Solo pezzi di labbra appena
in disparte - questo limbo.
Tutto sommato
di labbra ho solo queste e
ammiccano a volte o anche
fanno un po' come gli pare
tipo un - si -
che fuori è solo buio e
pesto, una spiaggia che di mare
ce n'è pure troppo e
maledizione
se bruciano freddi quei baci
chilometri d'amore
come andare per nuvole
.d'assenza.
E penso alla fatica che fanno
i sospiri incollati sulla faccia
e ti perdono anche stavolta
se mi lasci catene d'anima
.sul cuore.
in fondo le parole
sono il lusso che non posso più
permettermi - dopo di te -
che amore implodi alle labbra
e fuggi addii che .non posso.
morire amore se ancora d'amore
.m'ami.
E allora lastrichiamoci gli occhi
nel fumo di una sigaretta che
accende l'altra e così via.
Che non sarà di certo l'ultima
.questa.
Roberto Matarazzo
Ex libris
"Per un viaggio stravagante in libreria"
esposizione di testi muniti di fogli colorati per viaggi cosmopoliti
Libreria "libri&dintorni" - Campobasso
visitabile fino al 14 luglio
Frammento per F.P., '07, per: Francesca Pellegrino, Evasione d'interni, s.l.s.;
Presentare una esposizione di testi completi di ex libris, fogli colorati per Autrici/Autori che, nel tempo, hanno contribuito alla mia formazione culturale e umana, significa effettuare un viaggio da nomade delle culture e dei saperi, degli spazi e dei tempi, sorta di ritorno omerico verso la giornata vissuta da Leopold Bloom con la curiosità labirintica di esplorare il multiculturalismo insito nei volumi presenti nella mia biblioteca.
Quando annuso i miei amatissimi libri, tutti un po’ usati, un po’ lisi, un po’ macchiati da chine girovaghe e picchettati dalle tracce dello scorrere del tempo, sembra di avvertire che l’Autrice e il Poeta, lo Scienziato e la Pittrice, mi sussurrino parole alate dense di umanesimo cosmopolita e di estravaganze raffinate: Sappho recita Liriche musicali, Omero rimanda agli Omeri delle origini, Joyce mi parla di Norma, Némirosvsky narra di russi in Francia e di ombre umane fluttuanti da camini nazifascisti, e mi lascio andare ad oniriche visioni per poi far volare la fantasia: e delineo, in metamorfosi simpatica, ex libris per volumi oggetto e soggetto di desiderio.
roberto matarazzo
Arriva puntuale all’alba
subito dopo i draghi e
le falene cieche. Si rifà
le unghie sulla porta. Miagolando.
So già del cuore a pezzi
tutto il giorno.
C’è da risistemare
l’ennesima gamba di una sedia
la seconda a destra appena entri in cucina.
Non funziona più bene
anche quella si è rotta.
L’ho capito quando mi ci sono seduta
e a momenti cadevo
sui vetri. Per terra. E ho gridato
con tutta la bocca che avevo.
Era paura. Ma anche la bocca
era una bocca che non funzionava
perché per quanto gridassi
non mi ascoltava nessuno.
E adesso dovrò riparare anche quella.
Adopererò la colla in vinile che ho nello stipo
sempre in cucina, appena un dito sopra i vetri.
La stenderò col mestiere della solitudine
lascerò asciugare ed asciugare
e poi giocherò con le labbra come facevo
una volta, con la colla sulle mani.
E riderò a crepapelle.
Ho fatto l’inventario del mio cassetto
e sotto la polvere ho trovato
la cera sciolta di un vecchio paio d’ali
- le indossavo che avevo
le ginocchia sempre sbucciate e
le trecce sfatte. Di sudore -
un lego che non trovavo più
e la foglia fermapagina di un girasole
Quella si ricorda di ogni santo giorno.
Perso.
In un angolo
nascosta che quasi non si vedeva
c’era una porta
chiusa
che forse era la mia casa.
Solo che la chiave non c’era.
E poi fogli
che avevano il colore vuoto delle mie mani
e tutti i miei anni in un gomitolo
di spago sfilacciato - un rosario di nodi -
con in bocca
un pettine coi denti rotti.
Ma neanche quelli
c’erano.
La mia vicina vede tutti i miei panni stesi
quindi sa tutto di me.
E vede che ho mollette fradice
appena appese
e fili che non tengono più (nessuno)
con una guaina attorno tutta scorticata
e sudicia.
Per questo, spesso e volentieri,
le mie cose cadono
ed eventualmente, io
farei anche a meno di recuperarle
tanto non sono mai state mie
per davvero.
E vede anche
che a volte il bucato lo scordo
giorni e giorni d’aria e polvere
camicie tutte mitragliate di fango
che qui piove spesso e male e
neanche si respira, quasi
neanche più si parla.
E se mi incontra sul pianerottolo
prima mi guarda strano
e poi mi consiglia di leggere attentamente
le avvertenze. A buon rendere.