

per quanto la si voglia prolungare,
la stagione crepa
senza fuochi,
senza distanza sufficiente
a disegnare altre prospettive
o costruire altari,
né vista abbastanza acuta
per nuove bianche vele,
o messaggeri.
Solo una timorosa invocazione
una pseudo preghiera
allontana i tramonti
nel loro ostinato mutismo,
nella menzogna di uno spettro variabile,
quell’incondizionato credere
di un incredulo pensiero.
La stagione crepa
come uno sguardo nel fondo della giara,
come lo stesso verbo credere tra i denti
la ripetizione di promesse
perde l’intimo suo suono
dell’ultima ora stanca,
nello svariare di ultimi colori.
Da un possibile senso del ritmo Poetico_Musicale che ho percepito in questa Lirica, vergata dall’Amico Poeta Giacomo Cerrai, una mia Metamorfosi in forma di Foglio Colorato in cui i Rossi, stemperati dai Gialli e da un tocco di Bleu_Oltremarino, danno vita ad una Astrazione Liquida in cui
Il blog di Giacomo Cerrai:
http://ellisse.altervista.org/

Voci
E' piena di fessurre la mia voce di madre
tornano le parole che non ho sempre ascoltato.
Posso ancora sentire i gridi d'attesa,
scrivere il verso di quella dolce tirannia
che sembrava tanto soave ma che oppressiva
in nenia d'amore piegava gli acino al tormento.
Portavo un cappello di paglia
e lunghi cappelli di senno
qunado t'insegnavo le leggi delle spine,
quando ti mettevo le ali per godere del mondo:
in tutto ero già luogo all'abbandono.
Lo scialle è posato sulla balaustra di marmo:
il nostro libro lo tiene fermo contro il vento.
Le mie mani ormai sottili
sono annodate in nappe di rosse bacche d'agrifoglio.
(da "Rami e foglie" Ed. Il filo di Roma)

di ometti mi squadrava, come fossi stato la morte incappucciata che si accompagna alla
Alex
Colgo l'occasione per Augurare a tutti / e i miei più Sinceri Auguri.
Buon Natale e Felice 2009
Da bambina Natale non arrivava mai, e aprire le finestrelle dei giorni sul calendario dell’Avvento era solo una tortura che peggiorava l’attesa.
Oggi invece arriva sempre più in fretta, quando ti sembra che siano passate poche settimane dal giorno in cui hai riportato in cantina l’albero smontato e le statuine del presepe chiuse nelle vecchie scatole sciupate, ma se fai i conti erano undici mesi fa.
Nella memoria, ogni Natale è come una pagina fatta di volti, luoghi, immagini diverse raccolte in un libro da sfogliare, perché è uno dei pochi giorni dell’anno in cui ci s’incontra, ci si ritrova, e spesso si ricorda.
Soprattutto ci si ferma a pensare, cosa sempre più rara.
Vivo il mio presente e non mi piace troppo volgermi indietro verso gli anni già vissuti, ma se ripenso a questo mio libro dei Natali, il suo aspetto è curioso, perché le pagine si allargano e restringono come una fisarmonica fra le mani di un suonatore: certi anni offrono visioni ampie e festose, altri soltanto brevi scorci molto più sfocati, quasi nascosti in fondo alla memoria.
I miei primi Natali sapevano di pasta fatta in casa e cominciavano il giorno dell’antivigilia. Mia madre posava sul tavolo della stanza da pranzo un’asse di legno, su cui impastava vigorosamente uova e farina, poi stendeva con l’apposita macchinetta le sfoglie sottili e vi allineava sopra piccoli tocchi regolari del ripieno preparato in precedenza: un tocco deciso dello stampino sulle sfoglie ripiegate a metà, e sull’asse restavano i ravioli a mezzaluna, che venivano riposti in file ordinate in una gran cassa di legno che doveva proteggerli dall’umidità.
Accadeva talvolta che mia madre li preparasse anche in altre occasioni durante l’anno, ma era inconcepibile pensare ad un pranzo natalizio senza i suoi ravioli.
Nel pomeriggio arrivavano altri parenti che non era possibile accogliere a pranzo, zii e cugini con i quali si giocava a tombola tutti insieme, fra chiacchiere e risate.
Solo dopo molto tempo ha ritrovato la stessa atmosfera festosa di quegli anni, perché la famiglia si era inesorabilmente ridotta con la scomparsa degli anziani, i cugini dispersi ai quattro venti, e le riunioni allargate mai più riproposte, ma soprattutto per la mancanza di bambini, che sono i veri protagonisti del Natale: sono loro a vivere intensamente l’attesa di misteriose visite notturne, svegliandosi al mattino carico d’aspettative su quanto potranno trovare all’interno dei pacchi che qualcuno avrà preparato in gran segreto durante il loro sonno..
E allora nel mio libro ci sono stati due Natali molto speciali, trascorsi entrambi con una famiglia rinnovata e allargata, in allegra e compiaciuta osservazione del mio voluminoso pancione, da cui di lì a poche settimane sarebbero usciti i bambini dell’ultima generazione.
C’è stata una bambina sorpresa da un’enorme foca di pelouche, decisamente fuori misura per le sue braccia minute, oppure ipnotizzata dal pianto a ripetizione di un infernale bambolotto a batteria.
C’è stato persino un Babbo Natale tanto solerte da trasformare il mio tavolo da pranzo in un fantastico plastico ferroviario, per lasciare ai nostri ricordi lo sguardo stupefatto di un bambino, svegliato da strani rumori di vagoncini in manovra.
Ma col trascorrere del tempo tutti i bambini diventano adolescenti un po’ annoiati, ansiosi di abbandonare in fretta le riunioni familiari, giudicate ormai monotone, per appartarsi altrove a scambiare telefonate e messaggi al cellulare con amici e innamorati, mentre i nonni invecchiano, e talvolta si allontanano in un loro mondo di pensieri sconosciuti, a noi spesso precluso.
Le ultime pagine del libro dei Natali si stanno inesorabilmente restringendo, e perché torni la vera magia della festa occorrerà aspettare nuovi mutamenti: forse, l’arrivo in famiglia di un altro bambino ansioso di porre fine al mistero dell’attesa.

Dedico questa immagine, FEMMINILE_PASSIONALE”, a Voi Tutte_Tutti e alle Vostre Compagne e Compagni, in segno di grande rispetto e fiducia nei riguardi dell’Essere Donna oltre le facili e sterili retoriche augurandoVi festività serene e amorose,
C’è un paradiso in terra, oggi,
Addormentato - braccia sigillate e amore orrore
Dove la steppa sana è il cuore che non batte
E gli usignoli a grappoli si fanno mosche
Molestando i respiri fra le ossa
C’è un paradiso in terra, oggi,
Di bambini e niente angeli a scortare
Soltanto trebbie amare convertono le labbra a dissetare
Come se eterne piangessero dall’alto.
E c’è chi invece esalta, e predica in assolo la libertà del latte
Quando le madri fiere gregge al fuoco
Scartano di festa quei regali che al poco sanno sfare
C’è un paradiso infetto che ancora muore a vizio
E le lanterne bianche consumano le chiese di parole
Dove ogni regno è a parte
E lingua di frontiera a dire il bene e il male
Di razze beate a sera in ribellione
E gli altipiani servi piangono pendendo
Come giardini pensili a brandelli
Pensandosi impazzite primavere
E agli anni sterili passati e da rifare
Con gli occhi tutti insieme rassegnati
Ché poi è un cielo stanco di passi e cicatrici
Il paradiso in terra in mano ai corvi
E a chi diverso stecca la musica dei sordi.
E ruvidi i giganti, si fingono rimedio e palmi santi
Con le dita sprofondate fra le carni
Di chi s’illude morto su un cielo differente

Dall'album di Roberto Claudio
Titolo
Il mistero della donna in rosso
**********
Ti ho amato fino a ripeterti
in me stessa,
fino a penetrarmi di te
con le nude mani dell'attesa
e nella notte
bagnata di tutt'altro,
nell'incestuoso epilogo
ho amato un figlio
Ora sento solo nocciole
bevendo di senno l'amara fiala:
l'astrazione ha corpo di donna
dannata alla violenza dei limiti.


GIUDA MATTI : MUSICA SBAGLIATA
EP
1) mi chiamo dani male
2) niente
3) duemila fette
4) charleen
5) il mondo ha fatto pum
contatti: giudamatti@gmail.com
ulteriori info: www.myspace.com/giudamatti
costo: 5.00 euro
Malinconia, apatia, ansia.
Ascoltando questo EP provo queste e altre sensazioni.
Non fraintendetemi, è proprio quello che cercavano di trasmettere i Giuda Matti, un quartetto natìo della provincia modenese.Dani Mani( Daniele Orlando all’ufficio anagrafe ndr) voce e chitarra elettrica, Giovanni Gambardella voce e chitarra acustica, Tacco batteria, Pyl basso.La voce di Dani Mani è calda, avvolgente, soprattutto nell’ultima lirica che chiude questo EP “Il mondo ha fatto pum”( intrigante testo scritto da Giovanni Gambardella). Una coperta che racchiude le nostre domeniche tristi ed inutili, giorni piovosi da passare in casa, come unica compagna una bottiglia di rosso, e la luna tremolante che ci fa da amante.Un’altra nota di piacere, per il sottoscritto, è Duemila Fette. Una canzone che sento vicina, un testo che mi rappresenta, una Berlino triste da dimenticare, un passato da non ricordare. I suoni delle chitarre sono coinvolgenti e vi ritroverete a ballare una danza isterica.Charleen invece è ironica, una storia d’amore già finita prima ancora d’iniziare, raccontata dalla suadente voce di Giovanni.Sensazioni semplici, sensazioni da ricordare con affetto. Rabbia da lasciare nel cd.Il primo lavoro dei Giuda Matti mi convince. La confezione trasmette tutto ciò che ritroviamo nel cd. Un art work essenziale, in copertina una emoticon sbagliata( come la nostra musica- parole di Dani), un libretto rosa con i testi e i contatti.Musica diversa, un buon lavoro di missaggio.Sul loro myspace è anche possibile conoscere le date dei vari live che il gruppo farà nei prossimi mesi, in Emilia e oltre.
Ascoltate musica sbagliata.
Gelo di mani, ghiaccio delle dita
colori impreziositi delle lettere
fiori che nascono gloriosi
tra la tonaca ruvida, segnature
di altissime spirali gonfiano onciali
le gocce lente della foglia d’oro,
fuori l’inverno della guerra
nell’inferno umano, fame,
lì la poca cosa, l’unica che
gli riesce di salvare,
solo ma tutte, tutte, le parole.

ANCHE Libri&Dintorni HA L'ONORE DI OSPITARE
UNDICI DI SAVINA DOLORES MASSA
VENERDI' 11 DICEMBRE - ORE 18.00
La Compagnia che allestirà la performance (40 minuti)
Hanife Ana è una nave incagliata, un sogno di balene in decomposizione, un viaggio, un ricordo, una liturgia. Ora è anche una compagnia di musici, teatranti e sognatori sperduti, nata dalla fusione di esperienze musicali e teatrali differenti ma complementari.
Il nucleo centrale e fondativo è costituito da Savina Dolores Massa, Alessandro Melis e Gianfranco Fedele.

continuo a respirare sopra di me
in molti tempi e luoghi
dove i germi sono guaina ai malesseri di petto
ai pensieri come radici d'amante senz'amore.
amo la mia colpa fino alla piega dei calzoni:
disperate notti di spietata gioia.
Davanti al letto delle mie malattie,
rinuncio a conoscerne i segreti.