"È raro se scorgete un banian torreggiare al disopra di quelle gigantesche canne, ancor più raro se v'accade di scorgere un gruppo di manghieri, di giacchieri o di nagassi sorgere fra i pantani, o se vi giunge all'olfatto il soave profumo del gelsomino, dello sciambaga o del..."
"Porca miseria" disse Emilio, arricciandosi i baffi, "come accidenti si chiamava..." Si alzò dal tavolo attrezzato a scrivania, coperto di libri, di fogli sparsi pieni di appunti, posò la penna, prese la candela e andò alla biblioteca dove estrasse un consumatissimo volume, recante sul dorso il titolo "Malesia, raccolta di osservazioni botaniche intorno alle piante dell'arcipelago indo-malese e papuano" scritto qualche anno prima da Odoardo Beccari, e dita esperte sfogliarono le pagine fino a individuare la pagina giusta: "Mussenda! Ecco com'era!", posò il libro sulla già sovraccarica scrivania e proseguì nella scrittura: "...dello sciambaga o del mussenda, che spuntano timidamente fra quel caos di vegetali."
Dalla camera da letto, un stanzino buio attiguo a quella in cui si trovava il nostro scrittore arrivò un urlo a squarciare il silenzio: "Aiutoooo, i topi, è pieno di topi dappertutto! Emilio, corri!"
Paziente, Emilio lasciò la penna, si alzò e andò a soccorrere la donna urlante. "Stai tranquilla, cara, adesso ci penso io. Tu copriti gli occhi, stai sotto le coperte mentre io mi occupo dei topi", le disse carezzandole la testa nel tentativo di calmarla. La donna era scossa da tremiti, Emilio faceva un'enorme fatica a tenerla ferma per impedire che si facesse del male. Ci sarebbe voluta della morfina, ma doveva risparmiarla per crisi più gravi, non poteva sciuparla adesso. "Calma, Ida", proseguì, tenendole ferme le braccia e stringendola a sé.
Quando, dopo alcuni interminabili minuti, la donna si calmò lasciandosi prendere dal sonno, che Emilio si augurò privo di incubi, fece scorrere il corpo inerme dalle sue braccia e lasciò la stanza.
Rilesse distrattamente le ultime parole che aveva scritto, si ricordò del volume di Beccari, lo ripose fra gli altri sullo scaffale, prese la penna, si sedette e guardò verso la finestra buio che rivelava le luci di Verona.
"Di giorno, un silenzio gigantesco, funebre, che incute terrore ai più audaci, regna sovrano: di notte invece, è un frastuono orribile di urla, di ruggiti, di sibili e di fischi, che gela il sangue..."
Emilio tornò fra i misteri della giungla nera, e riprese a saltellare, con la penna in mano, fra la scrivania e i libri e gli appunti sparsi e ...
A un Capitano a cui il destino non consentì mai di diventare capitano.
A un marinaio che solo per poco solcò i mari, ma che con i suoi libri ha fatto navigare con la fantasia milioni di bambini e di adulti che, per fortuna, vogliono rimanere bambini.
A Emilio Salgari.