Scritte sulla corteccia del mare
La corteccia del mare
ha concepito l'onda anomala
in un punto oscurato dal crepuscolo
Dagli abissi mi stai pescando i sogni
Riposa nella culla di conchiglia
dormita è ormai la notte di prima luna
nell'acqua che scorre corretta dal sale
Non chiedermi di chiudermi l'abbraccio
Lascia che la passione mi trapassi
che generi la genesi dell'atomo
levigato dalla goccia dell'attimo
Se ti ho sofferto il corpo stracciami la voce
Ha nodi incisi nel petto
la vigna vendemmiata sul mare
e grappoli pieni di rosso che fanno tramonto.
Sono miei questi tralci impigliati al tuo scoglio
E possono durare tutto il tempo che posso
in questa resistenza che mi lega alle tentazioni
condotta come sono, al limite estremo dell'opposto
Dove si sono incagliati intarsiando sensazioni
Oggi hai il potere di oltrepassare il tremore dell'acqua
nel fremito improvviso delle oscillazioni
distillando le pieghe dei minuti
Dei mille silenzi annegati in bocca.
Rose, sconfitte dalla spina
Questa crocifissione senza nome
è come un lento percepirmi tutta
scandirmi alla tua voce
( P. Valduga)
Senza steli, sconfitte dalla spina
in questo muro nudo di carta
nato senza mattoni dalla pietra.
Rose di niente nel nulla
nella passione silenziosa
che mi trapassa il cielo.
Esistenziale è l'attesa
la lente percettiva immaginata
sopra tre versi a margine.
Inchiodata dai silenzi
giacciono sui legni congiunti
due mani sanguinanti petrolio.
Di trasparenze manifeste
un urlo, una voce e un sussurro
furtivi consumano i malanni.
Scendo in un mare stanco
e appassisco nei tuoi sentieri
incosciente humus di sensazioni.
Sbiaditi dalle ombre della sera
nel giorno che si avanza aspro
due semafori spenti aspettano l'alba.
Rinuncia anche l'aria mite
il chiaro di luna metaforica
l'abisso sorpassato in acque fonde.
E affondo la parola
che inventa la strada pirata
investita da un vento consapevole.
nel ritmo della tua voce.
Lasciami sola. Nuotandomi
Lasciami da sola
a incatenarmi dentro l'ombra piena
in questa sera rimossa dalla notte
Salta nel buio di un fiore reietto.
Ancora una canzone e poi,
cambiare l'acqua alle ginestre
nel vuoto di un crepuscolo mancato
arrampicati al vuoto di una lacrima
Lasciami da sola
devo incerare i pavimenti alla luna
prima che il ballo si scateni in rissa
nuotami nel mare delle attese annegandomi.
Autoritratto davanti allo specchio.
Ho conosciuto il lato buono della fretta
posato alla radice dei capelli
che sfumo velocemente
troncando nettamente
quell’orbita senz’ombra
che ho tinto di nero pece
Ho conosciuto il lato oscuro dei ritardi
bianco come l’occhio dipinto
mentre passavano nuvole fredde
e il sole giaceva sconfitto alla veranda
e non potevo smettere di guardare
la ruga nuova che mi divide il mento
Ho conosciuto il lato segreto della velocità
arata nei minuti sottili
dove la perfezione non ha spazio
e l’imperfetto è solo un viaggio incompleto
in questo paese dove ascolto l’assenza di voci
dove il colore non ha suono. Solo lacrime al suolo.
Ho conosciuto il lato nuovo di me stessa
quando l’anima sorda usciva dallo specchio
in mille frammenti d’ombra
piatto il sorriso non rideva
steso su lenzuola di tela
zoppicando una memoria nuova
quella dimenticata stamattina
L'impotenza dell'ira
Una tempesta si muove lenta
nell'aria umida un ciclone in attesa
devastazione
incede la morte sulle spiagge
abbracci incontrastati di rami
desolazione
Non ci sono sogni dentro le notizie
solo forme numeriche a cinque zeri
disperazione
di due ombre scarlatte sulla sabbia
che fuggono annegando nell'acqua
assiderazione
A Rangoon si muore ubriachi di pioggia
l'ira di Nargis affila la lama del regime.

Salvador Dalì DesertTrilogy
apparizione di una donna e architettura sospesa in deserto per "fiore del deserto" , profumo 1946
Fotografia di un deserto Afgano
Sovraesposizioni confidenziali
Com'è pesante lo scialle del dolore
pieno di scritte nuove, sui ricami
intrecciati dalla seta,
colorata dal sangue della portinaia.
La figlia di Dio alita sui fuochi fatui
pestando questa terra acciottolata
invasata da uomini,
ricca di benpensanti ciottoli
La figlia di Dio lancia anatemi di guerra
l'uomo medicina semina idee salvifiche
su nuove e vecchie immagini
che arrivano da una terra troppo lontana.
Le interpretazioni univoche sbiadiscono la carta
si manifestano nella didascalia dell'uomo teologia.
Donne dagli occhi rossi e occhiaie di silenzio
e rughe di pena senza ombra di sogno
Storie senza sorriso e spose vestite di rosso
accecano le dissertazioni dell'uomo filosofia
in clima di ossa arenate in duplice pianto
quando il candore muore sulle grinze della pelle
Non ci sono veli a coprire il volto pagante
con quattro miseri soldi l'uomo della giustizia
tra le dune di sabbia gli scorpioni corrono
sulla rena bombardata tutta la pena degli uomini.
E tu August dove sei?
Guarda come vola bugiardo
l'uccello della compassione
travestito da figlio di Dio.
Lo vedi August come hanno lasciato i nostri debiti alle tue spalle?
Cento anni e ancora sette e non è cambiato niente.
Mi stanno vendendo sogni
e scarpe strette con cui andare
per un dove non so dove
indietro e incontro al tempo contemporaneamente
per scivolare dentro la sorgente del male
Sembra un lancio di vita questa sofferenza
incorniciata alle pareti
Sembra un volo di polvere questo burka candido
mimetizzato nell'ombra bianca di un arroventato silenzio
Sangue di Kandahar nel tramonto
e un otto per mille da donare
per queste bugie travestite di carità cristiana
Hai ancora dubbi August?
Silenzio
Non dici nulla August?
La vedi la domanda trasfigurarsi in risposta
nell'ennesima fuga della figlia di Dio?
Lo vedi? C'è sempre una moneta piena di sogni
sopra una cambiale vera e ancora un pagherò
che pagheranno i figli che abbiamo dimenticato
e scivola
scivola sulla duna
il piede di un tramonto.
Percorsi e riflessioni tra sogno e realtà in compagnia di Strindberg.
volano sopra il grano
tre ali di strada a diradar sentieri
cinque corvi
gli altri a migrare oltre il mondo
in un cielo di chiardiluna sommerso
cinque corvi
nella magia dell' universo
oltre l'orizzonte dell'essere

Fu come aria di neve confusa
dai petali di margherite estive
una bellis perennis sopra il ghiaccio
e una corolla rossa come il sangue
Furono macchie di pensiero
oppure fu pensiero macchiato
su questo metallo rigido e spoglio
che mescola l'oceano con la rena
Furono solo ombre ciondolanti
strette da un pugno aperto
appena una manciata di splendore
sul grigio ricamato nella steppa
Ora è solo il fruscio
di un sole tramontato
la genesi di un calvario finito
di due braccia incrociate nel grembo

Veramente sono nata il ventinove febbraio del 1960.