Libri&dintorni

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Utente: frontespizio
Nome: MICHELE PAPARELLA

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Contatore

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lunedì, 29 settembre 2008

Rimpiango.....

farfalla su libro

Cara...dopo di te il rosso non è più rosso, l'azzurro del cielo non è più azzurro, gli alberi non sono più verdi, dopo di te devo cercare i colori dentro la nostalgia che ho di noi.

Dopo di te rimpiango persino il dolore che ci faceva timidi e clandestini.

Rimpiango le attese, le rinicie, i messaggi cifrati e i nostri sguardi rubati in mezzo ad un mondo di ciechi che non volevano vedere, perchè se avessero visto saremmo stati la loro vergogna, il loro odio, la loro crudeltà.

Rimpiango ancora il coraggio di non averti chiesto perdono, perdono del mio amore, per questo non posso più guardare dentro la tua finestra.

Era lì che ti vedevo sempre, quando ancora non sapevo il tuo nome e tu sognavi un mondo migliore in cui non si può proibire ad un albero di essere albero e all'azzurro di diventare cielo.

Non so se questo è un mondo migliore, ora che nessuno mi chiama amore e tutti invece mi chiamano Alessandro.

Come posso dire che questo è un mondo migliore, come posso dirlo senza di te! 

Alex

ps: www.leballatedellarealta.splinder.com

Auguri Michele!!!!!!!!!!

postato da: lanternerosse alle ore 16:58 | link | commenti (14)
categorie: pensieri sparsi, #ale20025
venerdì, 26 settembre 2008

Solitudini

SOLITUDINI

Dodici storie diverse per raccontare come, in un mondo che ci appare sempre più spesso sovraffollato, sia fin troppo facile ritrovarsi completamente soli, senza alcuna distinzione  fra giovani e anziani, fra poveri e ricchi.

Solitudini materiali, ma anche morali, di persone all’apparenza ben collocate nella società che le circonda.

Solitudini a volte cercate, a volte anche subite e non sempre sconfitte, come malattie sottili, alle quali è assai difficile trovare una terapia, il cui esito del resto rimane spesso incerto.

Prospettiva Editrice - Civitavecchia, Marzo 2008 pp. 90

 

Collana I Ridotti Interrete

ISBN 978-88-7418-474-3

€ 10,00

 

postato da: Anna58 alle ore 11:26 | link | commenti (7)
categorie:
giovedì, 25 settembre 2008

non esserci

ZenSnailweb

















Non esserci è cosa strana

pensa a un pianista
mani che accordano il mondo
pensa al corpo flessibile, alle dita
in bianco e nero:
danzano con leggerezza abissale Mozart
raccontano una ballata di Chopin
evocando al ralenti l’ergersi di un castello –
bianca luce di mura in ascesa
esplosione di stellare fuoco in decollo

dita lente sussurrano di un gemello
di cristallo incantato, nel lago
salgono scendono ruscelli e cascate –
quando il nulla inghiotte il riflesso
onde di frane in precipitare

pensa a mani veloci, guizzi
grida, sussulti, impennate
fino all’ultima nota
all’eco sospeso
fino
al silenzio


non esserci, in fondo è normale
postato da: aboutyou alle ore 15:48 | link | commenti (13)
categorie: #marina raccanelli poesie
mercoledì, 24 settembre 2008

LUCIANNA ARGENTINO E R. MATARAZZO: SINERGIA

LUCIANNA_ARGENTINO 001

LUCIANNA ARGENTINO e ROBERTO MATARAZZO: SINERGIA

  Da una doppia lettura di Poesia dell’Amica romana Lucianna Argentino, una mia trasposizione timbrica circa i possibili sensi che la musicalità dei Suoi versi hanno esercitato sul mio spirito ideativo: letta una prima volta in lingua Ispanica, poi riletta in lingua Italiana, direi che il poetare di Lucianna ha spalancato universi da esplosione di colori circa il mio “fare”; con gratitudine verso la Poeta, per avermi consentito la pubblicazione del suo doppio esercizio lirico, Le rivolgo un mio sentito “grazie” per tale stupenda circostanza.

 

Lei sapeva del silenzio che sarebbe venuto poi

per questo gli chiedeva "abbassa la voce"

pensava che se le parole si fossero fatte

simili al silenzio la loro assenza sarebbe stata

più lieve, come un bisbigliare oltre una porta chiusa

o come qualcuno che senti muoversi nella stanza accanto.

 

"Cambia tono" diceva a lei lui che non capiva

e confuso rallentava il passo, cercava un riparo

da quell'estate improvvisa, dall'assalto dell'inatteso.

Ma fu in quella luce stinta che cominciò a sentire

che le cose a volte implodono senza implorare altro

e tornano in se stesse e stanno affini al silenzio.

Così cedette e abbassò la voce tanto che tacque.

 

 

Ella sabía del silencio que llegaría después
por esto le pedía que “bajara la voz”
pensaba que si las palabras se volvieran
parecidas al silencio su ausencia hubiera sido
más leve, como un bisbiseo detrás de una puerta cerrada
o el moverse de alguien oído en la habitación de al lado.

“Cambia de tono” le decía él que no entendía,
y confundido iba más despacio, buscaba un amparo
de ese verano repentino, del asalto de lo inesperado.
Pero fue en esa luz desteñida donde empezó a sentir
que las cosas a veces implotan, sin implorar nada más,
y vuelven en sí mismas estando afines al silencio.
Así cedió y bajó la voz tanto que se calló.

 

 

Il link per conoscere meglio Lucianna Argentino:

 

http://viadellebelledonne.wordpress.com/collaboratori/lucianna-argentino/

 

 

postato da: erremme alle ore 15:22 | link | commenti (3)
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martedì, 23 settembre 2008

Solstizio

Ad un anno dalla morte del mio adorato fratello Sergio.

Dove si confondono i vivi con i morti
i pensieri aprono la palpebra del cieco
diventando mìmesi agli occhi spenti:

tu, vivo, nella luce obliqua di fine settembre
davanti all'ultima grinza della tovaglia
a inventare geometrie di un solstizio;

aggrappata alla voglia del tuo esistere
in questo tempo pregno di ossessioni,

Sergio, c'è un'ora in cui l'aria si ferma
ed io attraverso l'inverno
all'esalare della tua ombra

musica scomposta di alito che torna.

postato da: Butterfly56 alle ore 07:37 | link | commenti (13)
categorie: #butterfly poesie, @anniversari
lunedì, 22 settembre 2008

La vera vita delle persone

A chi appartiene la terra, il posto dove cammino, quello che vedo dalla finestra, le gocce di pioggia sul vetro…
a nessuno, la vera vita delle persone non appartiene a nessuno.
E’ come un ragionamento sul tempo che passa, sui natali che si ripetono,su tutto quello che si ripete e che si ricopia come le linee di lettere tutte uguali con cui i bambini riempivano i loro quaderni…….tante a a a a a a a a a a a a a
Tante z z z z z z z z z.
E’ come il senso del tempo che si allunga,si accorcia,non finisce mai, e’ eterno, e’ un attimo………………
non siamo niente e non controlliamo niente,e come farsi una qualche ragione se tra un attimo,un qualsiasi accidente ci togliera’ di mezzo proprio nel mezzo della piu’ impotante scoperta della nostra vita….
postato da: glencoe alle ore 18:51 | link | commenti (3)
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Sul non fare bilanci



Sembra così facile, se ti suggeriscono di metterti a scrivere qualcosa di te, di quello che sei o di quello che vorresti essere: niente di più semplice che sedersi davanti alla tastiera del computer senza dover faticare per trovare un soggetto interessante, su cui costruire una storia che piaccia e avvinca un potenziale lettore.
E invece no, sono davvero sciocchezze, perché persino negli anni ormai lontani della scuola il tema più temuto e detestato era quello che poteva avere per titolo “descrivi te stessa”, perché non c’era cosa peggiore di quel doversi raccontare, sapendo che il prodotto dello sforzo sarebbe stato conosciuto e commentato da compagni e insegnanti: un incubo ricorrente per tutta la carriera scolastica, dalla scuola elementare fino agli esami di maturità.
Se avessi provato a scrivere una pagina così a vent’anni avrei espresso soltanto folli desideri, senza preoccuparmi neanche molto della loro fattibilità perché la vita da vivere mi appariva sterminata, ci sarebbe stato tempo per tutto.
A trent’anni i progetti sarebbero stati già più concreti, senza dimenticare qualche piccola trasgressione ma con una buona dose di realismo, e l’insopprimibile voglia di realizzare qualcosa di preciso.
A quaranta….alt, fermiamoci qui, perché è troppo noioso, e tutto sommato ormai privo d’interesse elencare le decadi già archiviate.
La vita trascorre troppo in fretta, e accade che, in un modo appena percettibile ma costante, progetti, speranze e desideri debbano adattarsi a convivere con i rimpianti, mentre l’archivio delle occasioni mancate o perdute per sempre occupa uno spazio sempre maggiore nella memoria.
Ha poco senso, ormai, voltarsi indietro a ricordare ciò che si sarebbe voluto diventare tanto tempo fa, se le circostanze della vita hanno cambiato progetti, modificato percorsi, imposto brusche svolte o inversioni di marcia rispetto a un cammino iniziale che si era immaginato del tutto differente.
Del resto i sogni non vengono affatto a mancare invecchiando, ma semplicemente si trasformano, come la pelle che cede il suo antico splendore per ospitare le prime rughe.
Allo stesso modo, perdono spesso importanza le incomprensioni, i rancori, e persino anche gli amori, perché in fondo si ha sempre meno bisogno di farsi accettare dagli altri, di piacere a qualsiasi costo agli uomini, ed è liberatorio sentirsi ugualmente in pace con se stesse anche se una mattina si esce di casa facendo a meno di usare il fondotinta o il mascara, lasciando nell’armadio i tacchi alti e i gioielli pretenziosi.
Ci si può dimenticare di dover apparire, di seguire le mode, di piacere ad ogni costo, per pensare di più a se stesse e un po’ meno agli altri, investendo in progetti che non avranno la luminosità azzardata e un po’ folle dei vent’anni ma potranno essere comunque positivi e rassicuranti.
Ci sapranno tenere compagnia, forse meglio degli uomini a cui tanto spesso abbiamo rimproverato di non averci amate o comprese abbastanza in gioventù….

(da   AA.VV."Via Agra - Incontri, sogni e altre fatiche di donne" Giulio Perrone Editore, Roma, 2007)




postato da: Anna58 alle ore 15:45 | link | commenti (4)
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domenica, 21 settembre 2008

l'uomo che aveva paura del tempo

L'uomo che aveva paura del tempo sapeva bene che non sarebbe riuscito a cancellarlo.
Tanto meno a dominarlo. A rallentarne la corsa.

Pensò, allora, che fosse assolutamente necessario stare sempre in guardia e organizzare una strenua difesa.
Perchè - era sicuro - il tempo congiurava contro di lui.
Lo percepiva ogni volta che lo specchio brizzolato gli restituiva il volto di una ruga.
Oppure quando, lo sguardo distolto da sé, scorgeva un nido dischiuso, che non gli apparteneva.

Allora, prima di tutto, si armò di quanto potesse tornargli utile nel caso di uno scontro corpo a corpo.
Poi, si mise a osservare attentamente i segni che il tempo lasciava qua e là.
Li contò. Li confrontò con le linee incise sul palmo delle proprie mani.
Quindi, li distribuì in bell’ordine lungo i due fili di un pallottoliere.
Con i suoi anni a fare da spartiacque.
Infine, con disappunto, prese nota del poco che sarebbe scomparso prima di lui.
Del troppo che sarebbe sopravvissuto.

In quell'istante gli fu chiaro il da farsi.
Rinchiudersi nella pausa che avrebbe frantumato il tempo, sostituendo la fretta con l'attesa.
Trasformare in un sogno, che non fosse desiderio né presagio, le parole e le emozioni, le aurore e i tramonti, il cielo e la notte, le onde e i boschi, il silenzio e i rumori, i numeri e le geometrie.

Il trasloco nel limbo rarefatto fu agevole e lieve. Impercettibile a occhio nudo.
Gli bastò schiacciare un interruttore, per spegnere ogni tensione.
Anche il vuoto si svuotò.

Così, come su una scacchiera, iniziarono a muoversi, in lento monologo, cose e persone: ombre dotate di un destino estraneo alla propria volontà.
A tutti vennero assegnati percorsi e canovacci a termine, materie e pensieri senza possibilità di scacco matto.

L'uomo che aveva paura del tempo non si è mai accorto che, intanto, come luci di un prisma, le sue pedine conducevano una duplice esistenza.
Quella che (non) è servita ai suoi scopi.
E l'anello di una catena resistente a ogni invenzione.

Copio e incollo un breve racconto, pubblicato su Sacripante e successivamente sul mio blog, qualche tempo fa.
Lo s-posto qui: mi piace sapere che abita anche gli scaffali di Michele.

Grazie, Mariantonietta

                                                                                                                       

postato da: traparentesi alle ore 19:43 | link | commenti (7)
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sabato, 20 settembre 2008

Campanula viola

campanula























foto di Piero Orsoni

Mi stringe il cuore una campanula viola
gentilmente inclinata sul suo stelo –
la mia ombra la sfiora

se non posso
albero controluce diventare
prato di mosse fiamme, verdi –
una voglia mi prende di vestire
la trasparenza viola della campanula…
oscillare in curva di danza sul bordo
del sentiero che scivola tra boschi e sassi
verso sera, nel silenzio dei petali
viola
postato da: aboutyou alle ore 15:50 | link | commenti (8)
categorie: #marina raccanelli poesie
venerdì, 19 settembre 2008

Vi ricordate di Helyks? Quel ragazzo poco avvezzo ai mondi informatici che pubblicava qui i suoi racconti? È un po’ di tempo che si è cimentato nella scrittura di canzoni, forse solo piccole cose di un istante, come dice lui ma che potrete ascoltare, se lo vorrete, attraverso il suo space :

 

http://www.myspace.com/federicofrancioni

postato da: Paolomas alle ore 15:54 | link | commenti (7)
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Vi invitiamo a partecipare

clikka l'immagine

Attenzione: non dovete postare le poesie  ma inviarcele alla  @ Redazione
leggete bene tutto prima di sbagliare: i testi devono rimanere anonimi fino alla fine quindi non postati in nessun blog/sito, nemmeno Rosso Venexiano. Pubblicheremo noi.
postato da: RossoVenexiano alle ore 08:45 | link | commenti (6)
categorie: concorsi letterari
giovedì, 18 settembre 2008

Sfilata

assiri

 

 

 

Ricciolo a ricciolo, volute di svolazzi

fra le barbe e i capelli quasi merletti,

una teoria di pieghe plissettate, minuetti

dove occhieggiano palpebre bistrate:

la lunga fila assira che risplende

di pietra bianca opaca

non fosse sul proscenio laterale

quel riflesso, le labbra nel sorriso

barracuda,

polvere e sangue sotto

dal’inizio e in ogni luogo.

 

 

postato da: viomarelli alle ore 01:13 | link | commenti (8)
categorie: #viola amarelli poesie
mercoledì, 17 settembre 2008

 bosco 2 dal web

La nostra società non verà giudicata solo da ciò che ha creato,
ma anche da ciò che ha rifiutato venisse distrutto.

postato da: sandra54 alle ore 19:30 | link | commenti (7)
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martedì, 16 settembre 2008

Premio David Maria Turoldo

Premio David Maria Turoldo

6° edizione - anno 2008

Regolamento per la partecipazione

qui

http://www.poiein.it/premi_letterari/Turoldo2008/aaabando.htm

postato da: viomarelli alle ore 20:53 | link | commenti (4)
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L'incoronata

la parola sparisce in punta alla corona
nascondeno il nome sulla pietra:

mai più nuovi sogni per le rotaie dei viali
per una bimba muta senza grazia
che corre a piedi scalzi al capitello
dove uno spazio tremola celeste
alla luce disperata di un lumimo
 
ad incendiare la veste dell'incoronata
come il fuoco s'accende sulla brina.

postato da: Butterfly56 alle ore 15:06 | link | commenti (5)
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lunedì, 15 settembre 2008

Ancona Fontana delle tredici cannelle

 

Viva la scuola. Maestro unico e grembiulino

A cura di Giorgio MORALE

sul blog "La Poesia e lo spirito"

Un confronto, una testimonianza di Franco Arminio,

un po’ di numeri, due appelli  (QUI e QUI)

postato da: 1Nuscis alle ore 21:40 | link | commenti (8)
categorie: informazione

Brevi Discorsetti Inutili

Discorsetto n. 4
 
ho il mondo sotto il culo
Supponiamo che un giorno all’improvviso ci si accorgesse che i frigoriferi, i normali frigoriferi domestici, fossero la causa di molte morti improvvise fra la popolazione.
E’ solo esercizio di immaginazione, non importa cercare una causa tecnica reale e plausibile.
Un giorno questo succede e basta.
In questo nostro esercizio d’immaginazione si arriva al punto che i frigoriferi cominciano a causare, solo in Italia, più di 30 morti alla settimana fra uomini, donne, bambini e migliaia di feriti.
Voi pensate che l’opinione pubblica farebbe finta di niente?
Che le autorità resterebbero lì guardare la lista dei morti crescere giorno dopo giorno, senza fare niente?
Che il governo non prenderebbe immediati per impedire l’uso e la diffusione dei frigoriferi?
E, soprattutto, che le persone continuerebbero a tenersi in casa e usare come se niente fosse il loro frigorifero, arma potenziale che potrebbe eliminare un figlio, il coniuge o persino tutta la famiglia?
Certo che no: i frigoriferi verrebbero tutti quanti ritirati dalle case e distrutti; verrebbero emanate leggi speciali per proibire l’uso dei frigoriferi alla popolazione, anche se questo comporterebbe, naturalmente, rinunciare al servizio che il frigorifero svolgeva nella nostra vita.
Anzi, le persone sarebbero liete di riprendere le care e vecchie abitudini di una volta: il latte fresco conservato sul davanzale della finestra, i formaggi a stagionare nelle stie in cantina, il pane nella madìa, ecc…..
Tornerebbero i venditori di ghiaccio per le strade e nel frattempo si svilupperebbero nuove tecnologie meno rischiose delle precedenti.
Bene, se applicato ai frigoriferi questo era solo un gioco d’immaginazione, non lo è affatto se lo applichiamo invece ad un’altra appendice della famiglia moderna: l’automobile.
Quasi in ogni famiglia c’è un amico o parente deceduto i incidente stradale e quasi ogni adulto è stato coinvolto in forme più o meno gravi in incidenti simili.
La lista dei morti è paurosa: si calcola che statisticamente è lo stesso numero dei caduti che si avevano quotidianamente durante la Seconda Guerra Mondiale.
Eppure nessuno fa niente, anzi, il governo cerca di incentivare le vendite delle automobili e in famiglia si incoraggiano i figli a prendere la patente poco più che adolescenti, gli si mettono in mano le chiavi di automobili che verranno usate nel 90% dei casi per scopi assolutamente superficiali, e si tengono santini nel cruscotto per scongiurare la malasorte.
Ma intanto, giorno dopo giorno, la lista si allunga……Ah! E’ scattato il verde, potete ripartire.
Alex
Vi ricordo il mio blog: www.leballatedellarealta.splinder.com
A presto
postato da: ale20025 alle ore 19:49 | link | commenti (5)
categorie: pensieri sparsi, #ale20025

ERSILIA CACACE: OMAGGIO

OMAGGIO_ERSILIA-CACACE

r. matarazzo: Omaggio a Ersili Cacace

  Da una lirica, che riporto sotto,in cui si avverte ill femminile_sentire di Ersilia Cacace, Donnamico e Poeta in bari, un mio foglio a lei dedicato:

VIOLATA
(poesia dedicata alle donne vittime di stupro in guerra)

Fragile sottana di anima e membra di carne
rapita, violata, ferita e annientata
di queste miserie sono il trofeo
e dove fosti
come radice di quercia
soliloquio sordo tra le mie gambe
ora lì giace il tuo seme
come la vita nel sudario.

http://www.lunadonna.net/cacacepoesie.htm

postato da: erremme alle ore 16:19 | link | commenti (10)
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«Mi rivolgo a Lei, egregio signore. Io sono un povero diavolo che scrive come sente: Lei forse vorrà ascoltare. Io sono quel tipo che le fui presentato dal signor Soffici all’esposizione futurista come uno spostato, un tale che a tratti scrive delle cose buone. Scrivo novelle poetiche e poesie; nessuno mi vuole stampare e io ho bisogno di essere stampato: per provarmi che esisto, per scrivere ancora ho bisogno di essere stampato. Aggiungo che io merito di essere stampato perché io sento che quel poco di poesia che so fare ha una purità di accento che è oggi poco comune da noi»

Dino Campana in Io poeta notturno

Della serie: il poeta non è mai modesto.
Ed è giusto così.
Parole commoventi e vere come poche.


postato da: solaria alle ore 00:10 | link | commenti (5)
categorie: poesia
domenica, 14 settembre 2008

Vita

Di ritorno dall' Apocalisse! Eccomi qua... :))





Un lungo muro basso,
interrotto, da una sequenza di portoni chiusi,
da cui nulla trapela,
se non in quell' istante
nel quale se ne intenda varcar la soglia.
Canti giocosi e nenie per richiamare il sonno
da madre che sostiene e ti rincuora,
dolce il suo volto e trepida, la mano.
Procedi tra speranze e sogni acerbi,
tra provvisorie impalcature e certezze tremolanti,
e pensi al mare: sai della sua esistenza,
della forza impetuosa del suo incedere ondoso
che percuote scogli e scafi.
e il dubbio domani non ti fa paura, se poco dopo,
bonaccia spumosa,
accarezza lieve, e abbraccia, rena ambrata e la ravvolge.
Edere abbarbicate sopra il muro, e ai piedi,
ciuffi di violette profumate e roseti con spine a mille a mille.
Passi senza eco, a volte, scrosci di risa,
e dorsi di colli costeggiati, sferzate di pioggia obliqua,
e sogni... scomposti, che nessun' alba
ha rasserenato o dissolto.
E poi, finisce il viaggio,
tra storie stropicciate, conflitti mai risolti,
e il sole,
non è più che un flebile barlume.
postato da: ventidiguerra alle ore 13:56 | link | commenti (3)
categorie: poesia