Libri&dintorni

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martedì, 28 luglio 2009

I vizi capitali 5

Quinta antologia dedicata ai "Vizi capitali" da Giulio Perrone Editore, e stavolta è toccato alla superbia.

La superbia 

UNA VITA DA SUPERUOMO

“Superbo” era l’aggettivo che aveva sentito utilizzare più spesso fin da bambino per definire molti dei suoi attributi fondamentali, e non, come si potrebbe pensare d’istinto, in tono negativo, ma con una buona dose d’orgoglio da parte di entrambi i genitori.
Erano considerati tali, per cominciare, il suo viso dai lineamenti aristocratici, dominati da un naso leggermente aquilino ereditato dal nonno materno militare di carriera, il portamento sempre eretto e composto fin da ragazzino, persino negli anni in cui i suoi coetanei si abbandonavano agli atteggiamenti più sbracati, e poi naturalmente buona parte dei suoi eccellenti risultati scolastici e atletici, dal momento che aveva ottenuto in dono da madre natura un corpo adeguato a praticare svariate discipline sportive.
Attorno ai venticinque anni, Giorgio si contemplava allo specchio con soddisfazione prima di uscire in compagnia degli amici, pochi e scelti con cura, perché la maggior parte degli esseri umani veniva da lui giudicata noiosa, ignorante o difficile da tollerare, oppure in attesa di incontrarsi con qualche ragazza, riguardo alle quali era se possibile ancora più critico e selettivo, sapendo che la sua Donna Ideale sarebbe dovuta essere praticamente perfetta per potergli essere compagna di vita adeguata, così che nessuna fanciulla riusciva mai a superare il secondo o terzo appuntamento.
Ma in fondo che problema c’era? Avrebbe avuto tutto il tempo di trovare una donna degna di vivere al suo fianco, ed era sicuro che il giorno in cui l’avesse finalmente incontrata sarebbe stato sufficiente poco più d’uno sguardo per riconoscerla…i numerosi tentativi andati finora a vuoto si potevano classificare come innocui passatempi, tanto che nel frattempo preferiva dedicare la maggior parte delle sue energie al lavoro, dove naturalmente non poteva che dimostrarsi il migliore.
Da ragazzino forse avrebbe desiderato fare tutt’altro che l’avvocato, carriera intrapresa al solo scopo di rilevare l’importante studio professionale appartenente alla famiglia già da due generazioni, ma sarebbe morto piuttosto che confessarlo, perciò aveva seguito l’iter giuridico col massimo profitto e si era specializzato in diritto internazionale progettando di aggiungere all’elenco di committenti abituali le grandi società aperte ai mercati esteri, poiché non nutriva dubbi sulle proprie capacità di guadagnarsi ogni tipo di potenziale cliente.
Non aveva alcuna stima dei due cugini con i quali avrebbe diviso la conduzione dello studio, ma non potendo sottrarsi alle regole familiari preferiva godersi il timore reverenziale da cui si sentiva circondato da parte dei dipendenti, il gruppetto di segretarie e un paio di praticanti appena più giovani di lui, ma dai quali lo separava quella corazza inviolabile costituita dall’essere il figlio del socio più autorevole, cosa che se possibile aumentava ulteriormente la sua supponenza.
Alla grandiosa festa organizzata per il suo trentesimo compleanno, Giorgio poteva dominare con l’immancabile sguardo altezzoso il folto gruppo d’invitati, scelto con estrema cura fra ex compagni di studi, colleghi ed amici di famiglia influenti, ed ingentilito da numerose ragazze, nessuna delle quali tuttavia riusciva a catturare per più di cinque minuti la sua attenzione.
La cosa peggiore era però un pensiero molesto nato osservando che quasi tutti gli amici presenti erano accompagnati da una fidanzata o addirittura da una moglie, e che alcune coppie erano già genitrici orgogliose di piccoli eredi momentaneamente lasciati alle cure di nonni o babysitter in occasione della festa, mentre lui, il superbo padrone di casa, conduceva un’esistenza solitaria, costellata di avventure inconsistenti.
Mario, il suo migliore amico, il compagno di scuola di cinque anni di liceo e in definitiva l’unica persona con cui Giorgio riuscisse talvolta a comportarsi con naturalezza dimenticando di indossare ogni tipo di corazza, gli si avvicinò poco prima del taglio rituale della torta.
“Come ti senti adesso? Dicono che trent’anni siano l’inizio della maturità: tu sai che li ho compiuti da quattro mesi e confesso di non aver notato la differenza, però io e Clara abbiamo deciso di compiere il grande passo, e due settimane fa abbiamo avuto la conferma che il nostro bimbo è in arrivo. Tu sei il primo a saperlo, naturalmente dopo i futuri nonni!”
Giorgio sorrise a fatica. Molto a fatica, per la verità.
“Congratulazioni…”
“Grazie! Beh, spero di incoraggiarti così a prendere una decisione seria, mi piacerebbe molto vederti finalmente accoppiato in modo stabile, e non dovresti avere problemi a trovare una compagna” osservò Mario indicando con un largo gesto della mano, e un sorriso complice stampato sul volto, le numerose ragazze che si aggiravano nel salone della festa.
Il ragionamento non faceva una grinza, ma nemmeno Mario era in grado di capire quanto fosse complicato vivere ogni giorno ai massimi livelli, e chissà se poi esisteva davvero a questo mondo qualche candidata idonea al ruolo di compagna per un uomo praticamente perfetto?

postato da: Anna58 alle ore 16:28 | link | commenti (5)
categorie: concorsi letterari, #anna58 racconti
lunedì, 27 luglio 2009

LA RANA VENETA

l'amico Boris Borgato ha da poco creato questo blog nel quale possiamo raccontare con ilarità le nostre disavventure lavorative.
oggi è stato pubblicato il mio racconto.
dateve da fa aiutiamo a far crescere in salute questo blogghe.

http://laranaveneta.blogspot.com/2009/07/seconda-danza-sweet-home-reggio-emilia.html#links
postato da: cosentinonico alle ore 12:49 | link | commenti (3)
categorie:
venerdì, 24 luglio 2009

Un'altra mano.

[[Vi lascio un saluto, signori miei...ed un racconto che spero vi possa piacere. Un abbraccio.]]

Le luci soffuse della sala si spensero di vergogna riflettendosi sui tavoli verdi da gioco per un ultimo, lungo istante. Cessata la luce fu il silenzio a regnare, interrotto solo dal borbottio gelido del ghiaccio sulle pareti lisce di un bicchiere di vetro. Lo reggeva, mezz'aria, tra le dita ossute della mano una ragazzina dalle forme acerbe, lasciandolo ciondolare a destra e sinistra a seguire una ritmica che solo lei poteva udire.


Tic. Toc. Tic. Toc.

Silenzio.

Tic. Toc.


Dall'altra parte del tavolo un uomo seguiva con le dita i contorni del pizzetto, gli occhi scuri come spilli puntavano poco oltre la spalla della ragazza, nell'unico punto illuminato dalla luce d'emergenza della sala. La destra, disimpegnata, giocherellava sul tavolo verde. Lo pichiettava con lentezza. Troppa per quanto ci si potesse aspettare da una faccia da schiaffi come quella. Tanto da far paura.


Tic. Toc. Tic. Toc.

Silenzio.

Tic. Toc.


Quanto ha perso?” Ruppe il silenzio lei. La voce impastata dal troppo alcool, dal fumo grigio della sigaretta abbandonata sul posacenere a morire. Non che mi interessi davvero saperlo.” Aggiunse, mostrando una sicurezza impacciata. Lui distese la schiena ad aderire perfettamente alla sediola su cui stava, portò le mani dietro la nuca ad intrecciarsi, si assestò. Prese tempo.Ci si sarebbe potuti aspettare una risposta inconcludente, da uno come lui. O un silenzio tombale. Solo quegli spilli neri andarono ad impattare negli occhi della donna e vi rimasero per una buona manciata di minuti. Tutto.” Replicò, in ultimo, con una sicurezza ed una lucidità che odorava di amaro, e disillusione, e rabbia.


Tic. Toc. Tic. Toc.

Silenzio.

Tic. Toc.


Ho perso il sogno di una vita. Sa, signorina.” Aggiunse, mentre la voce si arrocchiva di disperazione e timore. Capita.” Biascicò lei, le labbra strette in una smorfia. Lasciò scivolare lo sguardo lontano da lui, sulle carte disposte in mazzetti ordinati sul tavolo verde. Vi era disprezzo, in quello sguardo, ma la mano che reggeva il bicchiere lo abbandonò distrattamente sul tavolo e si tese in avanti ad afferrare una carta. Un gesto istintivo, parve: un automatismo, una droga. E' poker, succede. Mister...?” Lasciò le parole sospese, a mezz'aria, in attesa di udire nuovamente la voce maschile rimbombare nella sala. Nel silenzio che seguì, la donna, non potè che ancorarsi alla profonda convinzione di aver già svolto quel salto nel vuoto , quella acrobazia, centinaia di volte negli anni. Jack.”


Tic. Toc. Tic. Toc.

Silenzio.

Tic. Toc.


Ebbene, Mister Jack, non le hanno mai insegnato che investire tutto può portare a perdere quel tutto? E' per questo che io non investo che una parte di ciò che mi appartiene. Ho già perso con la vita una volta. Mi è sufficiente.” Lei scacciò l'aria con la destra, fece volar via un qualche pensiero ribelle dalla sua testa. Lui si crucciò, a quelle parole. Un ghigno gli sfiorò le labbra, poi un sorriso. Aveva l'aria della amarezza, quel suo sguardo, e il sapore della bruciante sconfitta. Miss, eppure siete qui. Non vivreste, senza. Non è la perdita a far male. E' l'aver investito nella mano sbagliata, a bruciare.”


Tic. Toc. Tic. Toc.

Silenzio.

Tic. Toc.


La mano della donna tornò a sfiorare le carte, le carezzò, le asspaporò con lo sguardo. Lui fece lo stesso.  Un'altra mano. Nessun bluff.”  Ripiegò lei, reclinando la voce ad un soffio appena, mentre il busto si sporgeva in avanti e le dita ossute afferravano le carte per iniziare a smazzarle. Lui allargò le braccia , scrollò il capo un paio di volte e di nuovo un ghignetto divertito gli smosse le labbra in un sorriso. Miss.Non ho niente da darvi. Ed il bluff, nel poker, esiste. Posso promettervi che tenterò di non rovinarvi. Ma esiste.” Lei esitò un istante, lo sguardo deviò sulla porta metallica dell'uscita di sala mentre le dita, frenetiche, muovevano le carte mischiandole tra loro. Nel mentre quegli occhi scuri puntavano alla fuga, le carte scivolarono sul tavolo. Cinque dalla parte dell'uomo. Altrettante dal lato della donna. Un altra mano.”  Imbastì, l'uomo, con un filo di voce.


Tic. Toc. Tic. Toc.

Silenzio.



mercoledì, 22 luglio 2009

manifesto-premiazione-roma

PROGRAMMA

 

Ore 20,00  - Saluto del Presidente dell’Aris Sporting Village

Interventi:

On. Salvatore Colloca - Delegato alla cultura Comune di Roma Municipio XIII

Dott.ssa Anna Maria Troiani, studiosa di Storia dell’Arte e Filosofa

Intermezzo: 

Documentario  “ Odore di Terra” di Elio Scarciglia

 

Presentazione critica delle opere :

Augusto Benemeglio, Direttore artistico  dell’Aris Sporting Village.

 

Premiazione dei vincitori e primi classificati

 

Presenzieranno inoltre per il Comune di Roma – Municipio XIII

dott. Cristiano Rasi, Presidente Commissione Ambiente

dott.ssa Monica Pica, Presidente Commissione Cultura

dott. Sergio Pannacci, Presidene Commissione Urbanistica

Seguirà Cena alla carta (ore 21,15). E' gradita la prenotazione 

  

 

                                                       I PREMIATI

 

 

FOTOGRAFIA :

 

1° cl. Elio Scarciglia  di Lecce con  “Vecchio pescatore”

 

motivazione: Opera formalmente e tecnicamente impeccabile, con una grande forza di colore e anima che fissa il fotogramma in una realtà senza tempo , l’uomo, il mare, i remi, le reti, il gesto, l’avventura fascinosa e rischiosa della vita.

 

                 

2^ cl. Viola Venturelli di Roma con  “ Le calanche di piana”

3^ cl. Ex aequo  Marianna Fedele di Roma con “ “Totem”

Roger Nicotera di Roma con “Pacifica disobbedienza”

Leonardo Sterponi di Roma con “ Mare d’inverno”

Filippo Filippi Pellegrini di Roma, con “Occhi di bambino”

 

 

PITTURA:

 

1° cl. Antonio Luceri  di Martano con “ Ricordi di un vecchio pescatore”

 

Motivazione: Opera informale di taglio e tecnica raffinata, di gesto sicuro ed energico  che riesce a  trasmette il senso lirico  del mare,  bagliori dei fuochi del tramonto, cembali d’estate che celebrano fughe e striature di libertà .

 

2^ cl. Mimmo Anteri  di Gallipoli con “ Simboli e cromie mediterranee”

3^ cl. Francesca Ancona di Bitonto  con “ Il mare nel cervello”

Premio speciale a Iolanda Munizzi di Roma con “ La zattera”

 

 

GIURIA:

Augusto Benemeglio – Presidente

Giulio Sordini

Anna Maria Troiani

Angela Maria Marini

Carol Rossi

 

Conduce:

Augusto Benemeglio con Roberta Calderini

Per vedere tutta la sezione fotografica "L'uomo e il mare" visitare il sito www.elioscarciglia.it

postato da: eliosca alle ore 12:10 | link | commenti (2)
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giovedì, 16 luglio 2009

LAWRENCE FERLINGHETTI, 11/9

-LawrenceFerlinghetti

Ex Libris per Lawrence Ferlinghetti: 11/9

 Dalla percezione sensoriale del testo di Lawrence Ferlinghetti, Blind Poet (Poeta Cieco), Giunti Editore in Firenze, un mio (de_consueto) ex libris ispirato al Suo scrivere immaginifico anche nei dintorni dell'evento, 11 settembre, che ha cambiato il mondo.

postato da: erremme alle ore 14:27 | link | commenti (2)
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giovedì, 09 luglio 2009

Ti son cresciuti fiori dentro le ginocchia?

Lo sapevi, mamma, che da vecchi le ossa fanno fiori?

Mente che non poteva mentire , un tempo lattiginoso

sospeso nel tempo, parole che annegavano nel vuoto.

Sono qui, piccola mia, dammi le mani, camminiamo

piano lungo il corridoio, il corridoio lungo.

Sono qui, sono io, mamma, vieni, ti metto il nastro tra i capelli.

Quanto pesi!, mamma, figlia, mamma.

Ti son cresciuti fiori dentro le  ginocchia ?Non sai dirlo.

Cammini con le gambe piegate, come me,

sembri trascinare con te le mattonelle, sembra che i muri

seguano il tuo cammino lento; e la casa.

Ha cominciato a fare crepe quando hai cominciato tu,

improvvise,  a volerti accompagnare nel declino tuo.

Elsa!  Ti voltavi, una lucina s’era accesa, un filo tremolante,

un’intermittenza vaga , una lucciola dentro la tua testa.

Mamma con le lucciole, mamma con i fiori dentro le ginocchia,

ti seguo come allora, ti accompagno nel silenzio

di un angolo nascosto, fresco di felci e ombra chiara ,

dove limpido scorre un ruscello d’acqua,  e canta.

 

postato da: blumy alle ore 17:58 | link | commenti (5)
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mercoledì, 01 luglio 2009

I vizi capitali 4

Come preannunciato, ecco il quarto volume dedicato ai "vizi capitali", riguardante questa volta "L'accidia" ovvero la pigrizia, e la mia interpretazione del tema.L

 DOLCE FAR NIENTE

Non c’è nulla di più piacevole del restare a letto fino a tardi, nelle mattine festive, a godersi il tepore delle lenzuola, il silenzio della casa deserta, e la libertà di poter dimenticare programmi, orari e preoccupazioni.

Talvolta però, mentre mi attardo in questa profonda beatitudine, mi accade di restare vittima di allucinazioni ricorrenti, da cui temo che non mi libererò mai, in grado di irrompere in modo brutale a turbare quel dolce far niente a cui consacro ogni domenica mattina: improvvisamente avverto ancora nelle orecchie, forte e perentoria come un tempo, la voce tonante di mio padre, che spalancando la porta della camera dove io e mio fratello dormivamo da ragazzi, ci strappava bruscamente al mondo dei sogni, incurante del fatto che il calendario segnasse una ricorrenza festiva.

“Sveglia! Chi dorme non piglia pesci!”

“Che si fa qui, si dorme? Ma se il mattino ha l’oro in bocca!”

“Pigroni, il caldo delle lenzuola non fa bollir la pentola!”

Dio solo sa quanto ho odiato quei maledetti proverbi, e che nessuno si azzardi mai più a sostenere in mia presenza che esprimono la saggezza dei popoli, come sosteneva il mio sussidiario alla scuola elementare.

Mio padre sembrava conoscerne di adatti ad ogni situazione, ed era orgoglioso di sfoderarne sempre uno al momento giusto, cosa che mia madre accoglieva con un sorrisetto rassegnato, avendo ormai rinunciato da tempo a cercare debellare quella mania del coniuge, mentre noi figli non potevamo che brontolare alle sue spalle.

Quelli declamati al mattino presto, però, erano particolarmente insopportabili, anche perché dopo certe irruzioni ogni tentativo di ritrovare la pace perduta e riaddormentarsi risultava davvero impossibile.

Quanto entusiasmo sprecato, pover’uomo, nel tentativo di comunicarmi almeno in parte la sua energia e la sua incontenibile vitalità: io, raggiunta l’età dell’emancipazione e la possibilità di sottrarmi finalmente alle sue gioviali imposizioni, ho stabilito di rinunciare per sempre a qualsiasi progetto di catturare pesci o di ritrovarmi oro in bocca, cosa del resto piuttosto improbabile, visto che dalle mie parti non mi risulta esistano giacimenti del prezioso metallo, per assecondare senza rimorsi i miei pigri ritmi esistenziali, secondo il mio personalissimo motto “massima comodità con il minimo sforzo”.

Terminati gli studi, trovato un buon lavoro e trasferitomi a vivere da solo in un piccolo appartamento vicinissimo all’ufficio, sono stato finalmente libero di organizzarmi un’esistenza tranquilla lontano dalle interferenze paterne, e per diversi anni mi sono adagiato magnificamente nelle mie comodità, fino a pensare che, un giorno o l’altro, sarei arrivato persino a dimenticarmi di tutti quegli incitamenti ad essere sempre attivo e scattante che mi avevano angustiato per anni: a che scopo affannarsi tanto, dal momento che la mia vita trascorreva serena anche ad un ritmo più lento di quello proposto dagli stereotipi pubblicitari?

Sono assolutamente convinto che al mondo non importi poi granché, se io passo la domenica mattina a letto, se non mi scalmano per ore in palestra come certi miei colleghi, e se prendo l’ascensore invece di farmi le scale a piedi.

Il segreto sta solo nell’astenersi dal frequentare troppo a lungo quelle persone nevrotiche e iper-attive che sembrano avere come unico scopo della vita quello di strapparti alle tue comodità per coinvolgerti in estenuanti programmi d’attività sportive ad oltranza, e non parliamo poi di innamorarsi di una di quelle donne virago, fanatiche del culto del corpo e devote frequentatrici dei santuari della fitness!

Per anni sono transitato indenne fra avvenenti fanciulle con le quali non mi sarebbe dispiaciuto intrattenere relazioni più approfondite, ma dalle quali mi sono allontanato non appena le ho viste circolare in tuta e scarpette dal mattino alla sera, mai sprovviste dei tipici borsoni da palestra.

Claudia mi aveva illuso, in principio, perché appariva veramente diversa.

Lei era una di quelle eleganti, ricercate, che non si portano appresso la borsa sportiva ovunque, e che normalmente se ne vanno in giro in tailleur e tacchi alti, che bevono aperitivi mangiucchiando salatini senza sproloquiare a proposito di manie salutiste e diete dimagranti, e che aspettano l’ascensore senza voler salire a tutti i costi tre piani di scale a piedi, anche se ammettono di frequentare la palestra.

Bella, simpatica e intelligente…forse la donna perfetta.

Ma è bastato il primo fine settimana trascorso insieme a spezzare l’incantesimo, quel sabato in cui aveva accettato di fermarsi a dormire da me, quando la domenica mattina alle sette la sua voce trillante mi ha fatto sobbalzare nel letto:

“Buongiorno, non sarai mica un dormiglione? Non lo sai che il mattino ha l’oro in bocca?”.

Di nuovo quell’incubo? Proprio quando iniziavo a sperare di potermene liberare per sempre? Dio mio, che angoscia!

E Claudia non ha mai più messo piede nel mio regno della pigrizia.




postato da: Anna58 alle ore 22:01 | link | commenti (3)
categorie: concorsi letterari, #anna58 racconti