineffabile.
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Vincent Van Gogh > Hospital in Saint Remy > 1889
«Ci sono cinque sensi e il sesto è il pensiero ovvero la cosa più straordinaria che l'uomo possieda, e che non ha niente a che vedere con
Alighiero Boetti
Allegoria del Silenzio - Chiostro di Santa Chiara, Napoli
"I have nothing to say.
I am saying it, and that is poetry".
John Cage

di tenebra le scarpe, alla luce inciampo
nelle ossa raccolte dal mio ventre,
resine di germogli umani
filtrate da ventricoli e camere d'aria
dal mio-card(i)o che strappa le proprie radici
consegnandole al mare perchè ibrido
cresca fichi d'india azzurri di fiori e frutti
intrecciati alle gomene, scalzi di spine
ora uncinate al mio stolto sorriso.
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Approfittai del momento in cui, parlando, girò la testa altrove per odorarmi gli abiti, quasi che Napoleone potesse intuire dai profumi che mi portavo addosso cosa fosse successo la notte precedente fra Paolina, la sorella, e il vostro umile narratore, io, Elemiro Feendoos e mi spostai in modo da mettermi sottovento; abbassavo di frequente gli occhi, invece, mentre si rivolgeva a me puntando nei miei i suoi, penetranti e indagatori, quasi che potesse scoprire dai miei, cerchiati, chi fosse la causa delle occhiaie.

Il libro apre con la notizia di cronaca riportata il 4 giugno 2006 sul quotidiano La Repubblica, a firma di Giovanni Maria Bellu: “ Barca di clandestini africani arriva ai Caraibi dopo 4 mesi nell’Atlantico. - Una barca di sei metri, bianca, senza nome e senza bandiera. E’ un pescatore ad avvistarla alle cinque del mattino del 29 aprile a 76 miglia di Ragged Point, la punta più orientale delle isole Barbados. Dondola tra le onde, nessuno la governa, anche se a bordo s’intravedono degli uomini. Sono sdraiati sul ponte, immobili. Il pescatore chiama la Guardia Costiera. Alle sei della sera, la piccola barca bianca, trainata da una motovedetta, entra nel porto di Bridgetown. A bordo ci sono i corpi quasi mummificati di undici uomini neri.”

Polifonia del mondo
code sciabordano agli scogli
pesci s’inarcano sulle frequenze
inaudibili dei sonar,
pronti sismografi scoppiano i vulcani
di fuochi e zuccheri filati.
Era d’estate quando morì suo padre,
afa con mirto, l’armonica da bocca
in sottofondo
di nuovo frantuma la sua infanzia,
nessuno più l’ha mai amata tanto
come lei ora ama, ama, il grande dono
coro di grilli intorno le cicale.


Una storia semplice

NEGOZI DI PASTA E BOTTONI
La bottega aveva riaperto da poco dopo giorni di chiusura per lutto. I clienti non si erano disperati, non esistevano. Il negoziante, “Gozzo in gola”, come tutti lo chiamavano per una vulcanica escrescenza giallognola che gli promineva dal collo, era rimasto vedovo d’improvviso lo scorso giovedì pomeriggio. Il soprannome tradiva la sua natura : non si era mai commosso in vita sua. Al funerale, poco partecipato, c’erano tre persone incluse lui e il sacerdote. L’altra era la rivenditrice di marijuana della defunta. Erano anni che aveva scelto di ingannare con l’erba il tempo insensato della sua vita. Il vedovo già indossava il costume sotto i jeans. Fu decisamente la fortuna a farla morire di luglio, quando lui aveva proprio voglia di andare al mare. Si sa che è pretenzioso per un negozio in via di fallimento chiudere per ferie, per lutto finisce pure che si acquista un po’ di clientela. La pietà muove ancora una larga fetta di mondo.
Ad ogni modo, era passato già qualche giorno, Gozzo portava con sé solo l’amaro rimpianto di non aver detto alla moglie di non amarla più da tempo. In effetti, aveva smesso di amarla già dalla prima notte di nozze, quando aveva scoperto, leccandoglielo, quel neo peloso sull’inguine. L’allora magra moglie, ora estinta, l’aveva ingannato. Se l’avesse debitamente informato, non l’avrebbe mai sposata.
Al mare si era rilassato davvero, libero dal peso insopportabile del non amore e della taglia over infinito.
Il rossore nel suo viso non avrebbe insospettito nessuno perché l’aveva sempre addosso, più intenso man mano che la birra gli invadeva il corpo, a sera. Quante ne avevano bevuto insieme, lui e il suo amico Tagliatella, che aveva il negozio di pasta “fresca” giusto accanto al suo.
Quando quella mattina il campanello all’entrata annunciò una cliente, Gozzo non fece in tempo a rimettere tutto a posto. Non sapeva se ribracarsi o nascondere la rivista porno. Tutte e due le cose non avrebbe potuto farle, c’era troppo poco tempo perchè non lo scoprisse. Esitò qualche istante e si mise la rivista spiegazzata sotto al sedere. Subito si rese conto dell’idiozia della sua decisione : non avrebbe nemmeno potuto alzarsi.
“E dire che quelle tette le conoscevo a memoria” , pensò tra sé e sé. Quando dovette alzare lo sguardo verso la cliente si era a malapena riabbottonato i jeans. Sembrava che una di quelle donne che aveva appena finito di consumare con gli occhi su quella rivista fosse discesa sulla terra e entrata nella sua bottega.
Tempo del pensiero Gozziano : “E che cazzo ci fa questa sguinzera – (cfr gergo Gozzo/Tagliatella) soda e paffuta nella mia bottega di bottoni? Non ne ha nemmeno uno di bottone su quel bel vestito rosso, ma se ne avesse glieli strapperei via coi denti.”
Il pensiero di Gozzo fu interrotto dal buongiorno irritato della donna, che aspettava il saluto che le spettava aspettarsi di aspettare.
Tempo della parola Gozziana : “Voglia accogliere le mie scuse, gentile signorina, è che a volte mi capita smarrirmi tra i pensieri miei e nel naufragio della perdita di mia moglie corrente mese avvenuta d’improvviso mentre I rossi di Brooklyn battevano i blu di Arlem in televisione e io ruttavo la mia birra decima sesta.”
La donna accolse le scuse annuendo di noia ma causando un’oscillazione di due o tre millimetri dei suoi seni gigantogliosi (fusione Gozzo/Tagliatella per “giganti” e “meravigliosi”).
L’uomo, visto l’annuir, sorrideva e diceva :
(tempo della parola) “In cosa posso esserle utile, non abbia indugio a dirlo a me. Appena dirmelo lei avrà fatto, farò di far quel che mi ha chiesto.”
Donna : “Guardi, l’eleganza è merda in bocca ai maiali. In ragione di questo, le chiedo di usare le parole come lei meglio sa, non come non è abituato a fare.”
Tempo del pensiero gozziano : “Bella e aggressiva, questo miraggio di sguinzera dell’ultimo grido che sia stato mai gridato.”
Donna : “Odio perdere il mio tempo ! Insomma, sa dirmi o no dove si trova il Museo delle Cere di questa dannata città? Ho un appuntamento al buio proprio lì per le quattro. Io e Vergalunga, questo il suo nick, ci siamo conosciuti su sito dei “Singol-esecrenti”.
Simultanei, come al solito, si avvicendarono in Gozzo sia il pensiero che la parola. Fu uno dei rari casi in cui corrispondevano :
Gozzo : “Troia d’una fagiana bionda, non sapevo nemmeno che esistesse questo postaccio fino a due minuti fa. Per quanto riguarda le verghe lunghe , ne conosco una proprio qui sotto che fa al caso tuo senza che ti sbatti per andarla a cercare.”
(Gozzo si indica volgarmente il bassoventre)
Donna : “Semmai mi sbatterò dopo averla trovata. Fatti miei comunque. Me ne vado. Pur se vergalito, sei sempre un cafone. ”
Gozzo ci restò male, chissà se Tagliatella gli avrebbe mai creduto.
La sguinzera si diresse nervosa proprio da Tagliatella, magro e affogato in trasogni di fiumi di birra.
Non appena la vide, Tagliatella pensò che una gnocca in un negozio di pasta fresca è proprio il massimo. Ah , quanto l’avrebbe amata, in mezzo alla farina e ai matterelli.
Voce del pensiero tagliatellesco : “Vuoi gli gnocchi che sono nel vassoio o lo gnocco che è qui davanti a te?”
Voce della parola tagliatellesca : “Mi dica, signorina, cosa ha scelto di speciale per il suo pranzo di oggi?”
Donna : “Proprio niente, nemmeno la punta di una di queste squallide e avariate tagliatelle.”
Voce della sincerità di Gozzo : “E mi dica, cosa è venuta a fare allora?”
Donna : “Solo a chiederle dove si trova il Museo delle Cere.”
Voce del pensiero gozziano : “Sei stizzita e acida? Allora ti faccio sbagliare strada! Ci ho messo ore per trovarlo, la settimana scorsa, per incontrare Topaumida.”
Voce della parola : “ Vada a ovest, non verso il bordello, non verso i locali delle scommesse clandestine.”
Donna ( come illuminata da un fiducioso ottimismo) : “Devo passare vicino al Centro di Commercio degli Organi”?
Voce della parola del Tagliatella mentitore : “No, superi il Macera Immigrati e tiri dritto verso CSLI (centro di soppressione della letteratura impegnata). Sulla sua sinistra, si troverà il museo delle cere.”
Voce del pensiero (simultaneo) : “Gabbata! Vorrei vedere la tua faccia quando vedrai davanti a te la staccionata di confine con la fine del mondo, di fronte al CSLI. Si dice che quando avranno finito con la letteratura, la staccionata crollerà e tanti saluti.”
Donna : “Grazie davvero. Non l’avrei valutato un bucatino! Scusi se sto di fretta ma c’è Vergalunga che mi aspetta.”
A sera , Gozzo e Tagliatella si misero sul divano a bere birra in attesa della partita. La pubblicità dei bagnoschiuma orientali che tanto adoravano fu interrotta da un’edizione straordinaria del telegiornale.
“Una bionda mozzafiato ha mandato in tilt gli ingranaggi del CSLI, sciolti dalla sua bellezza. La fine del mondo può attendere. Svolta sulla morte della commerciante di bottoni : il tramviere che l’ha investita ha confessato : si era distratto a guardare la stessa bionda che ha salvato il mondo.”
I due amici sorridono. Gozzo si sente un meta gozzo in gola, è commosso di gioia. Tagliatella sente di aver contribuito a salvare il mondo. Sono le 21 e 35 : adesso è ora che la partita cominci. Da domani le bionde scompariranno di nuovo dai negozi di pasta e bottoni.
Fine.