Una improvvisa emozione mi aveva colto, poco prima di iniziare la discesa verso Portmagee, l’ombra dell’isola di Puffin, copriva dove noi eravamo e l’isola era una collina verde e marrone, dolce e bella, mentre la nostra strada era stretta e aspra.
Poi inizio’ una ripida discesa che ci porto’ al villaggio. Nel nostro comodo alloggio avevamo avuto del buon cibo e un buon riposo, la mattina dopo ci aspettava un passaggio in barca alle isole.
Il cielo, alle prime luci dell’alba, era terso e nessun rumore veniva da Valencia.
Guardavo fuori, e vedevo la bassa costa vicina;
a destra il ponte che collegava l’isola alla terraferma e a destra la costa che si alzava fino a divenire un piccolo promontorio.
Quando la mia compagna si svegliò’ venne vicino a me alla finestra a respirare l’aria..
Ci ritrovammo al molo all’ora stabilita, eravamo i primi;
nella barca di legno vi era un uomo che stava armeggiano con il motore ,la barca non arrivava ai quattro metri
Uno alla volta arrivarono anche gli altri,alla fine con il padrone della barca eravamo in sette.
Piano , piano lasciammo il molo e ci inoltrammo nel canale, tutto era calmo.
Lentamente arrivammo al confine tra la terra e il mare-oceano infinito,e tutto fu diverso.
Non eravamo soli, dietro di noi si era avvicinato quello che adesso era uno sciame di altre imbarcazione di tutte le grandezze e di tutte le forme erano tutte dirette dove eravamo diretti noi.
Eravamo in molti e il tempo restava bello,il sole avevano iniziato a comparire,l’aria era fresca e frizzante, solo allora mi accorsi che nella nostra imbarcazione non vi era alcun salvagente per me, per mia compagna e per tutti quelli che nono sapevano nuotare.
Piano, piano si avanzava verso la meta e io guardavo le onde che accerchiavano la barca e il colore dell’acqua che poco prima era di un bel blu inteso adesso era diventato nero anche l’ondulare della barca era cambiato e seguiva l’ondulare delle onde
che era mutato da quando era una piacevole novita’.
Ora la barca seguiva le onde che erano diventate alte ,ora si saliva e quando si saliva eravamo in alto e poi si scendeva e allora ci si sentiva sempre di più’ al centro di un di cono rovesciato da dove potevo chiaramente vedere l’acqua mutarsi in un muro in continuo movimento.
Fu là’ che la barca imbarcò un altro passeggero…. la paura.
Il padrone della barca non aveva proferito parola, ne mosso ciglio, dalla partenza e continuava a rimanere immobile, io ogni tanto lo guardavo ,abitava di certo al villaggio e conosceva bene quel tratto di mare quel suo restare immobile poteva rassicurarmi poteva convincere la mia testa,ma non poteva convincere il mio corpo che cominciò’ a vomitare.
Vomitavo e continuavo a vomitare e l’agitazione saliva, saliva , avevo perso il controllo del mio corpo e la sofferenza diventò’ presto una tortura senza fine;
nei rari momenti di lucidità’ pensavo che dopo l’andata ci sarebbe per forza stato un ritorno,
un ritorno come avrei potuto sopravvivere ad un ritorno quando non ero certo neanche di avere un arrivo.
Quando arrivammo davanti alla prima delle due piramidi di roccia, emersi dal profondo della mia sofferenza, e vidi che tutta l’enorme parete era occupata da migliaia di uccelli
che si erano ricavati il nido nella roccia viva e vi era il loro continuo andirivieni tra la parete e la superficie dell’acqua dove andavano a cercare il loro pranzo.
Poco lontano vi era la seconda piramide di roccia quella era la nostra meta
E io ero aldilà’ del mio limite,
Avevo letto che in questo posto impossibile, qualche decennio prima avevano costruito un faro, vista la quantità’ delle imbarcazioni che erano naufragate da tempi immemorabili, per questo era stato addossato in un punto alla base della piramide, un grande cubo di cemento che forniva una idea di approdo, là’dove sarebbe stato impensabile immaginarlo.
Il cubo di cemento formava, assieme alle lame di roccia che aveva davanti, una teorica insenatura ,dove le onde del mare si infrangevano con forza e poi uscivano alte;
era un cuneo dove poteva entrare una sola barca alla volta e la barca doveva manovrare attenta avanti e indietro per schiantarsi bastava qualche metro in più..
La barca poi era ora troppo in alto ,ora troppo in basso rispetto ai resti di quelli che una volta probabilmente erano dei gradini di una scala di pietra incollata sulla parete verticale del cubo,
Tutto sarebbe stato scivoloso e senza protezione, oltre ai gradini nessuna cosa attendeva l’acrobata che doveva scegliere il momento giusto per lanciarsi nel vuoto dalla barca e sperare, se qualcosa fosse andata male sarebbe scivolato nelle profondità’ vestito di tutto punto e serenamente annegato..
Non so’ come riuscii a fare tutto questo.
Una volta raggiunta la parte superiore del cubo di cemento, crollai per terra , ero scosso dai brividi che prima erano di solo freddo e che adesso venivano dal profondo di tutto il corpo e tutto il mondo era gelido.
Vi era solo la presenza della mia compagna, che mi copriva il corpo con tutto quello che aveva e mi massaggiava la mani ed il viso dandomi il calore ,quando giravo la testa vedevo e non vedevo altri pure loro distesi nelle mie stese condizioni.
E là’ si compi’ il mio terzo incontro con la morte e per la terza volta qualcosa si frappose, cosi’ per la terza volta fui salvo.
Gael tach Baile an Sceilg anno del Signore 907.
Io Gearoid Mac Adhaimh , taoiseach (primo) del clan degli uomini di questa terra,
giunto alla eta’ degli anziani, affido queste mie parole a fratello Eamon …. che dopo la mia morte, le possa comunicare alla mia sposa e ai miei figli affinché nessuno possa dimenticare.
La nostra vita’ e’ cambiata da quando a Baile an Sceilg, in un mattino battuto dalla furia di onde mai viste prima, e’ apparso Michele il Santo
Quelli che hanno visto ci hanno detto.
In una sfera di luce, dal cielo e’ sceso sulla terra Michele.
Michele La forza.
Michele la bellezza.
Michele il condottiero delle milizie celesti.
Michele che ha alzato la sua spada e l’ha puntata verso il nulla e
in mezzo al nulla ha segnato un punto tra le acque terribili.
Da quel momento tutta la nostra gente è stata posta sotto la protezione sua
e di quella delle sue schiere celesti
e la tenebra e’ stata separata dalla luce.
Poi santi uomini sono andati nel luogo e la’ hanno dimorato e ancora dimorano.
E poi ancora a testimonianza di questo
pellegrini hanno cominciato a recarsi là sul confine
e ancora arrivano da tutta la nostra terra e anche oltre
per appoggiare i loro piedi su quelle stesse pietre
e per questo affrontano un grande pericolo, ma sanno che in questo loro viaggio
sono sotto la protezione di Michele il Santo che scruta la loro intenzione e il loro cuore..
E noi non saremo mai abbastanza riconoscenti per il dono che ci e’ stato fatto.