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Utente: frontespizio
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sabato, 31 gennaio 2009

Elio scarciglia, De Agostini e Mondadori

Elio Scarciglia collabora con  De Agostini e Mondadori

A breve tre volumi 

Salento GO (De Agostini)

Puglia (De Agostini - Mondadori)

Fa parte di un' enciclopedia sulle regioni d'Italia.

Si potrà trovare allegato con Panorama, Sorrisi e canzoni TV e Donna Moderna in edicola dal 9 febbraio

 Salento Guida turistica(De Agostini)

www.elioscarciglia.it mare38@libero.it

postato da: eliosca alle ore 08:18 | link | commenti (5)
categorie: #elio scarciglia - il salento
venerdì, 30 gennaio 2009

il simbolismo dellIl simbolismo dell'occhio

Deonna Waldemar


Bollati Boringhieri, 2008, pagine 339

€ 35,00




"Un’affascinante ricostruzione, dalla storia dell’arte a quella delle religioni, di un simbolo tanto vasto e profondo come quello dell’occhio".



Dalla copertina

L’occhio è il più prezioso fra gli organi di senso e il suo dominio sugli altri ha permesso all’intelletto umano di dar vita alla civiltà. Vedere significa prendere coscienza dell’ambiente: equivale a «sapere», possedere il mondo, dominarlo. Poiché dipende dalla luce che riceve, fonte della vita stessa, l’occhio è l’organo essenziale della vita dell’uomo, e della sua individualità.

Per questi e mille altri motivi, l’occhio è stato da sempre al centro della cultura umana: trasformato in simboli, al centro di riti, protagonista di metafore. Il grande archeologo svizzero Deonna, in questo affascinante libro, frutto di una vasta erudizione, racconta e spiega, partendo dalle civiltà più antiche e lontane, perché, ad esempio, si chiudano gli occhi ai morti, oppure perché Dio e le divinità siano state rappresentate sotto forma di occhio.

Le Symbolisme de l’oeil fu pubblicato postumo nel 1965 a Parigi e viene per la prima volta tradotto in italiano, con un ricco apparato di note che completa quelle dell’autore.

postato da: frontespizio alle ore 17:01 | link | commenti (7)
categorie: genere / saggistica
mercoledì, 28 gennaio 2009

Ancora, Shoah...

Caro Michele, cari tutti
vi ringrazio per l' attenzione e per i commenti lasciati al mio post precedente.
Covengo con voi per quanto concerne  la "semplicità" del testo, riconoscendo la mia intenzionalità al fine proprio di renderlo tale: semplice!  L' immagine visibile non è stata recuperata su Internet ma è una fotografia scattata 3 anni fa, il 27 di Gennaio, nei luoghi che sono stati lo scenario degli Orrori di cui discutiamo con timore sommesso, quasi a non voler turbare quel Silenzio di cui avvertiamo il dolore e le barbarie che si sono consumati e compiute.
Tre anni fa, con il Patrocinio del Comune di Torino, (uno degli assessori, navigando su Internet ebbe modo di leggermi casualmente) venne allestita una mostra Fotografica sulla Shoah. Mi fecero pervenire i file con allegate 30 foto, per le quali mi fu chiesto di scrivere una didascalia, un breve testo (per foto). Non riesco a spiegarvi quale fu la mia grande sorpresa e, ancora meno, quanta emozione e, a volte angoscia, mi procurasse vedere quelle immagini. Nell' arco di una settimana, il mio lavoro era pronto e vi confesso quanto fossi emozionata e incerta... mi chiedevo se fossi riuscita a soddisfare le aspettative di chi mi aveva richiesta la collaborazione. Fu abbastanza impegnativo e, tra le altre cose, sorprendente, rendermi conto di quanto il pensiero e la visualizzazione di quelle foto fossero in grado di "suggerirmi" i testi che prendevano forma quasi indipendentemente da me stessa. Un grande coinvolgimento da parte mia e il benestare del committente, ed ecco che dopo pochi giorni si diede avvio all' installazione della mostra!
"Il Silenzio Dell' Orrore", il titolo, l' inaugurazione, e ciò che doveva restare in allestimento per 3 giorni restò in permanenza per 2 anni fino a quando, il comune di Torino rese la Mostra, itinerante.
In occasione della presentazione del mio libro, lo scorso Giugno, venne proposta anche la suddetta Mostra, permanente una settimana nei locali della libreria ospitante. Evento che a Maggio prossimo, in data ancora da definire, verrà riproposto presso un' altra grande libreria qui a Milano. Le foto sono state sviluppate in formato  A4 e montate su pannelli bianchi in espanso. Su suggerimento di Michele, mi è gradito proporvene una in visione. Spero possiate gradirla!
Sì, semplice il mio testo ma molto, molto sentito e scaturito da quella grande emozione di cui non riesco a descrivere!
Grazie e abbracci fraterni,
Giulia.


Auschwitz.2
Una delle 30 foto che compongono la Mostra.

postato da: ventidiguerra alle ore 20:57 | link | commenti (5)
categorie:

27 Gennaio

CHIUSURA  MOSTRA

Trattengo, a stento, un fremito di mani
serrate in spasmi taglienti
e, i frantumi del tempo
che librando nell' aria oscillano,
li vedo cadere come neve sui campi
che più non risuonano di passi.
Maree vagabonde di pensieri,
datemi luce per le immagini sbiadite,
rugiada che rinfreschi germogli
assetati di pace.
Sbiadisca pure, il fiato della vita
ma non muoia mai, il ricordo
di ciò ch' è stato.

 

Giulia.

postato da: ventidiguerra alle ore 00:15 | link | commenti (6)
categorie: poesia, riflessioni
martedì, 27 gennaio 2009

Neve

neve 2foto di Piero Orsoni


Falda su falda, nella notte scese
il candore dell’aria –
luminoso fantasma in polvere…
il buio soffiava a coprire il suolo
morbidamente

ruota immobile il tempo

nel sogno, apparvero labirinti
scavati nella durezza, lampi
giallo-acidi, e verdi
….

giace l’alba nebbiosa
in risveglio crepuscolare
la lava solare è altrove, oltre il monte –
sotto gli alberi i cani attendono ore
che la luce dilaghi:
dalla piana sospesa irradia
splendore di neve al cielo di latta

guardiamo il mondo tra fessure
gemme di cristallo e gelo gonfiano i rami –
la bellezza mi perfora il tessuto
di palpebre e mani


Ho aggiornato il mio sito Poesie in volo con una pagina dedicata ad alcune, tra le  mie poesie scritte nel 2008.
Per accedere direttamente clicca qui.

postato da: aboutyou alle ore 16:23 | link | commenti (9)
categorie: fotografia, #marina raccanelli poesie

Vedi alla voce: genocidio. Contro tutti i genocidi della storia.

WannseeHouse01

 

OLOKAUSTOS

§§§

 

Filmato da YOUTUBE

§§§

Diario di Helga Deen tradotto in Italia da Marika Viano,

uscito nel 2009 per Rizzoli

helga deen

postato da: 1Nuscis alle ore 01:00 | link | commenti (4)
categorie: @eventi
lunedì, 26 gennaio 2009

stufe_caminoIl camino rosso


Durante i mesi invernali Charles Deleuze si trasferiva in Corsica nella foret d'Aitone, in una casetta in pietra a due piani.

Dal balcone si scorgeva l'insenatura ampia e le piccole barche dei pescatori di Porto.

Marie, l'anziana signora del paesino di cento anime, teneva la casa in perfetto stato così ogni volta che Charles tornava non sentiva il freddo vuoto delle stanze.

Questa volta nell'aprire la porta, sentì più calore del solito. Il camino era vivo, le ante delle finestre aperte, la radio trasmetteva delle note di Scriabin, dalla cucina l'odore di arrosto di maiale era inconfondibile.

L'ultima volta che cenarono insieme, dieci anni prima, fu a Bayonne, prosciutto, ostriche e vino bianco, poi Rafila scomparve, ricercata dalla polizia spagnola.

postato da: frontespizio alle ore 17:41 | link | commenti (13)
categorie: #michele racconti
domenica, 25 gennaio 2009

19 anewday digestione il matto senza titolo silenti tempo fermo unico

19

Oh capitan sono solo in mezzo al mar
Oh capitan su vienimi a salvar

Capitan che vien dal mare
Sei l’eroe che mi vien a salvare
Quando sto’ per affogare
Ogni notte ogni notte

Ci saremmo conosciuti
Molto prima e poi perduti?

postato da: glencoe alle ore 16:15 | link | commenti (2)
categorie:
venerdì, 23 gennaio 2009

Questo nodo non sciolga il sole




era la primavera
a sostenermi il cuore
- la bellezza del mio esserci -
dicesti

come non perderci il senno

così restai
a dondolare un piede
seduta in quel caffè.

Parigi non mi è mai piaciuta
Sono rimasta ore
ad osservare la senna

mentre i capelli
raccoglievano l'umidità
della sera.

Poi risvegliarsi
Perdutamente.
postato da: nuccina1 alle ore 09:52 | link | commenti (4)
categorie: #nuccina
martedì, 20 gennaio 2009

“Ho preso in mano quella fotografia e…”: presentazione

Mercoledì 21 gennaio 2009 ore 16:00

Valentina Tomaselli

in

Parli come la notte, fortissimo

racconto tratto da

“Ho preso in mano quella fotografia e…”

"Ho preso in mano quella fotografia e..."

Performance video e musicale

Palazzo della Provincia di Reggio Calabria

 

postato da: edizioni9muse alle ore 10:55 | link | commenti (4)
categorie: letteratura, presentazioni, genere / racconti, @eventi
lunedì, 19 gennaio 2009

 
Partecipa al nuovo concorso di Rosso Foto di Rosso Venexiano inviando le tue foto a
rossofoto@gmail.com
entro il 31/01/2009
indicando la sezione alla quale si intende partecipare
le sezioni sono 2: fotografi amatori e fotografi professionisti.
Potete partecipare in entrambe le sezioni con max 2 foto in ciascuna sezione
max 857px × 610px                 colori o b/n

le foto devono essere fatte da voi e non firmate (rimangono anonime fino alla premiazione)

possono partecipare tutti anche se non iscritti a Rosso Venexiano gratuitamente
si vince... la soddisfazione che non ha prezzo
(per tutto il resto c'è mastercard)
Vi aspettiamo numerosi...
postato da: Anake alle ore 12:51 | link | commenti (2)
categorie: concorso fotografico
sabato, 17 gennaio 2009

STAGIONI

copertina StagioniAvrebbe potuto intitolarsi anche "Al confine tra ricordo e fantasia", titolo scelto per l'introduzione, questa raccolta di racconti di Silvia Zanetto appena uscita nella collana "I Ridotti Interrete" di Prospettiva Editrice, perché in queste pagine le note autobiografiche si mescolano continuamente all'invenzione dell'autrice, in quel giusto accordo di spunti personali e immaginazione che possono incuriosire il lettore e portarlo a domandarsi dove finisca l'autobiografia e dove inizi la creazione.
Le "Stagioni" sono quelle della vita, perciò alla primavera corrispondono racconti incentrati sui bambini, all'estate sui giovani, all'autunno sulle persone mature e all'inverno sugli anziani in declino. Storie tutte intrise di un velo sottile ma persistente di malinconia, e non solo quando lo sguardo dell’autrice è rivolto al passato: anche i protagonisti di racconti ambientati al presente appaiono fondamentalmente in preda a un’ insoddisfazione di fondo che li porta a considerare in modo poco positivo la situazione che stanno vivendo, e in cerca di qualche forma di evasione, sia pure soltanto a livello mentale, anche se non è detto che riescano effettivamente a conquistarla.
Un libro lieve e sommesso…da leggere davanti al caminetto acceso in queste sere invernali.

ISBN 978-88-7418-515-3 10 euro

 

Silvia Zanetto presenterà "Stagioni" gioedì 22 gennaio 2009 alle ore 21 presso i Caffé Giolitti in via Giolitti a Legnano.


postato da: Anna58 alle ore 11:34 | link | commenti (4)
categorie:
venerdì, 16 gennaio 2009

Cucina creativa

Nullaconnessuno

Preliminare

La pietanza di cui qui’ di seguito, si presta egualmente bene per essere assaporata  o ingurgitata, questo a seconda delle preferenze;se se ne volesse farne una quantità che eccede il fabbisogno si devono aumentare le quantità’ di base indicate in modo proporzionale;se non consumato subito il rimanente deve essere conservato in un luogo buio  a temperatura e umidità’ costante.

Origini

Il nullaconnessuno e’ una delle ricette tipiche della zona delle terre emerse, non si hanno comunque a tuttoggi notizie esatte sulla sua origine.

Ingredienti

Attesa 50 grammi

Insignificanza 5 cucchiai grandi
Malattia due pizzichi
Pigrizia 1 ettto
Nonvolersibene  in quantita’ secondo le preferenze
Separazione  un cucchiaino

Preparazione

Prendete una teglia e spalmatene bene sia il fondo  che anche i lati  con  del nonvolersibene  in modo molto generoso.Prendete quindi la pigrizia nella quantità’ indicata e stemperatela a parte. Aggiungete quindi alla pigrizia  cinque cucchiai grandi di insignificanza,mentre continuate a stemperare ,continuate fino a quando tutto e’ molto morbido.
Prendete il pezzo di attesa e tagliatelo  a pezzetti molto piccoli
poi
mettete i pezzetti di attesa,l’insignificanza bene amalgamata con la pigrizia nella teglia.
Aspettate cinque minuti e poi aggiungete due pizzichi di malattia
non avete che l’imbarazzo della scelta,potete scegliere la malattia che piu’ vi piace,poi fatevi un giro per casa
tornate
e aggiungete un cucchiaino si separazione,ma mi raccomando solo uno.
Indi lasciate a riposare il tutto per un ora e poi mettete iil tutto n frigorifero a 4 gradi centigradi.
Al  momento dell’uso servite la pietanza accompagnata con un infuso caldo di  amarezza.

postato da: glencoe alle ore 17:40 | link | commenti (1)
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Eclipse

eclissi4

 

Eclipse

racconto di Mario Favini

liberamente ispirato all'ultima traccia di The dark side of the moon

è su

la poesia e lo spirito

 

… and everything under the sun is in tune,

but the sun is eclipsed by the moon.

Pink Floyd, Eclipse.
(The dark side of the moon, 1973)

postato da: mariofavini alle ore 11:46 | link | commenti (1)
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giovedì, 15 gennaio 2009

se io

ma se io se io mi chiudo a chiave

dentro me stessa, non rispondo a nessuno

(attaccato alla porta un cartello:

lei non c’è dorme è andata via),

se io taccio non respiro, fingo

di non essere o essere altrove,

qualcuno viene e urla il mio nome

per cancellare la mia assenza,

violare il mio solipsismo solitario

 

se io schiudo le  mani

per liberare i miei uccelli di carta

e le mie farfalle ballerine,

se mi nascondo dentro un armadio

e tendo le braccia come un appendiabiti,

se poi scivolo via come un geco

dalla porta-finestra, se io

mi faccio un mucchietto di vestiti colorati,

se io, se io ...

 

Blumy

ciao, Michele!

http://blog.mrwebmaster.it/blumy/

postato da: blumy alle ore 19:42 | link | commenti (6)
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mercoledì, 14 gennaio 2009

concorso letterario

UOMINI E DONNE: MANEGGIARE CON CURA


Se vi siete chiesti: Perché gli uomini possono fare una cosa alla volta
e le donne ne fanno troppe insieme?, Perché gli uomini detestano le
feste comandate e le donne organizzano le vacanze mesi prima?, Perché
le donne non sanno leggere le cartine stradali e gli uomini non si
fermano mai a chiedere informazioni? Perché gli uomini lasciano sempre
alzata l'asse del water e le donne occupano il bagno per ore?

Se siete convinti che gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere e volete raccontarlo a modo vostro, fatelo!

Per partecipare basta scrivere un RACCONTO inedito che non superi le 5 cartelle (ogni cartella è composta da 1800 caratteri e corrisponde, circa, a una pagina word di 30 righe di 60 battute ciascuna; formato OpenOffice o doc - non docx!) e spedirlo, completo dei dati dell'autore, a 9muse@9muse.net entro il 31 gennaio 2009.

Gli autori selezionati saranno pubblicati nella nostra antologia e saranno avvisati via email.

postato da: edizioni9muse alle ore 10:40 | link | commenti (5)
categorie: racconti, concorsi letterari
martedì, 13 gennaio 2009

Il Barone Mondezza.

Il sangue blu che gli scorreva nelle vene era la prima cosa che gli altri dovevano sapere di lui. Scostava i capelli dalla fronte, tagliatelle condite di un ben oliato sugo, fino a scoprire due occhietti grigio topo accodati da tre ampi solchi, proprio due stelle comete, e, mostrando il mento ispido, con fare altezzoso: “Barone prego” sbiascicava, il tutto annaffiato dalle inevitabili gocce di saliva che svettavano da quel vuoto lasciato dai due incisivi persi, mendicantiahimè, chissà in quale saporito morso. A quel punto il macellaio, cameriere o pizzicagnolo di turno si prodigava affinché il blasonato signore potesse raggiungere, nel più breve tempo possibile, l’uscita non senza avergli offerto prima l’assaggio di un paio di colpetti di suola. Usanza antica questa, parte del rituale mattutino che precedeva la colazione e il giornale nei cassonetti del quartiere che ogni giorno lasciavano una traccia nuova al suo già inconfondibile odore.
Al Barone non mancava niente. Un tempo era stato Re. Il Re della discarica abusiva, riverito e rispettato da tutti i cani e i barboni della zona. Quella mondezza se l’era conquistata con l’onore, come un paladino o Cesare in persona. A quel tempo era giovane, era intelligente e inventava le cose. In quella discarica frugando tra pane duro, pezzi di lavatrice e materassi di lana gli venne in mente la brillante idea. Iniziò una ricerca interrotta solo dal buio, dopo qualche luna la sua invenzione era pronta. Al manubrio di una bici color ruggine, nastro isolante e macchie di catrame aveva assicurato quattro ombrelli, o quel che ne restava, due per lato, un altro, il più bello a fiori bianchi e gialli abbellito qua e là da graziosi strappi, legato dietro.
Quando montò la macchina volante si fermò un po’ ad assaporare il momento, sotto il dirupo ad aspettarlo una piccola folla: i bambini del quartiere, i cani di Checco, Turi e più in là, un po’ in disparte Gino il cane dall’occhio di vetro. Il momento era solenne, tutti aspettavano senza fiatare, solo santa continuava ad annaspare nervosamente a cosce larghe nella spazzatura in cerca di chissacchè e ci vollero un bel po’ di sassate per allontanarla e richiamarla all’ordine.
A un certo punto, tra gli schiamazzi di Santa, il Barone indietreggiò di qualche metro col suo bolide, poi una rincorsa in avanti, tra gli acuti stridolii dei cicloni privi di copertoni, e via nel vuoto. C’è chi dice che prima di sprofondare nella mondezza sia volato in orizzontale per un paio di metri almeno; di questo non si ha la certezza ma fu sufficiente: il Barone era un genio, quel mondezzaio se lo era conquistato, doveva essere suo. Certo ai momenti di gloria ne seguirono di difficili, dopo qualche anno, causa le proteste di un’associazione umanitaria, le ruspe in pochi giorni gli portarono via tutto il regno, lui stava lì, li guardava, mentre lo spogliavano pezzo per pezzo.
Da re spodestato tornò a riconquistarsi una panchina alla piazzetta della stazione.
Concetta era bella, caviglie grosse e fianchi larghi, una donna sana e robusta. Una donna salda come tutte le donne grasse. Una donna saggia come tutte le madri.
Non si sa da dove venisse, ma al solo pensiero di lei la mente del Barone vagava in terre lontane, terre che sanno di arance e grano, terre che sanno di mare dove si parlano chissà quali strane lingue. La immaginava con abiti dai colori sgargianti, rossi o turchesi, sventolare ventagli di pizzo coi capelli raccolti ed eleganti pendenti mentre sorride strizzando gli occhi tra il nero dei suoi denti.
L’aveva vista un giorno frugare tra i rifiuti davanti al supermercato, la sentiva di notte lamentarsi per i suoi figli persi per sempre. Concetta sapeva anche ridere, lo faceva spesso quando qualcuno gli passava una bottiglia o anche così…..senza motivo.    
Era bella, dio se era bella. Era apparsa un giorno e aveva turbato la sua vita. Un magone gli cresceva nello stomaco, ora di rabbia, quando la vedeva insieme ad altri barboni, ore di felicità, quando si sorprendeva a raccogliere primule pensando a lei.
“In omaggio alla bellezza, no no, non va bene per lei, per la donna più bella…no, incantato, o mia principessa”, nonostante il lignaggio il Barone trovava difficoltà in quell’attività di ricerca di una frase adatta che accompagnasse un suo pomposo inchino nell’atto dell’offerta floreale all’amata, e quando la vedeva qualcosa gli strozzava la gola, come quando lo portarono al pronto soccorso e dovettero mettergli la maschera ad ossigeno. Così quei fiori se li teneva stretti in mano per tutto il giorno, finchè gli coloravano il palmo di verde. La sera ormai secchi e molli li buttava.
Il barone non trovò mai il coraggio di avvicinarsi a lei, finchè un giorno Concetta sparì. Il Barone non dimenticò quell’angelo, anche quando furono passati anni da allora, a volte, nei pomeriggi d’autunno, quando il sole sta per inzupparsi da qualche parte dietro le case e l’aria diventa rossa, lasciava ogni cosa stesse facendo, si accasciava ai bordi di una strada e a bocca chiusa cominciava ad emettere un suono acuto e monotono, i cani della zona si avvicinavano a lui e incominciavano ad ululare, finchè non veniva la notte a nascondere il dolore.
La morte non lo ha mai spaventato, neanche da vecchio, ma forse lui non sapeva di esserlo, non c’era il tempo nella sua vita.
Però sapeva di essere stanco. Non lo spaventava la morte, “io nel paradiso non ci voglio andare” diceva sempre “puzza di monache, si prega sempre e non si mangia mai. All’inferno sì che voglio andare” e la sua faccia si apriva in un sorriso dolce “lì si mangiano bistecche arrostite sul carbone tutti i giorni e poi ci sono le femmine belle”.
Lo ripeteva ai suoi compagni di strada, specie nelle notti d’inverno quando il gelo gli bruciava la pelle e le ossa gli facevano male.
Lo aveva raccontato anche a Gino, il cane dall’occhio di vetro, quando orami era troppo stanco e vecchio, poco prima che smettesse di respirare. Lo diceva sempre a Don Pietro, il prete della mensa dei poveri, con grande disappunto di quest’ultimo.
“Don Pietro non è per male” continuava a ripetergli il Barone ”ma io in chiesa da voi non ci vengo, niente di personale, voi siete una brava persona, però vedete in chiesa da voi ci sono solo vecchiette rinsecchite, non vorrei ritrovarmi a condividere l’eternità con loro. Io devo andare all’inferno là conosco un sacco di gente”.
Don Pietro non gli rispondeva neanche, ci aveva rinunciato.
Non aveva paura della morte, sapeva che sarebbe arrivata prima o poi e lui era pronto, l’aspettava.
Arrivò l’inverno, il tempo dei sacchetti di plastica profumati di dolce, puoi leccarli all’interno e dopo puoi coprirti, la plastica tiene caldo, ma quell’inverno era freddo e quell’anno era venuto con la carrozza e quattro cavalli, era di notte quando arrivò, aprì la portiera e scese la morte.  
Alex
 
 
postato da: lanternerosse alle ore 17:13 | link | commenti (4)
categorie: #ale20025

LIBRI DA LEGGERE


E MORIRONO TUTTI FELICI E CONTENTI
NEO EDIZIONI
AAVV - a cura di MASSIMO AVENALI
13,00 EURO

la neo edizioni è una giovane case editrice abruzzese. i redattori sono

ragazzi volenterosi e caparbi. portano avanti le loro idee e i loro

sogni. la prima pubblicazione edita da questa casa editrice è un voluminoso libro(che però si riesce a leggere scorrevolmente e in modo appassionato), una raccolta di racconti.
una raccolta un pò strana, gli scritti hanno titoli, e a grandi linee

anche la trama, di vecchie favole.
è un modo per allontanarsi da un passato che ormai non ci appartiene

più, quelle fiabe sono state rivisitate, prese, spezzate, ricucite in

modi diversi.
tre di esse in particolare mi hanno colpito:
la bella addormentata della D'Alessio( triste fine di una ragazza piena

di vita), Aladino di Solla( storia di un uomo capace di far avverare

piccoli desideri di altre persone e incapace di soddisfare i propri),

Cigni selvatici di Tetti( narrazione di una famiglia numerosa capace di

commettere le più infime nefandezze).
il prodotto convince, la neo edizioni non può avere che la strada spianata.
bravi ragazzi.

domenico cosentino
postato da: cosentinonico alle ore 00:08 | link | commenti (6)
categorie:
lunedì, 12 gennaio 2009

E' tanto che non posto qualcosa, forse è arrivato di nuovo il momento di misurarsi con giudizi "esterni"

 

Tempi e broccoli passati

 

Il giorno in cui sei morto pioveva.

Sarei restato in pigiama . Sono uscito solo perché eri morto.

Sei sempre stato bello , chiunque ti trovava affascinante. Non mi sembravi affatto affascinante.

Eri giovane quando sei morto.

Avevo paura che la pioggia sciupasse i fiori che erano lì per te.

Eri brutto. Quasi come i fiori a cui l’acqua staccava i petali.

Te ne stavi lì disteso.

Avevi dei brutti vestiti addosso.

Vestirsi bene per andare a impolverare i cimiteri è stupido. Quel giorno eri brutto e me lo aspettavo.

Non ti piaceva la morte, quasi come i broccoli e quella che abitava sotto casa di tua nonna.

Si sentiva trascurata , tua nonna. Non ti ha visto per dieci anni ma non ha mai pensato a quella del piano di sotto.

Sei andato a vederla solo quando era distesa come eri tu quel pomeriggio.

Non pioveva e lei era vestita bene.

C’era tanta gente che ti veniva a guardare mentre eri lì disteso. Nessuno sarebbe riuscito a fare a meno di te.  Parlavano tutti di un eroe , di una persona speciale.

Forse avevano sbagliato obitorio. Il santo era altrove , non eri tu.

Dopo che sei morto tutti parlavano del vuoto che avevi lasciato.

Io so che hai lasciato una casa sporca e i piatti da lavare.

Erano passati pochi mesi e nessuno poteva nominarti. Era troppo doloroso pensare a te.

Dopo un anno tutti quelli che parlavano di te sorridevano, era bello ricordarti.

Il tempo ha reso più lunga la tua morte. Sembra sia passato un secolo e non è che qualche anno.  

Tra un po’ mi dimenticherò di te. Tutti mi parlano di una persona che io non ho mai visto.

Ti travisano , si inventano che eri come avrebbero voluto.

Stanno eliminando ad uno ad uno i tuoi difetti.

Non c’è più nessuno che parla di come eri fino al giorno prima di quello in cui sei morto.

Ti prometto che me lo ricorderò finché posso che tu i broccoli li odiavi.

 

postato da: Paolomas alle ore 13:49 | link | commenti (2)
categorie: #paolo massari racconti

Gennaio

 
 
 
Gennaio, caparbio fermento.
L’istante che nutri fa eco sopra i fuochi
Cordiale avanti e grugno dietro
Fra i ceppi condannati e i calli da giurare
Riporta la sembianza d’ogni scena
Lodandosi schizzato sulla tela - freddo proclamato  
 
A chi le braccia piene fino all’ombra
Annunciano le culle da temprare
In questa fossa di gelo e di pudore
Che a notte brilla risuona febbre e ardore
Spegnendosi a buon grado l’abbondanza
 
Le cortecce disertano il presente:
Intatto in fronte a loro -
Il gesso del Cristo da ovattare
Per segregarlo in coro mito e acerba delusione
Di fedi srotolate stanche sopra i tarli
 
I greggi con le serpi - amandosi preghiera
Vanificano a turno miniere di credenti.
Le sviste e poi gli esempi, le crune da mirare
Avvolgono passivi
Gli angeli costanti e le ali da incendiare
 
Gennaio lontano così - del non ricordo -
Aveva l’inespresso e patrie da sudare
Quando le voci miste scorrevano a fierezza
Ripopolando ai viali le bocche del lamento.
Farine romanzate e chiassi  d’urto
Valevano la veglia offerta al sonno
Prima d’assordarsi impronta di memoria
Sul letto del grembo da fiutare
 
Così com’era allora – più non è tornato –
Gennaio gloria e pena – la nascita da accogliere cancrena.
Gli abeti in sepoltura sui gradini
E l’esodo di Dio riposto nervo e semina fidata
Da messe riverite senza falci
Protese -pane e lingua - scordate d’avventura
 
Gennaio così - del non ricordo -
Mai forse ha spento i lumi e gli indici dei sensi
Con le criniere a pezzi e i lacci aggrovigliati
Abbrustoliti corti e appesi oliati
prima delle luci traviate sulle nevi
Quando il tatto al bruno albore graffiava spirituale
 
Gennaio è tutto un grumo e il fine, l’esclusione.
da ieri a oggi, la destra e l’altra stretta - confortano gelate.
Di strada in cielo l’azzurro spiega il verbo
E l’anno schiera svelto l’altro inverno -
Zerbino impreparato e imperfezione:
Futuro da eternare prima dell’avvento
 
 
postato da: minet alle ore 08:57 | link | commenti (1)
categorie: poesia, #minet poesie