Sono morti e non lo sanno
Deceduti d’occasione senza carceri a inibirli.
E vedono sipari
Rimbombanti al verso scelto - schiusi
E l’istante sgonfio che rinasce in apprensione
Levigandosi di zanne per le pene da affidare
Sono morti e non lo sanno
Perché aspettano che tutto sia pacato
Ponderato per l’avvento
Delle serpi rieducate
All’astio avulso riscattato
Sono morti e non lo sanno
E nessuno lì che a dire
A contestare
Sia promessa tasca e coda
Da esaltarsi all’uso deleterio infine
Sono morti e non lo sanno
Elitari nei cipressi d’ogni sorta lode
Che nei viali increduli all’autunno
Ritardano l’idrante per le foglie state
Sono morti e non lo sanno
Perché morti, sempre sono stati
E ogni passo indietro, un’ossessione
A dileguarsi sveglia posa
Il niente di tornare
Ricordo di mio padre l’ultima orazione
La felce unita verde al muschio
Nei presepi ai margini sfibrati.
Essenza d’alghe forti
Sbarcava verso il basso
Un misto di nebbia moderata
E niente riferiva diradando
Solamente gesti da stracciare
Per fiori di tenuta
D’inverno appena arava il vento
Le siepi sterravano dal volto l’espressione
E spina era il mio nome
A maggio conficcata
Sangue abbandonato
*
Ricordo le braccia naufragate nel ritorno
Il cerchio di una spira sentenziante
Come la guerra odiata senza pace.
Come un andare ostile
Dolce al buio
Ed era
Distratto se ci penso
Chiamandomi per nome
Io non c’ero.
Non c’ero, viva al nome
Non c’ero a rispecchiarlo
Non c’ero al nome che mi diede
Non c’ero,
Al mio nome io non c’ero.
E ora ho perso un nome
Che non c’era
Ricordo di mio padre un bacio freddo
Seccato fra le labbra contrariate
D’assumersi la cruda negazione
Inclusa all’ombra persa
E al sole io non c’ero