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sabato, 20 ottobre 2007

Sono morti e non lo sanno

 

Sono morti e non lo sanno

Deceduti d’occasione senza carceri a inibirli.

E vedono sipari

Rimbombanti al verso scelto - schiusi

E l’istante sgonfio che rinasce in apprensione

Levigandosi di zanne per le pene da affidare

 

Sono morti e non lo sanno

Perché aspettano che tutto sia pacato

Ponderato per l’avvento

Delle serpi rieducate

All’astio avulso riscattato

 

Sono morti e non lo sanno

E nessuno lì che a dire

A contestare

Sia promessa tasca e coda

Da esaltarsi all’uso deleterio infine

 

Sono morti e non lo sanno

Elitari nei cipressi d’ogni sorta lode

Che nei viali increduli all’autunno

Ritardano l’idrante per le foglie state

 

Sono morti e non lo sanno

Perché morti, sempre sono stati

E ogni passo indietro, un’ossessione

A dileguarsi sveglia posa

Il niente di tornare

 

 
postato da: minet alle ore 01:37 | link | commenti (4)
categorie: genere / poesia, #minet poesie
giovedì, 04 ottobre 2007

Nel ritorno

Ricordo di mio padre l’ultima orazione

La felce unita verde al muschio

Nei presepi ai margini sfibrati.

Essenza d’alghe forti

 

Sbarcava verso il basso

Un misto di nebbia moderata

E niente riferiva diradando

Solamente gesti da stracciare

Per fiori di tenuta

 

D’inverno appena arava il vento

Le siepi sterravano dal volto l’espressione

E spina era il mio nome

A maggio conficcata

Sangue abbandonato

*

 

Ricordo le braccia naufragate nel ritorno

Il cerchio di una spira sentenziante

Come la guerra odiata senza pace.

Come un andare ostile

Dolce al buio

 

Ed era

Distratto se ci penso

Chiamandomi per nome

Io non c’ero.

Non c’ero, viva al nome

Non c’ero a rispecchiarlo

Non c’ero al nome che mi diede

Non c’ero,

Al mio nome io non c’ero.

E ora ho perso un nome

Che non c’era

 

Ricordo di mio padre un bacio freddo

Seccato fra le labbra contrariate

D’assumersi la cruda negazione

Inclusa all’ombra persa

E al sole io non c’ero

postato da: minet alle ore 10:14 | link | commenti (5)
categorie: genere / poesia, #minet poesie
lunedì, 01 ottobre 2007

Tramando la salita

 
 
 
Dov'è nascosta la folla.
Dove ha gettato la cima del rientro,
quando nei fondali sei rimasta sola
con i globuli oculari disertati.

Troppi giudizi
– come pesci decomposti sotto il naso -
corrodono l’ambiente.
Il viale è un'apparenza salda,
un obolo molesto sempre in fila
che non chiede né cede
comandando minuzioso l'andatura.

Varcala scalza l'ascesa per l'incontro che racconterà di te;
sarà un alito di vento stemperato
– sfogliando l'estuario delle stagioni a venire -
che ti librerà foglia di tempesta e clorofilla immune.
Il palpito del soffio levigherà l’impronta lieve
- coronandoti l’intento fino a debellarti la soggezione dai venti.
Cogli tutte le rose che lodano la siepe e poi stringile fra i palmi -
propagandole al ricordo della fitta confermata al sangue.
Intona un ritornello e ritmalo con l’apice dei passi affaticati,
come se non dovessi riposarti, riamarti, sperarti,
come se mai dovessi ritrovarti volto al mondo:
dentro questa grande madre
che sotterra tutti e mai vuota
né si piange il ventre marcio alle falciate.

Guarda ogni discesa - tramando la salita -
quando la nozione sarà semplicemente un lutto di parole;
quando il fiato si farà filo spinato e rastrellerà l’esofago
- tornando - colandoti nel fiele la pazienza d’ogni previsione.

Con l’increspatura del colore,
aggrinzirai la trasparenza
prima d’animarti l’estensione delle cellule ingannate.
Franchezza: le tue braccia spalancate all’infinito.

Scarpe in fila, esigenti, dettagliate nei bilanci:
spazi d’esperienza; grigie - lo erano stagnanti.
Il Pane benvoluto ti conterà le tacche dell’arcobaleno
con un dito ricomposto.
La notte osserverà i silenzi e ascolterà un profilo -
mentre rincaserà con i calzari.
 
postato da: minet alle ore 10:45 | link | commenti (5)
categorie: genere / poesia, #minet poesie
giovedì, 20 settembre 2007

Nel gorgo motivato decrescenza

 
 
I termini del tempo irrompono per caso.
Capita che il vento scompigli l’organza
Oltre mattini immobili lasciati
Sfogliando la festa delle puerpere a venire. 
Capita che la pioggia logori il silenzio
E risolva l’eccesso da zittire
Baciandosi le nubi in fila da evacuare
 
Poi capita che il cielo svolti indifferente
Premiando le stagioni
E in esse noi sconfitti
Involucri a seguire
Il clima delle correnti avverse
 
Capita che tutto muoia pausa
E accerti l’interrotto
Con la cadenza di un seno disertato
Mentre diramava artigli per bontà
 
Capita la quiete inopportuna
L’anima fuorviante
Formale agli incroci
Per confermarci pece d’altre strade
 
Capita poi un paesaggio senza sole
– la