Quinta antologia dedicata ai "Vizi capitali" da Giulio Perrone Editore, e stavolta è toccato alla superbia.
UNA VITA DA SUPERUOMO
“Superbo” era l’aggettivo che aveva sentito utilizzare più spesso fin da bambino per definire molti dei suoi attributi fondamentali, e non, come si potrebbe pensare d’istinto, in tono negativo, ma con una buona dose d’orgoglio da parte di entrambi i genitori.
Erano considerati tali, per cominciare, il suo viso dai lineamenti aristocratici, dominati da un naso leggermente aquilino ereditato dal nonno materno militare di carriera, il portamento sempre eretto e composto fin da ragazzino, persino negli anni in cui i suoi coetanei si abbandonavano agli atteggiamenti più sbracati, e poi naturalmente buona parte dei suoi eccellenti risultati scolastici e atletici, dal momento che aveva ottenuto in dono da madre natura un corpo adeguato a praticare svariate discipline sportive.
Attorno ai venticinque anni, Giorgio si contemplava allo specchio con soddisfazione prima di uscire in compagnia degli amici, pochi e scelti con cura, perché la maggior parte degli esseri umani veniva da lui giudicata noiosa, ignorante o difficile da tollerare, oppure in attesa di incontrarsi con qualche ragazza, riguardo alle quali era se possibile ancora più critico e selettivo, sapendo che la sua Donna Ideale sarebbe dovuta essere praticamente perfetta per potergli essere compagna di vita adeguata, così che nessuna fanciulla riusciva mai a superare il secondo o terzo appuntamento.
Ma in fondo che problema c’era? Avrebbe avuto tutto il tempo di trovare una donna degna di vivere al suo fianco, ed era sicuro che il giorno in cui l’avesse finalmente incontrata sarebbe stato sufficiente poco più d’uno sguardo per riconoscerla…i numerosi tentativi andati finora a vuoto si potevano classificare come innocui passatempi, tanto che nel frattempo preferiva dedicare la maggior parte delle sue energie al lavoro, dove naturalmente non poteva che dimostrarsi il migliore.
Da ragazzino forse avrebbe desiderato fare tutt’altro che l’avvocato, carriera intrapresa al solo scopo di rilevare l’importante studio professionale appartenente alla famiglia già da due generazioni, ma sarebbe morto piuttosto che confessarlo, perciò aveva seguito l’iter giuridico col massimo profitto e si era specializzato in diritto internazionale progettando di aggiungere all’elenco di committenti abituali le grandi società aperte ai mercati esteri, poiché non nutriva dubbi sulle proprie capacità di guadagnarsi ogni tipo di potenziale cliente.
Non aveva alcuna stima dei due cugini con i quali avrebbe diviso la conduzione dello studio, ma non potendo sottrarsi alle regole familiari preferiva godersi il timore reverenziale da cui si sentiva circondato da parte dei dipendenti, il gruppetto di segretarie e un paio di praticanti appena più giovani di lui, ma dai quali lo separava quella corazza inviolabile costituita dall’essere il figlio del socio più autorevole, cosa che se possibile aumentava ulteriormente la sua supponenza.
Alla grandiosa festa organizzata per il suo trentesimo compleanno, Giorgio poteva dominare con l’immancabile sguardo altezzoso il folto gruppo d’invitati, scelto con estrema cura fra ex compagni di studi, colleghi ed amici di famiglia influenti, ed ingentilito da numerose ragazze, nessuna delle quali tuttavia riusciva a catturare per più di cinque minuti la sua attenzione.
La cosa peggiore era però un pensiero molesto nato osservando che quasi tutti gli amici presenti erano accompagnati da una fidanzata o addirittura da una moglie, e che alcune coppie erano già genitrici orgogliose di piccoli eredi momentaneamente lasciati alle cure di nonni o babysitter in occasione della festa, mentre lui, il superbo padrone di casa, conduceva un’esistenza solitaria, costellata di avventure inconsistenti.
Mario, il suo migliore amico, il compagno di scuola di cinque anni di liceo e in definitiva l’unica persona con cui Giorgio riuscisse talvolta a comportarsi con naturalezza dimenticando di indossare ogni tipo di corazza, gli si avvicinò poco prima del taglio rituale della torta.
“Come ti senti adesso? Dicono che trent’anni siano l’inizio della maturità: tu sai che li ho compiuti da quattro mesi e confesso di non aver notato la differenza, però io e Clara abbiamo deciso di compiere il grande passo, e due settimane fa abbiamo avuto la conferma che il nostro bimbo è in arrivo. Tu sei il primo a saperlo, naturalmente dopo i futuri nonni!”
Giorgio sorrise a fatica. Molto a fatica, per la verità.
“Congratulazioni…”
“Grazie! Beh, spero di incoraggiarti così a prendere una decisione seria, mi piacerebbe molto vederti finalmente accoppiato in modo stabile, e non dovresti avere problemi a trovare una compagna” osservò Mario indicando con un largo gesto della mano, e un sorriso complice stampato sul volto, le numerose ragazze che si aggiravano nel salone della festa.
Il ragionamento non faceva una grinza, ma nemmeno Mario era in grado di capire quanto fosse complicato vivere ogni giorno ai massimi livelli, e chissà se poi esisteva davvero a questo mondo qualche candidata idonea al ruolo di compagna per un uomo praticamente perfetto?





