Libri&dintorni

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martedì, 01 luglio 2008

dalla mostra ex libris - roberto matarazzo per barbara gozzi

Roberto Matarazzo

ex libris


"Per un viaggio estravagante in libreria"

esposizione libraria per testi muniti di fogli colorati cosmopoliti


libreria "Libri&dintorni" - campobasso

visitabile fino al 14 luglio


42-barbaragozzi


Untitled, '07 per Barbara Gozzi. per: Progetto Butterfly, '07

sabato, 12 aprile 2008

Un giorno ti alzi



Io l'ho definito 'novel trailer' perché racconta attraverso foto che ho scattato e stralci di frasi un racconto che è stato pubblicato sull' Emagazine 'Historica'.

Maggiori dettagli sul 'backstage' e il racconto QUI.

Credo che il web sia anche strumento di contaminazione, dove le storie si possono raccontare in molti modi. Questo è uno dei tanti.

Barbara
postato da: BarbaraGozzi alle ore 20:22 | link | commenti (3)
categorie: #barbara gozzi racconti
mercoledì, 02 gennaio 2008

Iniziativa 'Corto si può fare'

L'iniziativa è promossa da Barbara Garlaschelli e Daniela Losini.
" Amo i racconti. La mia carriera di scrittrice è cominciata con un libro di racconti. Faulkner sosteneva che scrivere racconti è la cosa più difficile dopo la poesia. E più il racconto è breve, più le difficoltà crescono. E' difficile raccontare una storia in poche righe. Una storia compiuta, intendo. Ci vuole ritmo, scrittura, equilibrio, intensità, disciplina. La sfida/proposta è questa: scrivete un racconto che non superi le 30 righe (la classica cartella 30 x 60 ovvero 1800 battute)  riguardante un episodio della vostra vita che ritenete significativo quindi deve essere un racconto autobiografico o di fantasia ma comunque in prima persona. Mandatelo via mail a questo indirizzo cortosipuofare@gmail.com. "
Maggiori informazioni QUI.

Da oggi è possibile leggere sul Blog il mio racconto 'Non era solo quello'.
martedì, 11 settembre 2007

Incastri

Ho sognato che mi chinavo. Facevo una cosa qualunque, credo dovessi raccogliere qualcosa, niente di rilevante comunque. Mi chinavo insomma e quella strana sensazione di ghiaccio e fastidio è arrivata all’improvviso. C’era gente attorno a me così ho finto noncuranza e l’ho rifatto, mi sono chinata ancora per terminare di raccogliere (ancora non ricordo cosa, davvero non era importante). Allora ho capito.

Si trattava di una palpata sul sedere. Una manata di quelle piene, palmo aperto e in movimento. Sul mio sedere attraverso i jeans. Mi sono voltata di scatto e ho scaraventato quello che avevo in mano sul proprietario delle dita viscide. Basso e grassottello. Unto e bavoso. Un evidente stereotipo. Ma l’aspetto più inquietante è che ricordo perfettamente >> [ il resto sul blog 'The Sleepers' ]


@BG
postato da: BarbaraGozzi alle ore 15:02 | link | commenti (3)
categorie: #barbara gozzi racconti
giovedì, 30 agosto 2007

Una fiaba per Gramos

Gramos ha 12 anni.

Gramos vive in Kosovo.

Gramos è affetto da una malattia rara, la tirosinemia.

Gramos può sopravvivere soltanto con una dieta speciale e un farmaco che costa 1400 euro ogni 60 giorni.

Gramos RISCHIA DI MORIRE, se nessuno lo aiuta. Finora le “porte istituzionali” a cui ha bussato gli hanno offerto solo vaghe promesse.

Gramos ha bisogno di noi.

Non chiediamoci “Perché NOI?”

Quanto tempo spendiamo ogni giorno a immaginare un presente diverso, a parlarne?

Questa è la nostra occasione per FARE un presente diverso. Un’occasione d’oro. Quella di salvare la vita di un bambino.

SCRIVENDO una fiaba, per cominciare.

ACQUISTANDO un libro, poi.

Un libro che raccoglierà le migliori fiabe che ci invierete. Il contributo di scrittori e blogger che vorrano regalare una storia a un bambino che ha ferocemente BISOGNO di credere alle favole. Il contributo di chi vorrà costruire per lui un AQUILONE da fare volare sempre più in alto.

 

Vi aspettiamo numerosi, questo concorso atipico è aperto a tutti. Una fiaba per dare una mano a un bambino. Uno dei tanti è vero. Già in occasione dell'iniziativa 'raccontami una storia' a favore della lotta contro i neuroblastomi ne avevo accennato. Si uno. E allora? Uno è sempre meglio di niente. Un passo. Magari in futuro un altro. E ancora. Ancora.

Iniziamo insieme?

>> Info sul regolamento e maggiori chiarimenti

 

Vorrei lanciare un personale abbraccio a Sabrina Campolongo che si è battuta per quest'iniziativa (insieme ad altri blogger pieni di energia) e ha fortemente voluto questo concorso dedicando tempo e risorse.  Sei forte Sabri!

Barbara
postato da: BarbaraGozzi alle ore 16:49 | link | commenti (11)
categorie: concorsi letterari, #barbara gozzi racconti
mercoledì, 22 agosto 2007

Se proprio

- Se proprio.
E' un 'se proprio' grosso. Importante. Di quelli che buttì lì fingendo noncuranza quando invece sai fin troppo dove stai andando. Quante cazzate si porta dietro il 'se proprio'.
Se.
Proprio.
Valentino non sorride. Dovrebbe, sta pensando, almeno per darsi un contegno ma non gli riesce e lui di fingere ne ha fin sopra i capelli. Certe falsità vanno bene finchè si è ragazzi. Finché ci si sente ancora forti, in grado di sopportare di tutto o quasi. Lui no, non più.
Elena, la sua amante, ha un piede sul marciapiede e l'altro sul primo gradino del treno. A Roma va. Si è decisa, alla fine. Il biglietto sola andata l'ha comprato on line, gli ha detto. Se proprio non mi trovo vado alla biglietteria direttamente in stazione. Ha continuato a spiegargli mentre spingeva la chiusura a scatto con il sedere sopra la valigia rossa, comprata in saldo il mese scorso.
A Valentino non sembrava ci fosse altro da replicare. Gli strappi non si ricuciono quando sono ancora freschi, mollicci. Viscidi. Elena ha lasciato la lettera di dimissioni nell'ufficio del capo reparto. Tre giorni fa. Lui non c'era. Aveva una chiamata fuori sede, di quelle urgenti che proprio non ti levi di dosso finchè non ci vai e fai tacere tutti. Valentino se lo sentiva. Come adesso. Tra i nervi. Che lei stava per mollare. O aveva già mollato.
Tutto.
Lavoro. Casa. Vita in pratica.
Se proprio ci vediamo nel week end, gli sta dicendo con entrambi i piedi sul secondo gradino. Ha i capelli sciolti, selvaggi. Lei che li piastra ogni due giorni per la paura di essere in disordine.
Sta cambiando, Elena e a lui verrebbe da urlare, prendere a pugni qualcosa o magari qualcuno. Doveva succedere o se l'è procurato questo strappo? A saperlo...
Intorno a loro tutto fischia. La gente parla e si muove.
Il biglietto è a posto. La valigia rossa è dietro di lei, oltre i gradini. Aspetta in silenzio. Lei lo sta  guardando,
ancora, ma non come si aspettava Valentino. Lo osserva e basta. Non si capisce se è più contenta per l'aver mandato tutti a puttane o se le dispiace lasciarlo solo. In pieno agosto. Con la città deserta e la casa vuota.
Non si capisce.
Se proprio glielo chiedo stasera, al telefono, pensa. Quando è arrivata e si è sistemata. Quando ha meno fretta e magari si è data una rinfrescata dopo il viaggio. Le voci sono meno pericolose degli sguardi. Si possono pronunciare molte parole se non ci si vede, se non si annusa l'atmosfera. E'quella che frega, quasi sempre. Il capire tutto. Meglio limitarsi. Non scavare e lasciar perdere i contorni.

Elena si siede ma non si stacca dal finestrino. Lui è sempre lì, davanti al vagone. Non capisce ma tace e lei vorrebbe ringraziarlo ma non le escono le parole giuste. Ammesso che esistano davvero,  parole giuste per circostanze sbagliate.
E'tutto sbagliato in questa vita fatta di automatismi e spazi stretti. La casa. Il lavoro. Il sesso.
Tutto fuori posto. Per lei almeno. Non è tanto una faccenda di ruoli o schemi, tutt'altro. Le piace ancora non essere niente in particolare e allo stesso tempo rappresentare tutto quello che lui vuole. Cerca. Brama. E' il resto che non torna, non quadra come dovrebbe.
Se proprio glielo dico dopo, mentre sono in viaggio. Si rassicura mentalmente. Lo ringrazio per non aver creato problemi. Per avermi accompagnata e guardata senza pretendere.
Se proprio torno, non subito. Fra un pò. A respirare di nuovo quest'aria densa. Magari scopro che è meno soffocante del previsto. Magari.


Il treno parte. Con ventisette minuti di ritardo.
Se deve finire senza schiamazzi, è proprio un modo perfetto quello.
In ritardo. In silenzio. Senza risposte.
Via.
postato da: BarbaraGozzi alle ore 10:44 | link | commenti (5)
categorie: #barbara gozzi racconti
venerdì, 10 agosto 2007

'Click jeans' su Letteratitudine

Segnalo agli amici 'Libri e dintorni' che sul blog d'autore di Massimo Maugeri 'Letteratitudine' è stato pubblicato un estratto del mio racconto lungo inedito 'Click Jeans' (che avevo presentato qui in anteprima) pubblicato da Arpanet nell'ambito dell'iniziativa Concepts Moda da poco conclusa.

'Click jeans' racconta la storia di due sorelle. Divise dal rapporto col cibo che ha causato l'anoressia e poi la morte della minore. Un paio di jeans elasticizzati e a vita basso sono il filo conduttore di due donne diverse, a loro modo tenaci, che arrivano a conclusioni differenti nella gestione della vita e dell'alimentazione.

Attraverso il post è possibile rintracciare un altro racconto inedito che ho scritto sul tema dei disturbi alimentari e pubblicato di recente sul blog d'autore della scrittrice Francesca Mazzucato, 'L'altra fame'.

E'possibile commentare entrambi i testi, lasciare critiche, impressioni, considerazioni o magari esperienze a tema. Mi farebbe molto piacere confrontarmi su quello che ho scritto  ma anche sulle tematiche. Sempre attuali. Delicate. Piene di lati oscuri e complicanze.
postato da: BarbaraGozzi alle ore 10:03 | link | commenti (6)
categorie: genere / racconti, #barbara gozzi racconti
mercoledì, 01 agosto 2007

Su Books and other sorrows

Ai viaggiatori di passaggio segnalo un mio racconto inedito pubblicato sul blog della scrittrice Francesca Mazzucato, Books and other sorrows.

Si tratta di un testo che ho cullato dentro di me un pò, la primavera scorsa. Un racconto sul cibo ma non solo. Sui bisogni. Le carenze. Le paure. Le fragilità. Quell'angoscia prepotente. Sui riti solitari. Sul sentire anche se. Sui riempimenti improvvisi e il pentimento. Sulle facciate necessarie verso una società schiacciasassi che certe cose 'non le vuole vedere'. Poi però. Quelle cose lì esistono eccome. Nel buio, nel silenzio, nel vuoto.

>> L'altra fame

Un ringraziamento sincero alla sensibile Francesca Mazzucato, scrittrice poliedrica attenta che si 'nutre' di parole ed emozioni.
-----------------

(l’immagine è tratta da una installazione dell’artista e performer Vanessa Beecroft)
postato da: BarbaraGozzi alle ore 15:30 | link | commenti (4)
categorie: #barbara gozzi racconti
giovedì, 26 luglio 2007

Posso chidere gli occhi, adesso?

...
La pioggia invade il parabrezza. Gocce enormi. Pesanti. Scrosci ritmici.
- Ho sentito parlare di gente che ha dei black-out. Cioè,  non ricorda niente. Si addormenta e basta.
Il cugino volta il collo e lo fissa. Serio. Pallido.
- E’ così che ti succede?
Roberto riflette. No. Non è proprio così. Gli vengono gli occhi pesanti, grossi macigni che a tenerli aperti dovrebbe martellarsi una mano. Le gambe si rilassano. Il cuore rallenta, o almeno gli sembra. E lui si abbandona. Questo è tutto.
Sta per rispondergli. Una frazione di secondo.
L’urto è un boato, l’auto slitta spinta dall’acqua sporca. Acida. Incazzata come poche volte all’anno.
...
>> Il testo completo su The Sleepers.
domenica, 22 luglio 2007

Hai detto qualcosa?

Quando ho pensato 'ho bisogno d'aiuto' non l'ho detto ad alta voce.
L'ho urlato dentro di me.
L'ho sentito rimbombare. Davanti alla scrivania, sul muro freddo. Nel cruscotto grigio dell'auto che diventa fuoco sotto il sole (anche quello primaverile).
Ho pensato che fosse facile sentirlo dall'esterno, guardandomi in faccia, notando la secchezza delle mie labbra, quel modo particolare che ho di muovere le mani quando sto male e gli occhi che si fanno bassi anche se sto sorridendo.
Quando ho pensato 'c'è nessuno per favore?' mi è venuto da ridere. Sul serio.
Mio nonno diceva sempre 'per favore' attraverso le gengive senza denti e con quell'espressione tenera che mi veniva voglia di abbracciarlo in continuazione, da piccolo sia chiaro.
Ma io ho vent'anni o poco più (non starei a sottilizzare proprio adesso). Non chiedo, pretendo. Perchè dopo mi si incurveranno le spalle,  cederanno i tessuti e diventarò uno dei tanti che lavora e respira. Mangia e dorme male. Esce ma non se ne ricorda. Compra roba che luccica per dare un senso alle ore passate a sgobbare. Piange in bagno con novella2000 tra le cosce aperte sul water.
Dovrei prendere e basta. Prendere. Questo è il punto.
Ma qui non è rimasto niente che io possa stringere -  forte, forte - tra le mani. Niente che possa fermare il pus, cola da qualche parte, lo sento sgocciolare dentro di me. Verso il fuori che c'è ma non ascolta, prosegue la sua corsa, muove le lancette e basta. Il fuori che sono poi gli altri, le giornate che passano e quello che mi succede attorno. Rossella. Monica. Il mondolavoro. Il mondoamicizievarie. I marmocchi. I miei genitori con annesso parentado.
'Ho bisogno di aiuto' è una frase che non dirò mai ad alta voce perchè la paura è tanta e le fragilità sono porte aperte verso nuove ferite (meglio tenerle chiuse, le porte, certi spifferi sono insidiosi e dopo non sai in che posizione ti fa meno male). 'Ho bisogno di aiuto' è una frase che non dirò mai perchè se lo dico, poi, non posso tornare indietro e il bisogno insoddisfatto mi tormenterà fino a consumarmi. So come vanno queste cose.
Eppure c'è l'eco nella mia testa.
Ho anche provato a balbettare qualcosa, davvero. Pensavo di riuscirci prendedola da lontano, con gli amici delle stronzate passate che si, ci sono sempre stati e se me li ritrovo che mi ronzano attorno di continuo tanto vale dare un senso, a questi piantoni.
Poi però. Però.

Io. Che se. Poi come. Non so. Magari no. Ah si? Tu e? Dimmi pure.

'Ho bisogno di aiuto' è scappato e ho pensato che fosse un bene perchè potevo tornare a essere quello di prima, con meno pagliacciate tra le pupille e le mani. Vivere è. Qualsiasi cosa sia è meglio non pensarci, così ho fatto fino a poco fa.
Dolcetto o scherzetto?
Nel silenzio certe urla ti assordano, solo che non lo sai finchè non senti più niente.

Hai detto qualcosa?
Monica, la moglie, mi ha guardato con quella faccia tra l'ebete e lo sclerato che la sera va per la maggiore - dopo cena, i bimbi a nanna e la cucina profumata di limone - e non ha risposto. Non ce n'era bisogno. Ero io il cretino che aveva chiesto una cosa inutile. Non c'era niente da dire. Lei, forse, non aveva niente da dirmi, cioè, da dire al sottoscritto perchè diversamente è un vulcano in eruzione continua, per telefono, via web, coi vicini attraverso le rampe delle scale, perfino ai semafori.

Hai detto qualcosa?
Rossella, l'amante, mi ha lanciato un sorriso storto, una via di mezzo tra l'ironico e il divertito. 'Dipende da cosa intendi per dire' ha risposto. E a quel punto ho pensato che avevo molte vie d'uscita, perchè di quello si trattava, di uscire il più in fretta possibile, ma non sapevo decidermi. Il cervello pulsava quella maledetta frase rovinatuttoatradimento. 'Ros ho bisogno di aiuto' voleva mormorare qualche neurone impazzito. L'ho schiaffeggiato fino a stordirlo. Nel frattempo lei aveva ripreso ad armeggiarsi di sotto, è l'unica donna che ho conosciuta capace di masturbarsi furiosamente dopo aver fatto del buon sesso con me. Buono per me, si intende, e non ho motivi validi per ritenere che non sia lo stesso per lei. Eppure.

Se davvero ho bisogno di aiuto me la devo sbrigare da solo e questa storia mi fa venire l'orticare. Mi infastidisce peggio di una mosca che si è appena rotolata nella merda calda. Molto peggio. Se me la devo cavare da solo è un circolo vizioso. Come fa uno ad aiutarsi? Cioè, se hai capito che ti serve una mano vuol dire che le tue non sono sufficienti, o no? Evidentemente lo capirò.
Sempre da solo.


Foto @BG
postato da: BarbaraGozzi alle ore 20:41 | link | commenti (6)
categorie: genere / racconti, #barbara gozzi racconti
martedì, 10 luglio 2007

QUando addormentarsi era un'arte.

[anno solare 2000+x]

- Stavo pensando…
- Mhm…
- Forse potrei somministrarmi un pò di sonno.
Il marito ha alzato gli occhi dal tavolo in vetro proprio mentre l’elaboratore ha emesso uno squittio lieve.
- Come vuoi, cara.
Lei si morde le labbra. Sono le tre e venti. Di notte. Tutto tace; più che altro per via dei muri in cemento armato con doppio strado isolante.
Si annoia.
Nient’altro. Da quando suo figlio se n’è andato ha momenti vuoti nel corso della giornata di ventiquattr’ore. Sono lunghe, ventiquattr’ore filate a occhi aperti. Proprio lunghe, si.
Fissa il marito che>>
----------
Il resto su TheSleepers.

Foto: @BG
postato da: BarbaraGozzi alle ore 13:36 | link | commenti (7)
categorie: #barbara gozzi racconti
domenica, 08 luglio 2007

Contorsione nr.3

Quando lo vengono a prendere

Il campetto respira a pieni polmoni. Vive.
Urla. Risate. Tonfi.
I bimbi corrono dietro a quell'amico fidato che non li tradisce mai, non potrebbe. Il pallone, dal canto suo, rotola placido. Si diverte a sgusciare nei posti più impensati. Aspetta e si lascia prendere. Poi torna a sfuggire. Nessuno gli ha mai spiegato perché tutto quel dimenarsi li diverte, i bambini. Eppure lo vede stampato sui visini bianchi e rossi. E gli piace. Sta lì per quello.
Attorno>>
@BG
------------

A seguire la contorsione esterna di Gabby Conti ' Fammi il piacere' che ringrazio per l'arricchimento.
-----------


>> Leggi il numero 3 della rubrica per intero
------------------------------------------------------------------

‘Contorsione Esterna’ è una sottorubrica per chi vuole mettersi alla prova. 1.000 battute secche per raccontare la propria, personale contorsione del momento. Se volete potete mandare il materiale a: gozzib@tiscali.it. (Non più di un testo a persona che rispetti le 1.000 battute complessive, grazie.)

postato da: BarbaraGozzi alle ore 14:38 | link | commenti (6)
categorie: #barbara gozzi racconti
lunedì, 02 luglio 2007

Duranteilsonnopossonosuccederemoltecose

[ Estratto]
Il sonno è un momento di vulnerabilità assoluta. Il momento.
Quando i sensi smettono di recepire, rallentano. La mente si annulla mescolandosi al nero. O viaggia in luoghi immateriali. Proiezioni. Elaborazioni.
Durante il sonno possono succedere molte cose.
Anche a chi si chiude dentro casa. Porta blindata con allarme incorporato.
Anche a chi si sente sicuro e va a dare un bacio sulla fronte dei bambini primi di coricarsi sul letto rifatto. Che evoca notti tranquille. Serene. Sonni pieni e ristor
atori.
Anche.


>>




[Estratto]
La SIDS - Sudden Infant Death Syndrome - è considerata tutt’ora la prima causa di morte dei bambini nel primo anno di vita. In Italia si stima un caso ogni mille nascite o poco meno.
>>

---
Testo completo sul blog 'The Sleepers'.
Foto: @BG
postato da: BarbaraGozzi alle ore 10:05 | link | commenti (3)
categorie: #barbara gozzi racconti
sabato, 30 giugno 2007

Concepts Moda e Gusto di Arpanet

Giovedì alle 18.30 presso il Mondadori Multicenter di Milano si è tenuta la presentazione dei nuovi Concepts Moda e Gusto. Risultati segretessimi svelati appunto ieri pomeriggio.
Dal momento che qui avevo presentato l'estratto del mio racconto 'Click Jeans', sono onorata e ancora stordita di annunciare che è stata selezionato!

Ringrazio tutti quelli che, in fase preliminare, mi hanno votato e hanno creduto nel mio testo permettedogli di accedere alla valutazione della redazione di Arpanet.
Ricordo che i nuovi Concepts contengono anche due testi inediti di Raul Montanari e Francesca Mazzucato.

Purtroppo non ero presente a Milano, se siete curiosi di sapere come l'ho vissuta:
>> Da fuori



Foto: @BG
postato da: BarbaraGozzi alle ore 10:38 | link | commenti (6)
categorie: #barbara gozzi racconti
lunedì, 25 giugno 2007

Contorsioni n.2

E' on line da oggi la 'seconda puntata' della rubrica 'Contorsioni' su Caffè Storico Letterario .

Nel numero due troverete un mio racconto inedito ' Sparecchiare' e una nuova sottorubrica: 'Contorsione esterna' con il racconto breve inedito di Sabrina Campolongo 'Proteo'.

'Sparecchiare' è stato ispirato dalla foto che vedete qui accanto che ha evocato parole perse nella nebbia del passato.

[estratto] Michele si siede. Circospetto.
Sua madre sta sparecchiando. Spinta da un'inerzia palpabile. Invisibile eppure così presente che le si potrebbe trovare un corpo, all’inerzia.
- Volevo chiederti dov'è la cartella clinica di papà.
Il respiro diventa rumoroso. L’aria si carica di elettricità. La donna ruota la testa, lo fissa e sbatte le ciglia.
- Non mi ricordo, così su due piedi.
....

-------

‘Contorsione Esterna’ è una sottorubrica per chi vuole mettersi alla prova. 1.000 battute secche per raccontare la propria, personale contorsione del momento. Se volete potete mandare il materiale a: gozzib@tiscali.it. (Non più di un testo a persona che rispetti le 1.000 battute complessive, grazie.)

postato da: BarbaraGozzi alle ore 15:48 | link | commenti (4)
categorie: #barbara gozzi racconti
sabato, 23 giugno 2007

Fisso il letto vuoto

Segnalo che sul blog The Sleepers è stato pubblicato un mio racconto inedito.

'....
Per la paura.
Di non poterti rivedere accanto a me.
Sorridente. Tentatrice. Testarda.
Fisso il letto vuoto e so che devo andare. Smettere questo gioco morboso. Ricordarmi anche delle volte che ti ho detto ‘Me ne vado’. Di quando mi hai guardato con quegli occhi lampeggianti che credevo mi avrebbero fulminato. All’istante.

Dovevi proprio morire? '

[ parte finale original version ]


Il testo è una rielaborazione della foto qui acconto.

@BG
postato da: BarbaraGozzi alle ore 08:35 | link | commenti (4)
categorie: #barbara gozzi racconti
mercoledì, 20 giugno 2007

Ebook 'Spicchi' di Barbara Gozzi

E'disponibile da oggi l'Ebook, realizzato dalle edizioni Kult Virtual Press, di 'Spicchi', romanzo breve che ho scritto a fine 2006 e di recente ha subito un restyling il più spietato possibile (considerando che revisionare non è proprio nelle mie corde, purtroppo).

L'Ebook è scaricabile gratuitamente attraverso la scheda del testo, sul sito di Kult Virtual Press. E'possibile scegliere tra numerosi formati disponibili.

Ogni errore che troverete nel testo è da imputare alla mia inesperienza e incapacità nell'editing post stesura.


@BG

Estratto:

I rami si muovono. Timidi. Aggrovigliati. Elastici.
Sotto un venticello che vorrebbe essere delicato ma non resiste alla tentazione. Di sentire il suono delle foglie in volo. Quella particolare tonalità che non si mischia con il resto del mondo. Non potrebbe mai.
L'albero è alto. Di quelli che hanno visto tante stagioni susseguirsi. Uguali. Monotone. Colorate quanto nere. Sarà poi vero? Che tutto questo tempo, scivolato sulla sua corteggia dura, non lo ha scalfito? Sorpreso? Preoccupato? Intimidito? Rattristato? Imbestialito? Rasserenato? Divertito? Accecato?
Sarà.
Le foglie sono verdi. Brillanti. Giocano con i raggi del sole per catturarne i fasci. Li assorbono. Provano a rifletterli.
Una panchina sonnecchia all'ombra. Proprio sotto. All'albero alto. Alle foglie che giocano con la luce. Riparata dal sole e dal cielo chiaro.
Marta si alza e inizia a correre. Lo sforzo la fa sudare eppure non riesce a smettere. Di borbottare. Cercare soluzioni. Pensare al marito. Altro non può fare.
Una nuova folata muove un ramo carico. Fitto di verde e marrone. Quello scuro, dei nodi con maggiore anzianità.
Salvatore si alza. Distratto. Sta parlando al cellulare, conclude un affare e già pensa al film che vedrà coi figli dopo cena. E a come vorrebbe leccare il corpo caldo della sua compagna. Altro non può fare.
Cessata la brezza l'albero si rasserena. In alcuni punti della sua criniera i raggi filtrano. Malandrini. E provano a raggiungere il suolo.
Stefano si alza. Fischietta e controlla l'ora, mancano quindici minuti alla chiusura delle scuole. Cammina senza fretta. E memorizza ogni colore, dettaglio, sinergia cromatica. Altro non può fare.
L'ombra è una compagnasimbionte che ruota attorno al tronco, si sposta insieme al sole. Ne segue le fasi. Si diverte a fuggire.
Jennifer si alza. Attraverso le cuffie, la musica arriva al cervello con la forza di un tornado. Alta. Martellante. Insistente. Passeggia. Sa già quale sarà la prossima meta, a casa non l'aspetta nessuno. Altro non può fare.

Li osserva, l'albero. Ne sbircia gesti. Movimenti. Ritmi. Parole.
E sorride.

...continua...

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domenica, 17 giugno 2007

Bologna 2040

Il quotidiano La Repubblica - Bologna, ha indetto un'iniziativa che ha visto conivolti numerosi scrittori bolognesi. Immaginare come sarà Bologna nel 2040.
Per gli apprendisti come me c'è la possibilità di inviare un racconto che verrà visualizzato sul sito del quotidiano. Il più votato verrà pubblicato.

Di seguito espongo il mio testo.

Se poi qualcuno, passando di qui volesse votarlo: CLICCARE QUI
Grazie!

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Resti di Barbara Gozzi

Corpi ammassati. Grigi. Unti. Allungano mani deformi. Ogni tanto mormorano qualcosa di incomprensibile.
Il cielo è bluastro con alcune venature bianche. La famiglia Gamberini arranca attraverso via Andrea Costa con passo svelto. Valeria, la madre, si fa largo con una sottile spranga in lega di titanio. Ogni tanto urla per farsi sentire dall’avventore di turno nella speranza di spaventarlo e liberarsene in fretta. I rumori di sottofondo sono alti. Lamenti. Voci suadenti. Proposte disperate. Puzza di fogna.
- Perché stanno qui?
- Sono dannati.
L’occhiataccia della moglie lo blocca.
- Non dire cretinate. Sono quelli senza un tetto, tesoro. Da quando il comune ha sfollato il centro e venduto gli edifici delle zone esterne usando i parametri standard, loro sono rimasti bloccati qui. Nativi bolognesi senza un futuro certo che non sanno cosa fare né dove andare.
La strada curva e si raddrizza come un serpente. La ragazza osserva. Attenta. Confusa. Sbalordita.

 
La navetta è di acciaio sottile, un uovo allungato pieno di sfregi e incisioni. La famiglia Gamberini sale appena in tempo. Ne passa uno ogni dodici ore. Quando riparte la velocità li rovescia sul pavimento lucido.
- Adesso dove andiamo?
- Percorriamo i viali, poi si entra nell’area storica protetta. Scendiamo lì.
Il padre ha la faccia tesa, pallida. Contratta. Quest’idea della moglie non gli piace affatto. Anche lui ama Bologna, ci ha vissuto fino al 2015, ben trentotto anni della sua vita, porca puttana. Eppure. Adesso è un’altra città. Un’ossatura che si sfalda con un cuore vuoto. Secco.
La ragazza si attacca ai vetri tondi, con le gambe divaricate per non perdere di nuovo l’equilibrio. Gli edifici sono scuri, dalle forme strane. Alcuni ristrutturati, dipinti di fresco. Chiazze di luci sbucano a singhiozzo dalle finestre.
- Qui ci vive qualcuno.
- Infatti, tesoro. E’il confine. Da qui verso l’interno inizia l’area storica protetta. E’lì che è proibito sostare. Tutte le case sono state svuotate. Ma qui rimangono i vecchi residenti che hanno superato i parametri standard.
Valeria sospira. E’dura. Eppure il richiamo non le da tregua da anni. Ogni notte, chiusi gli occhi, torna in città e rivive quei ricordi impressi nella mente dell’adolescente che è stata. E’arrivato il momento per sua figlia di sapere. Chi è Bologna. Chi era.

 
Il silenzio li avvolge come una coperta calda. Una leggera nebbia fina sale ammorbidendo i contorni delle costruzioni. Viale Indipendenza sussurra mentre i passi echeggiano tra i muri che li circondano. I negozi sono rimasti. Vetrine dipinte che simulano le ultime attività presenti prima dello sfollamento. Dai portici arriva un odore vagamente dolciastro.
- Perché hanno chiuso tutto?
Il padre fissa la moglie, incerto.
- La giunta e il collegio straordinario hanno votato contro il piano risanatore. Si è ritenuto più funzionale allontanare tutti indiscriminatamente. In questo modo se ne sono andate anche le categorie a rischio.
- Prostitute. Terroristi. Barboni. Delinquenti. Studenti.
La voce della ragazza è bassa ma decisa. Il padre annuisce. Non c’è altro da aggiungere.
Proseguono.

 
Piazza Maggiore è imponente. Tetra. Valeria ruota su se stessa. Braccia aperte e occhi chiusi.
Non importa la nebbia. Il silenzio. L’assenza. La decadenza apatica.
Questa è Bologna. Anno 2040.
La sua Bologna.
Qui è nata. Cresciuta. Ha conosciuto suo marito. Ha frequentato l’Università. E’diventata.
Questi sono i resti di una città che poteva essere grande. Vitale. Produttiva. In fermento.
Ma.


@BG
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venerdì, 15 giugno 2007

Nasce 'Contorsioni'.

Historica è un Emagazine, ne avevo già parlato QUI.

Dal prossimo numero, previsto per agosto, sarà presente una rubrica che curo: 'Contorsioni'.

Vorrei creare uno spazio che si muove insieme a me. Sperimentale. Miscelativo. Propositivo. Che gratta. Stordisce. Prova a comunicare qualcosa. Questo è l'aspetto più importante, per me. Ci proverò.

Un primo assaggio è on line sul sito di 'Caffè storico letterario'.

>> Iris>>


@BG

Per chi fosse interessato a capire la 'contorsione' tra testo della canzone e racconto ma si perde nei meandri dell'inglese propongo QUI la traduzione.
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martedì, 12 giugno 2007

Il sonno. Mio!

Se siete curiosi di sapere il mio personale rito del pre-sonno, è stato pubblicato oggi sul blog di The Sleepers un racconto dove provo a narrarlo:

Lei si pettina.
Adagio. Avvolta dal silenzio. Quello surreale della notte, quando i volumi si abbassano. Tacca dopo tacca. Poi più niente. Mute.
I capelli sono lisci. Appiccicati alla testa come spaghetti stracotti. Molli. Gommosi. Li pettina con cura e rilassa le spalle, vecchie valvole di scarico. Lo specchio la guarda ma...

>> Eccolo, il sonno



@BG
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