Libri&dintorni

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Contatore

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mercoledì, 31 dicembre 2008

BUON ANNO

calendario




un augurio speciale da Amos Crivellari, autore di questa splendida foto artistica!
e, naturalmente, un augurio anche da me
postato da: aboutyou alle ore 19:02 | link | commenti (7)
categorie: #marina raccanelli poesie
sabato, 27 dicembre 2008

giacomo cerrai e roberto matarazzo

GiacomoCerrai

per quanto la si voglia prolungare,
la stagione crepa
senza fuochi,
senza distanza sufficiente
a disegnare altre prospettive
o costruire altari,
né vista abbastanza acuta
per nuove bianche vele,
o messaggeri.
Solo una timorosa invocazione
una pseudo preghiera
allontana i tramonti
nel loro ostinato mutismo,
nella menzogna di uno spettro variabile,
quell’incondizionato credere
di un incredulo pensiero.
La stagione crepa
come uno sguardo nel fondo della giara,
come lo stesso verbo credere tra i denti
la ripetizione di promesse
perde l’intimo suo suono
dell’ultima ora stanca,
nello svariare di ultimi colori.

 

  Da un possibile senso del ritmo Poetico_Musicale che ho percepito in questa Lirica, vergata dall’Amico Poeta Giacomo Cerrai, una mia Metamorfosi in forma di Foglio Colorato in cui i Rossi, stemperati dai Gialli e da un tocco di Bleu_Oltremarino, danno vita ad una Astrazione Liquida in cui la Passione_Ideativa dell’Autore sfuma nella mia Passionalità_Ideatrice: ed è il Foglio, Foglio_Timbrico.

 

 

 

Il blog di Giacomo Cerrai:

 

http://ellisse.altervista.org/

 

 

 

 

 

postato da: erremme alle ore 09:26 | link | commenti (5)
categorie:

READING IN MUSICA

IMG_0cf001 - Copia
postato da: cosentinonico alle ore 00:21 | link | commenti (1)
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giovedì, 25 dicembre 2008

Auguri

Voci

 E' piena di fessurre la mia voce di madre
tornano le parole che non ho sempre ascoltato.

Posso ancora sentire i gridi d'attesa,
scrivere il verso di quella dolce  tirannia
che sembrava tanto soave ma che oppressiva
in nenia d'amore piegava gli acino al tormento.

Portavo un cappello di  paglia
e lunghi cappelli di senno
qunado t'insegnavo le leggi delle spine,
quando ti mettevo le ali per godere del mondo:

in tutto ero già luogo all'abbandono.


Lo scialle è posato sulla balaustra di marmo:

il nostro libro lo tiene fermo contro il vento.

Le mie mani ormai sottili
sono annodate in nappe di rosse bacche d'agrifoglio.


(da "Rami e foglie" Ed. Il filo di Roma)

 

postato da: Butterfly56 alle ore 08:33 | link | commenti (5)
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mercoledì, 24 dicembre 2008

La vera storia di John Storto

Questa sera voglio raccontarvi, non una storia di mare, come ho fatto finora, ma la storia di uno degli artisti più straordinari del XX secolo, un uomo a cui la caratura di artista poliedrico ed eclettico non ha consentito di superare un fortissimo senso etico e un'incapacità di accettare i compromessi che la vita spesso porta ad affrontare; un uomo che ha sfiorato e affiancato la storia senza, purtroppo, mai averne fatto parte; un uomo che ha segnato le arti del Novecento senza che sia rimasta traccia del suo apporto nei libri di storia e nella saggistica di settore. E' in parte anche per questa ragione, che mi sento in dovere di stendere una, necessariamente parziale, sua biografia che segni i punti salienti della sua vita travagliata e irripetibile.




John con la mamma all'età di 4 anni. La foto, unica di quel periodo, è purtroppo danneggiata.


Giovanni, detto John, Storto, nasce il 23 aprile del 1935 a S. Donato del Sannio, piccolo comune ormai disabitato della provincia di Campobasso, in Molise. Figlio di pastori, all'età di quattro anni seguirà i genitori emigranti in Toscana, dove continuarono il lavoro avito. Fortemente portato per la musica, a soli sei anni autocostruì un pianoforte a coda in alto mare, episodio che sarà ricordato da Paolo Conte nella canzone Aquaplano, ma non imparò mai a suonarlo. L'avversione del padre per tutte le attività che non fossero strettamente legate al lavoro, alla pastorizia, non gli permise mai di prendere lezioni o di occuparsi quanto avrebbe voluto dello studio del pianoforte. In compenso, mentre seguiva gli ovini al pascolo, ebbe modo di imparare a suonare la chitarra e il flauto di Pan. A otto anni suonava perfettamente anche le Frippertronics, cosa quanto più straordinaria se si pensi che non furono inventate che alcuni decenni più tardi. Inizieranno a quell'epoca i contrasti con il genitore, che proseguiranno per tutto il resto della sua vita, in un rapporto di conflitto mai sopito che, spesso, ritroveremo nei testi delle sue canzoni.

postato da: Capitanfeendoos alle ore 18:17 | link | commenti (2)
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martedì, 23 dicembre 2008

 


Cose Così [leggeri]


Non è più sera di falsi ammiccanti paradisi
sogni insignificanti in bisbigli segnati dall'acqua

[Sei il sesto lato del mio pentagono,
tutto l'ossigeno dei miei vagoni vuoti]

Incespichiamo in pezzi di carta già scritta
poggiati a scie d'argento e d'oro, leggeri.


Manuela Verbasi

postato da: Anake alle ore 23:23 | link | commenti (3)
categorie: cose così

Avete problemi con la stampante?

... Vi mando il mio tecnico informatico!


Abbracci a tutti,
Giulia.
postato da: ventidiguerra alle ore 16:37 | link | commenti (6)
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lunedì, 22 dicembre 2008

Il giorno che vidi il tuo volto...

...è il nuovo libro di Simone Piazzesi.
Dopo la favola metropolitana Topo Oreste e la Grande Città il giovane scrittore toscano propone una raccolta di poesie di vario tema e stile: liriche, d'amore, introspettive. Il poeta-filosofo Roberto Carifi, nell'introduzione, ne dà un'affascinante lettura in chiave zen:

Simone Piazzesi segue le leggi del Tao, di quell'essenza delle cose che hanno le leggi naturali, di quel "wu-wei" che produce non-pensiero e che fa dire "la vita è questa".

Tutte le informazioni sul libro, edito da Tespi, si possono trovare su
http://www.simonepiazzesi.it


postato da: solaria alle ore 17:00 | link | commenti (2)
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domenica, 21 dicembre 2008

Il Posto del Vino

Gustavo la strana agonia, affondato come artigli nel bel mezzo dei pascoli del mondo. Un trio
bottiglie di vinodi ometti mi squadrava, come fossi stato la morte incappucciata che si accompagna alla
falce. Dito puntato. Sentenza sguinzagliata. "Per voi è giunto il momento" leggevano nel
mio sguardo beffardo. Certo, non ero di sicuro un fotomodello, ma se loro fossero mai stati
bravi a guardarsi non semplicemente con gli occhi, sarebbe stato diverso. Presero a
complottare tra loro, incomprensibile litania, forse ricordi dei vecchi tempi andati del
liceo, quando erano quei secchioni che erano. E tuttora lo sono e lo saranno ancora nelle loro
tombe. Gorgogliavano immagini ancora lucenti del loro passato, in quelle smorte carcasse che
erano oggi. Mi venne da ridere, ma cercai di sopprimere il più possibile.
Scolai il bicchiere di vino in un sorso, dondolando al padrone del ristorante la bottiglia vuota.
Non avevo fame, di certo, ero semplicemente infuriato. Volevo starmene solo, tra me e me a
detestare la cosa che tra tutte le cose che detestavo, detestavo di più di tutte. Me. Ero
semplicemente l'antitesi di me stesso, una bieca e perversa caricatura del mio ego. Facevo
esattamente, per filo e per segno, tutto quello che predicavo di detestare. Era un qualcosa di
incomprensibilmente inumano. Ero un marziano disincarnato, che vestiva mollicci abiti umani.
Aspettavo il vino con ansia. Che sublime soddisfazione sarebbe stato assaporarlo dopo quella
lunga attesa, pensai, ma non mi sarei mai immaginato che i miei stanchi occhi avrebbero
potuto meritare quello a cui assistettero.
Ero certo di aver scavalcato, come una montagna, tutti gli sguardi degli altri avventori del
locale, e Dio, con quale prepotenza e con quale permesso palpai quella visione. Lei vagava tra
la gente, non apparteneva a quella calca che scalpitava come buoi al macello. Fluttuava
semplicemente tra loro, come due cose ben distinte, una stupenda goccia d'olio che danza in
una pozza d'acqua lercia.
"Ecco a lei" e posò il vino. Averla a così poca distanza da me, sentire la sua flebile e calda
voce mi faceva sussultare. Avvertii un fremito lungo la spina dorsale, come un mantello
elettrico che si fondeva tra le mie scapole. Mi chiesi con quale azzardo l'Onnipotente aveva
creato quella creature così amabile, ma nel contempo di pari passo così lasciva. Eravamo
stati creati tutti a sua immagine e somiglianza? Errore, lei di certo non assomigliava a
nessuna donna che avessi mai veduto o immaginato fino a quel momento.

Alex

Colgo l'occasione per Augurare a tutti / e i miei più Sinceri Auguri.

Buon Natale e Felice 2009


postato da: lanternerosse alle ore 14:53 | link | commenti (4)
categorie: pensieri sparsi, #ale20025
sabato, 20 dicembre 2008

Se...

Se mi provassi a salutarvi e ringraziarvi tutti, sarei capace di creare un pandemonio mai visto e allora, abbracciandovi tutti con grande stima e affetto, vi lascio i miei Auguri:

Che sia un Natale di rinnovamento e di serenità,
che sia un Anno di pace e propizio,
che sia il tempo per ritrovare
quel tempo che profumi
di buono e di sincerità.
Un grande abbraccio.
AUGURI!
Giulia.
postato da: ventidiguerra alle ore 19:44 | link | commenti (5)
categorie:

Il libro dei Natali




Da bambina Natale non arrivava mai, e aprire le finestrelle dei giorni sul calendario dell’Avvento era solo una tortura che peggiorava l’attesa.
Oggi invece arriva sempre più in fretta, quando ti sembra che siano passate poche settimane dal giorno in cui hai riportato in cantina l’albero smontato e le statuine del presepe chiuse nelle vecchie scatole sciupate, ma se fai i conti erano undici mesi fa.
Nella memoria, ogni Natale è come una pagina fatta di volti, luoghi, immagini diverse raccolte in un libro da sfogliare, perché è uno dei pochi giorni dell’anno in cui ci s’incontra, ci si ritrova, e spesso si ricorda.
Soprattutto ci si ferma a pensare, cosa sempre più rara.
Vivo il mio presente e non mi piace troppo volgermi indietro verso gli anni già vissuti, ma se ripenso a questo mio libro dei Natali, il suo aspetto è curioso, perché le pagine si allargano e restringono come una fisarmonica fra le mani di un suonatore: certi anni offrono visioni ampie e festose, altri soltanto brevi scorci molto più sfocati, quasi nascosti in fondo alla memoria.
I miei primi Natali sapevano di pasta fatta in casa e cominciavano il giorno dell’antivigilia. Mia madre posava sul tavolo della stanza da pranzo un’asse di legno, su cui impastava vigorosamente uova e farina, poi stendeva con l’apposita macchinetta le sfoglie sottili e vi allineava sopra piccoli tocchi regolari del ripieno preparato in precedenza: un tocco deciso dello stampino sulle sfoglie ripiegate a metà, e sull’asse restavano i ravioli a mezzaluna, che venivano riposti in file ordinate in una gran cassa di legno che doveva proteggerli dall’umidità.
Accadeva talvolta che mia madre li preparasse anche in altre occasioni durante l’anno, ma era inconcepibile pensare ad un pranzo natalizio senza i suoi ravioli.
Nel pomeriggio arrivavano altri parenti che non era possibile accogliere a pranzo, zii e cugini con i quali si giocava a tombola tutti insieme, fra chiacchiere e risate.
Solo dopo molto tempo ha ritrovato la stessa atmosfera festosa di quegli anni, perché la famiglia si era inesorabilmente ridotta con la scomparsa degli anziani, i cugini dispersi ai quattro venti, e le riunioni allargate mai più riproposte, ma soprattutto per la mancanza di bambini, che sono i veri protagonisti del Natale: sono loro a vivere intensamente l’attesa di misteriose visite notturne, svegliandosi al mattino carico d’aspettative su quanto potranno trovare all’interno dei pacchi che qualcuno avrà preparato in gran segreto durante il loro sonno..
E allora nel mio libro ci sono stati due Natali molto speciali, trascorsi entrambi con una famiglia rinnovata e allargata, in allegra e compiaciuta osservazione del mio voluminoso pancione, da cui di lì a poche settimane sarebbero usciti i bambini dell’ultima generazione.
C’è stata una bambina sorpresa da un’enorme foca di pelouche, decisamente fuori misura per le sue braccia minute, oppure ipnotizzata dal pianto a ripetizione di un infernale bambolotto a batteria.
C’è stato persino un Babbo Natale tanto solerte da trasformare il mio tavolo da pranzo in un fantastico plastico ferroviario, per lasciare ai nostri ricordi lo sguardo stupefatto di un bambino, svegliato da strani rumori di vagoncini in manovra.
Ma col trascorrere del tempo tutti i bambini diventano adolescenti un po’ annoiati, ansiosi di abbandonare in fretta le riunioni familiari, giudicate ormai monotone, per appartarsi altrove a scambiare telefonate e messaggi al cellulare con amici e innamorati, mentre i nonni invecchiano, e talvolta si allontanano in un loro mondo di pensieri sconosciuti, a noi spesso precluso.
Le ultime pagine del libro dei Natali si stanno inesorabilmente restringendo, e perché torni la vera magia della festa occorrerà aspettare nuovi mutamenti: forse, l’arrivo in famiglia di un altro bambino ansioso di porre fine al mistero dell’attesa.






postato da: Anna58 alle ore 19:29 | link | commenti (1)
categorie: #anna58 racconti
venerdì, 19 dicembre 2008

FEMMINILE_PASSIONALE: AUGURI!

GiacomoCerrai

Dedico questa immagine, FEMMINILE_PASSIONALE”, a Voi Tutte_Tutti e alle Vostre Compagne e Compagni, in segno di grande rispetto e fiducia nei riguardi dell’Essere Donna oltre le facili e sterili retoriche augurandoVi festività serene e amorose,

 

postato da: erremme alle ore 17:14 | link | commenti (5)
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mercoledì, 17 dicembre 2008

IL TALE, L'AUTISTA



Quell'uomo, il cieco- certo tutti sapevano il suo patronimico, ma con l'andare del tempo oramai pressocchè tutti lo nominavano così, genericamente, quasi lui fosse diventato l'emblema di un'intera situazione esistenziale- quello della famiglia dei ciechi-e quel termine indefinito oltretutto permetteva alla gente di parlarne anche male, di dire finalmente ciò che pensavano del suo carattere duro e ombroso- se ne andava ogni volta a piedi e dopo quella sua e sempre ripetuta breve sosta al bar oasi, quasi per sgranchirsi le gambe, per prendere la sua ora di aria, da quella sua vita abitudinaria e tremendamente uguale a se stessa, da diversi decenni ormai.
postato da: DOMACCIA alle ore 11:09 | link | commenti (2)
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lunedì, 15 dicembre 2008

C’è un paradiso in terra

 

 

 

C’è un paradiso in terra, oggi,

Addormentato - braccia sigillate e amore orrore

Dove la steppa sana è il cuore che non batte

E gli usignoli a grappoli si fanno mosche

Molestando i respiri fra le ossa

 

 

C’è un paradiso in terra, oggi,

Di bambini e niente angeli a scortare

Soltanto trebbie amare convertono le labbra a dissetare

Come se eterne piangessero dall’alto.

E c’è chi invece esalta, e predica in assolo la libertà del latte

Quando le madri fiere gregge al fuoco

Scartano di festa quei regali che al poco sanno sfare

 

 

C’è un paradiso infetto che ancora muore a vizio

E le lanterne bianche consumano le chiese di parole

Dove ogni regno è a parte

E lingua di frontiera a dire il bene e il male

Di razze beate a sera in ribellione

 

 

E gli altipiani servi piangono pendendo

Come giardini pensili a brandelli

Pensandosi impazzite primavere

E agli anni sterili passati e da rifare

Con gli occhi tutti insieme rassegnati

 

 

Ché poi è un cielo stanco di passi e cicatrici

Il paradiso in terra in mano ai corvi

E a chi diverso stecca la musica dei sordi. 

E ruvidi i giganti, si fingono rimedio e palmi santi

Con le dita sprofondate fra le carni

Di chi s’illude morto su un cielo differente

postato da: minet alle ore 22:31 | link | commenti (3)
categorie: #minet poesie
sabato, 13 dicembre 2008

L'amara fiala

Dall'album di Roberto Claudio

Titolo

Il mistero della donna in rosso

**********

Ti ho amato fino a ripeterti
in me stessa,
fino a penetrarmi di te
con le nude mani dell'attesa

e nella notte
bagnata di tutt'altro,
nell'incestuoso epilogo
ho amato un figlio

Ora sento solo nocciole
bevendo di senno l'amara fiala:

l'astrazione ha corpo di donna
dannata alla violenza dei limiti.

postato da: Butterfly56 alle ore 12:12 | link | commenti (6)
categorie:

copertina-libro-frammenti
Presso il Monastero di San Giovanni Evangelista di Lecce
giorno 20 dicembre alle ore 18.00
presentazione di
Frammenti d'anima
libro foto/poetico di
Enrica Rosanna (versi)
Elio Scarciglia (foto)
Intervengono
Prof. Carlo Alberto Augeri (Docente dell'Università del Salento)
Prof. Toti Carpentieri (critico d'arte e giornalista)
Prof.ssa Regina Poso (Docente di materie artistiche dell'Università del Salento)
Suor Nicla Spezzati (scrittrice)
Prof. Natalino Tondo (pittore)
a seguire:
Concerto Natalizio del gruppo Madrigalistico salentino
"P.Igino Ettorre"
...L’esperienza ha occhi di carne. Sono essi che accarezzano la terra e le fioriture dei suoi semi, il mare e la gamma infinita dei suoi azzurri, il cielo e il gioco inesauribile della sua luce. Scatta l’obiettivo fotografico a catturare le forme innumeri del reale, a fermare bagliori e ombre, luminosità e buio, sguardi e gesti. Le icone fotografiche si succedono, si incalzano, scorrono in onde sfavillanti, si aggrumano in colori terragni, si spartiscono in frammenti cromatici, sfumature, tocchi e gradazioni di luce, posti là a catturare uomini e cose, fluidità di acque e schegge di roccia. Si tesse la bellezza e si suggeriscono visioni. L’artista cattura il reale, ma non lo piega alla morsa dell’obiettivo. Con magica perizia gli restituisce incanto e calore. Sfida la materia per svelarne l’anima.
 
            L’esperienza ha occhi di spirito. Sono essi che assaporano il gusto dell’ebbrezza e la misura dell’arcano oltre la terra, oltre il mare, oltre il cielo. Carne e spirito, ordito e trama, immagini e versi vengono tessuti con vigile caparbia costanza su queste pagine.
L’esperienza ha occhi di carne. Sono essi che accarezzano la terra e le fioriture dei suoi semi, il mare e la gamma infinita dei suoi azzurri, il cielo e il gioco inesauribile della sua luce. Scatta l’obiettivo fotografico a catturare le forme innumeri del reale, a fermare bagliori e ombre, luminosità e buio, sguardi e gesti. Le icone fotografiche si succedono, si incalzano, scorrono in onde sfavillanti, si aggrumano in colori terragni, si spartiscono in frammenti cromatici, sfumature, tocchi e gradazioni di luce, posti là a catturare uomini e cose, fluidità di acque e schegge di roccia. Si tesse la bellezza e si suggeriscono visioni. L’artista cattura il reale, ma non lo piega alla morsa dell’obiettivo. Con magica perizia gli restituisce incanto e calore. Sfida la materia per svelarne l’anima...
  Nicla Spezzati
postato da: eliosca alle ore 09:11 | link | commenti (2)
categorie: #elio scarciglia - il salento
venerdì, 12 dicembre 2008

RECENSIONE MUSICALE

giudamatti















GIUDA MATTI : MUSICA SBAGLIATA

EP

1)     mi chiamo dani male

2)     niente

3)     duemila fette

4)     charleen

5)     il mondo ha fatto pum

 

contatti: giudamatti@gmail.com

ulteriori info: www.myspace.com/giudamatti

costo: 5.00 euro

 

 

Malinconia, apatia, ansia.

Ascoltando questo EP  provo queste e altre sensazioni.

Non fraintendetemi, è proprio quello che cercavano di trasmettere i Giuda Matti, un quartetto natìo della provincia modenese.Dani Mani( Daniele Orlando all’ufficio anagrafe ndr) voce e chitarra elettrica, Giovanni Gambardella voce e chitarra acustica, Tacco batteria, Pyl basso.La voce di Dani Mani è calda, avvolgente, soprattutto nell’ultima lirica che chiude questo EP “Il mondo ha fatto pum”( intrigante testo scritto da Giovanni Gambardella). Una coperta che racchiude le nostre domeniche tristi ed inutili, giorni piovosi da passare in casa, come unica compagna una bottiglia di rosso, e la luna tremolante che ci fa da amante.Un’altra nota di piacere, per il sottoscritto, è Duemila Fette. Una canzone che sento vicina, un testo che mi rappresenta, una Berlino triste da dimenticare, un passato da non ricordare. I suoni delle chitarre sono coinvolgenti e vi ritroverete a ballare una danza isterica.Charleen invece è ironica, una storia d’amore già finita prima ancora d’iniziare, raccontata dalla  suadente voce di Giovanni.Sensazioni semplici, sensazioni da ricordare con affetto. Rabbia da lasciare nel cd.Il primo lavoro dei Giuda Matti mi convince. La confezione trasmette tutto ciò che ritroviamo nel cd. Un art work essenziale, in copertina una emoticon sbagliata( come la nostra musica- parole di Dani), un libretto rosa con i testi e i contatti.Musica diversa, un buon lavoro di missaggio.Sul loro myspace è anche possibile conoscere le date dei vari live che il gruppo farà nei prossimi mesi, in Emilia e oltre.

Ascoltate musica sbagliata.

Ascoltate i Giuda Matti.
postato da: cosentinonico alle ore 13:43 | link | commenti (2)
categorie:
giovedì, 11 dicembre 2008

custode

amenuensi41

Gelo di mani, ghiaccio delle dita

colori impreziositi delle lettere

fiori che nascono gloriosi

tra la tonaca ruvida, segnature

di altissime spirali gonfiano onciali

le gocce lente della foglia d’oro,

fuori l’inverno della guerra

nell’inferno umano, fame,

  la poca cosa, l’unica che

gli riesce di salvare,

solo ma tutte, tutte, le parole.

 

 

postato da: viomarelli alle ore 06:50 | link | commenti (6)
categorie: #viola amarelli poesie
mercoledì, 10 dicembre 2008

flyer_generale


ANCHE Libri&Dintorni HA L'ONORE DI OSPITARE

UNDICI DI SAVINA DOLORES MASSA

VENERDI' 11 DICEMBRE - ORE 18.00




La Compagnia che allestirà la performance (40 minuti)





Hanife Ana è una nave incagliata, un sogno di balene in decomposizione, un viaggio, un ricordo, una liturgia. Ora è anche una compagnia di musici, teatranti e sognatori sperduti, nata dalla fusione di esperienze musicali e teatrali differenti ma complementari.

Il nucleo centrale e fondativo è costituito da Savina Dolores Massa, Alessandro Melis e Gianfranco Fedele.

postato da: frontespizio alle ore 20:16 | link | commenti (12)
categorie:
domenica, 07 dicembre 2008

Radici

 

 

continuo a respirare sopra di me
in molti tempi e luoghi

dove i germi sono guaina ai malesseri di petto
ai pensieri come radici d'amante senz'amore.

amo la mia colpa fino alla piega dei calzoni:

disperate notti di spietata gioia.
 

Davanti al letto delle mie malattie,
rinuncio a conoscerne i segreti.

postato da: Butterfly56 alle ore 14:05 | link | commenti (9)
categorie: #butterfly poesie