Nel primo Ottocento, il fiore si impone come motivo prediletto della classe borghese. Da sempre connesso al mondo degli affetti, esso si carica di una più incisiva componente sentimentale, assurgendo a emblematico “messaggero del cuore”. È in tale contesto che si afferma in tutta Europa il "linguaggio dei fiori", un singolare codice non verbale di antica tradizione orientale che attribuiva a piante e fiori significati simbolici espressivi dei moti dell'animo. Questa nuova grammatica floreale che si valeva di fonti diversificate che spaziavano dai miti classici fino agli esiti delle moderne teorie scientifiche, vide il moltiplicarsi di opere dedicate alla garbata e suggestiva pratica particolarmente in voga presso il gentil sesso. Un esempio significativo è offerto da "Il linguaggio dei fiori" che Charlotte de Latour (pseudonimo di Louise Cortambert) pubblicò a Parigi nel 1819, volume, che si dipana nell'universo floreale seguendo le quattro stagioni dell'anno, costituisce un raffinato e dotto divertissement, arricchito da un elegante apparato iconografico frutto dell'abile matita di Pancrace Bessa, uno dei più celebri pittori botanici francesi contemporanei.
