Roberto Matarazzo
ex libris
"Per un viaggio estravagante in libreria"
esposizione libraria per testi muniti di fogli colorati cosmopoliti
libreria "Libri&dintorni" - campobasso
visitabile fino al 14 luglio

roberto matarazzo '06 , per: Domenico Cosentino, come amica una bottiglia sotto le ascelle
meno male che c'è brubeck, take five è ciò che ascolto dopo ogni sbronza, per rilassarmi.
in gola ho ancora il sapore di quella tequila
aniversarjo.
l'unica cosa che sogno sono quei baci.
con la bocca morbida e rosa.
o vedere uno sguardo innamorato.
e lo cerco in tutte le ragazze che conosco
e non lo trovo mai.
o forse sono io che non voglio trovarlo.
che non ho bisogno di UNO sguardo così.
ma di un qualcosa d'importante, da condividere.
e ne conosci una ogni settimana
e non dai peso a questa cosa. perchè a te non interessa questo. perchè hai perso tutto.
(scritta quasi 3 anni fa)
meno male che c'è brubeck, take five è ciò che ascolto dopo ogni sbronza, per rilassarmi.
in gola ho ancora il sapore di quella tequila
aniversarjo.
l'unica cosa che sogno sono quei baci.
con la bocca morbida e rosa.
o vedere uno sguardo innamorato.
e lo cerco in tutte le ragazze che conosco
e non lo trovo mai.
o forse sono io che non voglio trovarlo.
che non ho bisogno di UNO sguardo così.
ma di un qualcosa d'importante, da condividere.
e ne conosci una ogni settimana
e non dai peso a questa cosa. perchè a te non interessa questo. perchè hai perso tutto.
( scritta quasi 3 anni fa)
quei tuoi occhi
che quel giorno si mischiavano
al blu cobalto del cielo
sopra castel dell'ovo.
tu seduta sulla pietra ocra
parlavi
ed io totalemnte rapito
dal suono della tua voce
e da quegli occhi
che dentro celavano dolori inimmaginabili
dolori che ho scoperto col tempo
dolori che ho fatto un pò miei
sperando di risollevarti,
senza mai riuscirci.
quando chiude il grande mercato
a via mazzini,
gli ambulanti non puliscono mai.
conservano casse piene di rimasugli vegetali.
solo allora,
quando l'ultimo ambulante ha lasciato il campo,
dal nulla compaiono sguadroni di derelitti
donne e bambini zingari
e vecchi pensionati pomiglianesi.
avidamente spulciano quelle masse putrescenti
in cerca di qualcosa di ancora commestibile.
un'orda frettolosa
simile a sciami di cavallette,
che lasciano ben poco
dopo il loro triste passaggio.
freddo è quello che sento,
quello che provo.
il verde delle pampas acerrane
risplende rigogliosamente
dopo la pioggia,
forse per effetto degli scarichi dell'alfa sud.
striminzite pecorelle che brucano,
erba avvelenata.
diventando ogni giorno
sempre più rachitiche.
il sole si fa spazio tra le nuvole rosa
un raggio mi taglia la strada
ed in lontananza appare un frammento di arcobaleno.
la fine di una storia.
dalle pendici del vesuvio
sgorgano 4 diversi incendi
fumo giallastro che si eleva verso il cielo.
il puzzo è incredibile.
torturo l'ultima lucky strike
mentre guido a velocità folle.
stanco ma felice,
per la prima volta dopo anni.
mi superano 3 camion dei pompieri
quei poveri ragazzi anche oggi avranno da lavorare sodo.
finchè ci sarà mondezza per le strade
divamperanno questi fottuti incendi.
in mente ho ben saldo il ricordo
della voce giovanile di Collins
e tutto ha una parvenza magica,
esaltante.
quando tornammo da lì
c'eri sempre tu ad aspettarci.
ci aiutasti con i bagagli.
tu 78 anni,
non i miei genitori.
lei era a casa che cucinava
voleva farci ricordare
cosa avevamo perso in quei mesi.
dopo pranzo ci sedemmo nel cortile,
sebben fosse ottobre inoltrato
l'aria era ancora tiepida.
accesi un sigaro e con calma inizia a raccontare.
almeno le parti meno sconce.
poi voi due andaste a riposare,
sembra strano oggi dormire da soli in un letto matrimoniale,
ma mi dicono che la vita è così.
io rimasi ancora un pò nel cortile
a finirmi il sigaro,
ad osservare gli alberi di arance,
a giocare col vecchio cane,
e solo allora mi accorsi che
la mia casa, il mio paese, la mia vita
non mi era mancata nemmeno un pò.
l'unica cosa che soganvo la notte
eravate voi due
abbracciati e sorridenti
che ci aspettavate,
come ogni volta,
nel cortile.
un mio vecchio amico lakota
una volta mi disse
casa tua è dove